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Rosetta Garilli Greco
 

L’oca virtuosa

 

Un’ ochetta piccola, ma svelta, starnazzava nel suo pollaio in cerca di libertà. Si chiamava Lory; era elegante nella sua andatura, graziosa nelle sue movenze.

Tutte le sue comari le davano una mano. Quella sognata indipendenza era un desiderio che faceva gola un po’ a tutte le ochette. Il recinto, purtroppo, rimaneva chiuso e solo, all’imbrunire, era concesso loro di scorazzare nello spazio adiacente. Giù a valle vi era un laghetto artificiale dove Lory si recava, quando riusciva a sfuggire alla sorveglianza dei contadini e  starnazzava nell’assoluta libertà. Capitava, qualche volta, che invece di rientrare nel recinto, dopo una permessa ma alquanto breve libertà, in punta di zampe se ne scendeva a valle e...... giù nel laghetto. Si faceva delle lunghe e fantastiche nuotate. Infine, stanca e soddisfatta, si metteva a cantare.

Il suono melodioso della sua voce faceva eco per tutta la vallata. I gorgheggi si spandevano per ogni dove fino a giungere nel lontano pollaio, dove dimoravano, non solo oche e galline ma anche dei superbi cigni. Tutti cercavano di  accompagnarla nelle modulazioni delle note musicali ed allora veniva fuori una vera orchestra da fare sognare anche un pulcino.

Molto spesso, un cigno intraprendente, dalle piume dorate, riusciva a raggiungerla ed insieme cantavano e ballavano a tutto fiato. Il cigno divenne l’assiduo compagno della piccola oca ed,  in verità, cominciò a farle una corte spietata. L’ochetta Lory ne era sempre più affascinata.

Una bimbetta, la piccola Benedetta, figlia minore dei contadini della borgata, incuriosita e, nello stesso tempo, estasiata ed attratta da quella orchestra misteriosa, un bel giorno volle ascoltare di presenza la soave melodia. Scese a valle e si nascose dietro un grosso albero, proprio vicino al laghetto. La scena che si presentò ai suoi occhi era non solo bizzarra ed interessante ma  unica. Vide il bel cigno tenere la sua ala dorata accostata a quella dell’ochetta ed insieme cantavano e ballavano felici.

Benedetta raccontò ad un’amichetta quanto le era capitato di vedere e sentire. A sua volta, la notizia, con un “passa parola” si sparse per tutto il villaggio, così che molti curiosi, verso l’imbrunire,  si recarono a valle e si nascosero nella boscaglia che circondava il laghetto. Lo scopo era quello di osservare e stabilire se la notizia “dell’oca virtuosa” fosse vera.

La nostra ochetta, però, rimase per giorni chiusa nel pollaio, la sua libertà era stata  intralciata dal pettegolezzo che si era creato sul suo conto. I suoi padroni, convinti che la notizia potesse essere causa di un rapimento, si guardarono bene di lasciarla libera . Benedetta soffrì molto per tale soluzione,anche perchè ella voleva tanto bene ai suoi pennuti ed in modo particolare, a lory. La loro prigionia la considerava ingiustificata, così che una mattina, di buon’ ora, si recò al pollaio, per liberare i suoi amici.  La sorpresa fu straordinaria: la sua ochetta preferita era accovacciata in un angolo.  Tutti gli ospiti del pollaio le stavano intorno, quasi ad osservare ogni suo movimento, pronti ad intervenire quando e se questa ne avesse bisogno. Benedetta osservò con attenzione e subito si rese conto della inconsueta scena; Lory stava accovacciata sopra un enorme uovo.

La bimba attese sbalordita per qualche minuto; poi, in punta di piede se ne ritornò a casa e riferì alla sua mamma quello che aveva appena visto. La mamma rassicurò la bimba, dicendole che quello che accadeva nel pollaio era soltanto un gioco della vita.

Per un periodo la nostra ochetta non fece più sentire il suono melodioso della sua voce e  non cantò e non ballò più; se ne stava accovacciata sopra il suo enorme uovo tutta intenta a preservarlo da qualsiasi pericolo. Il cigno, dalle piume dorate, non si rendeva conto del perché di tale cambiamento e se ne stava in silenzio e triste, finché un bel giorno accadde “l’evento”: l’uovo cominciò a schiudersi, lasciando che venisse fuori un esserino, tutto tremante che non si reggeva in piede. Il qua, qua delle oche comari sembrava un inno all’avvenimento, mentre l’oca Lory con le sue ali accarezzava il piccolo pennuto. Questi, sia per il suo fisico sia per i suoi colori sembrava un vero miracolo della natura. Era piccolo e bello,  le sue piume avevano i colori dell’aurora con dei riflessi dorati. Esso, dopo un primo momento di sbandamento, cominciò a beccare tutto quanto gli si presentava intorno.

Intanto il bel cigno dorato era diventato irrequieto; cercava di intrufolarsi nel pollaio, proprio nell’angolo dove la sua amica ochetta stava vivendo l’avvenimento più strano che le potesse capitare. Tira qua, tira là, finalmente, facendosi spazio fra oche e galline, riuscì a raggiungere la sua Lory. Si guardarono e si beccarono con tenerezza,come per dirsi “ti voglio tanto bene”. Il cigno dorato capì che il piccolo nato dal grande uovo  apparteneva anche ad esso e con le ali dorate lo accarezzò affettuosamente.

La piccola Benedetta che aveva assistito a quella bella scena, convinse i genitori di  dare la libertà alla nuova famiglia.

Alle richieste della bimba, i genitori non si rifiutarono;  diedero non solo la libertà ma anche  attenzioni particolari per la loro alimentazione. Anche le galline, le oche ed i cigni ebbero, da  quel giorno, tutta la libertà desiderata.

A sera, quando il sole dava l’ultimo saluto, un dolce canto si diffondeva nella vallata e  l’eco lo accompagnava fino al totale tramonto.

I contadini della borgata divennero ricchi. La notizia si era sparsa ovunque e molti curiosi e turisti si affollarono per visitare L’oca virtuosa e portarle doni ed elogi.

“l’amore rende virtuosi”......

e vissero felici, contenti e con tanto amore.........

 
 © Rosetta Garilli Greco