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Miriam Ballerini
 
 
 
IN FONDO AL POZZO di Miriam Ballerini

In questi giorni difficili ho cercato di farmi una vaga idea su come la gente stia reagendo al corona virus.

Quando succedono accadimenti così gravi, che coinvolgono tutti, il nostro senso di comunità, di società, dovrebbe rafforzarsi.

Dovrebbe risalire a galla quel senso di responsabilità, di comunione, di solidarietà che nell'essere umano, la storia comunque è piena di questi esempi, dovrebbe essere, magari latente in momenti normali; ma presente.

Invece, ancora una volta, trovo pochissimi esempi di tutto ciò.

La maggior parte delle persone, lancia in resta, cerca ancora qualcuno contro chi scagliarsi.

Appena iniziato il fermo nella mia zona, dove, fino al giorno precedente era ancora tutto improntato alla normalità, sono uscita anche io come molti a fare la spesa. La solita spesa che faccio tutte le settimane, perché i supermercati sono sempre riforniti e non serve fare inutili scorte.

Mi sono trovata davanti uno scenario da incubo: persone che guidavano il carrello quasi fosse una sorta di mini carro armato, usandolo anche come mezzo per stare lontano dagli altri.

Molti già muniti di mascherina che, normalmente salutavano, invece si limitavano a uno sguardo feroce al di sopra del tessuto, perché l'altro è diventato un nemico.

Sono tornata a casa con una sensazione sgradevole sulla pelle, quasi mi fossi, mio malgrado, fatta un giro sul set di un film di fantascienza di serie B.

Restando a casa e dando un occhio ai social non è meglio: una commessa sputtana (perdonatemi il termine, ma così è), una signora che ha commesso l'orrendo crimine di comperare dei fiori. Io ho subito pensato che, magari, quello fosse il suo modo per restare in isolamento a casa, per non pensare a questa situazione, dedicandosi al giardinaggio. Qualunque motivazione avesse, non mi sembra possibile che qualcuno venga messo alla gogna per questo.

C'è chi, nonostante sia il primo a essere terrorizzato e teme pure il suo vicino al supermercato, non capisce la protesta dei detenuti e affonda i suoi artigli su chi non può difendersi. Quando, lui stesso, non saprebbe reggere nemmeno per pochi istanti la condizione detentiva. Però, non riesce a fare uno sforzo per comprendere come debbano sentirsi delle persone recluse che non possono fare nulla per evitare il contagio.

E giù odio sui politici, prima perché tutto era aperto, ora perché è tutto chiuso.

La peggior umanità sta fiorendo anche in questa situazione. Dove tutti siamo sulla stessa barca: se tu mi guardi in modo ostile pensandomi un appestato, altrettanto potrei fare io con te.

Eppure non lo faccio, perché non mi viene spontaneo questo tipo di atteggiamento. Se così fosse, immaginate i nostri dottori e gli infermieri cosa stanno passando e, nonostante ciò, ci stanno aiutando.

Ho sentito altri augurare almeno la morte alle categorie di ultimi che loro non sopportano.

Cattiveria gratuita a gogò su chiunque possano raggiungere con i tasti dei loro computer. E mi domando quanto ci voglia perché nascano contrasti reali e non solo virtuali.

Ancora una volta, ecco che l'essere umano perde la sua occasione di dimostrarsi migliore. Niente slancio verso l'altro, niente parole buone, nessuna dimostrazione che si possa essere un gradino più in alto di dove ci accomodiamo di solito.

Questa storia finirà, prima o poi, ma a me resterà la sensazione di luridume che sto provando in questi giorni, dove, in fondo al pozzo, non ho trovato acqua chiara, ma la solita, stagnante acqua paludosa.

 
 
 
© Miriam Ballerini