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Miriam Ballerini
 

© 2020 Garzanti – Narratori moderni

ISBN 978-88-11-813118-7

Pag. 343 € 17,90

 
UNA RAGAZZA AD AUSCHWITZ di Heather Morris

 

Sono di nuovo prigioniera. Devo trovare il coraggio di combattere. Perché nessuno può spegnere la mia speranza

 

Mi capita spesso di cercare libri che parlino del nazismo, dei campi di concentramento; perché è giusto sapere. In un certo senso, espiare, soffrendo mentre si legge, quanto accaduto. Anche se non è nostra la colpa, anche se è un periodo tanto lontano.

Eppure, guardandoci intorno, troppo spesso, si scorgono ancora segnali di quel tempo. Lampi che per un momento sconvolgono il cielo, a dimostrare che qualcosa di quell'orrore rimane.

Il titolo di questo romanzo mi ha ingannata, pensavo si parlasse di campi di concentramento, invece mi ha portato in un altro momento della storia, comunque atroce.

La scrittrice è la stessa che ha scritto il romanzo “Il tatuatore di Auschwitz”, un personaggio reale, da lei veramente conosciuto e che, grazie alla sua testimonianza, l'ha portata a fare ulteriori ricerche per addentrarsi nella storia di Cilka Klein, la protagonista di questa nuova fatica.

Fin da subito ho apprezzato questo libro perché, nonostante sia romanzato, nasce da ricerche, da realtà, da personaggi veramente esistiti e che, purtroppo, davvero hanno vissuto quanto scritto. Ovviamente ci sono anche delle licenze prese dall'autrice.

Ma vediamo di cosa tratta questo romanzo: Cilka, nel 1942, ha sedici anni. È ebrea e viene deportata insieme alla famiglia al campo di concentramento di Auschwitz. I genitori vengono uccisi,  lei stessa fa sedere la madre nel carretto che la porterà alla camera a gas.

Lei viene tenuta perché giovane, carne fresca.

Cosa si fa per non morire? Si subisce la violenza carnale degli uomini, ci si prostituisce. Finge di maltrattare le donne che arrivano nel suo reparto, l'ultimo che vedranno prima della morte imminente, per far sì che non subiscano altre angherie da parte dei soldati. Appena questi se ne vanno, infatti, lei dispensa una buona parola, aiuta.

Finisce la guerra e si pensa che, finalmente, tutto questo sia passato, che ormai ci sia solo un numero blu tatuato sul braccio e gli incubi; ma che si potrà lasciare tutto alle spalle.

Ironia della sorta, per Cilka, e per molti altri come lei, non succede niente di tutto questo.

Cilka viene punita perché si è data ai suoi carnefici, quasi fosse felice di ciò. Viene condannata a quindici anni di lavori forzati in Siberia, nel gulag di Vorkuta.

Nuovamente si trova a dividere una baracca con altre donne. A mangiare sbobba, a subire violenza carnale dai prigionieri che di notte entrano nella camerata, approfittando di loro. Cilka non rimarrà mai incinta, a differenza di altre sue compagne di sventura, perché la prigionia le ha bloccato le mestruazioni.

Anche in questo romanzo, come scritto nel capolavoro di Primo Levi “Se questo è un uomo”, si nota come la prigionia non sempre unisca. Nonostante si sia tutti nella stessa condizione, la natura umana è quella della sopraffazione, del rubare il pezzo di pane all'altro, delle invidie per il poco che uno possa ottenere in più rispetto all'altro.

Come pensa Cilka di un'altra prigioniera: “Sta sopravvivendo, tutto qui. Non esiste un solo modo per farlo”.

Cilka viene dapprima messa ai lavori forzati nelle miniere di carbone; in seguito lavorerà nell'ospedale del gulag, dove una dottoressa estremamente umana, farà in modo che le venga insegnato il lavoro di infermiera. Poi uscirà con l'ambulanza, per prestare aiuto sul campo.

Cilka ha una forza unica: non pensa quasi mai a se stessa, ma fa il possibile per aiutare gli altri. A volte rinuncia a quanto ottenuto, pur di essere di sollievo a una compagna.

Nel romanzo viene narrata l'esperienza nel gulag, frammentata dai ricordi di Cilka al campo di concentramento.

La marea di emozioni e di sensazioni vissute sono tante e penetrano nell'animo di chi legge. C'è posto per l'amore, per la speranza; onde che ricacciano indietro il dolore e lo sfinimento.

In fondo al libro troviamo le ricerche e i viaggi fatti dall'autrice per seguire le orme di Cilka, purtroppo deceduta nel 2004.

Mi immagino la scrittrice che ha incontrato molti dei protagonisti del romanzo, ancora vivi, che le hanno parlato della loro compagna.

Le persone che hanno comprato la sua casa le hanno confessato che, per alcuni anni, hanno sentito la sua presenza.

L'autrice ha visitato la tomba sua e del marito; è stata nei luoghi dove Cilka ha vissuto, ha toccato con mano documenti che la riguardavano.

Esistono davvero persone che non moriranno mai, che lasciano dietro di sé più di altri. I cattivi di questa storia portano con sé gli effluvi maleodoranti delle loro azioni; persone come Cilka, conoscendole, è come se ancora fossero vive. Vive per sempre.

 
 
© Miriam Ballerini
 

fonte: https://oubliettemagazine.com/2020/09/16/una-ragazza-ad-auschwitz-di-heather-morris-la-natura-umana-e-quella-della-sopraffazione/