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Mario Bolognese

 

...La bambina: L'Innominata…

di  Mario Bolognese

 
 

La televisione, i giornali, anche altissime cariche dello

Stato, parlano solo di... bambini... sostantivo maschile

plurale che include automaticamente le bambine...

Eppure l'articolo 3 della nostra Costituzione, quella

materiale ma soprattutto quella del cuore,

chiede pari dignità per tutte e per tutti,

a prescindere ovviamente da età e sesso e ... Essere nominati

e nominate vuol dire esistere... Non come nell'antica Roma

dove solo gli uomini avevano un nome proprio...

Penso a una svista se anche nella Casa Comune della

bellissima enciclica  Laudato si' di papa Francesco

crescono solo... bambini...( capoverso 160).

 
 
Le aggressioni di Colonia...
 

Le recenti brutalità contro la donna, e il suo corpo reale e simbolico, avvenute recentemente a Colonia,  in Germania, testimoniano solo, secondo me, di un esplosione di maschilismo, magari  prima un po' rimosso e occultato,  da parte di un gruppo di essere umani immigrati.  Nella tristezza di questo avvenimento  il fattore religioso può essere importante, ma non fondamentale, in quanto l'ancora  imperante modello patriarcale nel mondo, per cui anche in Occidente, si può servire anche delle religioni, ma  solo come pretesto per ristabilire  l'egemonia del pensiero maschile e del suo corpo sessuato . Certo da noi il maschilismo solo apparentemente, basti pensare al femminicidio... ha forme  meno fisicamente virulente, collettivamente esibite... Per cui alcuni immigrati si accorgono presto che anche qui comandiamo ancora noi maschi bianchi, ma non nelle forme tradizionali dello loro cultura.  E allora a Colonia, ma ce ne sono altre mille da noi e nel mondo, si passa al terrorismo  verso il corpo fisico della donna occidentale per  controllare il suo corpo simbolico, la sua autonomia di essere umano. Ma a questo punto entra in gioco la bambina, perché è già sul suo corpo reale e simbolico,  da noi e  con modalità diverse nel mondo, che si esercita la patria potestà di un  duro o sottile condizionamento verso un suo ruolo  asservito e stereotipato anche poi da adulta. E della bambina – perché è lei in fondo la matrix della donna -  si parla poco o niente,  giudicandola ancora...neutra.. Quella innominata  bambina, per nulla neutra,  che per la filosofa Luce Irigaray, studiosa del pensiero della differenza, è: “L'anima del dialogo in famiglia”...Di questo vorrei parlare, perché dire bambini – che comprende le bambine- come parlare di figli, nipoti... - solo al maschile, non è per niente un gioco innocente. Anzi...

 
 
Una pubblicazione dello Stato Italiano contro il sessismo linguistico...
 
 

Un testo specifico su questo, a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del 1993, praticamente è  ancora... lettera morta... Il testo, integralmente disponibile in internet, dovrebbe far parte  soprattutto di una programmazione scolastica, come ovviamente della precisione e serietà linguistica dei media. Nella citazione che segue emerge la domanda:  solo il maschio può essere nominato perché è una specie di emanazione di Dio sulla terra?

“ E da qui a identificarsi con la divinità il passo è breve: chi può negare l'influenza che l' “andromorfismo” del linguaggio della religione ( Dio Nostro  Signore, Padre Nostro ecc. ) ha sulla nostra idea della divinità ( sessuata + maschile)? La coincidenza tra lingua e cultura impone un'analisi diversa del maschile “neutro”. Molti linguisti  sostengomo che nella mente di chi parla e di chi scrive è chiaro quando si riferisce solo al sesso maschile o a entrambi i sessi e che nel secondo caso è desemantizzato. Dagli elementi emersi dalla ricerca e da una osservazione attenta della lingua quotidiana risulta invece che il maschile neutro è spesso ambiguo per emittenti e riceventi e influenza l'immagine che accompagna la parola”.

( Da: “Il sessismo nella lingua italiana, di Alma Sabatini, Presidenza Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l'informazione e l'editoria,  Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 1993, pagina 22” ).

 
 

 
 
Una piccola fiaba per raccontare nelle classi la storia di “o” e di “a”...
 
 

In una scuola elementare molte bambine, dopo aver  animato questa mia  fiaba e discusso con me sull'argomento partendo dalle loro esperienze, hanno esplicitamente dichiarato di non essere affatto contente di essere chiamate... bambini... E c'era anche qualche bambino che era d'accordo... Tale è il condizionamento linguistico a questo falso neutro che la maestra stessa quando sono entrato nella sua classe con una netta prevalenza di bambine ha detto: “ Bambini alzatevi in piedi...”.

 

C'era una volta "O"

che si diceva innamorato di "A"

e tutte se le mangiava

quelle che incontrava...

Così nella pancia di "O"

"UOMO" anche "DONNA" comprendeva

e "BAMBINO" anche "BAMBINA" conteneva...

In questo modo la "O"

tutto dentro si metteva

e niente più fuori vedeva...

Ma intanto la "A"

da tempo dalla sua pancia era uscita

per giocare liberamente la vita

e così da "PATRIA" scappando

quelle sue false "A" osservando

in una "MATRIA" invece abitò

aperta anche a tutti gli "O"

che ora dimagriti e contenti

non eran più prepotenti...

 
 
 

 
 
 
Bambini e... tragedie sul mare di chi fugge verso la speranza...
 
 

Sono rimasto meravigliato ma anche piuttosto amareggiato per la colpevole leggerezza e superficialità giornalistica e televisiva di chi, dando tristi notizie di barche capovolte e povera gente buttata in mare dagli scafisti, parlava solo di bambini...: Ma come!, mi sono detto, una mamma o un papà o una o un parente che cerca notizie con il cuore affranto dall'angoscia, non ha diritto di sapere se  tra le giovanissime esistenze spezzate c'era anche la sua...bambina? A questo porta l'ambiguità di un linguaggio che si spaccia per neutro: può fare smarrire anche il senso di umanità!

Ho scritto in occasione della GIORNATA MONDIALE DELLA BAMBINA,  questa  poesia di dolore e di speranza.  Vorrei infatti onorare la voce, che non può essere spenta, delle bambine e dei loro amici bambini morte e morti in mare cercando sicurezza e pace. Riconoscendo anche la forza e il coraggio di milioni di bambine che, nonostante tutto, nel mondo, continuano a tessere, con le loro piccole e sapienti mani, il telaio della vita. E a mettere in mare le loro barchette di carta...

 
 

 
 
Parole bambine dal grembo del mare...
 
 

Palpita il vento

porta un lamento

ma assieme al pianto

si sente un canto...

 

Mamma Mare ha uno scialle di onde

e una culla di acque profonde

 

Nel suo grembo raccoglie ogni canto

i sorrisi e le gocce del pianto

 

Ha raccolto bambine conchiglie

...ninnananna per queste sue figlie

 

Non sono spente le loro parole

...latte di luna e miele di sole

 

Giochi di vita sanno inventare

...vele di carta solcano il mare...

 

Palpita il vento

porta un lamento

ma assieme al pianto

si sente un canto...

 
 
Infanzia: una triste radice etimologica...
 
 

Bambino e bambina derivano dall'italiano antico bambo, che significa sciocco... Già in Boccaccio , Decamerone, 42 ( 399 ) si può leggere: “ Ora avvenne che una giovane donna bamba e sciocca... s'andò con altre donne a confessar da questo santo frate”.  Da questa radice qui viene anche il verbo rimbambire, che sembra  provenire dalla parola latina  bambales, balbuziente... Già dunque l'infanzia, come l'infantilismo, rimandano etimologicamente a chi non sa parlare, in - fari, a chi dice sciocchezze... E infatti in dialetto milanese il bamba  è un babbeo... Pargolo viene dal latino parvus, piccolo, e ci porta al discorso della minorità infantile, citata anche dalla nostra Costituzione. Ma le bambine e i bambini, nella grande risorsa della loro differenza di genere, per alcuni aspetti sono anche dei minori da accudire, ma per altri – forse i più importanti – donano senso affettivo ma anche culturale e spirituale alla nostra vita,  dandoci una mano preziosa per entrare in un nostro tramonto più roseo e meno cupo... Dunque  non sono bambocci, creature, spesso usate solo come bambole  ornamentali,  ma essere umani creativi e preziosi anche per il nostro stesso pensiero. A questo mirano le riflessioni che seguono...

 
 
Bambine e bambini: una risorsa per il pensiero umano...
 
 

L'infanzia non è una cosa che muore in noi e si disseca

dopo che ha compiuto il suo ciclo. Non è un ricordo.

E' il più vivo dei tesori, e continua ad arricchirsi

a nostra insaputa...

Guai a chi non può ricordarsi della propria infanzia.

Riprenderla in se stessi come un corpo nel proprio corpo,

come un sangue nuovo nel vecchio sangue: uno è morto

dopo che essa lo ha abbandonato.   ( F. Hellens )

 
 
Premessa
 
 

Queste riflessioni desiderano portare un contributo per un pensiero adulto, di donne e di uomini, che sappia “giocare” con quel fecondo mistero che è l'infanzia, dentro e fuori di sé.. .Perchè proprio una culla, nel tragitto antropologico, rappresenta l'incessante ritmo di vita/morte/vita... E questo dona un senso anche al nostro pensiero, in quanto rende rotondo lo sguardo del cuore donando la grazia del serpente al rettilineo sentiero del  nostro tempo...

Occupandomi di bambini e bambine da decenni, molto spesso  mi hanno visto, anche con simpatia, come un pedagogista, magari un po' creativo.  Forse sono anche questo, ma soprattutto  il mio desiderio è  di far capire quanto il “ pensiero solo adulto” sia insufficiente per vivere con pienezza la vita. E quanta saggezza, anche di nuovo pensiero,  c'è nel diventare, ma da adulte/i, bambine e bambini...

Ho marcato il genere perchè, per qualsiasi ricerca e intuizione, non è  la stessa cosa  partire da un “uomo” che, patriarcalmente, linguisticamente , comprende anche una donna, o da un uomo “spogliato” dal potere,  o da una donna, o, invece mettere al centro di una riflessione una bambina o un bambino di tre anni...

Questo porta a una riflessione sulla non innocenza del linguaggio... Quello razionale, cartesiano parla solo alla nostra parte adulta, non arrivando al nido immaginativo del cuore. La poesia, e cioè ogni metaforizzazione della parola,  come del resto il rito e ogni espressione artistica, riesce invece  a parlare a tutte e tutti, adulti/e, bambini/e, perchè è intelligenza sottile che sa come fecondare ogni terra... Faccio un esempio. Se io dico: prendersi cura del mondo , dico certamente una cosa bella e giusta e necessaria, ma si tratta di una elaborazione concettuale ed astratta.

Se io invece dico: uccelline ed uccellini, grandi e piccini, dobbiamo riparare il nido del mondo perchè c'è stata pioggia e vento... esprimo  una cosa intelligente come l'altra ma comprensibile anche a chi ha tre anni... Perchè nel secondo caso la mia 'parola' è olistica, è dentro un “habitat” eco-cosmico... E poi perchè tutti e tutte abbiano - o dovremmo avere - ancora... tre anni... per fortuna...

E questa “pratica” di linguaggio, che rende 'cosmica' la parola, agendo con nonviolenza, è più efficace della sola denuncia -pur necessaria - perchè diventa pensiero nidificante, abbracciante, che non si contrappone dialetticamente ma cerca e prepara, pur con fatica, un contatto e una relazione possibile. Le note che seguono desiderano  dunque rappresentare solo delle 'tessere' di pensiero, senza nessuna sistematicità, che ogni persona potrà, se lo desidera, collocare poi nel suo mosaico... Come appunti di viaggio, affinché sopra la bisaccia di ognuna e di ognuno si posi, ogni tanto, l'uccellino del canto...

 
 
Appunti di viaggio sull'infanzia...
 
 

Non è “uno” degli argomenti possibili ma, collocandosi nel tragitto antropologico ( nascita-infanzia, fecondità e morte) appare centrale nell'esperienza umana. Ogni punto di questa ruota rimanda ciclicamente agli altri...

 

Il bambino/a rappresenta il mito della fecondità/discendenza, ( per cui contatto con una certa idea dell'eternità), nel desiderio di sopravvivere nel cuore di ogni madre e padre....Un figlio/a è sia quello fisico, naturale, sia quello ideale,  poetico, artistico, contemplativo e mistico.

In un'immagine alchemica è il “ bambino con la barba”...E' come se loro fossero anche nostri padri e madri del senso della vita... Ma c'è anche la bambina  - resa quasi invisibile come suo originale valore, anche culturale, proprio come bambina... E mi chiedo cosa succede mettendone una di tre anni al centro di un pensiero, intuizione, progetto  che noi riteniamo brillante e importante?

 

 Loro appartengono anche alla polarità yin e yang e questo si colloca anche nella poetica possibile del quotidiano. La saggezza delle nonne e dei nonni ( la parte “tramonto” della ruota...) conosce la tenerezza bio-cosmica di nutrire uccellini... Le persone anziane si concedono – quando si concedono ...-, quanto da genitori sembrava poco educativo, e cioè il... perdere tempo per giocare e prendersi cura dei mondi anche piccoli piccoli... Insomma ritrovano per sé quell'infanzia che ora finalmente  condividono...

 

Questo discorso ci porta alla parola della fiaba... Il trionfo delle parole astratte secca e inaridisce  l' humus linguistico... Infatti il lessico de-metaforizzato toglie all'iceberg-parola  il suo radicamento di saperi/sapori... A questo punto ogni riflessione sullo strapotere tecnico-scientifico è più che pertinente...

Il mondo della fiaba è pieno di immagini... Ma le immagini della fiaba - come quelle del sogno - non sono vane fantasticherie ma pre-tessitura sapiente di senso umana e bio-cosmico... Per cui quando noi narriamo fiabe nutriamo anche la nostra anima nel  tepore di  quella grande culla di senso che era (è?)  la stalla...  Quanto le nostre dialettiche adulte si ricordano di essere anche  paglia e calore di bue e di asino?

Ritrovare dunque le immagini che fanno “filò”, racconto, e queste certamente sfuggono dal carrello del supermercato visivo?

“ L'immagine è formata dalle parole che la sognano”, ci ricorda E. Jabes, mentre J. laugier parla di “ Cantico dell'infanzia / polmone di parole”.

 
 
La “neotenia” riguarda il fenomeno della prolungata infanzia umana...
 
 
Su questo argomento sento che una poesia  forse potrebbe dolcemente farci riflettere:
 

Lo scienziato dei grandi

consultò i suoi libri

e il buon Dio degli adulti

e disse al bambino:

“ Ti ci vuole tanto tempo

a imparare

per questo    così a lungo

piccolo devi restare”.

Ma il bambino

che aveva la scienza

di un buon Dio che è di tutti

così gli sorrise:

“ Certo, hai ragione a metà

noi piccoli a lungo si resta

perchè vi ci vuole del tempo

per imparare da noi

a cambiare il cuore e la testa”.

 

Da: “ I' sorry baby, di Mario Bolognese,Edizioni Osiride, Rovereto (Tn), 1995, quaranta poesia dell'autore sull'originale spiritualità di bambini e bambine, con traduzione in inglese, francese, spagnolo e tedesco”.

 
 
Bambine e bambini: gioco e respiro della stessa vita...
 

Respirare, giocando con la “materia” del cosmo, come fanno le bambine e i bambini... Luce Irigaray ci invita  a “ ... corespirare con l'insieme dell'universo... In India si dà un senso alla respirazione assai più spirituale di quello che le si dà in Occidente. La pratica della respirazione spiritualizza, in India, il corpo qui e ora” ( Da: “Il divino fra di noi, intervista a Luce Irigaray, in “ Inchiesta, rivista trimestrale, Dedalo, luglio-dicembre 1989, pag. 94”).

 

Il gioco infantile –  ma quello dentro un girotondo di amorosa libertà e curiosità - è anche poesia in quanto rigenera e rinnova incessantemente la creazione... Anche il nostro pensiero può giocare? Certo, quando non giochiamo solo i giochi di cui conosciamo le regole ( dialettiche, filosofiche, teologiche ecc.)... Consentire alle nostre parole di smarrirsi: altrimenti come può nascere una fiaba?

 

Ancora una carezza alla poesia. Donare alla parola  una pelle, in modo che sospiri, rabbrividisca, e possa diventare anche acqua, terra, fuoco e aria. E queste nuove parole diventano in noi anche “corpo” che, a quel punto, sa giocare con i bambini/e perchè... perchè  le foglie e il vento si cercano... Hanno contatto perchè, in un bosco, ciò che tutto abbraccia  è l'incanto degli uccelli...

 

Ah! il tema, a scuola,  il tema e il disegno dell'albero e le stagioni... Uno spray ultrasofisticato  è a disposizione per imbalsamare la natura... Ma l'albero, saggio perchè è anche 'albera' s'avvia verso l'autunno e l'inverno.  Ci insegna l'arte di spogliarci e disimparare. Troppo  pieni di cose non riusciamo a giocare perchè non ci sono più nascondigli sconosciuti alle mappe... .Stare nudi e nude sulle spiagge della vita : solo così la sabbia si ripopola di presenze...

 

Una piccola espressione poetica, anche semplice semplice, trasforma ogni discorso, anche educativo, in un girotondo... Ogni tanto bisogna “tirare il fiato”, per far entrare e uscire da noi farfalle... Un sillogismo rigoroso e coerente, penso direbbe il Piccolo Principe, trasforma spesso un sentiero di bosco in una piccola autostrada... Se non allentiamo il nodo alle nostre cravatte culturali anche i bambini e le bambine respirano male...

Perchè il gioco è una clessidra di nuvole e di uccelli  e non un cronometro...

 

Ho assistito una volta a uno splendido funerale che una bambina di 4 anni ha fatto a un fiore divelto...

 

La bambina e il bambino nuotano benissimo nella stessa  “sorella” acqua dove spesso noi, specialisti  anche delle risorse idriche, rischiamo di naufragare...

 

Premiare il componimento ben fatto, il famoso “tema”, sembra stimolo alla futura attività letteraria, o comunque buona educazione pedagogica ed umanistica. Ma se il “tema” viaggia su un binario  rigido diventa un racconto di stazioni, ognuna con il suo orario... Quante rondini ci sono nel nostro argomentare?

 

Chi usa bene la dialettica – soprattutto alcuni di noi, maschi- quanto sa amoreggiare con le parole, in modo che creino veramente una... relazione...? Il mistico, la mistica   necessariamente sono anche amanti... I bambini e le bambine si  irritano con chi di noi vuole  vuole solo con-vincerli di qualcosa,  ma senza giocare con loro il gioco antigerarchico per eccellenza, il girotondo...

 

Le parole infantili –  anche le nostre!- sorgono dall'intimità, e non dal distanziamento oggettivizzante, quello che la scuola propone... Gusto, tatto e olfatto sono  il nostro primo corpo/vocabolario... Qualche volta l'astrazione è necessaria, ma senza  amorosa sensualità può diventare ...un povero cormorano in una chiazza di petrolio...

Naturalmente le bambine/ i ci “pizzicano” proprio su questo, chiedendoci non di tacere ma

 parole-poesia... Ma noi, separati dall'intimità – che abbiamo solo genitalizzato - non sappiamo che fare... Perchè siamo denutriti avendo perso le parole da mangiare...

 

La spiritualità... Lasciamo che i bambini e le bambine vengano a noi solo in certi momenti di grazia, ma poi li lasciamo camminare su  di una passerella lucente di tubi incernierati...

Ad un tratto vorrebbero parlarci del “mistero della vita” presentandoci il loro micetto... E noi allora scappiamo in qualche trascendenza... mentre il gattino si annoia e se ne va...

 

Il pensiero “nidificante” potrebbe rappresentare una  nursery  per le nostre idee  e parole... Fare nido è operazione dolcemente ed esteticamente complessa, perchè non c'è un kit pronto e bisogna spigolare sulla Madre Terra... Ogni nido sta in mezzo tra cielo e terra, e ogni uccello, non imitatore di Icaro, scende giù, per trovare il suo cibo...

Ma  forse è il canto della futura nidiata a insegnare alla madre  i segreti di ogni cova...

 

Oggi come oggi c'è una “profezia bambina”, utile anche al bambino e quindi a noi tutti/e ?

Io credo di sì... perchè ogni piccola, anche neonata, è aurora di vita, e non solo come nome...

 Come è triste  la frase: “ Auguri e figli maschi”...

 

I ruoli sessuali di stampo patriarcale  cercano di far innamorare soldatini di piombo...Che straniti si mettono a sparare anche ai fiori...

 
 
Una fiaba per  imparare a “ Prendersi cura...”...
 
 

Questa mia fiaba desidera portare un contributo di genitoralità diffusa – per chi ha figli e figlie ma anche per chi ha ugualmente un cuore di mamma e di papà... Perchè le bambine e i bambini, nel villaggio della vita, sono o dovrebbero appartenere non solo giustamente alla famiglia storica ma anche a quella allargata... Seguono anche note didattiche e indicazioni bibliografiche per chi a qualche livello ha un compito educativo.

 
 
 

 
 
 

L'Albero della vita

e  la  saggezza di Tanatalpa ...

 
 

Nella grande Foresta dei Canti, nell' Isola del Mondo,  c'era, e c'è ancora se guardate bene, un bell'albero che cura, accoglie, sostiene, protegge ma che non ama le prepotenze.

Ma è molto interessante ascoltare la storia di questa verde magnifica creatura che ora tutte e tutti chiamano l 'Albero della Vita.

All'inizio di questa straordinaria avventura c'era il sogno di avere nella foresta una pianta

“ Che si prende cura”, ma su questo allora c'erano idee e pareri molto diversi tra di loro.

“ La pianta che cura”, affermava lo Scimmione Spilungone, che era il mago dei forti raggi di luce, “ deve diventare alta alta perché solo lassù, vicino al sole, si ha il potere di vedere i bisogni e l'energia per guarire. Votate la mia idea e se vinco io vedrete che...”.

 

 talpa naso stellato

 

 

“ Ma che idea strampalata”, brontolò una talpa erborista, “ chi sogna di vincere non ha un cuore che ascolta ma sogna solo un trono...”. Così Tanatalpa, così si chiamava  siccome era molto amata da tutta la piccola gente della foresta, mise insieme tutti i desideri che incontrava. E si unirono a quel canto, prima sommesso, anche le foglie e tanti animali prima solitari e così si formò un nuovo sogno.

E questo  sogno per le magie di terra e cristallo di Tanatalpa  divenne un seme  e questo seme...

L'Albero della Vita ora – e c'è da qualche parte un bel disegno che lo fa vedere – è quasi più largo che lungo.. Ha rami  bassi  su cui giocano bambine e bambini  e foglie che fanno il solletico ai funghi.... Un altro suo segreto è che ha quattro stagioni che si vedono di giorno, e altre quattro solo di notte, con fiori, frutti e nidi diversi tra di loro. E solo al tramonto a e all'alba i due canti si incontrano intrecciando una danza di ali...

C'è anche un'aquila in questa storia, ma dal suo nido sul ramo più alto scende spesso  giù giù, e aiuta che si prende cura anche di cose invisibili, facendo fluire dalle sue pupille  miti raggi di sole e di luna...

Adesso Scimmione Spilungone è facile incontrarlo giù, vicino alla terra, a giocare con creature di cui prima non si accorgeva. Giù, dove il canto del sottobosco ora è amato quanto quello dell'usignolo, e dove nessuno pensa più che le talpe non sappiano vedere...

 
 
Nota per ipotesi didattiche ed educative...
 
 

Questa fiaba desidera inserirsi in un progetto che potremmo chiamare “ Prendersi cura della vita”, con attenzione alle risorse della differenza di genere. Questo Albero della Vita diventa così un contenitore di nidi e racconti diversi, anche per aiutare una 'comunità educativa, e dunque anche una famiglia ,  a ritessere incessantemente, pace, armonia e canto... Tanatalpa, con la sua saggezza, introduce e apre una soglia di senso e racconti diversi nella vita e per la vita, anche quella del cuore e delle emozioni... Per questo ho preparato 29 fiabe che parlano, con il linguaggio della fiaba così vicina alla natura e agli animali, dei sentimenti

umani. Queste fiabe ancora inedite, da raccontare sia individualmente che come lavoro didattico e di animazione collettiva, sono:

 

DOLCEZZA , ALLEGRIA, AMORE, RABBIA, LEGGEREZZA, SERIETA', PIACERE, COMPASSIONE, GIROTONDO, STUPORE, SMARRIMENTO, SOLIDARIETA', CON-FUSIONE, SENSIBILITA', VIOLA E VIOL-ENZA, FESTA, INNAMORAMENTO, FUNERALE, LITIGIO, SABBIA, SOGNO, ABBANDONO, MALDIPANCIA, PASSIONE, IN-VIDIA, PAURA, MOSTRO,  BUGIA.

 

Ho a cuore che questa ipotesi possa servire anche come prevenzione alla violenza contro la donna, la natura e ogni creatura vivente. Didatticamente questo lavoro riguarda prevalentemente la scuola materna ed elementare, ma può andare bene anche al nido,  concordando e introducendo linguaggi visivi , teatrali e di corpo più adatti all'età. Come, ad esempio, seguendo anche la fiaba, una casa-albero-capanna  della luna e del sole, con i suoi raggi resi...miti...

Il mio lavoro e ricerca  attinge  prevalentemente alla cultura, anche poetica ed iconologica, dell'antropologia universale del sacro, non di una o l'altra religione specifica,  che ovviamente rispetto. In  questa dimensione ritengo che...Tanatalpa possa intuire, vedere e  compiacersi di orizzonti nuovi anche nell'ambito di una educazione al sacro interreligiosa e interculturale aperta, eco-conviviale e non sessista. In questo senso un testo interessante, e ricco anche di indicazioni bibliografiche, è:  “Mamma, perché Dio è maschio?, di Rita Torti, Educazione e differenza di genere, Effatà Editrice, Cantalupa, Torino, 2013. La prefazione è di don Marco Uriati, Direttore dell'Ufficio Scuola della Diocesi di Parma, nel cui ambito è avvenuta la relativa ricerca e sperimentazione didattica da 0 a 8 anni : “ Ma tu la pipì come la fai?”.

Sono lietamente  disponibile a ogni chiarimento ed eventualmente a concordare ipotesi concrete, inviando anche il mio curriculum.  Per sapere intanto qualcosa sulla mia ricerca e relative pubblicazioni  invito a cliccare sul web : Mario Bolognese Albero della Vita;  articoli e interventi sul sito  partecipiamo.it  e in   www.associazionelaima.it    

Per la parte 'disegno infantile', in una diversa prospettiva del sacro, convivialmente userei questa mia pubblicazione:“ L'alfabeto di Madre Terra, sacro e disegno infantile, di Mario Bolognese,  Illustrazioni di Roberto Origgi, Milano,  Edizioni Ananke,   Torino, 1912”.

 
 
Ciao, per congedo e ringraziamento:
 
 

“... dite ciò che noi non abbiamo detto,

pensate ciò che noi non abbiamo pensato,

comprendete ciò che noi non abbiamo compreso!”.

 

( Da: “ Testi dello sciamanesimo, UTET, Torino, 1984, pag. 470”).

 
 
Mario Bolognese:   E-mail canticocreature@gmail.com