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Alberto Liguoro |
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| Brevi note biografiche |
| Alberto Liguoro presenta il suo modo di fare Poesia |
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Lettere malate Ho una fortissima ammirazione per Pier Paolo Pasolini, per il suo valore artistico, per il suo impegno e l’originalità delle sue opere, ma non per la sua filosofia di vita tetra e oppressiva che, se avessi seguito, avrei potuto riflettere in una poesia consistente in una tomba con su scritto “qui giace la poesia, soffocata da una valanga di stronzate”. E invece non è così. La poesia non è morta e non morirà mai, come dimostrato, tra l’altro, proprio dal fatto che io potrei scrivere una poesia dove, paradossalmente, si scolpisce l’atto di morte della poesia stessa. Può dirsi, piuttosto, che i tempi cambiano, si trasformano, possono esserci dei momenti rivoluzionari, da cui poi la storia continua. E la poesia che, a mio avviso, è un fil rouge dell’Umanità, come il dna, come le cellule, ecc., a sua volta cambia, si trasforma, attraversa i vari periodi rivoluzionari o involutivi che siano, come il teatro, come l’arte in genere, si può dire. La poesia ha solo la particolarità di essere più alla portata di tutti. Senza andare tanto per le lunghe (ma sarebbe interessante in un consesso che si occupasse di queste cose) ricordiamo che Michelangelo da Caravaggio fu disprezzato e deriso anche perché dipingeva, nelle composizioni, tra frutti e verde, mele marce e foglie secche. Quello fu appunto un momento (traumatico certamente) di svolta, non di morte dell’arte pittorica come i secoli successivi hanno dimostrato; analogamente, ora, secondo me, siamo, per quanto riguarda la letteratura, nei tempi delle mele marce e delle foglie secche, delle opere sofferenti e delle lettere malate, ma non siamo e non saremo mai nel tempo della morte. Questo non vuol dire però che bisogna rinunziare alla ricerca della verità (antico titanico cimento dove c’è tutta la storia dell’Umanità) e arrendersi alla “maniera” dove non c’è niente che abbia a che vedere con l’arte, solo ricerca di vita tranquilla e consenso; né più né meno che una variante del tempo libero, come avere l’hobby del collezionismo o qualcosa del genere. In ogni caso quello che voglio dire è che la poesia c’è sempre, e se, oggi come oggi, essa ha da essere “non letteratura” sarà tale ma non morirà (come non sono morte le arti nel periodo di decadenza post Impero Romano), e poi si riaffermerà alla grande, con parametri diversi, condizionati dagli eventi, ma esattamente in linea con il continuo evolversi della vita. Ecco io, a modo mio, intendo esprimere questo mio convincimento e stato d’animo, nient’altro. Ora, lo dico per concludere in modo scherzoso ovviamente, nel XXI secolo non credo possa capitare a me per le mie lettere malate quello che è capitato nel XVI secolo a Caravaggio per le sue foglie secche!
Grazie dell’attenzione e arrivederci
Alberto Liguoro |