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Miriam Ballerini
 
 
 

IL BUONO E IL CATTIVO di Carmelo Musumeci

© 2020 Carmelo Musumeci Amazon

ISBN 9798692878892 Pag. 212  € 14,00

 

Conosco Carmelo da vari anni, fin da quando era ancora detenuto.

Ha scritto tanti libri, tutti parlano di carcere.

Questo suo ultimo lavoro tratta di cosa succede prima di entrare in un carcere, cosa spinga certe persone a commettere dei reati.

Carmelo ci svela che questa storia è nata per sentito dire. Non si sa se sia vera, oppure no, non lo specifica, e nemmeno ci serve saperlo. A dire il vero Carmelo non ci dice proprio nulla, tutto quello che capiamo, lo traiamo dalla storia stessa.

Ci sono due bambini: Mario, ricco e con tante possibilità, Roberto, povero che, fin da piccolo, capisce quanto sia ingiusta la vita. Innamorato della propria madre, il primo crimine lo farà proprio per aiutare lei.

Una giustificazione? No, un dato di fatto.

Perché, a un certo punto, la carriera del delinquente deve avere inizio e, questo, è l'inizio della carriera di Roberto.

Uccide e ucciderà ancora.

Scritto in prima persona, Carmelo si immedesima in Roberto.

Ci mostra la “cultura” del delinquente, dove si parla di vendetta e di omicidi, come se fossero cose lecite. Quasi normali.

E ci mostra anche un lato interessante dal punto di vista sociologico: Roberto è per antonomasia il cattivo, Mario il buono. Eppure, anche Mario, seppur buono, riesce a fare del male.

Proprio perché nessuno di noi nasce buono o cattivo. Nasce, solamente nasce.

Sono l'ambiente, la cultura, l'educazione, le esperienze che ci portano a essere quel che diventiamo. Anche se non dobbiamo dimenticarci mai, che la vita è fatta di scelte: alla fine siamo sempre e solo noi a scegliere, ad affidarci al nostro libero arbitrio.

Questo libro l'ho letto in modo rapido, perché, pur dando molti spunti di riflessione, questi sono alla portata di tutti. Non occorrono grossi sforzi per capire, per notare, per leggere fra le righe.

Roberto, nonostante sia il cattivo, si innamora di Maria. Per lei riesce anche a cambiare, anche se non per molto.

La prefazione è di Nadia Bizzotto, volontaria della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi. Responsabile di una struttura di accoglienza in Umbria. Da anni si occupa di detenuti, in particolare di chi è condannato al fine pena mai.

Le sue sono pagine da leggere con attenzione; se già avete nel vostro cuore qualche seme, le accoglierete come pioggia per farlo crescere. Se, invece, non vi siete mai posti il problema carcere, o, addirittura, avete per i detenuti solo parole di odio, sono parole che vi consiglio di leggere, perché sono state scritte soprattutto per voi.

 
 
 

© Miriam Ballerini