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Amare,
poi è una cosa talmente difficile, così, rara e portentosa da
divenire col tempo un privilegio, qualcosa che abbiamo o non
abbiamo, quasi facente parte del DNA di appartenenza.
E non è escluso che si scopra nel tempo, che l'amore è un enzima,
magari una sorta di ormone. Di recente hanno scoperto che
l'innamoramento porta un'accelerazione e un aumento
della melatonina: un ormone che si trova nel nostro sistema organico
e che sovraintende alla scelta della persona di cui ci si innamora.
Perché non potrebbe essere altrettanto anche in amore?
Vi sono meccanismi oscuri che ci dominano, complicatissimi
filamenti, accessi o collegamenti più o meno palesi che ci fanno
essere diversi gli uni dagli altri, dentro un patrimonio
genetico, all'interno di un tessuto umano, spirituale, morale,
affettivo, logico, emozionale, che è difficilissimo da comprendere e
altrettanto impossibile gestire, far confluire, armonizzare a nostro
piacimento.
La parte più intima del nostro generatore intellettuale, la massa
intellettiva del nostro cervello, quella più profonda, deputata ai
sentimenti, al raggiungimento della felicità accanto ad un altro
essere umano è quella più difficile da gestire. Ritengo perciò che
sia sempre una crescita intellettiva, qualcosa che mettiamo in gioco
quando siamo pià responsabili, più maturi interiormente.
Cresce con noi, di pari passo, o non ci sfiorerà mai, se non
l'aiutiamo a venir fuori, divenendo un tutt'uno con la nostra
capacità di amare, all'interno di un sistema interiore di
condivisioni e di rapporti interpersonali difficilissimi da
comprendere , ma ancora più difficile da realizzare. Il successo o
l'insuccesso dipendono da molte ragioni, non ultimo l'ambiente in
cui siamo vissuti fino a quel momento, le crisi che ci hanno
attraversato, le esperienze devastanti o felici che ci hanno fatto
crescere o degenerare in atteggiamenti di difesa, di chiusura, di
egoismi, di assuefazioni, di rifiuto.
Non vi è al mondo materia più difficile e più maledettamente
inponderabile e incomprensibile della mente umana.
Dentro di noi è come se coabitassero mille persone diverse: una
miriade di suggestioni, di atteggiamenti, di reazioni, di
suggestioni, di emozioni, alle quali bisogna aggiungere, di
necessità, anche il passato delle persone che ci hanno accompagnato,
che ci sono vissuti a fianco dall'infanzia fino alla maggiore età:
più esattamente e presumibilmente genitori, parenti, figli,
fratelli, sorelle, amiche. E' come se, vivendoci accanto, ci
lasciassero dei segni, delle escoriazioni, delle ferite, oppure ci
orientassero più felicemente ad intuire le regole dell'amore, ce ne
indicassero gli orientamenti, o più in generale c'insegnassero a
saper cogliere l'AMORE con la Maiuscola, quello vero, profondo,
autentico, non distruttivo, non infelice e arido, non devastante e
paranoico, non instabile e nevrastenico. SEMPLICEMENTE L'AMORE.
Ma anche a saperlo individuare non è facile, come non lo è saperlo
gestire, farlo crescere e progredire... Occorrono, senza ombra di
dubbio, intelligenza, dosi massicce di autoconsapevolezza, di
autocontrollo, di equilibrio. Non è facile per nessuno amare e
restare con lo stesso indice di gradimento per sempre. Intervengono
fattori esterni, estranei al sentimento, che demoliscono ogni giorno
le certezze, rimuovono la stima, deludono, irritano. Non si può
essere sempre come rocce adamantine dentro un mare in tempesta, vi
sono momenti oscuri, esigenze diverse, tempi diversi e diversi modi
di sentire lo stesso sentimento, che ci deviano, ci confondono. Ma
basta essere maturi, cresciuti nell'orbita di un sentire che non
vuole a nessun costo giungere a situazioni irreversibili, avere il
privilegio della logica, della comune ragionevolezza, per non
arrivare a passi estremi di autolesionismo e di intolleranza.
Saper riportare tutto nella normalità, di un percorso comune,
adulto, ragionato, educato alla tolleranza, alla comprensione,
duttile, per poter progredire, crescere, perdonare, vedere le cose
attraverso lenti bifocali di autodisciplina e cultura interiore, che
è diversa da quella della preparazione dei corsi di studio.
Si possono avere, in tal senso, due lauree ed essere analfabeta in
-amore- analfabeta in tatto, in comportamento. in educazione,
meritare zero in disciplina morale e in sinergia intellettuale.
Tutto ciò è delle menti eccelse, non per comuni mortali (ci
sussurriamo all'orecchio) invece non è così. Chiunque può accedere
alla grazia di un Amore grande, basta non lasciarsi condizionare fa
fatti estranei, da esperienze che se hanno segnato i genitori, i
fratelli, gli amici, non è detto che debbano coinvolgere e
travolgere anche noi. Bisogna avere la mente lucida, iperattiva, in
grado di discernere il bene dal male autonomamente e sapersi dire,
ogni giorno, davanti allo specchio: io sono un essere razionale, ho
un indice di media intelligenza, non voglio essere plagiata o
suggestionata da chicchessia, voglio agire da solo, voglio sbagliare
o avere esperienze autonome che mi fanno crescere, senza implodere
in me stesso come un allocco.
Questo dovete fare cari amici e amiche. Ognuna delle esperienze di
chi ci è stato vicino ha invece seminato zizzania nei nostri cuori,
ha eluso la nostra sorveglianza intellettiva, ci ha condizionato,
ha lasciato un segno, una traccia dentro di noi, ha manomesso la
parte più delicata del nostro sentire, generando nei meandri più
oscuri della coscienza una sorta di allarme, una sorta di
(in)compatibilità col mondo esterno, con l'altrui.
Mi spiego meglio: nessuno di noi vive solo, isolato in cima
all'Everest, indipendentemente dall'amore o dall'affinità con
l'altrui, siamo tutti legati gli uni agli altri, in una catena di
sentimenti più o meno falsati, più o meno contraddittori,
conflittuali con il nostro prossimo: ambienti lavorativi, rapporti
interpersonali con colleghi, amici, vicini, viaggi, la nostra
professione ci portano ad intrecciare volenti o nolenti rapporti con
il prossimo.
Può capitare che la persona che ci viva accanto lasci
involontariamente dentro di noi un segno indelebile che non si
cancellerà mai più. I genitori ad es. che sono stati i primi
protagonisti della vita precedente vissuta in famiglia, hanno
lavorato nel nostro subconscio quanto non osiamo neppure supporre.
Il loro esempio nell'età giovanile, o nei primi anni di vita, quando
la coscienza non è adulta, ma è virtualmente recettiva, fattibile,
plasmabile, ondivaga, può essere determinante per una soluzione
felice da parte di chi ha vissuto serenamente l'ambiente familiare,
ma può anche essere un disastro per l'infelice adolescente che
diventando uomo o donna si trovi sbalzato fuori, senza avere potuto
imparare nulla. Si, amici, avete capito bene. L'amore s'impara, come
a scuola la lezione di latino. Nulla si deve lasciare al caso e chi
è analfabeta o non ha frequentato lezioni non può essere il primo
della classe, perché gli manca il nozionismo atto a fargli scattare
l'intelligenza, gli è del tutto estraneo o assente il meccanismo di
penetrazione, di discernimento, di articolazione del bene e del
male, in poche parole, tutta quella complessa struttura abilitata ad
apprendere la cultura dell'amore, proprio come si apprendono le
nozioni, le regole della matematica, delle lingue straniere, della
fisica.
La serenità vissuta accanto può essere determinante nel suo sistema
di crescita e può pregiudicare tutto l'impianto psicologico del
bambino, che sarà il futuro adulto.
Per l'infelicità, poi ci serviamo da soli. Quando abbiamo vissuto
carenze di affetti devastanti, quando abbiamo dovuto superare
solitudine, incubi notturni, castighi immeritati, esperienze shock,
che ci lasciano defraudati dall'enzima amore, al resto pensiamo con
la nostra carica di crudeltà, d'indifferenza, di egoismo, di
cattiveria. Ma davvero vogliamo peggiorare le situazioni? Se
appuriamo che, qualcosa non va nel nostro organismo, andiamo dal
dottore, se qualcosa non va nella nostra sensibilità, nel nostro
organico sentimentale, siamo tentati di guarire da soli. No. bisogna
lasciarsi aiutare, perché il cervello, l'anima, lo spirito sono di
gran lunga la materia più difficile in assoluto, da controllare, da
curare per non rimanere coinvolti in una infelicità complessiva,
devastante per se stessi e per gli altri. |