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| Ninnj Di Stefano Busà |
| Solo la responsabilità crea il potere |
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La modernità cosiddetta dei tempi ha inizio già nel Rinascimento. Con esso si vuole introdurre un concetto di rivisitazione del sapere sulla base delle nuove scoperte scientifiche, con le quali s'intende apportare una revisione ai parametri dei valori conseguiti fino a quel momento e accettati come buoni. Ma il tipo d'uomo che vuole dare una svolta di modernità riveduta e corretta è al secolo una parodia dell'uomo che vorrebbe simbolicamente rappresentare, neppure tanto bella riguardo ai principi, alle caratteristiche, alle trasformazioni che vorrebbe imporgli. Comportamenti basati su criteri che non trovano fondatezza nella persona umana. In realtà il tipo d'uomo che viene fuori dalla prima guerra mondiale è un modello di culto della personalità, non possiede sufficiente fede nella natura umana, si crogiola nel suo io più carismatico e plateale che è il simbolo stesso della moderna storia dei costumi. Neppure alla scienza, che egli stesso ha eletto in conformità alle esigenze di darsi una svolta, egli crederà, ma darà interamente ascolto e si aprirà a una "nuova" (ma non troppo) istintiva sollecitazione di quello che può massimizzare col suo potere. E per potere va inteso quel groviglio di arbitrio, privilegio, consorteria, inganno, lassismo, ingenium malvagio che va in stretta correlazione coi simboli da lui stesso creati: immaginismo, individualismo, egocentrismo, libertarismo che si muovono in sinergia col potere vieppiù rafforzato della scienza e della tecnologia dell'era nuova. L'angoscia dell'uomo moderno è allineata ai tempi, ne avverte il richiamo, la subalternità della conquista, l'arditezza dei confini, ma è incapace di reggere la contiguità con le norme dei valori spirituali, con l'effettiva consapevolezza di azione e volontà. Si fa avanti l'ipotesi di un processo storico che, risalente al passato si circoscrive sempre più a modelli deviati e ad indagini psicologiche che non lasciano presupporre esperienze rinnovabili e sostituibili al mero razionalismo illuministico da cui prende le mosse. il potere rappresenta l'astuzia, lo strappo delle regole, la creazione di un dio sostituto di se stesso: l'uomo ricrea il suo ego a immagine di sé, ne costruisce il mito, ne rivela la paterna struttura in un composito e variegato meccanismo che lo rende ostile e lo respinge. Non trova la verità nella Fede e se ne allontana, non crede nella Scienza e si defila, si riformula allora da sé come un demiurgo ne esplora l'azione e la reazione, le plasma entrambe a suo piacimento. Questo è il potere completamente deviato della sua concezione di modernità e l'uomo ne fa il suo vessillo, la più profanata bandiera sventolante dagli spalti delle sue nuove pretese. Il giusto e l'ingiusto si confondono, vengono meno i cardini della legalità, si fissano come fondamenti i disvalori, si autodefiniscono trasformazioni e pianificazioni di potere sempre più complesse e inquietanti. La coscienza non regge il peso di tanta idolatria nei confronti della fede, della Società, della moralità. Quando l'uomo si fonde al suo istinto attua una causalità e una finalità che sono del tutto insubordinate alla logica e più materialistiche e contraddittorie della costruzione consapevole. Il vuoto di oggi è la più inscindibile prova della devianza ontologica. Il segnale più chiaro della sofferenza, inferiorità, debolezza dell'uomo che si misura con se stesso, non più con Dio o la Trascendenza, né con la Metafisica, ma solo col metodo sperimentale della scienza e dell'uso della tecnologia messe al servizio dei suoi deliri individuali che gli tornano utili senza presupposti di umanità , in un sistema di vita continuamente messo in gioco e prontamente atto a rivelare la pericolosità, il rischio di un potere che considera solo l'esercizio di tale potere, la contraddizione e i conflitti interiori dell'uomo che lo usa, lo detiene, ne fa abuso con un'autodeterminazione che prescinde dalla natura e da Dio. |