Partecipiamo.it...vai alla home page

 

Mario Bolognese

 

... ALL' ULIVO,  PREZIOSO ALBERO DELLA VITA...

...Onorando Demetra e Kore, la figlia bambina...

 
 

 
 

NELL'ANTICA CULLA  DI  VITA  MORTE  VITA

 

Respirando pace e poesia tra messi, vigne e ulivi,

...per una dieta mediterranea dell'anima...

di Mario Bolognese

 

 

La Dea era, in tutte le sue manifestazioni, il simbolo dell'unità di tutte le forme di vita esistenti nella Natura.

Il suo potere era nell'acqua e nella pietra, nella tomba e nella caverna, negli animali e negli uccelli, nei serpenti e nei pesci, nelle colline, negli alberi e nei fiori.  Di qui la percezione olistica e mitopoietica della santità e del mistero di tutto quanto è sulla Terra... E' invero affascinante vedere come la vita nasca da ogni creatura vivente – insetto, serpente, gallina o albero – e tra di esse c'è il medesimo potere creativo unificante.

 

(Da: “Il Linguaggio della Dea, Mito e culto  della Dea Madre nell'Europa neolitica. Di      Marija Gimbutas, Longanesi, Milano,  1989, pagina 321”).

 
 

Questa santificazione della creatura mediante la rivelazione tangibile della forza generatrice eterna, quale si manifesta nella congiunzione dei sessi, ha lasciato un'impronta profonda nell'induismo tantrico:

ogni bambina è manifestazione della Dea e, e in quanto tale, ha la facoltà di evocare le forze procreative della natura... Esiste in India un certo albero che si ritiene non possa germogliare finché non sia sfiorato dalla mano o dal piede di una fanciulla o di una giovane donna:

fanciulle e giovani donne sono considerate incarnazioni umane dell'energia materna della natura... Ogni neonata, ogni vergine e ogni matrona è dotata, secondo l'induismo, di un'aura di sovrumanità, di dignità divina.

(Da. “Ginofobia, La paura delle donne, di Wolfang Lederer, Feltrinelli, Milano, 1973, p. 142”).
 
 

DEMETRA E I SUOI VARI NOMI

 
A seconda dei vari contesti, Demetra era invocata con diversi epiteti:

·      Potnia - "Padrona" (nell'Inno Omerico a lei dedicato)

·      Chloe - "Il verde germoglio" (in Pausania 1.22.3 per i suoi attributi di fertilità ed eterna   giovinezza).

·      Anesidora - "Colei che spinge in su i doni" (Pausania 1.22.3)

·      Malophoros - "Colei che dà mele" o "Colei che dà greggi" (Pausania 1.44.3)

·      Kidaria - (Pausania 8.13.3)

·      Chtonia - "Che si trova nel suolo" (Pausania 3.14.5)

·      Erinys - "Implacabile" (Pausania 8.25.50)

·      Lusia - "Che prende il bagno" (Pausania 8.25.8)

·      Thermasia - "Calorosa" (Pausania 2.34.6)

·      Kabeiraia - nome di origine pre-greca di significato incerto

·      Thesmophoros - "Fornitrice di consuetudini" o anche "legislatrice", titolo che la lega all'antica dea Temide. Questo titolo era usato in connessione con la Tesmoforie, una cerimonia segreta riservata alle donne che si svolgeva ad Atene, e connessa con le tradizioni matrimoniali.

 
 

USCENDO DALL'AGONISMO... PER RESPIRARE LA VITA

 

Quanto segue desidera dolcemente correggere il motto di Olimpia:

Citius ( più veloce), altius ( più in alto), e fortius ( ...più...virile...)  in:

Lentius, ( più lentamente), profundius, ( dal fuori al dentro, includendo),

a suavius (  ritrovando il pensiero delle api e dei fiori...).

Pensando ai fatti del giorno, questo gioverebbe certamente alla Grecia, ritrovando così le feconde radici del suo femminile, e sicuramente, e molto, all'Europa, ora così tecno - viriloide...

 
 

Questa riflessione non è solo un'emanazione del logos, il pensiero razionale, ma nemmeno del puro pathos, chiamato anche  la pancia, individuale  o collettiva... E' un invito a mettersi a tavola, o a sedersi a terra,  sull'erba o su di un tappeto, secondo usi e culture diverse, per imparare a nutrirsi, anche e contemporaneamente, con la poesia...

La poesia, dono di Kore bambina, rende il nostro respiro partecipe al girotondo e alla musica degli esseri, creando rotonda solidarietà e gentile attenzione alla vita... La poesia è dunque una cosa molto concreta,  essendo lievito, anima e dignità di ogni pane e  lavoro...

E perché apre porte e orizzonti...

 

 Il proposito della poesia è ricordarci

come è difficile rimanere una persona sola,

perché la nostra casa è aperta,

non ci sono chiavi alla porta

e ospiti invisibili vanno e vengono.

( Milosz )

 
 

La poesia ci dona, con il suo vino segreto, l'ebbrezza giusta per fare, capire e pensare oltre ma senza l'inutile affanno, e la conseguente superficialità e litigiosità, di ogni incontro e dialogo basato solo sulla logica analitica dei fatti... E sulla fretta del fare e delle tante, troppe emozioni nascoste e mai raccontate... La poesia è la pausa necessaria che ci rende creature e non più solo individui...Ci permette, dolcemente di morire  all'assuefazione ritrovando l'indispensabile stupore...

 

Dadme la muerte que me falta...

(Datemi la morte che mi occorre...)

(Rosario Castellanos, Messico )

 
 

La poesia rappresenta dunque l'intelligenza sottile, che è anche politica e storia, delle antiche Dee del Mediterraneo mentre giocano con Kore, la Bimba figlia e sorella dei fiordalisi del grano, dei pampini rossi dell'autunno e della spremitura delle olive nell'assolato concerto delle cicale... E dopo si può andare incontro alle onde...                      

 

Era così – piccola - la barca

che vacillava giù nella baia.

Era così – cortese – il mare

che l'invitava ad uscire.

Era così – ingorda – l'onda

che la succhiò dalla costa.

Non l'avrebbero mai immaginato, le vele maestose,

che la mia piccola imbarcazione s'era persa.

 

(Emily Dickinson, 1859)

 
 

Per invito a questo rito un rito conviviale...con le bambine e i bambini...  questa poesia di Saffo...

 

Invito all'Erano

 

Venite al tempio sacro delle vergini
dove più grato è il bosco e sulle are
fuma l'incenso.
Qui fresca l'acqua mormora tra i rami
dei meli: il luogo è all'ombra di roseti,
dallo stormire delle foglie nasce
profonda quiete.
Qui il prato ove meriggiano i cavalli
è tutto fiori della primavera
e gli aneti vi odorano soavi.
E qui con impeto, dominatrice,
versa Afrodite nelle tazze d'oro
chiaro vino celeste con la gioia.

 
 

UN RITO PER LA VITA

 

Siccome il mio lavoro, di cuore, corpo e pensiero, non è  e non può essere solo adulto, propongo dunque un 'teatro' possibile  per ospitare l'antica culla di vita – morte – vita  di cui abbiamo parlato.

Un impegno,  anche politico, per la vita, non può essere solo adulto, perché così  non sa trasformarsi, morendo alla necessaria illusione della crescita, in piccolo seme bambino e bambina...E poi succede che Demetra, intristita perché ha perso la bimba, più non benedice le spighe...

Il parlare solo o prevalentemente adulto ed adulta, senza un fiorellino di metafora o una lùcciola di fiaba, porta  lentamente l'anima a un processo 'asmatico'...

Per questa eco-animazione riporto queste osservazioni che ci ricordano quanto L'Occidente, con la sua ossessione e fobia del 'vuoto',  non abbia più una 'cultura del transito umano', e di come, tristemente, stia esportando e colonizzando con questa in-cultura della morte altri orizzonti di senso.

Dolcetti ossi di morto e  riti conviviali sulle tombe, tra sorrisi e festa di bimbe e di bimbi, sono ancora presenti, non solo nella memoria, in Sicilia e in altre culture italiane e del mondo.

I vasi sferici riempiti di semi o decorati  con losanghe punteggiate potrebbero essere stati concepiti come il grembo della Madre, e i semi come le anime dei morti. Nell'antica Grecia i vasi con i semi di granaglie tenuti vicino al focolare simboleggiavano i morti che riposano nel grembo (il vaso ) e che risuscitano in primavera. I morti erano chiamati  Demotrioi, coloro che appartengono a Demetra, la Madre del Grano, e che riposano, come il cereale,  nel grembo diquesta Dea. 

(Da: “Il linguaggio della Dea, di Marija Gimbutas, op.cit.,p.145”)

Per questo 'rito' penso a un'aiola o anche a una costruzione di sabbia, come

lo ziqqurat babilonese con le sue gradinate, come nelle piramidi delle culture indigene latino-americane. Attorno a questo centro si tesse collettivamente un variegato mandala, frutto di doni simbolici come pago alla tierra, riconoscenza e restituzione alla Madre.

La presenza di una bianca e semplice bambola  evocherebbe le ossa, e dunque la presenza sacra, della piccola antenata mitica di nove anni che Marija Gimbutas ha trovato in una tomba del tardo Cucuteni, 3500 a.C., attorniata da un gruppo di “ Tre rigide Signore Bianche”.  Penso che attorno a questo centro un canto danzato di ninnenanne, magari di varie  tradizioni etnico-culturali, possa rappresentare  un momento aurorale di benedizione... ( Il riferimento alla bambola ritrovata è in : “ Il linguaggio della Dea, di Marija Gimbutas, op. cit., pagina 199, figura 312”).

 

 

 ...SUL  VIVERE  LEGGERO...

 

Questa è  la mia semplice religione

Non c'è bisogno di templi

Non ci vogliono complicate filosofie

Il nostro cervello e il nostro cuore son il tempio

La gentilezza è la filosofia

 

DALAI  LAMA

 
 

Per ritrovare poesia e gentilezza occorre sapere un po' morire a un modo di respirare, e  dunque di vivere, che è solo prestazione ed efficienza...

 

Ripensando a tanti miei momenti conviviali di lavoro  per corsi di formazione e laboratori creativi di ricerca, prima di in-concludere con una bella poesia sullo stupore,  vorrei raccontare di una mia riflessione  che è stata molto condivisa: il bisogno che abbiamo tutte e tutti di una maggiore gentilezza nei rapporti.

Tutto è in qualche modo finalizzato, è quasi scomparso l'atto gratuito e non si perde più tempo per telefonare senza uno scopo preciso, solo per dire ciao...

E tutto questo ha da fare con l'affanno del nostro stesso respiro che è diventato  quasi unicamente matrice di incessante verifica, esecuzione, riconoscibilità, funzionalità,  concretezza , significato... Come se significare, emettere segni, fosse l'unico esclusivo modo di esserci al mondo...

Per cui il...dadme la muerte che me falta... di Rosario Castellanos esprime l'esigenza, non solo di benessere psicosomatico ma anche spirituale in senso lato,  di fuoriuscire di tanto in tanto dalla tirannia del tempo lineare per riposare noi, e far riposare chi e quanto ci sta intorno, comprese piante ed animali e le tante creature del cosmo, entrando nella poesia e nello stupore del tempo ciclico.

Vorrei precisare, a questo punto del discorso, che quando parlo di poesia non penso a quella letteraria, che pur ne fa parte, ma un vero e proprio modo di respirare il mondo che è pratica incessante di bambini e bambine che quando giocando immaginano e immaginando giocano... Quando  lo consentiamo, prima che a loro,  a noi stessi/stesse...

Questa idea di poesia è un invito e una proposta, respirando lieve e leggero, a coltivare per quanto è possibile, anche nell'orticello del quotidiano, tenerezza e bellezza...

Bisognerebbe dunque saper morire in tanti e diversi modi alla programmazione ed efficienza diurna con quelle  pause, impensabili senza intenerire il respiro, che possono renderci di tanto in tanto ancora  creature che appartengono a un giardino  e non solo individui tecno - funzionali, con poca irrorazione di linfa vitale...

La cosa molto interessante è che chi si consente queste pause è anche più attento rispetto alla normale verifica della realtà, appunto perché, dentro, è più riposato e riposata...

Rispetto al respiro, che come stiamo vedendo è parte essenziale in questo gioco di vita, mi rifaccio alla sapienza orientale del Pranayama ( ritenzione del prana), presente però anche nello yoga cristiano dei monaci del Monte Athos.

In queste tradizioni, semplificando, ci sono quattro fasi:

inspirazione, lasciare entrare mondo e mondi;  ritenzione a polmoni pieni, senso di dignità e di presenza; espirazione, aver fiducia , lasciar andare,  non trattenere; ritenzione a polmoni vuoti, silenzio, vuoto, morte dell'io e predisposizione a ricevere.

Ovviamente nel respiro affannato, che io chiamo di servizio, manca l'armonia di queste quatro fasi, consapevolmente vissute, e soprattutto l'ultima, quella che  non teme ma anzi ama la ricca e vitale dimensione del vuoto...

 
 

Metaforizzare il nostro linguaggio... per scambiarsi doni immateriali...

 

Trovare assieme quel respiro che R.M.Rilke definisce...la culla del ritmo... è poter percepire e raccontare lo stupore di un momento,, come il questo  delicato e vibrante Haiku di Matsuo Basho :

 

                                           Vecchio stagno

                                           tonfo di una rana

                                           suono d'acqua.

 

 

La lingua non è innocente ma frutto, come abbiamo visto, di un respiro  che, quando si lascia  permeare, riceve e diffonde... Talora il respiro di servizio è necessario alla vita ma da solo intristisce l'anima perchè chiude mettendo tutti i... nostri uccelli dell'anima... in una voliera...

In una mia esperienza di fabulazione poetica con insegnanti del nido, e poi con bambine e bambini, l'atmosfera è cambiata da quando si è cercato, in modo naturale,  di intenerire metaforicamente il linguaggio.

Sono espressioni semplici come l'insegnante che dice a una bambina: “Oggi sei curiosa come un pettirosso”, o a un bambino: “ Sei guarito vero? Oggi la tua pelle mi sembra quella di una margherita”. Risposte successive da parte della comunità infantile come: “ Maestra  oggi sei bella come un raggio di sole...” ed altri fiorellini linguistici  hanno cambiato e migliorato tutta l'atmosfera di classe irradiando poi, in alcuni casi, questa modalità comunicativa anche in... famiglia...

Si tratta di una pratica  molto efficace, già a partire dal mondo adulto, per portare in classe, non solo al nido, gioia, motivazione, prevenendo anche forme disagio ed aggressività.

Riporto ora delle riflessioni di uno psicologo che mi sembrano molto in consonanza con questo desidero e speranza di far diversamente co-spirare assieme immagini e parole:

 

 

Sguardo poetico e interpretazioni scientifiche-

 

“Quindi, le interpretazioni, le spiegazioni, le descrizioni di quello che si

sta facendo e del perchè – tutte le risposte alla domanda “ perchè” - essenzialmente traducono le immagini in concetti. Rannicchiato nel vano

della porta diventa “ difendersi”; il sangue che gocciola  da una puntura

al dito diventa la “ ferita”; l'albero con la corteccia  bruna chiazzata

e le estese radici si traduce nel concetto di “ crescita”. Cominciamo

a pensare alla crescita  e non appena usiamo la parola “ crescita”perdiamo

l'albero: i suoi livelli, i rami, il tronco, le vaste radici , tutte cose che

crescono e deperiscono. L'albero, così vitale nella sua bellezza , che

con tanta ricchezza elabora se stesso,  scompare. Abbiamo dato

quell'albero in cambio della “crescita”, così come abbiamo dato

L'immagine in cambio del concetto... Insomma l'immagine è primaria, il

concetto secondario; l'immagine è poetica, l'interpretazione è prosaica;

l'immagine è emotivamente significativa in quanto tale, l'interpretazione

Ricupera l'emozione nella razionalità... Questa autonomia, questa anarchia

dell'immagine è la fonte dell'espressione personale, che rende ogni pittura,

ogni canzone, ogni storia differente... Una buona interpretazione non si

serve  di grandi e fiacchi concetti come “crescita”, “ sessualità”,

“creatività”, “ aggressività” e “angoscia”, ma risponde con immagini

dense del tipo : “ Il serpente nero vuole avvicinarsi più a te, vuole toccarti.

Che voglia più calore fisico?”.  “Un vano della porta di dove? Di quale tipo di edificio? E c'è nessuno lì intorno? Potresti accendere un piccolo fuoco, oppure c'è troppo vento, o cos'altro? “. Osservazioni di questo tipo non chiedono delle risposte. Non spiegano nulla, ma inducono a immaginare ancora in silenzio”.

(Da: “ Politica della bellezza, di James Hillman, Moretti Vitali, Bergamo,

1999, da pagina 110”).

 
 

Omaggio al rosmarino, pianta del Mediterraneo

 

 

Porgo  un rametto di rosmarino  , anima ed effluvio del Mediterraneo, che i Greci chiamavano anthos, il fiore per eccellenza. Quello che in latino si chiamava  ros marinus, rugiada del mare, portato come ramoscello era un antico rimedio magico per rivitalizzare affetti e curare tristezze.

Ma era un dono prezioso anche in cucina: Il rosamarino infatti, può essere usato  al posto del sale,  perché contiene sodio naturale, preziosi oligoelementi, olio etereo, flavonidi, tannini e rosmaricina, un'essenza stimolante.                                                                    

 

Da un'antica ricetta:

  

Per dare un tocco in più alle pietanze frullare tre cucchiai di foglie di rosmarino secche,un cucchiaio di timo, due cucchiai di dragoncello  e conservare in un vaso di ceramica.

 
 

E, come invito allo stupore, dolcemente in-concludendo,  questa bellissima poesia di Wislawa Szymborska:

 
Disattenzione
 

Ieri mi sono comportata male nel cosmo.

Ho passato tutto il giorno senza fare domande,

senza stupirmi di niente.

                                       Ho svolto attività quotidiane

                                       come se ciò fosse tutto il dovuto.

Inspirazione, espirazione, un passo dopo l'altro, incombenze,

ma senza un pensiero che andasse più in là

dell'uscire di casa e del tornarmene a casa.

                                       Il mondo avrebbe potuto essere preso per un mondo folle,

                                       e io l'ho preso solo per uso ordinario.

Nessun come e perchè -

e da dove è saltato fuori uno così -

e a che gli servono tanti dettagli in movimento.

                                       Ero come un chiodo piantato troppo in superficie nel muro

                                       ( e qui un paragone che mi è mancato).

Uno dopo l'altro avvenivano cambiamenti

perfino nell'ambito ristretto di un batter d'occhio.

                                        Su un tavolo più giovane da una mano d'un giorno più giovane

                                        il pane di ieri era tagliato diversamente.

Le nuvole erano come non mai e la pioggia era come non mai,

poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.

                                        La terra girava intorno al proprio asse

                                        ma già in uno spazio lasciato per sempre.

E' durato 24 ore buone.

1440 minuti

86.000 secondi in visione.

                                        Il savoir-vivre cosmico,

                                        benchè taccia sul nostro conto,

tuttavia esige qualcosa da noi:

un po' di attenzione, qualche frase di Pascal

e una partecipazione stupita a questo gioco

con regole ignote.

 
 
 

Mario Bolognese, luglio 2015 - E-mail: canticocreature@gmail.com