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Mario Bolognese

 

IL    PRESEPE  COME  STUPENDO   ECO-VILLAGGIO

IN CUI  TANTI  LINGUAGGI E CULTURE

CONVIVONO  IN  PACE

di  Mario Bolognese

 

 

 

Premessa

In questo mio intervento sostanzialmente laico, da credente ma senza una religione, desidero solo mettere in evidenza – senza ovviamente negare connotazioni spirituali e religiose cristiane, che rispetto profondamente – aspetti simbolici del sacro universale che  rendono affascinante il presepe. E per questa ricerca prendo spunto dall'...anima bambina di san Francesco e dal suo Cantico delle Creature.

Ritengo infatti che il presepe sia la... messa in scena, l'attualizzazione di una 'spazio' in cui la vita può sorgere ed essere accudita: come se fosse un'immagine, resa concreta, delle parole poetiche del Cantico.  Ovviamente non ho nessun desiderio che questo mio racconto, per quello che vale,  venga usato come...randello contro avversari politici,  solo per mietere voti...Perché parto dall'idea che quello che piace  molto a bambine e bambini abbia un significato universale che comprende, ma anche trascende, una religione particolare.

   

 

Le nostre parole senza immagini...

                                                          ...sono come un albero senza foglie e senza canti....Nella mia esperienza di formatore so che le parole non sono per niente...innocenti ma anzi gravide di senso, perché in qualche modo costantemente collegate al nostro pensiero e alla nostra stessa etica esistenziale. Dal nido, alla scuola materna e poi via via proseguendo, le parole, spesso a partire da chi insegna, sono demetaforizzate, senza immagini, essendo rivolte sostanzialmente solo alla sviluppo cognitivo. Preparano dunque una persona adulta a una dimensione, praticamente tecno-scientifica,  ovviamente con dei valori ma anche con  limiti evidenti di impoverimento  della capacità di accogliere, di includere.  Perché il senso inclusivo nasce nell'età evolutiva  proprio  come le parole poetiche del Cantico ci ricordano, essendo solidali , in fratellanza e sorellanza, con la natura e il cosmo. C'è un senso, anche arcaico , religioso e del sacro universale nel modo in cui bambine e bambini giocano con la sabbia, sulla riva del mare, tra granchiolini e onde che fanno il solletico a...

 
 

 
 

Come luccicano gli occhi dell'acqua

quando le rose

delle tue piccole mani

erigono torri e castelli

sulla sabbia

vicino alle ciglia del mare.

Solo una fragola di sole

ora al tramonto

colora d'amore e rispetto

questo piccolo immenso

 tempio del mondo.

 

Da:   “ I'm sorry baby, di Mario Bolognese, Edizioni Osiride, Rovereto (Tn), 1995, II^ edizione

con traduzione in inglese, francese, tedesco e spagnolo”. Queste quaranta poesie, dell'autore, sono state pensate per valorizzare l'originale cultura del sacro dei bambini e delle bambine.

A Greccio, eremo francescano tra Terni e Rieti, nel dicembre 1223  per la prima volta  le parole di una sua 'predica'  soffusero quel presepe, da lui sognato nel suo viaggio in Terra Santa,  con quella sua poesia del cuore che riconciliava cielo e terra...E le sue parole – che a noi non sono arrivate...- certamente  vibravano come quelle del Cantico...Così San Francesco  creò un microcosmo che era un inno alla nascita e dunque alla vita e questo, a parte, per chi ha fede, il mistero dell'incarnazione di un Dio, rappresentò e rappresenta ancora oggi una stupenda...fiaba universale che ogni anima bambina ama e sente.

Gli elementi principali eco-naturalistici di questo magico microcosmo di antropologia del sacro sono, secondo me, la notte, la cometa, la grotta, la dimensione 'acqua' , fonte, pozzo... e naturalmente l'inverno. Poi ci sono le presenze umane, come i pastori, i re Magi e la...zingara, statisticamente molto presente. Poi naturalmente qualche parola sugli animali e un cenno anche sulla ...paglia. Ovviamente non parlerò di Gesù Bambino, della Madonna e di San Giuseppe in quanto appartengono a una ricchissima letteratura  teologica e popolare che ha da fare con la fede, mentre io semplicemente mi sto dedicando agli aspetti antropologici  di questo straordinario eco-villaggio.

 

Le immagini come salute dell'anima...

                                                                 Riporto volentieri questo brano perché questo, l'assenza delle immagini nel nostro parlare e di un 'teatro della vita' ( come nel presepe) nel nostro esserci  al mondo, porta superficialità e aridità nel pensiero e nei rapporti:  mentre invece la metaforizzazione del nostro linguaggio non è solo un fatto educativo ma è fonte di ben-essere anche per il mondo adulto. Perché l'immaginazione – non la fantasticheria che è un girare a vuoto, in solitudine - ci riconnette al girotondo della vita.

 

                                     “ Quindi, le interpretazioni, le spiegazioni, le descrizioni di quello che si

                                     sta facendo e del perchè – tutte le risposte alla domanda “ perchè” -

                                     essenzialmente traducono le immagini in concetti. Rannicchiato nel vano

                                     della porta diventa “ difendersi”; il sangue che gocciola  da una puntura

                                     al dito diventa la “ ferita”; l'albero con la corteccia  bruna chiazzata

                                     e le estese radici si traduce nel concetto di “ crescita”. Cominciamo

                                     a pensare alla crescita  e non appena usiamo la parola “ crescita”perdiamo

                                     l'albero: i suoi livelli, i rami, il tronco, le vaste radici , tutte cose che

                                     crescono e deperiscono. L'albero, così vitale nella sua bellezza , che

                                     con tanta ricchezza elabora se stesso,  scompare. Abbiamo dato

                                     quell'albero in cambio della “crescita”, così come abbiamo dato

                                     l'immagine in cambio del concetto... Insomma l'immagine è primaria, il

                                     concetto secondario; l'immagine è poetica, l'interpretazione è prosaica;

                                     l'immagine è emotivamente significativa in quanto tale, l'interpretazione

                                     ricupera l'emozione nella razionalità... Questa autonomia, questa anarchia

                                     dell'immagine è la fonte dell'espressione personale, che rende ogni pittura,

                                     ogni canzone, ogni storia differente... Una buona interpretazione non si

                                     serve  di grandi e fiacchi concetti come “crescita”, “ sessualità”,

                                     “creatività”, “ aggressività” e “angoscia”, ma risponde con immagini

                                     dense del tipo : “ Il serpente nero vuole avvicinarsi più a te, vuole toccarti.

                                     Che voglia più calore fisico?”.  “Un vano della porta di dove? Di quale tipo

                                     di edificio? E c'è nessuno lì intorno? Potresti accendere un piccolo fuoco,

                                     oppure c'è troppo vento, o cos'altro? “. Osservazioni di questo tipo non

                                     chiedono delle risposte. Non spiegano nulla, ma inducono a immaginare

                                     ancora in silenzio”.

 

                                     ( Da: “ Politica della bellezza, di James Hillman, Edizioni Moretti&Vitali,

                                        Bergamo, 1999, pagine 110-111”).

 

Il presepe è un... notturno...

                                              La pericolosità della notte credo che dipenda soprattutto dalle paure del nostro codice maschile, patriarcale, verso il femminile... Notte / sei te / che canto / Madre / degli dei / e degli uomini. / l'origine / di tutto il creato / è la notte... si può leggere in un inno orfico... Abbiano tolto infatti alla notte il suo velo lunare sostituendolo con la proiezione – anche concreta purtroppo – delle nostre angosce e della nostra violenza sorattutto maschile. Per cui la riflessione  che questa rivelazione, epifania, del presepio avviene in un...notturno, non è secondaria in questo contesto.

La rivalutazione della luce e della conoscenza notturna appare evidente in questa riflessione di un gesuita:

 

                                    “ Si potrebbe utilizzare questa immagine del “ bagno della notte”, essa

                                    permette di sentire il contrasto con la luce e il diurno della nostra cultura

                                    europea tanto impregnata dal nostro intelletto. Se avete praticato in Asia

                                    l'induismo, il buddhismo e in Africa le religioni animiste, scoprirete

                                    che vi è una speranza liberatrice quando si giunge ad immergersi nella

                                    notte di cui siamo portatori...L'immagine del bagno è molto evocativa;

                                    quando mi bagno nella notte essa mi da riposo, mi rigenera, mi apre,

                                    mi impedisce di essere accecato dalle mie evidenze...la notte mi porta

                                    una esperienza di incertezza, essa accompagna il mio spirito come

                                    qualcosa di cui esso ha bisogno, allo stesso modo dell'ombra che

                                    accompagna il mio sapere... Con le evidenze del sapere, con quelle

                                    dell'azione e della ragione, è ciò che noi chiamiamo cultura, civiltà

                                    in Occidente...Tutto ciò ci fa grande violenza e ci rende violenti.

                                    L'uomo occidentale non sa fare posto al regime notturno...La nostra

                                    cultura è diurna. E' con il nostro spirito che gestiamo la nostra salute,

                                    il nostro nutrimento, le nostre relazioni con gli altri, ma manchiamo

                                    di anima. Vi è un modo notturno di amare e noi conosciamo solo un

                                    modo diurno. Abbiano completamente svuotato tutti questi spazi

                                    che rientrano nel regime notturno e nella relativa maniera di mangiare,

                                    nutrirsi, amare, adorare...”.

 

Da: “ Sacro, simbolo, creatività, di Jaques Vidal, Jaca Book, 1992, pagina 146”.

 

L'acqua... il mulino... il pozzo...

 

Questo eco-villaggio ancestrale e modernissimo che è il presepio può essere paragonato spazialmente a un Albero della Vita con la sua tripartizione simbolica: l'alto delle fronde protese verso il cielo,  quello che sta in mezzo ( il tronco) e poi il regno ctonio, sotterraneo che sono le radici.  Questa configurazione archetipica contribuisce al  fascino del presepe: la parte alta è la cometa, come la luce notturna che attira visitatrici e visitatori; la zona mediana è il bimbo nella mangiatoia : la dimensione del cibo in cui ogni cosa diventa risorsa, anche il rifiuto e lo scarto;  mentre le varie 'macchine' dell'acqua, soprattutto il pozzo, rivelano il contatto con le profondità di Madre Terra. L'acqua – che abolisce le forme consuete per cui... riscrive e trasforma la storia -è dunque matrice ( femminile) di senso. In un inno vedico si può leggere che...: “Le acque, che sono le nostre madri e che desiderano partecipare al sacrificio vengono a noi seguendo le loro vie e ci distribuiscono il loro latte”. E' con quest'acqua che... ci rinfresca lo sguardo... , rendendolo nuovamente bambino, che possiamo  guardare il presepio uscendo dall'ansia di una identità o  disentità cristiana...

 

La grotta...

                   Rimanda ad un codice materno come grembo, umano e della terra, in cui avvengano nascite, rinascite,  trasformazioni. Nella grotta si incontra il sogno che dona la visione, perché è il regno del serpente e del drago: qui infatti c'è l'alchimia dell'incontro tra acqua e fuoco. E la luce è quella dei cristalli, che accendono il terzo occhio che vede oltre e che dunque sa guarire, come nel potere della sciamana e dello sciamano. L'antro,  la grotta, come  incubatrici di vita,   rimandano a un'arcaica esperienza umana, quella di vedere uscire dalla caverna, dopo il letargo, un'orsa che si credeva morta, teneramente accompagnata dal suo cucciolo... L'orsa infatti è il grande animale mitico, una vera e propria nutrice cosmica, dell'Europa arcaica.  Sull'asino e sul bue ci sono interpretazioni simboliche anche raffinate: mi limito ad osservare che fino a pochi decenni il 'dormire' nella stalla, soprattutto in zone di montagna, era... anche necessità di calore condiviso. E il presepe infatti allude a una...convivenza tra l'umano, il mondo animale e il cosmo intero che stiamo perdendo...Troppa luce di lampioni di notte rischiano di toglierci infatti i saperi e i sapori del cielo...e della terra.

 

La spiga di grano e la... paglia...

Questa elemento semplice e affascinante è inserito nel ciclo di rigenerazione  vita-morte-vita  della materia, ed è ovviamente collegato, come residuo, alla spiga di grano, come nei Misteri Eleusini. . E' dunque materia simbolica di grande interesse, se pensiamo, dopo esserci riposati su di un pagliericcio, a giocare con un omino di paglia e a sorridere con un pagliaccio...Su nascita e spiga di grano  riporto, riassumendo, un'antica leggenda...Quando un bimbo nasce un angelo gli mette in mano un chicco di grano. Se lui lo stringe e tiene il pugno chiuso, il chicco finisce per ammuffire. Se apre la mano il chicco cadrà per terra, andrà nei solchi e diventerà germoglio, spiga, non lo perderà, ma si moltiplicherà...

...Forse, penso, si ha la coda di paglia quando la paglia non è nel cuore come culla di nuovo pensiero di inclusione e di solidarietà...

 

La cometa...

 

Che origine ha  il desiderio, quello che ci spinge a guardare in alto, verso il cielo stellato? Abbiamo visto come il presepe  sia un vero e proprio eco-villaggio che, incontrando la cometa, si trasforma anche in cosmo-villaggio...      “ La via più breve tra due cuori passa dalle stelle”, ci ricorda Raimundo Panikkar in un suo scritto e questa frase poetica mi collega all'etimologia di desiderare, che significa perdere l'orientamento delle stelle ( sidera, spazio sidereo)...E se chi naviga vuole ritrovarle, lassù, in alto, questa speranza nasce dal verbo opposto, considerare, ritrovarle cioè come amiche... Sull'oroscopo, le stelle, gli amori c'è una sconfinata letteratura e un abbondanza di offerte di considerazioni, soprattutto a pagamento...Qui mi preme ricordare  la rete cosmica che ci avvolge come esseri umani, e in questa rete tutto si corrisponde e nulla rimane isolato. Ce lo ricorda anche Galileo Galilei  : “Le cose sono unite  da legami invisibili. Non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella”... Ritengo che la citazione che segue sia molto in relazione con una...stella cometa trasformata, in questi nostri opachi tempi, in...Babbo Natale: “ Se tutti gli enigmi sono risolti, le stelle si spengono. Se tutto il segreto è restituito al visibile, e più che al visibile, all'evidenza oscena, se ogni illusione è restituita alla trasparenza, allora il cielo diventa indifferente alla terra”.  ( Jean Baudrillard, Le strategie fatali, 1983).

 

Inverno...la splendida luce nascosta...


 


Albero secco di W. Ya-p'ing


U
n albero secco
fuori dalla mia finestra
solitario
leva nel cielo freddo
i suoi rami bruni:
Il vento sabbioso la neve e il gelo
non possono ferirlo.
Ogni giorno quell'albero
mi dà pensieri di gioia,
da quei rami secchi
indovino il verde a venire.

 

Il solstizio d'inverno, culla del nostro Natale,  è uno spazio sferico, magico, in cui il microcomo umano e il macrocosmo si toccano, si incontrano...In questo periodo la forza di gravità non è più così tenacemente attrattiva...Si può sognare, appunto perché il pensiero  lievemente danza...proprio come un fiocco di neve... tanto desiderato nonostante le perplessità meteorologiche...

“Mi sono affezionata all’inverno perchè sento che è vero, non come l’estate che vola via e sembra così divertente e allegra ma non lo è, perchè il sole è sempre di corsa e lascia tutti con l’amaro in bocca. L’inverno non pretende di confortare, ma in fin dei conti sento che è consolante, perchè una si raggomitola su se stessa e si protegge e osserva e riflette, e credo che soltanto in questa stagione si possa pensare per davvero”. (Marcela Serrano)

Gli stranieri... I Re magi e la...zingara...

                        I  Magi storicamente non erano “re” ma sacerdoti e sciamani dei  Medi, collegati al culto degli astri ( Zoroastrismo) : gli antenati degli attuali Curdi. C'è abbondante letteratura simbolica su oro incenso e mirra, ma quello che mi preme sottolineare è lo scambio di doni che avviene nel presepe tra gli stranieri e il Dio che vengono a visitare e a onorare. Insomma non c'è nessun servilismo e infatti l'iconografia li dipinge vestiti con abiti regali...Sembra un modello molto lontano da forme attuali, più o meno celate e sottintese, di...razzismo e paura della diversità. La presenza della zingara nel presepe merita un discorso a parte perché allude alla cultura nomade e alla divinazione femminile. Sulla cultura Rom e Sinta molto è stato scritto, anche per sfatare luoghi comuni e pregiudizi.Quello che mi preme sottolineare è la cultura della non stanzialità che caratterizza gli zingari: emigrarono dall'India circa 1000 anni fa con una lingua ( il Romanès) di origine sanscrita, portandosi sempere dietro nelle loro peregrinazioni, a volte molto sofferte se non tragiche come sotto il nazismo, solo le ...stelle come...fissa dimora... La controversia con noi, i gagè come ci chiamano,  ha da fare  con la condanna culturale e non solo di chi ha un..tetto stabile verso chi non ce l'ha... Un 'senza fissa dimora' è diventato segno di devianza, punibile sicuramente almeno con l'emarginazione sociale. In questo senso il presepio, caratterizzato, si potrebbe dire,

 da...vagabondaggi creativi,  sicuramente accoglie chi cammina, chiunque cerca di seguire la sua...stella portandosi solo dietro una tenda nel suo cuore...La zingara, presente statisticamente in molti presepi popolari, allude all'emerginazione storica della donna da parte della cultura patriarcale. E anche diffidenza e  paura rispetto ai suoi...poteri magici  espressi dalla sua capacità divinatoria. La zingara sembra alludere dunque alla sciamanesimo femminile come un...codice di strega...fortemente occultato se non violentemente represso. Su questo dolore e su questa speranza, in-concludo, per omaggio alla cultura nomade, con una poesia di una poetessa Sinta, Paula Schopf:

“E' colmo il calice della mia vita

E colmo d’amarezza

Goccia dopo goccia

Cola la mia anima dagli occhi del cielo

Mentre il cuore rimbalza da cielo a terra

Vuoto e straziato

Nel buio cerco un appiglio

Per non assopirmi

Nella culla dell’oblio”.

 

Padova, dicembre 2015

                                                                                                                                                    Mario Bolognese

E-mail:   canticocreature@gmail.com