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Miriam Ballerini
 
 

A SUD DI NESSUN NORD                        di Charles Bukowski

© 1973 C. Bukowski 2016 © Teadue

ISBN 978-88-502-1926-1   Pag. 219  € 8,50

 
 

“Come può dirvi chiunque, non sono un tipo gradevole: non so nemmeno cosa vuol dire. Ho sempre ammirato i cattivi, i fuorilegge, i figli di puttana. Non mi piacciono gli uomini perfettamente rasati, con la cravatta e un buon lavoro. Mi piacciono gli uomini disperati, con i denti rotti, il cervello a pezzi e una vita che fa schifo. Sono loro che mi interessano. Sono pieni di sorprese. Ho anche un debole per le donnacce, quelle che si ubriacano e bestemmiano, che hanno le calze molli e il trucco sbavato. Mi interessano di più i pervertiti che i santi. Mi rilasso con gli scoppiati perché anche io sono uno scoppiato. Non mi vanno le leggi, la morale, le religioni, le regole. Non mi va di essere plasmato dalla società”.

Prendendo spunto da questa frase contenuta in uno dei racconti che compongono questo libro, possiamo farci un’idea chiara del modo di scrivere di Bukowski. I suoi personaggi sono gli ultimi, davvero la feccia della società: prostitute, ubriaconi, giocatori incalliti. E ancora assassini, ladri, falliti. Li troviamo infilati in racconti brevi, a volte assurdi, altre volte splendidi. Non tutte le storie piacciono, alcune sono scritte da una mente assolutamente annebbiata che ha iniziato scrivendo qualcosa di logico, per poi finire per perdersi e andare altrove. Si sa, Bukowski è uno scrittore che è sempre stato sopra le righe, sincero,  spudorato.

In molti dei 28 racconti che compongono questa raccolta, troviamo Chinaski, il suo alter ego.

Mi piace molto il titolo, mi offre questa panoramica desolata sui suoi personaggi. Il sud visto come la parte povera del mondo, dell’uomo, che nemmeno ha come punto di riferimento un nord che offra più possibilità.

Leggere Bukowski è affondare in un abisso dove la realtà è talmente esposta da ferire. Troviamo frasi estremamente scandalose: “Mi piaceva che Vicky fosse felice. Meritava di esserlo. Mi alzai e andai al cesso dove mi feci una bella cacata”.

Alternate ad altre che lasciano il segno: “Non c'è da meravigliarsi che gli uomini si rivolgano agli dèi. È molto duro affrontare le cose direttamente da soli.”

Troviamo i personaggi sempre in luoghi scuri: camere da letto, posti sporchi, letti consumati. Il tutto è costruito per dare questo senso di abbandono e di mancanza di speranza. Il personaggio più ricorrente è quello dello scrittore fallito, quello che non riesce più a scrivere, se non quando è ubriaco marcio e le parole trasudano sfuggendo dalla sua vita buttata via.

 
 
© Miriam Ballerini