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Izabella Teresa Kostka
 
Intervista a Fabrizio Romagnoli
 
 

I.T.K:  Buongiorno Fabrizio, è una grande emozione e un onore poterTi ospitare nella mia nuova rubrica, inaugurando con il nostro dialogo una serie di interviste con i personaggi della cultura e dello spettacolo. Benvenuto!

1. Iniziamo parlando della tua infanzia. Ognuno di noi conserva nel cassetto della propria memoria i preziosi tesori e le immagini scattate in quel periodo della vita.  Esplorando il magico spazio del tuo passato, quale ricordo ti commuoverebbe di più oggi? Com'eri da bambino?

 

F.R.: Ciao carissima Izabella, innanzitutto, grazie per avermi contattato e invitato nella tua rubrica "I dieci passi".  Allora  c'è un'immagine di me da bambino, è anche nel mio sito, dove sono vestito da Arlecchino e tengo in mano il pacchetto di sigarette di mio padre. Ho dei bellissimi ricordi della mia famiglia e di quanto eravamo uniti. Ci penso spesso dato che la vita si è portata via qualche elemento, diciamo. All'epoca vivevamo in una casa al pianterreno, ho tanti ricordi, si viveva veramente in un mondo idilliaco di amore e rispetto. Io, mio fratello, mia madre, mio padre e mia zia. Ora mio padre e mia zia non ci sono più… Questa è la vita. Ma i ricordi di quel periodo dell'infanzia sono tutti positivi, strana dote quella dell'essere umano di ricordarsi solo le cose belle! E comunque, da bambino ero capriccioso, prepotente, dispettoso, ridevo sempre, non piangevo mai, adoravo il limone, ne mangiavo a chili, e andavo sempre in giro con una piccola moka, guai a chi me la toccava.  Insomma, un bel caratterino. Strano, no? Forse già un po' artista, chissà?  Ma anche se facevo tanti capricci, ero molto bello, dicono, quindi mi si perdonava tutto! Ho un bel ricordo della mia infanzia, mi commuovo ogni volta che ci penso…

 

2. To be or not to be? To have or not to have?  Cosa conta di più nella vita: essere o avere?

Se un giorno dovessi scegliere tra la vita professionale e quella personale compresa la famiglia, cosa faresti? Quanto vale il successo nella tua vita?

 

F.R.: Cara Izabella, questa è una domanda molto difficile e a trabocchetto quindi, grazie per avermela fatta! Io penso che nella vita di ogni persona tutte queste cose che hai elencato e messo a confronto siano in realtà tutte importanti e quindi il dover scegliere fra di loro è un compito molto difficile. La vita personale è importante ma senza la vita professionale si rischia di diventare frustrati e viceversa. Io credo che la vita sia fatta di tutte queste cose nella giusta dose e percentuale. Intendo dire che, quando si è più giovani, si dovrebbe dare più spazio al lato professionale nel tentativo di raggiungere gli obiettivi prefissati mentre quando si avanza con l'età si dovrebbe dare più spazio al lato affettivo, alla famiglia, agli amici, etc… Dico questo perché ultimamente ho conosciuto persone anziane molto frustrate che ancora inseguono il successo in maniera spasmodica, maniacale, e passano sopra ad ogni principio e rispetto umano: terrificante. Non vorrei mai diventare così! Ma ho incontrato anche gente giovane tutta dedita agli affetti e che incolpa il mondo e il sistema perché non riesce ad emergere professionalmente. Io credo che bisognerebbe essere sempre onesti con se stessi nel cercare di capire il motivo per cui si è venuti al mondo e poi scegliere di conseguenza nel rispetto degli esseri umani più o meno cari che ci circondano. Personalmente, da adolescente, già sapevo cosa volevo fare e ho programmato la mia vita in quella direzione, non era un gioco, non è un gioco, e posso dire che ho anche avuto tempo di godermi la famiglia, tra l'altro ancora me la godo e alla grande. Il successo è importantissimo ma dipende dal valore che si dà alla parola successo. Successo non è, per me, popolarità ma poter vivere tutta la vita del proprio mestiere, senza doverne fare altri, questo è il successo più grande. Sia chiaro, tutti i mestieri sono dignitosi e rispettabili allo stesso modo ma poter fare sempre il mestiere che si è scelto è, per me, il più grande successo. E comunque, oggi, l'essere e l'avere vanno a braccetto. Non siamo più nel periodo che va dal dopoguerra agli anni '90 dove tutto era ancora "prendibile" anche con poco talento. Ora c'è un surplus, un eccesso in ogni campo e poter anche solo avere il proprio spazio è una vera impresa. Prima, veramente, volere era potere e tutte le posizioni erano da occupare, ora no!

 

3. Raccontaci del tuo cammino verso il mondo dello spettacolo, del teatro e del cinema. Preferisci l'arte drammatica in diretta come quella sul palcoscenico teatrale, oppure ti soddisfano di più le riprese registrate e il lavoro sul set cinematografico?

 

F.R.: Il tutto è nato per gioco. Quando avevo sedici anni mi vergognavo nel raccontare le barzellette e la cosa mi dava molto fastidio perché da bambino, invece, ero il mattatore di tutte le serate in famiglia. La mia ragazza di allora frequentava una scuola di recitazione e io, un po' per gioco e un po' per sfida, mi iscrissi alla stessa scuola. Per me fu una vera droga. Pur diplomandomi con dei bei voti avevo totalmente smesso di studiare per intraprendere lo studio della recitazione. Leggevo solo copioni teatrali e libri che parlassero di tecniche di recitazione. Con tanta volontà e disciplina, dopo cinque anni di studio e di attestati riconosciuti a livello europeo, iniziai a lavorare con la Compagnia della Rancia con cui feci dieci anni di tournée, poi me ne andai a lavorare in Germania per cinque anni e poi cinema, televisione e così siamo arrivati all'oggi. Il teatro mi riempie di emozioni costanti, vere, importanti. Il cinema e la televisione con i suoi ciak ripetibili sono una sfida, amo la telecamera e starci di fronte. Rivedersi in video è una grande soddisfazione, devo ammetterlo. Comunque, mi piace tutto ciò che ruota intorno al mondo della recitazione, tutto! Dal recitare in prima persona all'insegnamento, dalla regia alla scrittura di copioni teatrali e sceneggiature, amo il mio mestiere!

 

4. Ti conosco da un paio di anni e ammiro il lavoro che svolgi come insegnante di recitazione e di interpretazione canora. Ti piace lavorare con i giovani? Quale consiglio puoi dare a tutti gli aspiranti artisti?

 

F.R.: Sono molto duro con i giovani che si affacciano al mondo dello spettacolo. Insegno per scelta, lo dico sempre. Dopo quasi ventisette anni di mestiere, mi sono avvicinato all'insegnamento della recitazione, dell'interpretazione canora e del canto perché vorrei dare ai giovani quello che per me è stato tanto difficile da raggiungere. Il voler studiare e il poter permettersi di studiare, agli inizi degli anni '90, per me, era veramente difficile! Dove andare? Con chi studiare? Come affrontare la spesa? Oggi ci sono tantissimi insegnanti, i prezzi sono scesi, le possibilità di raggiungere il successo facile sono tantissime… Chi studia con me lo deve fare in modo serio e la ricerca deve essere continua. Sono estenuante con gli allievi ma io non mi stanco mai. È un onore poter seguire elementi talentuosi ma voglio, dall'altra parte, la totale dedizione oppure… ci sono tantissimi altri mestieri da poter fare, no? Ovvio, questo è solo il mio umile parere, ci mancherebbe. Io penso che la disciplina può far raggiungere obiettivi molto alti e superare perfino il talento delle persone che si crogiolano su di esso. Un grande talento se non affinato, curato, custodito, coccolato, rischia di perdersi. Una grande disciplina fa superare ostacoli dapprima inimmaginabili. Un talento dedito allo studio diventa una stella che brilla di luce propria!

 

5. È molto facile parlare dei propri pregi e dei successi. Ma tenterò di scoprire il tuo lato oscuro.  Possiedi forse una "doppia personalità" come Dr. Jakyll e Mr. Hyde? Chi è Fabrizio Romagnoli quando si spengono le luci della rampa? Quali sono i tuoi difetti?

 

F.R.: Sia come attore che come persona adoro l'analisi e nel corso della mia vita mi sono sempre messo sotto una lente di ingrandimento superando la paura di scoprire cose che non avrei voluto sapere. Ora sono sincero e a domanda c'è risposta. Io penso di essere un instancabile artigiano della recitazione e adoro esserlo, vivo di questo, ma se mi si fa un torto, se non si rispetta i patti presi all'inizio, se si manca di rispetto agli altri lavoratori del cast o della troupe, divento una vera iena! Mi reputo una persona molto, ma molto, buona che però, come una medaglia, ho anche un'altra faccia che può diventare molto, ma molto, cattiva. So chiedere scusa quando sbaglio ma so anche far rispettare la mia voce quando ho ragione quindi, in fondo, sono un po' come Dr. Jakyll e Mr. Hyde ma con la sola differenza che non lo tengo nascosto.

 

6. Il tuo rapporto personale con la critica? Le lusinghe e i complimenti ti riempiono sicuramente di soddisfazione, ma come reagisci ai pareri negativi? Le eventuali recensioni meno positive ti deprimono oppure ti stimolano ancora di più e ti spingono verso continua crescita professionale?

 

 F.R.: Credo che ognuno debba fare il proprio lavoro e rispetto la critica sia quando elogia un mio lavoro che quando lo massacra. L'unica cosa che a volte mi fa arrabbiare, e che puntualmente comunico quando accade, è l'eventuale critica non costruttiva ma imbevuta della frustrazione del critico di turno. Il mestiere del critico è molto difficile, impegnativo, richiede una grande cultura e una grande dedizione nello studio e nell'andare a vedere tantissimi spettacoli. Ho il massimo rispetto per i veri e pochi critici teatrali che sono rimasti, come ben sai, purtroppo, oggi regna sovrana la legge del tutti possono fare tutto.

 

7. Quale è stato l'avvenimento più imbarazzante della tua vita professionale? Come gestisci le scene intime nei film? Ti senti a disagio oppure rimani indifferente? Sei spesso circondato da tante bellissime donne, come ti comporti?

 

F.R.: Le mie situazioni più imbarazzanti sono sempre legate ai vuoti di memoria in scena, al buio che pervade la mente nel momento in cui si deve intervenire con la propria azione, sia essa fisica che verbale. Mi è capitato un paio di volte che un'orchestra di venti elementi attacca e in non mi ricordo le parole da recitare… In quei casi sarei voluto sprofondare nel sottosuolo! Le scene di sesso, o intime che si vogliano chiamare, ci sono sempre nei film, nelle fiction, nei video musicali, a teatro… Studiare la recitazione permette di rompere dei tabù e di vincere quel senso di vergogna che nella recitazione non aiuta affatto. Le scene intime diventano normali e non ci si fa neanche caso, diventano scene da recitare dove il personaggio è motivato a simulare un amplesso, etc… Sei molto gentile nel dire che sono circondato da tante donne e devo dirti che la cosa mi fa sentire a mio agio. A volte capita di dover gestire la stalker di turno ma con il tempo si impara a fare anche questo.

 

8. Per ogni attore l'aspetto fisico è estremamente importante. Il talento accompagnato dalla bellezza e seguito da costante lavoro apre le porte verso il successo.  Purtroppo il tempo è  crudele e scorre velocemente.  Sei  un uomo molto affascinante e attraente. Hai paura di invecchiare? Come vedi Fabrizio Romagnoli fra vent'anni? Depresso oppure in pace con se stesso e soddisfatto del proprio percorso della vita?

 

F.R.: L'avanzare del tempo non mi crea nessun problema, assolutamente, anzi, mi piaccio di più adesso di quando avevo venti anni. Ora con la palestra, un po' di barbetta bianca, qualche bella ruga… sì, sì, devo ammettere che mi piaccio di più. L'unica che non vorrei è l'ingrassare e, infatti, presto molta attenzione all'alimentazione.

 

9.  Il Fabrizio regista è uno "stacanovista" sempre attivo e pieno di entusiasmo, oppure si arrende ogni tanto alle difficoltà dell'impresa? Con chi vorresti collaborare sul set oppure sul palco? Sei molto esigente?

 

F.R.: Sono molto esigente e mi piacciono anche i registi esigenti, quelli che ti spingono a cercare qualcosa di più per il personaggio, per la storia. Mi piace lavorare con tutti, soprattutto con i giovani. Trovo che le nuove leve siano molto preparate in ambito cinematografico mentre lo sono di meno nel campo teatrale d'altronde, con una televisione che propone in continuazione modelli di facile raggiungimento del successo il teatro è il primo a morire.

 

10. Se potessi nascere per la seconda volta, chi vorresti essere?  Fabrizio Romagnoli, oppure...?

Sei soddisfatto di te stesso?

 

F.R.: Sì, sono soddisfatto di me stesso. Recito per il cinema, nelle fiction e nelle pubblicità, insegno in tantissime parti d'Italia e ogni tanto qualche compagnia mette in scena un mio testo teatrale quindi faccio il mio mestiere come avevo sognato di farlo nel 1989, quando iniziai. Il mestiere dell'attore è uno fra i mestieri più duri, può logorare molto voracemente la psiche delle persone meno forti e si è spesso esposti a tutte le intemperie. Fare questo mestiere per tutta la vita e vivere dei suoi frutti è un dono che spetta a poche persone, spero con tutto il cuore di essere uno di loro!

 

Ti ringrazio di cuore per le risposte, sei stato magnifico e molto esaustivo in ogni dettaglio. Posso confermare che il tuo "charme" (fascino) veramente non riguarda soltanto il "Fabrizio Romagnoli - attore", ma è caratterizzato soprattutto dalla Tua grande sensibilità, dalla saggezza e dall'eccellente intelligenza.

Se avessi la possibilità di rifare un giorno l'intervista, la rifaresti? Voglio sperare di sì.

 

F.R.: Carissima Izabella, assolutamente, sì! Grazie per queste bellissime domande e a risentirci per la prossima intervista, magari per annunciare l'uscita di un bel film dove recito, ok? Un abbraccio dal cuore a te e a tutti i tuoi lettori! A presto!

 
I.T.K.: Un abbraccio sincero e alla prossima volta!

 

L'intervista rilasciata da Fabrizio Romagnoli per la rubrica "I dieci passi con..." a cura di Izabella Teresa Kostka nel mese di febbraio 2016. 

https://izabellateresakostkapoesie.wordpress.com/2016/02/12/i-dieci-passi-con-fabrizio-romagnoli-lintervista-a-cura-di-izabella-teresa-kostka/#respond

Tutti i diritti riservati - Foto proprietà di Fabrizio Romagnoli

 Izabella Teresa Kostka, Milano 2016

 
www.fabrizioromagnoli.it