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Miriam Ballerini
 
Zana Muhsen
 
Vendute
 
 

VENDUTE! di Zana Muhsen

© 1993 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.  2009 ristampa

ISBN 978-88-04-37988-1

Pag. 305  € 9,00

 

Non è mai facile recensire libri che trattano di storie vere. Non si guarda più alla forma e alla trama, alla grammatica; ci si immerge solo e unicamente nella storia.

Se questa vicenda poi, è così drammatica, tanto quella di “Vendute!”, ci si scopre lettori fatti unicamente di sensibilità e brividi.

Zana Muhsen ha scritto questo libro per far conoscere la storia sua e di sua sorella Nadia, ma che appartiene a molte altre donne e, per coscienza, all’umanità intera.

Nel libro troviamo la prefazione di Betty Mahmoody, autrice di “Mai senza mia figlia”, anch’essa vittima dello stesso incubo vissuto dalle sorelle Muhsen.

Zana e Nadia vivono in Inghilterra, sono inglesi, dato che sono nate là. La madre ha la doppia nazionalità, inglese e yemenita; il padre è yemenita.

Nel 1980 vengono mandate nello Yemen con la scusa di fare una vacanza, mentre la realtà è che loro padre le ha vendute per 1300 sterline a testa; sposandole a due ragazzi appena adolescenti. Anche le due ragazze hanno solo sedici e quattordici anni.

Dopo l’incredulità, inizia l’incubo: le percosse e le torture per costringerle ad avere rapporti sessuali con i loro “mariti”. Le gravidanze imposte. I parti per terra, come bestie, assistite da altre donne incapaci che tagliano il cordone ombelicale con un rasoio.

I lavori pesanti, tenute all’oscuro di tutto e sperse in un villaggio che non figura nemmeno sulle carte geografiche. Prigioniere di tutto un paese consenziente e complice dei suoceri, fra volti sconosciuti di cui non parlano nemmeno la lingua.

Zana è la più forte, la più battagliera; colei che non si arrenderà mai. Dopo anni riesce a escogitare il modo di comunicare con la madre e da lì inizia la lotta mediatica per la loro liberazione. I giornalisti riempiono le pagine dei giornali in Inghilterra, mentre per il governo Yemenita non sta accadendo assolutamente nulla di strano, sono normali quei matrimoni e quegli stupri perpetrati nel tempo. Infine, il ricatto più subdolo: se vogliono loro possono andarsene, ma devono lasciare i bambini che hanno avuto da quei matrimoni.

La conclusione è comunque amara: Zana riesce a tornare in Inghilterra, ma senza sua sorella, i bambini di lei e il proprio figlio.

Nonostante la lotta continua, la sorella, a tutt’oggi, credo, non è riuscita a tornare nel paese natio.

Zana dimostra grande dignità nel raccontare la sua vicenda e, in un mondo dov’è fin troppo facile puntare il dito di colpe individuali su un intero popolo, l’autrice ci dimostra di provare odio solo per chi le ha provocato materialmente le sofferenze.

Concludo inserendo la sua preghiera: “A colei che ha appena letto questa storia e sta per chiudere il libro, dico: non lo dimenticare, aiutami, lascia che risuoni in te il mio grido e quello di tante altre donne, tutte quelle che la legge dimentica e tradisce, dove il diritto è fatto dagli uomini e per gli uomini, che le considerano meno che bestie e rubano loro il corpo, anima e figli”.

© Miriam Ballerini