Partecipiamo.it ...vai alla home page
 
Pierluigi Curcio
 
 
La mia storia
 
 

Era una lunga estate calda. È così che potrei cominciare, ma solo se Riccardo fosse stato il grande amore della mia vita. Invece faceva un freddo boia e Livio era l’ultimo dei miei pensieri. Non che ci fosse qualcosa di sbagliato in lui. Un bell’uomo sulla quarantina, forse vagamente stempiato, ma, accidenti, lo conoscevo dai tempi del liceo. Livio era un complice a cui confidare le gioie, i dolori e ogni più piccola esperienza di questa vita, eppure l’avevo sempre considerato solo e semplicemente un amico. Tutto è cambiato il ventuno novembre dello scorso anno.

 

La pioggia si abbatteva scrosciante e implacabile. Un evento non più tanto insolito di questi tempi. Faccio la fioraia e, quando accadde, ero intenta a sistemare una partita di gigli. Il fragore del tuono seguì il lampo accecante dopo qualche secondo.

C’era un qualcosa di strano nell’aria, pensai mi stessi lasciando suggestionare dalle notizie sui cambiamenti climatici degli ultimi giorni, ma le strade deserte a quell’ora del mattino, erano un’assurdità. Cinque minuti alle dieci.

Presa da queste considerazioni, notai tuttavia che il brontolio invece di scemare, andava a incrementare secondo dopo secondo. Portai una mano al petto e, un lampo di precisa consapevolezza, mi atterrì sul posto. Il fiume aveva rotto gli argini.

Corsi alla saracinesca nel tentativo disperato di serrarla e proteggere il lavoro di una vita. Non mi resi conto di quanto fossi in pericolo. A meno di un metro dalla soglia, le gambe si pietrificarono. Famelica come un verme roditore, l’acqua sporca e colma di detriti, ingurgitava qualsiasi cosa gli si parasse sul cammino. Un’auto sfondò di punto in bianco la vetrina. Gridai e mi gettai di lato. Non fui abbastanza veloce. Il mezzo roteò su se stesso e mi colpì sul fianco incastrandosi tra il bancone e la parete. L’impatto fu devastante. Guardai in faccia la morte ed ella mi sorrise. Persi conoscenza.

 

Livio giunse che l’acqua, alta ormai poco più di un metro aveva invaso le strade rendendole simili a un percorso di guerra. Arrancava senza posa tra macchine ribaltate e carcasse di animali morti. Sembrava trattenesse il respiro a ogni singolo passo, ma scoppiò in lacrime quando la corrente gli portò tra le braccia il cadavere di un anziano. Gli chiuse pietoso le palpebre e proseguì con l’angoscia nel cuore. Del mio negozio restava ben poco.

Un signore, seduto sulle piastrelle di un balcone, gridava il nome di una donna. Era aggrappato con una mano alla ringhiera, mentre protendeva l’altra chiusa a pugno nel vuoto.

Livio serrò occhi e cuore ed entrò incerto. Pur non vedendomi, non si diede per vinto. Si immerse alla cieca, ma l’acqua, una sorta di poltiglia di fango gli impedì di vedere e muoversi come avrebbe voluto. Proseguì tentoni. Gridò anche lui il mio nome e condivise il dolore dell’uomo sul balcone. Impossibile non accorgersi dell’auto. Annaspò con l’acqua alta fino al petto, sbirciò speranzoso nell’abitacolo, ma era semisommerso. Tentò di forzare la portiera, inutilmente. Fu quel movimento, quella pressione esercitata a farmi riprendere conoscenza, a strapparmi quel mugolio di dolore che mi salvò la vita.

Livio si portò sul retro dell’auto quasi accostata alla parete. Dico quasi perché tra l’una e l’auto, si frapponeva il mio povero corpo. Aprii le palpebre e lo fissai. Non avevo mai visto tanto dolore e gioia negli occhi di nessuno.

«Stai ferma. Non ti muovere. Chiamo qualcuno.»

 

I vigili del fuoco impiegarono non meno di tre quarti d’ora per raggiungerci e lui rimase con me tutto il tempo. Mi tenne la mano, mi confortò, trovò anche il modo di cantare. Lo guardai e capii, come un fulmine a ciel sereno, quanto mi amasse e quanto io lo ricambiassi. Come sarebbe stata la mia vita senza Livio? Vuota. Con chi prendevo il caffé ogni mattina? Con chi condividevo l’ultimo della sera? A chi raccontavo i miei sogni?

Ci sposammo due mesi dopo. Avevo ancora le gambe ingessate, ma un sorriso da far invidia a una starlette. È bella la vita.

 
 
 
 
 
© pierluigi curcio