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Vito Mauro
 
LA FESTA DI S. GIUSEPPE
 
 

Pubblicare libri come dalla Sicilia alla Puglia. LA FESTA DI S. GIUSEPPE, pubblicato dalla TALMUS-ART EDITORE, serve affinché non vada disperso un patrimonio di notizie che arrivano da diverse comunità, che messe insieme rappresentano la storia e la cultura, ma è anche l’occasione di parlare di, un grande uomo di Dio, qual è stato san Giuseppe.

Si può fare cultura in ogni occasione. La cultura, dicono, non porta niente di tangibile, ma aiuta a crescere. La crisi culturale è crisi civile e forse anche crisi morale e porta alla crisi economica. Qualcuno ha scritto: alla crisi storica non c’è miglior antidoto della cultura. (Mircea Eliade).

Leggendo dalla Sicilia alla Puglia. LA FESTA DI S. GIUSEPPE, ci si accorge che è un libro d’arte, prezioso per i suoi contenuti, ci si rende conto dell’importanza di conservare e tramandare di generazioni in generazione, riti e significati, che mescolano l’antico con il nuovo, senza contrapporsi.

Un gemellaggio delle tradizioni tra la Sicilia e la Puglia, che ci dà l’occasione di riflettere su quelle buone tradizioni che non scompariscono mai, quelle tradizioni che aiutano a ricordare, le tradizioni che diventano l’empatia, appunto, dei ricordi.

Le feste di san Giuseppe, forse le più ricche di significati, di riflessioni e di tradizioni ordinarie, che leggendole diventano straordinarie, fanno rivivere pezzi del passato alle nuove generazioni, a saperli leggere trasmettono precisi simboli sociali e religiosi, diventano sentimenti che rimangono in noi e che trasmettiamo con la semplice consegna dei riti.

Tradizione che, scavando nel passato, e sommate alle altre danno luogo a idee nuove e belle, che diventano patrimonio culturale, un insieme di valori e identità positive che occorre riprendere e rilanciare.

Parafrasando sant’Agostino che parlava della memoria, si può dire: la tradizione è il presente del passato, è il presente del nostro futuro.

Le tradizioni in movimento sono il lievito per crescere, un piacere che si rinnova, che diventa storia dei ricordi, per i quali si ha il rimpianto e pertanto, diventano l’eco del futuro.

Feste di paesi che sono stati identificati come un patrimonio di conoscenze, di costumi, di regole e usanze invarianti, perché tale contrapposte al carattere cangiante, mutevole ed effimero del “nuovo”.

Le feste innescano un rapporto tra innovazione e tradizione, guardando all’avvenire e non dimenticando che la tradizione è la radice mentre il progresso è l’innesto.

Nelle feste tradizionali si attivano quei processi relazionali tra anziani e giovani, lo vediamo anche nella composizione dei Comitati di San Giuseppe, che nel tempo, mette in rapporto il passato con il presente, gli anziani con i giovani, il vecchio con il nuovo, il già conosciuto con ciò che è ancora ignoto.

Questo è dinamismo di vita, che quando ben fatta diventa feconda armonia fra tradizione e rinnovamento, al punto da poter dire che senza la tradizione non ci può essere innovazione.

Ecco il libro parla delle tradizioni che durano nel tempo, in particolare di quelle delle feste di san Giuseppe, ricco di contenuti ma anche di grande valore, di notevole eleganza grafica e pregio editoriale, un libro degno di stare, nelle nostre librerie, perlomeno, in tutte le biblioteche per poterlo come minimo consultare, a fianco delle più rappresentative opere sulle tradizioni.

Si dice, Chi ben inizia è a metà dell’opera, il libro si presenta con una bellissima copertina, hanno scelto una meravigliosa immagine di san Giuseppe.

Nel volume, tra le altre cose, vi sono riportate le tradizionali tavolate di san Giuseppe che si fanno in diversi paesi, tavolate che esaltano il valore della solidarietà e sono un elogio alla creatività della cucina domestica.

Ci racconta che in diversi paesi si allestiscono nelle case, artari, facendo sì che questi diventino un luogo di preghiera e di devozione domestica.

Si aprono le case per ricevere visitatori, anche non conosciuti, questo, conferisce alla casa un segno di ospitalità.

S’invitano tre poveri, metafora della Sacra Famiglia, si fanno mangiare per primi e a servire è il padrone di casa, tutto questo in onore a San Giuseppe, dopo aver fatto benedire, la tavola preparata, da un prete.

“In questi modelli di comportamento rientrano gli elementi scomposti e frazionati di una vera e propria mensa eucaristica, cosi come l’avevano concepita i primi cristiani”, cosi sintetizza in un suo scritto il professor Claudio Paterna.

San Giuseppe, ci insegna che cosa significa avere fede, attraverso il suo esempio di uomo comune, di padre di famiglia e di lavoratore che si guadagnava la vita con lo sforzo delle sue mani, richiamandoci alla semplicità, alla sobrietà e all’onesta, tra l’altro problematiche ultimamente poste all’attenzione da Papa Francesco.

Già Giuseppe Pitrè, scrittore, letterato e antropologo siciliano, il più importante raccoglitore e studioso di tradizioni popolari siciliane, più volte citato nel libro, scriveva “Dei Santi il più carezzato Patrono è san Giuseppe”.

È Patrono di tanti paesi, di città e di nazioni, protettore della Chiesa universale, della famiglia, della Divina Provvidenza, dei lavoratori, dei falegnami, degli spaccalegna, degli orfani e delle ragazze in età da marito, degli scapoli, degli sposi devoti, dei vinti della storia, dei costruttori, degli umili, del mondo contadino, degli emigranti, della buona morte, protegge e accompagna nel cammino, santo dell’umiltà, dell’obbedienza per fede, santo dei poveri, da qui l’usanza di preparare un ricco pranzo da offrire ai bisognosi.

A testimonianza di una diffusa devozione, prima in ogni stalla, per la protezione degli animali che servivano per il lavoro, ora in ogni magazzino domina un’immagine di san Giuseppe.

In alcuni paesi, si fa la vulata di l’ancileddi, che rappresenta la Fuga dall’Egitto, preceduta appunto dagli angeli, e le vampe che servivano per illuminare la notte durante il percorso.

Dei dolci tipici, il volume, ne dà conto in maniera ragguardevole, è arricchito dalla presentazione del critico d’arte Vittorio Sgarbi e da alcune sue descrizioni iconografiche, di alcuni dipinti con l’immagine sul Santo, arricchito da fotografie delle feste di diversi paesi siciliani e pugliesi che accompagnano la narrazione rendendola immediata ed efficace e da una varietà iconografica di santini su san Giuseppe.

 

Vito Mauro