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Izabella Teresa Kostka
 
 
 
"DIARIO DI UNA SPOSA"
contro la violenza sulle donne
silloge premiata al Concorso Letterario "La pelle non dimentica" Ancona 2016, Le Mezzelane Editore , Associazione Euterpe
 

1. UN LUNEDÌ QUALSIASI  ore 6.03 

 

Ogni mattina raccolgo il corpo

dalla discarica piena delle tue frustrazioni,

ho la pelle sfregiata, di carta vetrata 

usata per scrostare i sensi di colpa.

 

La lingua rifiutata dai carnali piaceri

lecca soltanto le gocce di sangue

strappate dalle labbra dagli schiaffi feroci

in nome dell'obbedienza e della punizione.

 

(Mi ricordo un mazzo di fiori

al primo incontro delle nostre mani)

 

All'alba le spine delle "rose - spose" 

forano spietate le palpebre pesanti,

lasciano le stigmate della sofferenza

sul volto scavato da lacrime e botte.

 

Non riconosco me stessa nello specchio di oggi

frantumato dall'urlo del muto terrore.

 

 

 

 

2. MARTEDÌ ore  13.01

 

 

Soltanto un minuto,

un attimo di ritardo

e tu

hai deciso di incenerirmi al fuoco

zittendo le scuse con il segno della sigaretta,

sono crollata sul pavimento

come la salma sanguinante di una bruciata bistecca.

 

Non meritavo alcun perdono.

 

Sei uscito in fretta sbattendo la porta,

lasciandomi accucciata accanto al cane.

 

 

 

 

3. MERCOLEDÌ   ore 16.11

 

Ho visto tua madre

alla fermata della metropolitana,

incurvata dal peso dei sacchetti della spesa,

ci siamo guardate nel ventre di un tunnel

scambiando i pensieri nel forzato silenzio.

 

Due croci distanti sullo stesso Golgota.

 

Mi ricordo ancora le sue parole

bisbigliate sui gradini di un vecchio convoglio: 

" È tutto suo padre

 ma è un buon ragazzo..."

 

Ho cercato nel buio quegli occhi assenti

coperti per l'apparenza da un paio di occhiali neri

(testimoni fedeli del suo Calvario).

 

 

 

 

4. GIOVEDÌ  1 GENNAIO  ore 00.05

 

 

Nessuno mi ha fatto gli auguri

in quella notte di vodka e brandy,

ti sei divertito prendendomi a calci

al ritmo di samba e dei fuochi d'artificio.

 

Stuprandomi

hai inseminato l'ultima Speranza,

una gemma crescente tra dolenti membra,

quel piccolo frutto pretendente l'amore

tra la tua folle rabbia e la mia dannazione.

 

Nessuno ha pianto per me

mentre suonavano le campane a festa.  

 

 

 

5. VENERDÌ 14 FEBBRAIO  ore 7.45, LA BRINA

 

Si posa la brina sul mio corpo diafano

stroncato come un giglio all'apice della primavera,

in un gelido abbraccio accoglie le lacrime

scintillanti sulla nube dell'ultimo respiro.

 

Ero tua sposa

dal grembo accogliente come una calda dimora

profanata dall'ira del morboso amore,

dal viso segnato dai graffi, dai lividi,

da un nome assente sull'anonima lapide.

 

(All'eterno inverno confido la vita 

mozzata al tempo della pazzia)

 

Ero la madre futura 

di un discepolo mai nato,

rinchiuso nel seme

che non sboccerà mai più.

 

Pregate per la nostra pace eterna.

(Izabella Teresa Kostka, Milano, diritti riservati)