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GIUSEPPE MAZZINI

A cura di Ciro Cozzolino

pag. 2

Qui la descrizione di Mazzini scritta da Ruffini e Benomi.

 “Fantasio [Giuseppe Mazzini] era di un anno maggiore di me. Aveva la testa ben modellata, con una fronte spaziosa e prominente, e gli occhi di un nero profondo, che in certi momenti mandavano lampi. Aveva la carnagione olivastra e i suoi lineamenti, che colpivano al primo incontro, erano, per così dire, incorniciati da una ricca capigliatura nera e ondulata, abbastanza lunga. L'espressione della faccia, grave e quasi severa, s'addolciva d'un sorriso soavissimo, in cui era un'ombra di umorismo. Parlava bene e con facilità, e quando si animava, un fascino irresistibile emanava da' suoi occhi, dai gesti, dalla voce, da tutta la sua persona. Faceva una vita raccolta di studio... era versatissimo nella storia e nella letteratura non solo del suo paese, ma anche delle altre nazioni... appassionato di ogni forma di libertà, la sua anima fiera spirava un indomabile spirito di rivolta verso ogni forma di tirannia ed oppressione ... Forse c'era un po' d'affettazione nel suo modo di vestire sempre di nero, ed era alquanto esagerato quel suo orrore per i colletti vistosi delle camicie; ma, nell'insieme, era una nobile creatura “.

(Giovanni Ruffini, Lorenzo Benomi, Cap. XVII).

A GIUSEPPE GIGLIOLI, a Macon.

Marsiglia, 10 luglio 1831

 

Libertè      .      Egalitè      .      Fraternitè

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Carissimo amico,

Non ho risposto finora alla tua lettera; ma se tu sapessi quanti piccoli impicci mi si sono suscitati da mille parti - se tu consideri d'altra parte che Marsiglia da una settimana è in una specie d'émeute permanente, io sono scusato con te. La tua lettera m'è cara oltremodo, perch'io mi trovo aver guadagnato un amico, e un amico a questi tempi è l'unico conforto che avanzi all'esule.

Avrai sentito l'affare dell'Albero, e i rumori de' giorni seguenti per le elezioni: a me tutte queste cure riescono inezie. Sai l'opinioni mie: non attendo cosa importante da corpi legalmente costituiti, sotto leggi siffatte. Io predissi da gran tempo contro le opinioni de' più tra' giornali, che la maggiorità degli eletti apparterebbe al juste milieu; oggimai, benché la totalità delle elezioni non sia nota finora, credo intravvedere come sicuro il risultato ch'io vaticinava. I liberali non s'avvedono, che le istituzioni son guaste: pretendono correre con le stampelle: pretendono ravvivare i rami, mentre il male è nel tronco, e non v'è rimedio, che recidendolo fino al suolo. Del resto, ciò non fa nulla. Lo spirito della giovine Francia è vivo, né forza alcuna può spegnerlo. La Francia passerà, io lo ripeto, per quasi tutte le fasi dell'antica rivoluzione: e noi avremo, malgrado il juste milieu; la guardia nazionale, ed i commercianti, la Francia repubblicana. - Ora, la Francia non è unità per questo: l'aristocrazia bourgeoise, l'aristocrazia finanziera, e proprietaria stanno contro; in una parola la vecchia, e se vuoi, la ricca Francia. - La giovine Francia, la Francia povera, vogliono istituzioni repubblicane. A queste aggiungi il partito Bonapartista, che non può riporre le sue speranze se non nella guerra: e il partito carlista che segue la vecchia tattica di spingere le cose all'estremo, illudendosi, che l'invasione straniera, e la guerra civile debbano riescire ad una seconda restauration. S'illudono, perché la Francia del 1831 non é la Francia del 1815: si illudono perché i popoli che allora doveano essere conquistati alla libertà, or non han bisogno che d'un segnale. Ma nondimeno tutti questi partiti si riuniranno per la Repubblica. La disunione è, come dissi, flagrante: però vi saranno guai, sangue, terrore. La è dura necessità delle cose. La divisione della vecchia, e della giovine Francia, delle ricchezze, e de' lumi riesce evidente dalle elezioni. Parigi, centro de' repubblicani, dà una metà de' deputati del milieu: Tarrasconne, paese de' più esaltati, come sai, ha dato un carlista. Però io considero la Francia divisa in due campi: d'altra parte s'è combattuto un tempo contro l'aristocrazia feudale a favore dell'unità monarchica - più tardi contro l'aristocrazia monarchica, o cortigiana a favore della ricchezza, e dell'aristocrazia finanziera - ora è il tempo di lotta contro l'aristocrazia bourgeoise, o finanziera a favore delle capacità intellettuali, e dell'ultime classi. Tienti a mente questa mia, come una Profezia, che i fatti verificheranno se non m'inganno.

La giovine Europa! ecco dunque il campo della Libertà nel secolo XIX. E noi ? - dobbiam tentare ogni via per meritare d'essere ascritti a questo campo: la Italia deve portare il suo stendardo al campo comune: la legione Italica deve schierarsi vicina alla legione Francese, alla Belgica, e alla Polacca. Per farlo, è d'uopo esistere: ci convien dunque rivolgere più che mai tutta l'attività che uno scopo santo, e passioni fervide ci possono dare, alla patria: gli affari di Francia, i tordidi, la politica esteriore, nulla deve distrarci un solo istante: noi dobbiamo fare astrazione dalle probabilità di guerra, di rivoluzione in questa terra: questi eventi possono accadere da un momento all'altro, e fare un giorno ciò che noi si farebbe penosamente in un anno? - Tanto meglio; ma il dubbio esiste: e fosse d'un grado a fronte di novantanove, noi dobbiamo attenerci a quell'uno, e lavorare, come se noi fossimo soli nel mondo, senza speranza che in noi, senza aiuto che di forze nostre. - Si é perciò, che io ho fondata la Società di propagazione de' lumi in Italia , società che richiede tempo lungo a produrre il suo effetto, e che perciò gli eventi possono rendere nulla. - Si é perciò ch'io mi sono consacrato a corpo perduto alla propagazione della Giovine Italia, fratellanza, che quasi al nascere, esige tempo per giungere a un grado di potenza, che la ponga in grado di poter proporre con diritto di essere sentita la fusione, e la unione per mezzo di concessioni mutue, di tutte le Società, scopo ultimo mio.

Io t'esorto adunque, per quanto v'è di più sacro, ad aiutare me, e i giovani tuoi fratelli alla impresa - t'esorto a non lasciar passar giorno, in cui tu non possa segnare nell'Album una cosa fatta a pro della causa. - Credi; l'uomo che vuole davvero, può tutto: purch'ei non trascuri le minuzie, purch'egli non si lasci travolgere un sol momento dalla fortuna, ma coordini continuamente tutte le sue idee, e l'opere ad un punto solo - purch'ei finalmente abbia fede in sé, e nella sua potenza, egli é onnipotente - e noi lo saremo, se noi cessiamo d'amarci, e d'avere piena, illimitata confidenza in noi.

Tu devi propagare senza indugio la Società di propagazione de' lumi in Italia. Qui abbiamo raccolte già molte sottoscrizioni: per l'avvocato Monti, io l'ho spedita a Parigi a Maroncelli. Il mese di luglio, in cui siamo, deve incominciare il rimborso. Scegliete voi stessi un esattore; sii tu quello, se il vogliono, o un altro, è lo stesso. Egli raccolga le somme, dia le ricevute, e spedisca di mese in mese la somma a Mr. Aristide Ollivier, Marseille, rue de l'Arbre, n°17. La modula della ricevuta tra noi è la seguente:

 

SOCIETA' PER LA PROPAGAZIONE DE' LUMI IN ITALIA.

Ricevuta dal Sig. ..... la somma di ..... per un mese della sua sottoscrizione alla Società.

Macon .... luglio 1831.

L'esattore

N.N.

Ora t'acchiudo la lista de' nomi, perché tu rintracci quei che sono in Macon: Mazzini, Ollivier, Giglioli 1 fr., Grossardi 2, Bertioli, Raimondi Antonio 2 fr., Amedeo Manghi 2, Pirondi, Sanvitale, Bianchi 1, Raspi, Gramigna Giuliano 3, Brentazzoli, Napoleone 1, Rusconi 2, Balboni1, Montallegri 1, Frulli 1, David 3, Antonio Montanari 2, Francesco Rizzoli o Pezzoli 2, Monti, Borelli 2, Carandini 2, Pasotti, Parnell, Ferretti, C. Ferrari 2, Cass. Brusa 2, Gianluigi Dal Fiume 1, Modena 1, Cesare Bassani 1, Cittati, Francesco Riva 1, Francesco Bolis 1, Reggianini 2, G. B. Ruffini 1, Giuseppe Tirelli 1, Antonio Angelini 1, F. Gentile Spinola 3, Badano, Bianco. Se alcuno di questi avesse pagato, egli deve avere una ricevuta.

Tu devi in secondo luogo propagar l'altra che sai, tanto ogni qualvolta si presenti occasione de' buoni che rimpatrino, quanto ogniqualvolta ti si affaccino senz'altro de' buoni, che rimangano in Francia. Tu devi, quand'essi possano, esigere la contribuzione, espedirla, salve le deduzioni che stimassi dver fare per l'utile della cosa stessa. Tu devi cercare, che tutti i tuoi facciano a così dire una statistica de' loro mezzi delle loro conoscenze all'interno, degl'individui che si potrebbero tentare, etc. - Noi non manchiamo che di due cose: danaro, che ci sarebbe urgente per far viaggiare gente in Italia: o almeno mezzi, catena seguitata di corrispondenza sicura dappertutto e specialmente in Lombardia, e nel Piemonte.

A tuo conforto io ti dirò, che la Toscana procede in modo da superare la mia aspettazione: organizzata da capo a fondo, noi l'abbiam già posta in relazione con alcune parti della Romagna; ed io spero tra breve poter connetterle ambedue col Piemonte, anello il più importante: con Genova è già come sai . Il resto è vergine affatto: converrebbe cautamente, ma costantemente, moltiplicare le fila - raccomandar calma, e silenzio alla Romagna troppo inquieta: persuaderla a non voler confidare né in sé sola, né in potenze estere: tacere, illudere il tiranno, come fa il partito repubblicano a Parigi: - organizzarsi sempre - aspettare il Piemonte, senza cui non può farsi cosa seria - un moto che andasse a ma le in Italia, e fosse immaturo, poter rovinare ogni cosa - stare in guardia contro le informazioni che individui isolati e rabbiosi per esiglio, possono dare intorno allo stato delle cose - il partito repubblicano lavorare indefessamente a Parigi - mancare non di numero, bensì di danaro - esser certo del trionfo; ma tempo e pazienza. L'Italia deve non isvaporarsi in brevi tumulti, ma concentrare rabbia, forza, e denaro al gran momento.

Informati se Pennacchieti ha ricevuto da Dal Fiume un pacco di lettere a Carlo Alberto - falle sottoscrivere, e digli, che dalle sottoscrizioni dipende la stampa di ciò che egli, e i suoi amici desiderano.

Iersera furono fatti quaranta circa arresti in Marsiglia nel basso popolo. La générale ha battuto a mezzanotte. Vi fu un principio di lotta fra il popolo, e la guardia nazionale. Questo all'occasione d'una festa, che si fece appiedi dell'albero con vino, razzi, etc. - Si fa il possibile per destare lo spirito, e non si riesce male.

Amami, com'io t'amo davvero - e scrivimi tosto che il puoi.

La veste che la Giovine Italia indosserà al momento dell'azione sarà: blouse verde - con cintura di cuoio rosso - nastro tricolore a foggia di sciarpa - berretto incerato - coccarda.

Il tuo F[ILIPPO] S[TROZZI].

Così lo dipinse Emilia Ashurst, così lo incise Calamatta. La sua stretta di mano, decisa e gagliarda, ti affidava; la voce piena, armonica, insinuante, ti ammaliava; la parola ornata, facile, evidente, persuasiva, t'incantava; vent'anni di apostolato letterario e politico , di ostracismo e di celebrità, ti atteggiavano a riverenza.

 “Io giovinetto ed esule lo vidi [Giuseppe Mazzini] e l'avvicinai la prima volta a Milano nel quarantotto.

Egli aveva allora quarantatré anni. Sotto la fronte ampia e potente sfavillavano due occhi nerissimi, grandi, fascinatori. La barba bruna ed intera dava risalto alla pallidezza diafana del viso, solitamente mesto.

Egli allora era a mezzo del glorioso cammino “ (Alberto Mario, Scritti politici, a cura e con proemio di Giosue Carducci, Mazzini é morto, discorso tenuto nella sala Dante a Roma).

Sulla malattia e fine di Mazzini.

Una delle finestre della Scuola Normale di Pisa, a Sant'Antonio, dava verso un orticello nel quale avevo visto più volte, in mattine assolate, passeggiare lentamente un vecchietto di mediocre statura. Fortuna volle che una sera dell'inverno 1872 uscissi dalla scuola, dove nel pomeriggio non avevo occasione di andar quasi mai, mentre passava per quella strada accompagnato da un servo il vecchietto medesimo. Non lo conoscevo, e per conseguenza non era pisano: ché a Pisa, dopo un paio di mesi di soggiorno, la gente della propria condizione si conosceva tutta, ed io ci stavo da un anno ormai ...

Nonostante la cera malaticcia, il viso macilento e non bello, c'era nella bella fisionomia di quell'uomo tanto di pensosa gravità malinconica, che mi fece impressione; e, improvvisati tra me e me i rudimenti di una biografia, dedussi che quegli era certamente un forestiero o francese o inglese; forse uno scienziato venuto a Pisa per salute. Voltò in via della Maddalena, ed entrò nella casa di n. 38. Chi stava in quella casa? Non lo sapevo, e lì per lì incuriosito, mi proposi di informarmene: ma come sempre avviene di cosi fatti propositi, non me ne detti più cura.

Qualche settimana dopo, nel ripassare dalla stessa strada, m'imbattei nel medico Rossini che stava appunto uscendo da quella casa.

- Oh! giusto lei, dottore: chi ci sta al n. 38 ?

- I signori Rosselli.

- Ci vidi tempo fa un signore smunto, bassotto; deve essere un forestiere.

- E' il mio malato. Lo lascio ora: il signor Brown.

- Ah! un inglese! Ci ho indovinato.

- Eh! no. Anch'io dal cognome credei così da principio: ma poi, praticandolo, “come può essere inglese  “pensai “se parla l'italiano meglio di me? “ ...  Difatti, accortosi della mia incredulità, fu lui a dirmi, senza che io mi permettessi di domandarglielo, che abita da quarant'anni in Inghilterra, ma é italiano, di Genova.

- Lo avevo preso per un inglese e per uno scienziato.

- No, no; é un negoziante, ma ne sa più di molti scienziati; e quando comincia a parlare, si starebbe tutta la giornata a sentirlo.

- E che male ha?

- Ha sofferto nei giorni scorsi di uno spasmo esofageo, doloroso, di cui é quasi guarito; ma ha avuto in Svizzera, nel dicembre ultimo, una bronchite capillare ed é giù di forze: a pò per volta ripiglierà, spero: non so cosa darei per vederlo presto rimesso, perché é proprio una brava e simpatica persona.

E parlammo d'altro “ (Ferdinando Martini, Confessioni e ricordi. 1859-1892, Cap. IV: La mia carriera d'insegnante).

“Quell'arte, che mi procurò già la soddisfazione di restituirlo per alcun tempo agli amici tremanti per la sua vita, mi concesse il penoso privilegio di occuparmi di lui quando fu spento.

Innanzi al suo corpo esanime io mi provai al contegno, che la lunga consuetudine della professione mi assente al cospetto del cadavere; ma l'angoscia che rinasceva improvvisa, interrompendo l'opera, rendevami talvolta inerte e mi chinava quasi a scusarmi del disagio che egli recava - e tal altra, l'affetto, che sorpassa colla fantasia la morte, mi raffigurava rianimate quelle sembianze; allora parevami che cogli occhi vivacissimi dischiusi e colla dolce parola egli mi chiedesse il perché di tante cure, da cui la sua modestia rifuggiva.

Ed io a lui colla accesa illusione: “Se ciò ti duole, perdonalo agli amici della tua terra natale che, pei tristissimi tempi della patria comune, dal tuo genio redenti, ti ebbero sì poco vicino, e però vollero perennemente serbato il tuo sembiante improntato dello spirito che ti animò “.

Ma gli occhi suoi erano veramente chiusi e le labbra erano mute; ed io mi rivolgeva allora al Gorini, ringraziandolo per voi tutti che ci ritornasse alle apparenze della vita il perduto Maestro ed amico.

Il corpo di Mazzini invero, sottratto alla chimica fatale della natura, atteggiato come se parlasse a discepoli ed amici, e col libro suo Dei doveri dell'uomo nella destra, sarà un monumento di continua rivelazione, ed efficace eccitamento ai futuri di studiare e seguire le grandi orme di quel genio immortale “( Agostino Bertani, lettera alla consociazione degli Operai di Genova, in Jessie White Mario, Agostino Bertani e i suoi tempi, vol. II, cap. XXI: Da Bezzecca a Roma ).

MAESTRO DI TUTTI

di Arcangelo Ghisleri

Singolare fenomeno, questo del Mazzini. Egli non ci lasciò un'opera filosofica o di statistica o di economia pubblica o di letteratura, la quale, particolarmente considerata, ne raccomandi il nome ai posteri o segni una tappa avanzata nella storia dei progressi di una data scienza o dell'arte. Eppure di nessun altro scrittore contemporaneo può dirsi, come di lui, ancor viva l'influenza e, fatto non meno singolare, tra il popolo quasi più che tra gli uomini di lettere. I letterati e i giovani studiosi d'oggi hanno dimenticato ingiustamente Giovan Battista Niccolini, Giovanni Berchet, Francesco Domenico Guerrazzi e altri popolarissimi scrittori dell'epoca preparatrice, che va dalla morte del Foscolo alla proclamazione del regno d'Italia. Ed anche passarono di moda il Mamiani, il Balbo, il Gioberti, la cui popolarità rivaleggiò, se non sorpassò, nei primi anni del pontificato di Pio IX, quella degli altri scrittori nominati e dello stesso Mazzini. 

Perché tramontarono quegli astri, e Mazzini non è tramontato?  “Perché il suo programma è rimasto inadempito“, rispondono i repubblicani. C'è del vero, in questa risposta, ma non è spiegazione completa. Era più che un programma. Mazzini era lo psicologo delle plebi e della rivoluzione, e mirava ai suoi fini politici, formando le anime; questa pare a me la singolarità del Mazzini e la ragione della perenne attualità dei suoi insegnamenti, dell'occulta attrattiva, che serbano ancora oggi per noi le sue pagine. Chi vi attinse vi ritornò. E' il Kempis dei rivoluzionari: è il conforto, il vangelo, l'eccitamento alla fede, il consolatore nelle delusioni, il “pascolo dell'anima“ per chiunque crede in un grande ideale di miglioramento umano. Ben possono contraddirlo, sconfessarlo quanto vogliono i suoi avversari in nome di altre dottrine storiche ed economiche; ma ogni volta che dalla astratta sfera delle idee vorranno scendere nella realtà circostante, ovunque sempre, per muovere le masse, per organizzare le moltitudini e disciplinarle a un fine, a cui non sorride probabilità di benefici immediati, cui minaccia invece la certezza d'immediate disdette, di persecuzioni, di sacrifici, essi dovranno riproporsi i medesimi problemi, che resero tante volte crucciata la pensosa fisionomia del grande agitatore. Questa, a parer mio, è la ragione per cui Mazzini sopravvive a tanti degli scrittori suoi contemporanei e continua a fare proseliti. Era un vero “pescatore d'uomini “ come li voleva il riformatore di Galilea, onde fun popol morto dietro a lui si mise “come cantò il poeta. Ognuno che tenda a scuotere o a risvegliare la coscienza d'un popolo, lo sappia 0 no, segue l'esempio e la pedagogia del grande Genovese. Egli è un vero Maestro dacché insegna ed educa, combatte e inspira alla lotta, suscita la fede che forma gli eroi: figura tipica e completa d'uomo di pensiero e d'azione, forse l'unico esempio d'una vita spesa interamente e unicamente per grande apostolato.

 

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