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Miriam Ballerini
 
L'OCCASIONE PERDUTA
 
 
 
 

Lo specchio gli mostrò un uomo di mezza età, coi capelli neri spruzzati il giusto di quel grigio che lo rendeva sexi.

   Con la mano si aggiustò le ultime ciocche col gel, per poi sollevare un sopracciglio e darsi il buongiorno, ammiccando coi suoi occhi azzurri, per i quali molte donne era cadute ai suoi piedi.

   L'abito di marca, un buon profumo, le scarpe costose. L'orologio che costava quanto mezzo stipendio di un operaio.

   Carlo afferrò le chiavi dal tavolino sistemato vicino alla porta d'ingresso, uscì di casa.

   Mentre aspettava che l'ascensore salisse al suo piano, salutò la vicina: una grassona che era una cosa oscena da guardare. Soprattutto già di mattina presto, dopo aver fatto colazione: roba da vomito.

   Finalmente quella stupida cassa di metallo aprì le fauci, facendolo scivolare fino al primo piano.

   Il portinaio mise fuori la testa pelata dalla guardiola. «Buongiorno».

   «Ciao Matteo. E copriti quella testa, sembri una palla da biliardo!»

   Il portinaio lo guardò con occhi miti, spingendo in fuori un sorriso che l'altro non meritava.

   «Se perdessi i capelli, io mi sparerei». Carlo lo salutò e uscì in strada.

   Il suo negozio stava sotto i portici del palazzo accanto, giusto due passi.

   Forse non era stata una frase felice da dire al povero Matteo, ma per lui il proprio aspetto fisico era tutto. Non capiva come facesse certa gente ad andarsene in giro vestita male, spettinata; addirittura calva! Quelli che non badavano alla loro linea... e che diamine! Il corpo è sacro!

   Con le chiavi aprì la saracinesca del suo negozio di ottico. Amava vedersi riflesso sulle lenti degli occhiali esposti. Aiutare la gente a trovare la montatura più adatta al loro viso, anche se certi era meglio che si mettessero una maschera.

   E quelli che non avevano soldi? Come si poteva vivere senza denaro? Senza una bella auto, una casa; qualche accidenti di oggetto che dasse un senso alla propria vita?

   Sua sorella era la classica persona che viveva un'esistenza da perdente: niente soldi in banca, niente indosso che valesse la pena di una seconda occhiata. La sciocca si diceva felice! Perché aiutava la gente, per la propria famiglia! Roba da svalvolati!

   Carlo accese il computer e cominciò a sistemare alcuni documenti lasciati in sospeso dal giorno precedente.

   Aveva dei valori, lei! E che ci fai coi valori? Ci mangi? Ti ci diverti? Viveva un'esistenza penosa, con quel marito che era orrendo a misero quanto lei.

   Carlo continuò a lavorare, interrompendo il lavoro al pc quando entrava qualche cliente.

 

    La sera arrivò presto, Carlo spense le luci del negozio; indossò la giacca e posò la mano sulla maniglia della porta. Magari, dopo cena, sarebbe andato in qualche pub con gli amici.

   Un dolore fortissimo lo fermò, lacerandolo a metà. Gli parve che il suo corpo si stesse dividendo in due: le gambe a breve si sarebbero trovate all'aperto, inseguendo i suoi desideri, mentre il tronco, in cui pareva stesse bruciando la lava incandescente di un vulcano, si sarebbe fermato lì, nel buio del negozio vuoto.

   Carlo si accasciò, stringendosi il petto.

   “O Dio, aiutami”, pensò, non riuscendo a parlare. “Cambierò, te lo giuro. Sarò meno egocentrico, ma non farmi morire, non adesso”.

   Mentre perdeva i sensi gli parve di vedere due occhi che lo scrutavano dalla vetrina: gli occhi del suo salvatore.

 

   L'infarto era stato abbastanza importante e Carlo, per la prima volta nella sua vita, aveva subito un brusco stop.

   Sua sorella, con l'orrendo marito, l'avevano ospitato in casa loro, fino a quando era stato meglio.

   Spesso erano stati vittima dei suoi attacchi, quasi mai restituendogli quanto ricevuto. Eppure, nel momento del bisogno, se li era ritrovati vicino.

   Appena tornato in forze ritornò al lavoro e alla sua vecchia vita.

   Per ricompensarsi di quei mesi di sofferenza, spese più del solito, concedendosi qualche vizio in più.

   Tornato alla normalità pensò che, ok, forse Dio aveva ascoltato la sua preghiera, ma di certo non aveva preso in considerazione la sua promessa. Che diamine! Era spaventato, aveva avuto paura di morire. Sono cose che si dicono.

   Tornò a offendere Mattia, la vicina di casa, la sorella, il cognato e tutta quella stramaledetta gente che viveva, costringendo persone come lui a dover subire tutta la loro sciatteria.

   La vita gli aveva donato la bellezza e la ricchezza, oltre a quel guizzo da leone che si sentiva sotto la pelle.

   Tre mesi dopo il suo infarto, mentre preparava la cena, il ben noto dolore al petto tornò a sorprenderlo.

   « Maledizione, no! Dio non puoi farmi questo! » Lo urlò, tornando a barattare la sua anima, mentre il corpo si accasciava, tirandosi addosso l'insalatiera con le fette di pomodoro che aveva appena tagliato.

   Carlo non aveva compreso che ci fosse qualcuno in grado di metterci alla prova. Quanto accade

nella vita di un uomo non gli è offerto per troppa cattiveria, o troppa bontà. È un piatto dal quale nutrirsi e assorbire, grammo per grammo, un po' più di sapienza.

   Forse, subito dopo che le fette di verdura si sparpagliarono addosso e intorno a lui, già stava al cospetto di quel qualcuno. Forse un grande vecchio, o una luce intensa, chissà... Di certo ci sarebbe stata una voce.

   Non avrebbe sentito nessuna domanda del tipo: “Quanto hai fatto per te stesso? Quanto soldi hai accumulato?”

   La domanda preminente sarebbe stata una e una soltanto: “Quale è stato lo scopo della tua vita?”

 
 
 
© Miriam Ballerini