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Miriam Ballerini
 
COME UNA DANZA
 
 
 
 
 

Lunedì 13 maggio ho avuto la fortuna di assistere al concerto di Umberto Tozzi e di Raf. Io sono una fan di Umberto da quando ero una ragazzina.

Ovviamente ho partecipato al concerto per sentire i loro testi, per cogliere l'occasione di rivedere il mio beniamino; ma il mio interesse, finita la musica, le tante emozioni è ora sociologico. Malattia professionale!

Ritengo che un artista lo si segua perché ha qualcosa da dirci, da trasmetterci. I suoi testi, sono anche parole che ci arrivano dentro, che metabolizziamo e che possiamo o meno condividere.

Il compito di un artista, in primis, è fare bene il suo mestiere e quindi comunicare, far riflettere.

Come dice Tozzi in una sua canzone: “...e quante cose ho da fare, una è spingerti a gridare...”.

Gli artisti, scrittori, pittori, cantanti, ecc. da sempre esprimono con la propria arte la scenografia nella quale si muove la società. Non a caso sono i primi a venire attaccati quando cercano di contrastare la deriva dei valori.

Non potrei mai ascoltare un cantante che mi suggerisce di fare del male agli animali, ad esempio, perché andrebbe contro il mio sentire, oltre che incitare all'odio.

Quindi rimango sempre sorpresa, come mi è capitato di recente, di conoscere gente che si dichiara fan sfegatata di Umberto e poi mischia i suoi testi a istigazioni più o meno violente contro la gente.

Ma torniamo al concerto di lunedì sera.

Ovviamente i due artisti hanno dato il massimo, hanno trasmesso energia pura.

C'è stato poi quel momento … Raf ha espresso un parere, piuttosto timidamente, quasi camminando in punta di piedi sulle parole. Parlando di alcuni testi del collega e amico Umberto, “Gli altri siamo noi”, oppure quelle scritte con lui “Si può dare di più”, “Come una danza”; testi nei quali esplicitamente si indirizza chi ascolta all'attenzione all'altro, all'amore verso il prossimo. Si disegna perfettamente la sagoma di un uomo, esattamente come deve essere: con sentimenti e quell'umanità che deve unire gli uni agli altri.

Ecco, partendo da quelle canzoni, ha detto che viviamo questo momento dove è più difficile portare certi argomenti; aggiungo io: quasi si ha paura, perché c'è subito chi è pronto a censurare l'umanità.

Ho apprezzato molto il loro coraggio, la loro voglia di mettere bene in chiaro che in quei testi c'è davvero il loro pensiero. Quello che ho notato è stato l'applauso di moltissimi, ma anche il silenzio da parte di taluni.

Proprio quei fan che, non si sa in quale modo, seguono la vita di un artista e non ne comprendono né il lavoro, né la sua sensibilità.

Spero che alcuni, come me, abbiano il brutto vizio di riflettere quando sentono delle parole sussurate, non urlate, non eccessive; semplici, toccanti, vere. E che in loro esista ancora un piccolo pertugio dal quale farle entrare. Grazie a questi due artisti, alla loro danza.

“Perché l'amore è più forte delle paure, perché sogniamo tutti sotto lo stesso cielo e i sogni sanno attraversare ogni confine. Un giorno prima o poi arriverà. Come una danza nella notte lentamente crescerà”.

 
© Miriam Ballerini