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Mario Bolognese |
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Il senso e la sacralità della vita, come la fecondità anche in senso spirituale, si intrecciano con ogni culla di bimba e di bimbo... La dignità dei Bambini e delle bambine del mondo va dunque rispettata e promossa ad ogni livello, promuovendo giustizia e pace. Ma le bambine e i bambini sono anche donatori di una visione del mondo e di una loro originale spiritualità, dentro e fuori le religioni, e il loro dono va accolto... Apriamo il cielo e la terra anche a loro, e con loro tante altre diversità germoglieranno assieme a noi... |
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Mario Bolognese ha pubblicato un libro di Fantascienza: La Veggente di Ofis |
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Gustatevi una favola del libro e leggete un riassunto del suo contenuto |
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| Un commento alle fiabe di Mario Bolognese | |
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Un commento, come postfazione, di Jean Bourgos, Direttore del Centro Ricerca Immaginario e Creazione ( CRIC ) presso l'Università della Savoia a Chambery e docente di letteratura francese alla Sorbona sulle fiabe di Mario Bolognese del testo:
“ L'Alfabeto della vita, Verso una pedagogia del mito, Dalla riscoperta dell'alfabeto della vita nasce un nuovo modello di creatività, di Mario Bolognese, illustrazioni e grafica di Roberto Origgi, Edizioni Sonda, Torino, 1988”.
Già da qualche decennio ci viene detto che l'immagine non è semplicemente la copia psichica dell'oggetto esterno, che l'immaginazione non è la “ pazza di casa” sempre pronta ad improvvisare divertimenti insensati. Ci viene anche detto che l'Immaginario non è un luogo chiuso nel quale rifugiarsi per proteggersi dalle intemperie di una vita quotidiana piatta. Sappiamo bene ormai che, pur precaria nell'immediatezza delle sue manifestazioni e complessa nell'eterogeneità delle sue componenti, l'immagine possiede tuttavia una unità propria e indivisibile che la distingue, un senso che le appartiene in modo esclusivo; sappiamo anche che l'immaginazione, facoltà legata alla mobilità delle immagini ed al gioco delle loro deformazioni, non ci distoglie dalla realtà ma, al contrario, ci obbliga a ritrovarla nella sua più essenziale materialità e a sperimentarla nelle sue più inattese potenzialità; sappiamo infine, cosa che sarà senza dubbio considerata uno tra i contributi maggiori della cultura occidentale del ventesimo secolo, che l'Immaginario obbedisce a proprie leggi specifiche, a principi che, per sfuggire alla logica aristotelica, non reggono in modo imperativo l'ordine della vita, dandoci delle indicazioni su chi stiamo divenendo. Ma di tutto questo, così decisamente nuovo e pieno di promesse, che cosa abbiamo fatto fino ad oggi, all'infuori di opere dotte di dotti teorici e di seminari “ per addetti ai lavori” dove dar vita tutt'al più a meschine dispute bizantine? In verità non si è fatto gran cosa e comunque sempre molto meno di quanto si poteva sperare. Davanti a questa montagna che partorisce qualche topolino insignificante, saremmo tentati di rinunciare se non fosse per quei pochi che ce lo impediscono. Mario Bolognese è certamente uno di questi, uno di quelli che non si accontentano di parlare ai bambini – sappiamo bene con quale felicità scrive racconti e fiabe per loro - ma si propone di consentire a questi adulti di domani di trarre il massimo profitto dalle ricerche contemporanee sull' Immaginario che con lui non saranno più lettera morta. Egli si propone anche di mettere al lavoro la loro immaginazione favorendo situazioni in cui debbano divenire autori delle proprie letture completando, a modo loro, delle fiabe di cui egli propone solamente l'inizio o la fine, o ambedue, lasciando tra l'uno e l'altra un grande vuoto da riempire. Senza dubbio qualche spirito pignolo farà notare che un tale esercizio non ha assolutamente nulla di nuovo. Dirò loro senza indugio che hanno torto, infatti Mario Bolognese certamente stimola l'immaginazione dei bambini, ma impone loro anche dei limiti – limiti estremamente creativi - fornendo materiali da costruzione costituiti da quelle immagini primordiali a volte chiamate “archetipi”, immagini che non sono mai innocenti, sia per le risonanze che risvegliano, venute dal profondo della coscienza , sia per le molteplici potenzialità che vorrebbero liberare. Che io sappia questo è nuovo e con maggior ragione quando osserviamo che la creazione orale o grafica ottenuta, riflessa poi da una fiaba all'altra, è ampliata dalle possibilità di una creazione grafica e dunque gestuale, dato che il disegno che accompagna ognuna delle fiabe “aperte” è anch'esso “aperto” per lasciare così, all'interno di un tracciato, spazio all'immaginario di ciascuno. E' dunque una vera e propria pedagogia dell'Immaginario che viene attivata, e questo è così poco consueto e così valido da dovere essere salutato senza riserve. Una siffatta pedagogia che sa guardarsi dai fantasmi dei cammini già conosciuti e dalle opere troppo accademiche, dotata inoltre di schede di riferimento particolarmente dense e rassicuranti, dovrebbe soddisfare pienamente sia l'educatore che il bambino, convinto – dal canto suo - di procedere da solo di scoperta in scoperta. Bambino ed educatore dovrebbero in effetti trovarvi ciò che li interessa, la loro parte di novità quando, al di là del sapere di ogni tempo e delle tendenze delle epoche più diverse, si spalanca d'improvviso un campo che la ragione nemmeno sospettava esistesse: il campo della creazione. Non ultimo, tra i meriti di Mario Bolognese, è l'aver dato la possibilità di “ giocare giocandoci” le potenzialità congiunte dell'assimilazione e dell'adattamento al reale che definiscono l'Immaginario, ed inoltre di dimostrare nella pratica a che cosa serve l'Immaginario quando creare e crearsi diventano indissociabili nello scrivere questo alfabeto della vita. Jean Bourgos
Nota: L'autore è a disposizione per chiarimenti e scambi di materiali e informazioni. In particolare la sua ricerca si è orientata successivamente molto sul senso originale del “sacro” originale della bambina e del bambino, in una prospettiva interculturale e interreligiosa. Padova, gennaio 2010 Mario Bolognese |
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Sempre sia il mio cuore aperto ai piccoli / uccelli che sono il segreto del vivere / qualsiasi loro canto è meglio del sapere / e gli uomini che non li sentono sono vecchi (E. E. Cummings) |
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Sopra un raggio di Selene che ci coccolale pene ecco appare la befana cui fa vela la sottana porta luce all'occhio umano per guardare più lontano. Mario Bolognese |
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...Dicembre...gregge di giorni.. E' triste cercare senza "la pastora
/ il pastore del cuore" la divina culla del senso sotto una cometa
pubblicitaria... ma Natale è ogni momento quando ape e fiore
s'incontrano...anche solo sognando...e ogni augurio diventa un mite
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