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Mario Bolognese

 
GOCCESUIVETRIDINFANZIA…
 
PICCOLO FLORILEGIO DI POESIE PER I BAMBINI E LE BAMBINE
 

                                                                                           A cura di Mario Bolognese

 

 

 

  NOTA – Come premessa a questa raccolta riporto l’introduzione a un mio libro di poesie : “ I’M 

                 SORRY BABY, Edizioni Osiride, Rovereto,Trento, 1995, seconda edizione con tra=

                 duzione in inglese, francese, tedesco e spagnolo”. L’introduzione che segue desidera

                 indicare il senso di un cammino e di una ricerca. Queste poesie – liete di incontrare

                 nuovi “fiori”- sono in relazione a un mio corso : “ La “ VIA” del bambino e della

                 bambina…verso il “ diario dell’anima”…Per questo motivo vengono donate solo a poche

                 amiche/amici per condivisione e scambio di sogni e lavoro in relazione a questa

                 “ Via”…

        

                 

 

“ Queste quaranta poesie – scritte da un adulto per gli adulti europei – vorrebbero contribuire a una “carta” – lirica e provocatoria ad un tempo – di un nuovo, fondamentale diritto del bambino: essere donatore spirituale.

Le violenze che subiscono le bambine e i bambini di tutto il mondo sono purtroppo triste cronaca quotidiana e per questo appare più che mai necessario  proteggerli, ridonando loro dignità e futuro. Ma forse la prima protezione, quella più importante, è il rispetto e la valorizzazione della loro specifica cultura e visione del mondo. Considerare i bambini come esseri umani non solo bisognosi ma anche ricchi di una particolare saggezza del sacro è un grosso traguardo per una nuova ecologia della vita.

I doni spirituali che ci fanno i bambini di tutto il mondo sono leggeri e profondi come i loro giochi. Ma per accorgersene occorre un po’ convertire il nostro cuore e la nostra testa di adulti. A questo mirano queste poesie…”.

 

 

“ Dolcezza del passato che si rimembra/ attraverso le brume del tempo

e le brume della memoria.

Dolcezza di rivedere se stesso bambino,

nella vecchia casa dalle pietre troppo annerite.

Dolcezza di ritrovare il proprio volto rimpicciolito

di bimbo pensoso, la fronte attaccata ai vetri…”.   ( Roden Bach )

 

 

“ L’una impara i primi scherzi e le prime parolette,

l’altra ormai sa recitare canzonette e poesie,

la mattina giocano aggrappate alle mie gambe,

e la sera dormono appoggiate al mio vestito.

Bimbe, perché siete giunte così tardi sulla terra,

a me giunte quando già la mia vita era passata ?”.   ( Liriche cinesi, Einaudi, 1955 )

 

 

“ Felice, felice il mortale che lo incontra per via,

perché le sue mani sono colme di benedizioni

e il suo tesoro trabocca”   ( Esiodo, in riferimento al bambino divino Pluto)

 

 

“ Una brutta crosticina si è formata sulla cicatrice

Giovanna se la strappa, per capriccio, e comincia a sanguinare.

Arriva e mi fa vedere il ditino ferito:

“ Ho tolto la pelle alla mia bua”.

La sgrido, si mette a piangere, e vedendola in lacrime

cedo, vilmente. Facciamo la pace-, mi arrendo,

Giovanna, a condizione che tu mi sorrida.

Allora la dolce piccina mi si getta tra le braccia

E mi dice, con la sua aria indulgente e solenne:

“Non mi farò più del male perché ti voglio bene”.

Ed eccoci felici, in questo tenero abbandono,

lei della mia clemenza, io del suo perdono”   ( V.Hugo )

 

 

“ Il chierico sapeva, contemplando il cielo stellato,

che lassù regnava la musica delle sfere…E un tempo c’era chi diceva che i bambini

sentivano questa melodia

quando ridevano nel sonno…” .   ( Recensione di A.Barbero su: “ Le buie notti del Medioevo”,

                                                         Stampa Libri, 30/9/2000 )

 

 

“ Ah! purchè io vi consenta / mia infanzia eccoti

così viva, così presente.

Firmamento di vetro blu / albero di foglia e di neve

fiume che corre, dove vado?”   ( Charles Plisnier )

 

 

“ Nella mia infanzia nasce un’infanzia ardente come l’alcool.

Mi sedevo nelle strade della notte.

Ascoltavo il discorso delle stelle

e quello dell’albero.

Ora l’indifferenza ricopre di neve la sera della mia anima”.   ( Vincent Huidobro )

 

 

“ Nei campi della sua infanzia eterna / il poeta passeggia.

Non vuole dimenticare nulla”.   ( Baudelaire )

 

 

“ Des enfances j’en ai tant et tant

que je m’y perdrais en les contemplant ».   ( A.Anoux )

 

 

«  Il cielo attende di essere toccato da una mano / d’infanzia favolosa.

Infanzia, mio desiderio, mia regina, mia ninna nanna-

da un soffio del mattino”.   ( Vandercammen )

 

 

“ E spesso non è altro che una bolla d’infanzia

sotto i lentischi del dispiacere”.   ( Rousselot )

 

 

“ La mia infanzia è un covone di odori”.   ( Louis Chadourne )

 

 

“ L’aroma dei sentieri / orlati di menta

danza nella mia infanzia”.   ( A.Mozombreres )

 

 

“ Cantico dell’infanzia, polmone di parole!”.   ( Jean Laugier )

 

 

“  L’infanzia non è una cosa che muore in noi e si disseca

dopo che ha compiuto il suo ciclo. Non è un ricordo.

E’ il più vivo dei tesori, e continua ad arricchirsi a nostra insaputa…

Guai a chi non può ricordarsi della propria infanzia.

Riprenderla in se stessi come un corpo nel proprio corpo,

come un sangue nuovo nel vecchio sangue:

uno è morto dopo che essa lo ha abbandonato”.   ( Franz Hellens )

 

 

“ DAL GIORNO…Dal giorno in cui ho conosciuto Helena

parlo con gli animali e gli oggetti.

Solo loro capiscono l’ “heleniano”

dato che la sola cosa che comprendono

è l’amore che provo per lei.

Il mio cane mi ha dato molti consigli,

e anche un tavolo antico

una caraffa di porcellana

un libro di racconti

un coltellino svizzero

un topolino bianco

un pallone

un disco di Manzanero e un altro di Diana Ross.

Da ieri non so più cosa fare per il dolore che sento

In quella che deve essere l’anima,

perché quando ho chiesto alla gabbia

se Helena mi avrebbe amato per sempre,

non ha detto niente,

è rimasta a lungo in silenzio,

finchè in un modo strano ha aperto lo sportello

e ha fatto fuggire l’usignolo”.    ( Questa poesia e quella che segue è tratta da: “ Mi fa male la

                                                       pancia del cuore, poesie d’amore dai banchi di scuola, di

                                                       Jairo Anibal Nino, Sonzogno Editore, 2001” ).

 

 

“ LA PROFESSORESSA SEVERA E ALTA…La professoressa severa e alta,

col corpo da ombrello e la faccia da inverno,

ha preso l’enorme conchiglia di madreperla

con un numero sul bordo

( quello dell’inventario della scuola )

e ci ha detto che poggiandola all’orecchio

avremmo sentito il rumore del mare.

Stupita,

ho sentito solo la tua voce lontana

che mi chiamava”.

 

 

“ Dal lontano pianeta

dove la vita è un ricamo di donne

si infiorò sulla terra

                         Iris, la bimba.

Trovò una culla delicata e ridente

e si rallegrò.

Ma fu ben presto   triste   il suo cuore

Quando si accorse che i grandi

eran chiassosi e volgari

credendo che lei non capisse…”.   ( Questa poesia, e le altre 6 che seguono, sono tratte da I’sorry

                                                           baby, cit.).

 

 

“ Ho perso

il mio gioco divino

e il vestito del tempo

mi si è fatto corazza

                    e il mio cuore

                     metalburattino

                                           barcolla…

C’è ancora

quel fabbro bambino

che sa sgretolarmi

l’opaco spessore

di queste mie ore?”.

 

 

“ Conoscono bene

i bambini

prima del nostro

l’alfabeto degli angeli

tracciando sui vetri appannati

segni dolci e potenti

che curvano l’arco del cielo”.

 

 

“ Non riesci a far bene

nemmeno un pensierino

sei proprio un bambino

un po’ deficiente

un vero buono a niente

                                      Poi

                                      uscì di casa il papà

                                      per inventare

                                      la bomba intelligente…”.

 

 

“ Lo scienziato dei grandi

consultò i suoi libri

e il buon Dio degli adulti

e disse al bambino:

                              “ Ti ci vuole del tempo

                                 a imparare

                                 per questo    così a lungo

                                 piccolo devi restare”.

Ma il bambino

che aveva la scienza

di un buon Dio che è di tutti

così gli sorrise:

                                “ Certo, hai ragione a metà

                                noi piccoli a lungo si resta

                                perché vi ci vuole del tempo

                                a imparare da noi

                                a cambiare il cuore e la testa”.

 

 

“ Dopo aver vinto il Gran Premio

il vento

ti portò via il cappello

e da allora

la risata di un bimbo

ti fu tenera amante”.

 

 

“ Lila, la bimba, era il gioco di aurora

del primo mattino del mondo

e con lei eran patto d’amore

il giorno che dà conoscenza

e l’imbrunire che porta coscienza.

 

Si rallegrò il giardiniere del Tempo

e per un dono al soave Creatore

prese le cose più belle

delle tre creature del cosmo

e ne fece un unico fiore

ponendogli nome           stupore”.

 

 

“ LA RAGIONE DEL BAMBINO –

Non è senza ragione

ch’egli rimane fra noi:

ama posare il suo capo

sul seno della madre, e non sopporta

nemmeno di perderla di vista.

 

Il bambino conosce ogni sorta

di sagge parole, benché sulla terra

pochi ne comprendano il senso.

Non è senza ragione

che non desidera parlare:

l’unica cosa che vuole imparare

le parole dalle labbra della madre.

Per questo sembra così innocente.

 

Il bambino possedeva

mucchi d’oro e di perle, pure venne

come un mendicante sulla terra.

Non è senza ragione

che venne travestito in questo modo:

questo piccolo caro mendicante ignudo

finge la più completa indigenza

per mendicare l’amore della madre.

 

Il bambino era libero da ogni legame

nel paese della sottile luna crescente.

Non è senza ragione

che rinunciò alla sua libertà:

sa che c’è posto per una gioia infinita

nel cantuccio del cuore di una madre,

ed è molto più dolce della libertà

esser preso e stretto fra le sue braccia.

 

Il bambino non sapeva piangere:

egli abitava nel paese

della perfetta felicità.

Non è senza ragione

che ha scelto di versare lacrime:

benché col sorriso del suo caro visino

s’attiri il cuore amoroso della madre,

i suoi piccoli pianti per minuscoli dolori

tessono un duplice legame

di compassione e d’amore”.   ( R.Tagore)

 

 

“ L’ULTIMO CONTRATTO-

“ Venite a comprarmi”, gridai al mattino

camminando per la strada selciata.

Spada in mano, venne il re sul suo carro:

mi prese la mano dicendo:

“ Ti comprerò col mio potere”.

Ma il suo potere non valeva nulla,

e se ne andò sul suo carro.

 

Nella calura del meriggio

le porte delle case erano chiuse.

Io vagavo per la strada tortuosa.

Un uomo uscì con il suo sacco d’oro.

Meditò e disse:

“ Ti comprerò col mio denaro”.

Pesò le sue monete a una a una,

ma io me ne andai per la mia strada.

 

Era sera. La siepe del giardino

era tutta in fiore. La bella

fanciulla uscì e mi disse:

“ Ti comprerò col mio sorriso”.

Il suo sorriso svanì

e si sciolse in lacrime,

e lei tornò sola nel buio.

 

Il sole brillava sulla sabbia,

le onde del mare si frangevano ribelli.

Un bimbo sedeva giocando con le conchiglie.

Alzò la testa e parve riconoscermi,

e disse : “ Ti comprerò con nulla”.

Da quel momento il contratto

concluso come per gioco

fece di me un uomo libero”.   ( R.Tagore)

 

 

“ In quel tempo Gesù disse: “ Ti benedico o Padre, Signore del cielo e della terra,

perché hai tenute nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai

rivelate ai piccoli”.   ( Matteo 11, 25-26)

 

 

 

Padova, 14 agosto 2007                                                                     Mario Bolognese      mario.bolognese@medchild.org