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Vito Mauro
 
                       
Paolo Amato
 

Ciminna annovera diversi personaggi illustri, fra questi spicca e si eleva sicuramente Paolo Amato, architetto del Senato palermitano il più illustre progettista del barocco siciliano, che con il barocco romano dove primariamente appare, assume un’importanza notevole. Egli fu un grande maestro che scaturì e rimase alla testa dell’evoluzione nel massimo splendore del barocco, cogliendone con impegno la caratteristica. Artista di prim’ordine per occasioni speciali della vita festosa dell’epoca, scene e teatri barocchi, sontuose decorazioni in materiali facilmente deteriorabili e in chiaroscuro con effetti di luce ondeggianti in una libera e fantasiosa decorazione della superficie. E non si sbaglierebbe se si parlasse unicamente di uno stile di Paolo Amato che era espressione del suo tempo, che si sviluppa senza modelli, con una passione e una singolarità che produce, con il suo carattere poetico-pittorico, un intimo godimento, un fascino dell’effimero, di cui era un attivissimo progettista di apparati e macchine sceniche, animati dalle luci e dalle ombre, non solo nella singola figura, ma nel complesso della composizione, trasformando tutto il pianeggiante in corpo risaltante, animando l’ambiente, creando un movimento, non massiccio, ma leggiadro, colpendo immediatamente, appagando nell’effetto d’insieme, dando l’impressione di abbondanza, coinvolgendo l’intera opera in un movimento verso l’alto, spesso espresso dalle colonne a spirale. Con i suoi lavori ha contribuito a rendere Palermo felicissima, ha arricchito Palermo, che in quel periodo visse la stagione culturale dell’arte barocca al massimo della sua magnificenza, portando l’arte fuori dalle case principesche, ma anche nelle chiese, nelle piazze e nelle strade. D’altronde difficilmente poteva sfuggire a questo stile, la sua vita percorse il periodo artistico del primo barocco, del barocco e del tardo barocco.

Paolo Amato, sacerdote, dottor in teologia, ingegnere, architetto, trattatista, scultore, disegnatore, incisore, appassionato di studi letterari, matematici, geometrici e di fisica ottica, profonda conoscenza della filosofia, della mitologia e della storia, scenografo, ideatore di apparati per le feste religiose e civili e di macchine pirotecniche, vare processionali, arredi sacri, monumenti funebri, cenotafi e mausolei, decorazioni in stucco, disegnatore per paliotti sia in argento sia in marmi mischi o ricamati con coralli e pietre preziose, fili d’oro e d’argento ideati per molti altari di oratori e chiese, creò portali e carri in occasione dei Festini in onore di santa Rosalia, i suoi lavori, riconosciute ed amate come un colloquio con la folla (Giovanni Fallini, in Il barocco a Palermo di Giovanni Bonanno, Edizioni Giada, Palermo, 1985), lo portarono di successo in successo e tenuto in massima considerazione.

Lo si vede benissimo nell’unico lavoro “scenico” rimasto nella prima chiesa siciliana su un’ardita pianta curvilinea il S.S. Salvatore, singolare specchio di predicazione per immagini, che offre diversi spunti di approfondimento teologico-spirituale direttamente connessi con l’azione liturgica e magari ispirando e orientando al momento della predicazione, dove la composizione intricata è una vitalità di forme e di motivi cosi eccessiva da non poter più essere abbracciata dallo sguardo, e in cui il singolo elemento, per quanto grande, dissolve il suo valore nell’effetto complessivo di massa, in tal caso si hanno gli elementi che esprimono quella ricchezza movimentata e inebriante che è propria del barocco. L’occhio resta di fronte all’inafferrabile in un’irrequietezza continua, un’immagine si sovrappone all’altra in una ricchezza smisurata. La forma si dissolve, per lasciare penetrare il pittorico, l’ambiente sembra perdersi nell’illimitato, sguardo e idea si perdono negli spazi infiniti.

D’altronde il sacerdote Paolo Amato non poteva esimersi dalla responsabilità che aveva il clero a seguito del Concilio di Trento “che statuiva che «il popolo venga istruito, a mezzo di raffigurazioni pittoriche o di altro genere, sui misteri della nostra redenzione affinché si rafforzi l’abitudine di avere sempre presenti i principî di fede», che possono riassumersi in 1) chiarezza, semplicità e intelligibilità; 2) interpretazione realistica; 3) stimolo emozionale alla pietà” (Rudolf Wittkower, Arte e architettura in Italia. 1600-1750, Einaudi, Torino, 1993.), affinché l’improbabile e l’inverosimile sono resi plausibili, perfino convincenti.

Relativamente al SS. Salvatore, “narrasi che avendo questo magnifico tempio sofferto forse in occasione di tremuoto, di che essendo in pensiero le religiose, egli disse loro: “Arditamente io assicurerò la vostra chiesa da non farvi più temere, e di più vi costruirò sopra un bellissimo parterre””. (Trascrizione di Diana Malignaggi in Agostino Gallo. Notizie intorno agli architetti siciliani… a cura di Carlo Pastena, pag. 113). 

Per l’organicità… della sua architettura Paolo Amato è considerato un caposcuola (Dizionario Biografico degli italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, pag. 685), anche per aver vissuto in un periodo in cui Palermo era stata rifondata e il clero ed i regnanti dovevano dimostrare l’opulenza con fastose decorazioni, archi, apparati e carri trionfali anche per riconfermare Palermo a Capitale del Regno di Sicilia.

La cui peculiarità del lavoro di Paolo Amato colpì i contemporanei, per la cultura tendente all’esagerazione barocca manifestata stilisticamente in maniera omogenea riuscendo contemporaneamente ad adottare un linguaggio fondamentalmente classico, infatti, scrive G. B. Comandè: “I portali, in special modo, dell’Amato, si distinguono subito per ricchezza degli ornati… e per le colonne tortili, su alto plinto, con larga fascia di ornato alla base, sormontate da capitelli in stile corintio”.

Possiamo renderci conto di ciò entrando nella chiesa del Gesù a Casa Professa, dove le decorazioni dei lati della Cappella dell’Immacolata e di S. Francesco Borgia sono stati eseguiti su disegni di Paolo Amato e nella Cappella della Soledad ripresa nel 1679 a seguito di danneggiamenti.

La sua biografia è ben sintetizzata da Agostino Gallo nelle sue “Notizie intorno agli architetti siciliani…” nella voce “1714 Paolo Amato”: “Nacque in Ciminna a 24 gennaio 1634 da Giovan Domenico e Laurea di Amato e fu battezzato il giorno 25 gennaio nella chiesa Madre. Nella prima età recossi in Palermo, e si diè allo studio del disegno, della matematica, della architettura, e della prospettiva, e comincio a coltivar la musica per diletto. Poscia volendo prendere uno stato, percorse le discipline ecclesiastiche, e si ordinò prete e ne ottenne la laurea teologica. Le belle arti però formavano la sua vera passione e cominciò ad esercitar l’architettura per professione, ed acquistò una tal fama, che il Senato di Palermo il dichiarò suo architetto e quindi tutte le opere pubbliche, tutti gli apparecchi dalle feste di S. Rosalia che si fecero in Palermo dall’anno 16(84) fino al 1714 furono da lui ideate, ed eseguite. Nella musica risultò anche valoroso, e si ha di lui la composizione d’un l’accio per la settimana santa, che ancor si recita nelle chiese. Disegnava inoltre con molto spirito a penna, ad acquarello, di figura e facea de’ ritratti di cui posseggo alcuno. Si diè pure con successo all’incisione in ferro. Giunto all’età di 63 anni il Senato per la sua benemerenza nel 1687 volle dichiararlo suo ingegnere, e poscia cittadino palermitano accordandogliele tutti i privilegi. Egli cessò di vivere in età di anni 81 a 3 luglio del 1714.”

L’instancabile arch. Paolo Amato, contribuì alla rinascita del festino di Santa Rosalia, dando vita a una lunga tradizione con forme simboliche in grado di far presa sull’intera società, a lui “… si deve l’invenzione della più numerosa serie di Carri e della forma del Carro a vascello, … ideato nel 1701 segna il trapasso tra una concezione antica legata al teatro medievale di montare una struttura piana con ruote e la costruzione di una vera e propria macchina scenica in movimento,” (Santa Rosalia. Tradizione e sacralità di E. Spallino & L. Balzi, Edizioni Digigraf, Palermo, 1995), facendone nel suo genere un Carro più grande d’Europa e successivamente continuati dai suoi successori ed è “ancora oggi, l’emblema più altamente connotativo dei festeggiamenti palermitani di metà luglio” (Identità, conoscenze, devozione popolare, Annamaria Amitrano, Ila palma, Palermo, 2014). Nel 1974 la versione del Carro progettato nel 1701 è stata riprodotta da Rodo Santoro.

Nel corso dei secoli una folta e qualificata schiera di uomini illustri ha contribuito in maniera certamente significativa a connotare Ciminna come vero centro culturale di primaria importanza, uno di questi è sicuramente Paolo Amato che ha lasciato un profondo segno e una dose di prestigio e in occasione dei trecento anni della sua morte il Comune di Ciminna, affinché il silenzio non faccia dimenticare le figure dei cittadini gloriosi, si è proposto di voler dignitosamente ricordare e onorare l’illustre concittadino con la pubblicazione di due volumi a mia cura, al fine di una più illuminata, adeguata e diffusa conoscenza del grande architetto ciminnese, i cui resti mortali sono custoditi nella chiesa di S. Ninfa ai Crociferi in Palermo, dove nella parete destra della Cappella del SS. Crocifisso, vi sono i monumenti funebri di Girolano Marassie di G. B. Marassi, eseguiti su disegni di Paolo Amato.

Nel primo volume Paolo Amato Il genio di Ciminna nella fœlicissima Panormus con presentazione di Francesco Vergara Caffarelli e nota introduttiva di S.E. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo, sono stati coinvolti, con lieta, pronta e ampia adesione, i massimi studiosi del barocco siciliano e conoscitori delle opere di Paolo Amato, quasi un Comitato scientifico, per fare emergere, con ampiezza di dottrina, con efficacia di parole, il valore artistico del geniale ciminnese, quasi a erigere un perenne “monumento” per onorarne la memoria e le sue più alte qualità intellettuali, fornendo notizie di notevole interesse sui vari aspetti della sua varia attività. Ne fanno parte:Giacomo G. Badami, Nello Caruso, Rita Cedrini, Evelina De Castro, Santina Grasso, Giovanni Isgrò, Giovanni Maduli, Marco Rosario Nobile, Domenico Passantino, Claudio Paterna, Stefano Piazza, Tommaso Romano, Mons. Filippo Sarullo, Paola Scibilia, Maria Antonietta Spadaro, Domenica Sutera, Mons. Gaetano Tulipano.

Mentre il secondo volume Paolo Amato siciliano di Ciminna architetto del Senato di Palermo con una nota introduttiva di Maria Clara Ruggeri Tricoli è stato stilato da Arturo Anzelmo.

Un’operazione culturale che il Comune di Ciminna ha voluto realizzare per celebrare e conferire la giusta dimensione storico-artistica all’arch. Paolo Amato, e da qui sorgere un utile stimolante invito a incuriosire e proseguire gli studi sull’illustre ciminnese.

Questo lavoro cominciato con l’incoraggiamento del prof. Tommaso Romano, senza la cui spinta non si sarebbe maturata la decisione di affrontare questa cura che man mano proseguiva si faceva strada la convinzione dell’importanza di far incontrare l’arch. Paolo Amato, a tutti i ciminnesi ed ai giovani in particolare, sperando che essi mantengano vivo l’interesse per il nostro passato e per ciò che rimane degno di emulazione e a tutti gli studiosi di Paolo Amato, per imparare a conoscere questo grande che non ha avuto nel tempo la gloria che si sarebbe dovuta meritare, come penso l’abbia avuta in vita durante la sua intensa attività.

Un ritratto di un grande, un insieme di tante capacità, attestato dal valore degli scritti che seguono che rappresentano un tassello di conoscenza di uno dei protagonisti assoluti dell’architettura e dell’effimero palermitano del Seicento che mettono a fuoco l’attività amatiana e che formeranno alla memoria di Paolo Amato un tributo di ammirazione, alla sua grande opera una degna e duratura memoria con l’auspicio che la personalità artistica e culturale dell’Amato possa continuare ad acquisire consensi unanimi da parte degli storiografi.