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Mario Bolognese

 

... VERSO   UN   CANTICO   DELLE   PAROLE ...

 

... Una fiaba per un alfabeto di animali, di foglie e di uccelli...

 

 

Linguacchione, dottore in parole e i delfini...

 

          Lui era alto e secco e i vestiti gli pendevano da tutte le parti come le penne di un uccello irrequieto. Studiava le parole, le annusava come i funghi di un bosco, le tastava e poi se le metteva tutte nelle grandi tasche, strette e pigiate come caramelle senza carta.

Il professor Linguacchione era famoso sotto i nove cieli perché aveva la più bella collezione di parole sotto cristallo e se ne scoprivano una nuova lui correva subito, svolazzando, ad acciuffarla con il suo retino speciale, l'alfabechiappa...

Aveva poi inventato un apparecchio dal nome difficile, il linguatrone. Accendeva tredici lucine rosse, tre gialle e cinque tasti verdi che facevano cro-cro e così riusciva a tradurre tutte le lingue del mondo, anche quelle più difficili.

Al professore, per la superbia che gli zampillava dentro, s'era addirittura allungato il collo e ora sembrava una strana giraffa umana che invece di foglie brucava lettere di alfabeto...

E un bel giorno, guardando il mare come fanno i grandi imperatori, gli venne voglia di vincere la grande sfida: parlare ai delfini.

Subito il cervello gli si mise a fumare e suonò, sulle tastiere segrete, tutti i ritmi e le combinazioni di parole alla ricerca della formula-delfino.

Nel suo vocabolatorio, - il laboratorio delle parole- le strizza-lettere  e il  metti-accento elettronico e l'impastacca – perchè le acca avevano un trattamento speciale-  e il pennello tiravirgole e il maioscolone, che vibrava come un alveare  assieme a tutti gli altri strumenti che sembravano pure loro come impazziti...

Ma la formula fece cilecca. Riuscì a tradurre qualche insulto di zanzara e la ninna-nanna di una gatta sui micetti addormentati e il “ pensa ai fatti tuoi” di un bastardino di passaggio, ma dalla parte dei delfini niente di niente.

Il professor Linguacchione, che era iroso e attaccabrighe per natura, mandava fuori fumo e parole-scintilla, perché tutti cominciavano a prenderlo in giro.

Ma un pomeriggio, alle prime ombre della sera, proprio quando stava per sfasciare tutto e buttarsi giù da una parola-finestra, passò di là una scimmietta. Non si sa come ma riuscì a parlare direttamente al cuore e alla testa dello scienziato.

Non cercate più ora le macchine complicate e il solito professor Linguacchione ossessionato dalle parole e con l'alfabechiappa sempre in funzione...

E' diventato un mite signore che gioca con i bambini e accarezza con gli occhi il volo di una rondine...Una persona insomma che ha cominciato a sciogliere la durezza del suo cuore e la superbia di voler vincere su tutto e su tutti...

La scimmietta, amica dei delfini,  gli ha parlato di pace e di armonia con tutte le cose del cosmo e della natura.

E sulle rive del mare Linguacchione, seduto sulla sabbia, aspetta e sorride anche ai granchiolini...

E, aspettando con dolce pazienza di parlare ai delfini, e di capirli, gioca coi bambini a inventare barchette di carta...

 

Da: “ Fiabeteatro, di Mario Bolognese, Signum, Cem Edizioni, Parma, 1983, pag. 10”.

 

 

 

“ Cambiò stella

quel maestro matto

con il nodo malfatto

e il dolce sorriso di un gatto.

                                             Visto   che le sue parole

                                                         nascevano piume

                                                         e finivano sasso

                                                         dall'alto

                                                         cadendo

                                                         giù in basso

andò nel pianeta

dove si studia sdraiati per terra

e dove

ci vuole un permesso speciale

per diventar verticale...

 

Da: “ I' sorry baby, di Mario Bolognese, Edizioni Osiride, Rovereto, (Tn),II^ Edizione

          con traduzione in inglese, francese, tedesco e spagnolo, 1995”. Quaranta poesie per

          il riconoscimento e la valorizzazione dell'originale cultura del sacro delle bambine e dei

          bambini.

 

“ Nel cuore di ogni parola / io assisto alla mia nascita “.  ( A.Bousquet )

 

“ Una parola può essere un'alba / e nello stesso tempo un sicuro rifugio”. ( E. Vandercammen )

 

 “ Se fossi sicuro del mio mestiere, egli scrive, metterei fuori fieramente la mia insegna:

 

 “ Qui si puliscono le parole...”.Grattare  parole, lustrare vocaboli: duro ma utile mestiere”.

   ( E. Gilliard )

 

“ La parola  è quel vento che acqua era stato e acqua torna ad essere quando getta via il velo”.

   ( Rumi )

 

 “ Ma vi è una parola che scaturisce dal silenzio, la Parola a fondamento dell'universo...

   Ascoltata questa Parola, tutto il corpo risuona e ci si rende conto che è stato il mistero

   del nostro Essere a parlarci, dal suo oblìo”. ( Rubem  A. Alves )

 

 “ Fresche le mie parole ne la sera / ti sien come il fruscio che fan le foglie / del gelso

   ne la man di chi le coglie”  ( G. D'Annunzio )

 

“ Mi sembra duro pensare che il rumore del vento tra le foglie non sia un oracolo; duro

   pensare che questo mio cane, mio fratello, non abbia anima; duro pensare che il coro delle stelle

   non canti le lodi dell'Eterno”. ( S.Weil )

 

Nota: Una mia proposta laboratoriale: “ La via del bambino e della bambina, verso il diario

          dell'anima”, riguarda la riscoperta e la valorizzazione del sacro e religioso di questa

          “parola bambina” dentro e fuori di noi.

 

 

 E-mail:  mario.bolognese@medchild.org