Nel silenzio della notte
sarò un’ombra,
che lenta scivola nel sogno d’una venere.
Nell’eterea litania del silenzio,
sarò l’essenza.
Un velo trasparente,
sospinto dal vento sui suoi capelli.
Sinuoso danzerò tra le sue forme immobili,
seguirò il lento ondeggiare del suo battito.
Striscerò sul suo corpo, assaporandone il profumo,
i segreti, il desiderio, la viva fiamma pulsante.
Nel silenzio della notte
sarò l’umore. Caldo e seducente come un
vino d’annata.
Un bacio delizioso pronto a svegliarla,
una carezza rubata all’audacia.
Un tocco leggero, immacolato….
Felicità è lo sguardo d’una donna innamorata.
La luce dei suoi occhi,
la chiara essenza del suo essere.
A volte mi capita di
dimenticare il vero volto dell'amore, ma forse è un bene, poiché
riesco ad associarlo a più volti, a tante emozioni ed ai pensieri
sparsi nel mondo.
Mi perdo a comporre, seduto
in giardino, a capo chino, nel freddo di un assolato pomeriggio
d'inverno e resto così, senza ispirazione a guardare le ombre che
danzano. Dagli alberi spuntano foglie ed ogni foglia è il frammento
di un cuore pulsante. Non le stacco, perché non ho intenzione di
deturpare la meravigliosa perfezione della natura, ma accosto
l'orecchio e ascolto. Sussurri d'infanzia, antiche storie d'eroi,
donne e uomini. E' lì che lascio il tempo dell'innocenza e piangendo
accolgo la consapevolezza di essere un uomo con debolezze e sogni,
con amarezza e sorrisi.
Il malinconico ritratto di
un essere che fugge da sé stesso, e nella solitudine trova
l'incanto.
Non fate caso al mio
triste sorriso da pagliaccio.
Sappiate che l’amara solitudine è un male, un disincanto funesto che
ricopre l’anima con un drappo oscuro e non ti lascia fino a che non
ti ha soffocato, lasciando il tuo corpo senza vita sul pavimento di
una camera spoglia.
Guardate piuttosto all’immagine della fantasia.
L’immagine che svela l’essere nella sua totale nudità.
Occhi che cercano nell’infinito fino a che lo sguardo non diventa
tutt’uno con l’orizzonte e i sogni si trasformano in farfalle.
Farfalle colorate.
Farfalle divine.
Le mille farfalle di Jagger che recita Shelley, pensando all’amico
Brian che non c’è più.
Farfalle che spiccano il volo.
Farfalle appoggiate al seno della venere dormiente.
Farfalle che sfondano l’apparente inganno dell’umanità, con la
melodiosa armonia di un cantico fuggiasco.
Tutto è destinato a confondersi con la nebbia del primo mattino…
Vorrei solo poter lasciare questo nido di sorrisi e pianti, con ali
di farfalla. Nell’ultimo volo dell’uomo,
finalmente libero.
Oltre lo sguardo, oltre me stesso.
E' così che finisce la
passione,
in un candido mattino di veli trasparenti e nudità marmoree.
La luce di un caldo sole di primavera danzava sul tuo corpo nudo,
concedendo allo sguardo del visitatore attonito, una lieve ebbrezza
stravolgente.
Quel visitatore ero io, amante di un tempo.
Un tempo che corre sui
binari di un passato dimenticato.
Mentre ti guardo rimpiango...no, non rimpiangere nulla che non sia
mai stato veramente. Come rimpiangere l'amore se l'amore è sempre
stato un vento caldo d'estate che prima o poi se ne vola verso altri
lidi e lascia gli spazi alla malinconia dell'autunno?!
Quel visitatore ero io.
In piedi, in muta
contemplazione, o forse solo svogliato...
Nella fredda realtà di una domenica mattina di pioggia, senza
stupore, ho scoperto che l'amore nasce, l'amore muore...l'amore è
una parvenza di un sogno lontano.
Notte senza nome.
Sento il respiro di strane presenze nell’eco mostruoso di assordanti
litanie e presagi funesti.
Vedo serpenti, viscidi e blasfemi, strisciare nell'ombra.
Vedo volti.
Ascolto il suono delle porte che sbattono, mosse dal vento.
Vi evoco presenze oscure, mentre il mondo sorride, al di fuori di
queste mura.
Una candela proietta ombre sul muro.
Le ombre prendono forma.
Sorridono con denti aguzzi
e sguardi che ricordano l'inferno.
Tra fiamme e urla io vi evoco.
Nel delirio dell’istante, dalla solitudine di questa tomba di
gravità terrena.
Brucia l'anima nel fuoco della rabbia.
Brucia l'anima nella lucida essenza della mia follia.
Se solo potessi
sciogliere in versi la bellezza del tuo volto.
Se solo questa mano potesse dipingere nell'aria un verso per
renderti immortale e darti la grazia, nel pensiero sì puro, dolce e
immacolata venere.
Lascio che lo spazio accolga queste stupide rime, lascio che l'amore
sia un trasporto totale, un orgia di infiniti sensi.
Percezione di eternità, nel pomeriggio di beatitudine.
ho visto l'incanto infrangersi come una barca solitaria contro gil
scogli dell'incoerenza...
ho visto gli occhi della venere..occhi che trafiggono, occhi che
seducono...per poi lasciarti pietra, come lo sguardo di medusa,
sterile pietra senz'anima, nel cantico di un calice ricolmo di
laudano, prossimo alla fine di questa tetra apparenza di vita.
La realtà stamattina è una
fetta di torta al limone. Profumata, soffice come il candore di una
nuvola. Pasta frolla e crema dorata. E’ una delizia. Ne mangio una
fetta, chiudo gli occhi, abbandono i pensieri e mi concedo un solo
istante di silenziosa immobilità. Una tazza di caffè fumante, uno
yogurt al mirtillo, un succo di frutta all’arancia e il cielo che si
prende cura di me. Non chiedo altro.
La realtà stamattina è l’abbandono di ogni preoccupazione. Il
richiamo alla semplicità di uno sguardo; il calore di un sorriso,
l’anima di un sentimento sconosciuto che ci gonfia il cuore di
un’ansia senza nome, un amore senza tempo. Un amore che riempiva gli
spazi, prima di noi, la terra, il cielo. L’alfa e l’omega. Dalle
vette innevate agli oscuri fondali marini. Ogni cosa.
Nacqui al termine della
notte, mentre un vento impetuoso gridava in lingue dimenticate.
Scorsi la luce, e cercai di fonderla con il silenzio delle tenebre.
Vita e solitudine, bellezza e inganno. Ho ingannato me stesso,
indottrinando il mio essere con parole e paure mortali, ma ora so
che oltre l'orizzonte esiste un tempo che più tempo non è. So che
sono pronto a bruciare queste imperfette spoglie mortali per essere
per sempre, al di sopra della conoscenza, in un dolce richiamo di
infinito che innalza la mia anima ad uno stato di assoluta
perfezione. Non mi pento del peccato, non ho peccato. Io sono:
nell'orgia di atomi che brillano alla radice del mio silenzio.
Venite dunque amici, e stringetevi stretti nella luce del mattino,
là dove il sospiro della fine sarà il preludio della vostra
immortalità. Venite per essere semplicemente, parti imprescindibili
di un tripudio di fede. Granelli di vita nella sabbia dell'eterno. E
nelle acque limpide di questo mare luccicante, la vita sarà un
istante: Eterno!
L'incerto incedere
dell'emozione nella scoperta della meraviglia.
Alba o tramonto?
Non m'importa del tempo, non credo nel tempo se questo mondo si
ferma e i miei occhi cercano la bellezza, nello sguardo che
abbraccia gli spazi. Vorrei essere la perfezione, nel gioco dei
colori, tra le foglie d’autunno, in spirali di luce e lampi di
malinconia; vorrei essere il calore che riscalda il muro, al di là
dell'orto silenzioso, dove un gattino si addormenta, assaporando
l'ultima fetta di un altro giorno che scompare. Vorrei poterti
raccontare l'emozione dell'immagine, la purezza nell'ideale poetico
che spezza l'infinito e divide l'anima in atomi e sogni. Follia di
vivere...di morire. Piango, innanzi a tanta bellezza.