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Giovanni Paolo II
 
 
Tutto ciò che trovate in questa pagina è stato preparato a cura dei lettori di Partecipiamo.it
Presentazione in Power point:Giovanni Paolo II
 
Vai alla pagina Giovanni Paolo II a cura di Angela Magnoni
 
 

Giovanni Paolo II è entrato nel cuore di tutti noi. A seguito della creazione della pagina dedicata a questo grande Papa abbiamo ricevuto delle poesie inviate, spontaneamente, dai nostri lettori. Nella pagina della beatificazione preparata da Angela Magnoni dentro "Un momento per lo spirito" non era previsto l'inserimento del contributo dei lettori ma davanti all' affetto dimostrato verso questo grande Papa, non ci siamo sentiti di dire di no a chi ha voluto esprimere nella forma espressiva scelta spontaneamente i propri sentimenti e allora abbiamo pensato di creare una pagina per Giovanni Paolo II realizzata solo con il contributo dei lettori di Partecipiamo.

Ringraziando tutti coloro che hanno inviato e vorranno inviare il proprio contributo pubblichiamo ciò che è pervenuto!

L'eredità

Fiorella Cappelli

Respiravo quell'aria

che muoveva i pensieri

raccoglievo l'essenza...

perché Tu c'eri!

Eri nel vento

con il nostro pianto

lenta immagine

di un voltar di pagine...

Tu, uomo vero

simbolo unanime

del nostro Vangelo.

Viaggi senza confini

per farci sentire

ancor più vicini

piegato nel corpo,

dalla Tua sofferenza

insegnavi al mondo

ad avere pazienza...

Ai potenti della Terra

gridavi "non più guerra!"

In tante lingue parlavi d'amore:

"aprite le porte del vostro cuore".

Ogni Tua parola, da tutti era sentita

quando invocavi

rispetto per la vita!


Verso chi ti ha colpito

hai rivolto il perdono, raccolto pietà

lasciandoci ricchi...della Tua eredità.

 
 

Giovanni Paolo II

 

 

Siamo pellegrini sulla terra!

Scrutiamo gli astri,

viviamo nel limite …

dipendiamo dalle parole,

dai gesti del padre.

Nella grandezza infinita,

piccoli granelli di vita!

piccoli e smarriti!

Papa Karol Wojtyla.

Papà di tutti,

non dimenticheremo

il Tuo sguardo,

il Tuo sorriso,

le Tue gentili carezze,

le Tue parole di Pace ed Amore.

Nell’ora triste della sofferenza,

del passaggio

“dalla vita alla Vita”

abbiamo pregato,

abbiamo impresso il Tuo Volto

nei nostri cuori.

I giovani caritatevoli

ricorderanno la Tua Voce.

Nell’ora del Tuo Addio,

ci sentiamo soli, ma …

certi della Tua guida

nell’amore, nella misericordia

vivremo non più da piccoli.

Seguirai con Tuo Padre

i nostri poveri passi.

 
 

“ Giovanni Paolo II “

          1920 – 2005

 

Karol Jòzef 

era il nome di battesimo

di Papa Giovanni Paolo II,

ma in molti lo chiamavano

- Il Papa viaggiatore -

perché girava il mondo

seminando amore.

La sera del due Aprile,

il successore di Pietro venuto dall’est

ormai vecchio e gravemente malato,

dopo quasi ventisette anni

di un travagliato pontificato

e una lunga agonia, è ritornato

alla casa del Padre nel paradiso celeste

cessando di soffrire e lasciando

sulla terra un profondo dolore.

Sua Santità amava i giovani,

gli umili e gli oppressi

ed era un Pastore che predicava

la pace, la fratellanza e l’amore.

Un saggio e Santo uomo.

Uno dei più amati Apostoli della chiesa

che non aveva complessi di fronte

a chi opprimeva l’umana libertà.

Era un grande oratore.

Un carismatico trascinatore di folle

e a chi l’ascoltava riusciva

a toccare il cuore.

Con la Sua influenza

e la Sua alta carica aveva contribuito

a cambiare il corso della storia:

Il crollo del comunismo,

del muro di Berlino e la liberazione

dal giogo sovietico della Sua natia

e amata Polonia.

Arduo sarà il compito per il successore

ispirare cotanto amore.

Non sarà facile indossare

i paramenti del sommo Pontefice

che aveva il dono di farsi amare.

 

Salvatore D’Aprano

7272 rue Marquette  Montréal, Québec  -   H2E 2C8    Canada

 
 

La visita papale

 

Oggi nel mondo regna la violenza,

l’odio, il razzismo e il disamore

e per far fronte alla carenza di fede

Sua Santità è diventato viaggiatore.

 

Come Gesù va in giro per il mondo

predicando fratellanza e amore.

Non trascina l’oneroso fardello,

Ei la croce la porta nel cuore.

 

Il Vicario di Cristo sulla terra

bacerà il suolo della Nuova Francia

e col Suo messaggio di estrema bontà

c’insegnerà a porgere la guancia.

 

Ci esorterà a tendere le braccia

col cuore terso d’ogni malvagità,

a vivere nella fede Cristiana,

nel rispetto del Prossimo e nell’umiltà.

 

Possa la Sua venuta apportare la gioia

in ogni tugurio, in ogni buia stanza

e per tutti gli uomini di buona volontà

sia auspicio di pace e di speranza.

     

Montréal, Settembre 1984

 

Salvatore D’Aprano

7272 rueMarquette

Montréal, Québec

H2E 2C8

Canada

Tel: (514) 722 – 4847

info@salvatoredaprano.com

 
 

Il Pastore ci ha lasciato

a  Karol Wojtyła

 

Le braccia stanche

il corpo dolente.

Arde il cero pasquale

nell’anima sempre più chiara,

il volto trasfigurato

le mani benedicenti.

E ancora muori sul calvario

nell’amen crocefisso tra le labbra.

Tutto si consuma nel deserto della notte.

Un vuoto paradossale invade l’uomo,

suona la campana sopra l’altare.

Si svuota il corpo del mondo

brancola nella vertigine:

un’altra volta il Pastore ci ha lasciato.

Il vento soffia sul Vangelo

girano veloci le pagine,

un cuore immacolato oltrepassa le fede.

Un’onda palpitante di uomini

vola tra le lacrime

insieme alla colomba di Dio.

 

©Luigina Bigon

8 aprile 2004  (giorno delle esequie di Papa Giovanni Paolo II)

 

Rita Minniti

Poesia ispirata alla frase:

 
Ricco non è colui che possiede,

ma colui che dà,

colui che è capace di dare."
 

Giovanni Paolo II ( Karol Wojtyla)

 

Senza Fiato

 

 

Non rinuncerà il vento

a soffiare su pensieri

accartocciati

nell’indifferenza

d’una ricchezza senza fiato

e mani troppo sporche

per donare.

 

E condurrà l’amore

a combattere nuvole di fumo,

gesti avvolti dall’avidità,

e a scavare tra le foglie morte

d’anime sedotte

dal gelo dell’aridità.

 

Percorrerà strade

impolverate,

nei vicoli di tasche piene d’oro

di chi se ne fa vanto,

ma solamente

con un vuoto di parole,

fermandosi alle porte

d’una povertà ricca d’amore

con solo occhi e mani

da dividere.

 

Perché

ricco non è colui che ha,

ma chi dà

senza esitare,

capace anche d’un sorriso

un solo tozzo di pane.

Capace

di lasciarsi scivolare

nel cuore di chi attende

la sua mano.

 
Gilberto Antonioli

Introduzione. Giovanni Paolo II - La testimonianza.

 

             Il fenomeno “Giovanni Paolo II ” rappresenta un “caso” che occuperà per lunghissimo tempo l’attenzione degli studiosi delle vicende del globo, che lo vedranno come una creatura eccezionale oppure come un uomo da cui prendere le distanze.

            Ho voluto dedicargli queste poche poesie per rendere omaggio al suo coraggio ed alla sua fede. Su altri argomenti non mi cimento, certo come sono, che la comprensione di una vita richieda qualità, tempo e studi che io non posseggo.

            Credo che il sentimento più riscontrabile nei riguardi del papa polacco sia stato l’emozione e la partecipazione a molti aspetti umani della sua vicenda terrena. L’amore per i bambini, per la Madonna, per i genitori, per la sua terra e per la Chiesa, accompagnati da una palese e visibile accettazione del suo male, sono stati momenti importanti perché uomini e donne di ogni continente abbiano sentito per lui, un trasporto ed un’ammirazione, comprensibilmente partecipativi.

            Certo che la caratteristica della testimonianza mi sembra la più qualificante per celebrare le qualità di questo papa, che ha retto il pontificato per un lunghissimo periodo.

            Come testimone egli é apparso spesso su posizioni di grande apertura da un lato e di grande chiusura da un altro.

            Ma secondo il mio parere egli é stato soltanto un uomo coerente agli insegnamenti di Cristo, che ha interpretato senza tentennamenti, e forte di questo riferimento, egli ha saputo traghettare la Chiesa dal secondo al terzo millennio.

            Giovanni Paolo II, é stato il papa dalla morale sessuale severa, ma dalla vita aperta allo sport, dalla interpretazione senza deviazioni delle dottrine politiche, dalla posizione di avversario fiero dei totalitarismi, ma anche del capitalismo e del consumismo. È stato il papa che ha sostenuto con grande forza i diritti dell’uomo che la Chiesa vedeva minacciati, e che ha avuto il coraggio di chiedere perdono per i torti che i cattolici avevano accumulato durante i secoli.

            Ha avuto avversari tenaci, anche in ambito cristiano, come il teologo Hans Kung che lo definisce, il giorno successivo alla morte, il Papa più contraddittorio del XX secolo.

            Altre voci di dissenso, magari rispettoso, si alzano ancora all’interno della Chiesa da parte di chi accusa Giovanni Paolo II di essere stato favorevole all’ecumenismo ma nello stesso tempo di averlo concepito come un processo, possibile solo se le altre religioni fossero ritornate alla casa madre.

            È stato il papa che ha entusiasmato tutti gli anticomunisti del mondo quando si é verificato lo sfacelo dell’impero comunista sovietico, ma che ha raccolto consensi, altrettanto entusiastici dal mondo comunista, quando é stato ospite a Cuba del dittatore Fidel Castro.

            Da un punto di vista spirituale é stato il pontefice attento alla preghiera, in cui dimostrava di credere profondamente, alla visione della Risurrezione, alla missione della Chiesa.

            Ho voluto dedicargli queste poesie, per l’ammirazione ed il rispetto che sento nei suoi confronti e per la sua opera di testimone di Cristo, condotta con un’azione che io ritengo, di assoluta coerenza.

 

                                                                                              Gilberto Antonioli

 
 

Riflessione. Giovanni Paolo II, uomo di pace.

 

            Uno dei segni della  grandezza evangelica di  Papa Wojtyla risiede senza dubbio nel fatto che la sua vita, proprio come la parola del  Vangelo, ci parla  a tutte le età e sotto qualsiasi latitudine. E questo non  solo in ragione  delle sue esperienze polacche  in momenti di grande pregnanza storica per l’Europa, o a causa della performante durata temporale  del suo lunghissimo Pontificato, ma soprattutto  per la  straordinaria  conoscenza di quell’Uomo che egli ha avuto il paziente coraggio di incontrare ai quattro angoli della terra. Pensiamoci un attimo: Giovanni Paolo II° è stato indubbiamente  la persona che durante la sua vita ha incontrato fisicamente, e sottolineo fisicamente per non confonderlo con la vacua virtualità di certi fenomeni mediatici di massa,  il più gran numero di abitanti del pianeta! Cosa questa non senza significato se pensiamo che il Santo Padre è  il primo Testimone di una fede che si fonda  non sul religioso  ossequio  di nobili principi morali ma su una personale, e spesso faticosa,  relazione umana  con Cristo. Chi come me ha avuto  il privilegio  di avvicinare papa Wojtyla  in terra africana, Continente  ad alta fisicità per antonomasia, non potrà mai rendere a parole la straordinaria forza che Giovanni Paolo II, che “ é vivo e vivendo / testimonia la fede”  secondo la profonda espressione poetica di Gilberto Antonioli, sapeva trarre e comunicare alle folle accorse  a piedi da ogni dove per salutarlo. È innegabile che ognuno di noi, a qualsiasi etnia o categoria sociale appartenga, qualunque sia il livello della sua formazione culturale o la stagione della vita che sta percorrendo, fin da quel primo grido, “non abbiate paura”, lanciato dal balcone di San Pietro, il giorno stesso della sua elezione,  ha potuto sentire e cogliere il leit-motiv di un’azione paterna e pastorale fondata prima di tutto sul coraggio di “ aprire le porte a Cristo ” per uscire dalla schiavitù di  ogni  velleitarismo  ideologico e ritrovare nuovi spazi di libertà dentro i quali perseguire obiettivi di giustizia e di pace per tutti. “Hai cambiato la storia”, lo celebra  oggi Antonioli,  “hai diffuso il vangelo / hai viaggiato e sofferto / missionario d’amore /…hai dipinto momenti / incrostati di pace / sulla strada del mondo…” Parole da condividere pienamente,  che riassumono  la battaglia  combattuta  fino all’ultimo da Papa Wojtyla sulle tracce  di san Paolo  come un disarmato   “profeta che ha inviato messaggi d’amore / e indicato  percorsi di perdono e di pace”.  Un Papa, un Testimone, un Uomo che ha creato uno stile  nuovo anche per noi,    “cristiani solamente di facciata, / esaltati dalla voglia di ricchezza, /  dominati dal timore del peccato”, come  puntualizza, forse un po’ troppo pessimisticamente, Antonioli in una delle sue poesie scritte in occasione del Giubileo del 2000. Uno stile  fatto di  “comunione, missione e ragione”, parola di Papa,  da tradurre in comportamenti e impegni quotidiani capaci di parlare il linguaggio della fecondità della fede che si rende visibile nella storia! “ Io non so cos’è un miracolo, Santità, ma certamente ne è uno la vostra presenza qui oggi !”.  Cosa vogliono testimoniare, se non la imperscrutabile e talvolta imprevedibile fecondità della fede, queste  parole con le quali  il poeta - presidente  cecoslovacco Vaclav Havel  accolse a Praga Giovanni Paolo II il 21 aprile del ’90 dopo la caduta del comunismo? Fra tante  riflessioni sulla figura di Giovanni Paolo II forse è proprio questa quella che ai miei occhi ne riassume  l’anima più intima: la fecondità che nasce dal vissuto quotidiano di una fede, profondamente  ancorata in Dio misericordioso, capace di un perdono, dato e richiesto, su cui fondare durature relazioni di pace. La cultura europea, tentata  oggi da “ un’apostasia silenziosa” dove non sembra esserci  posto per Dio, dovrebbe interrogarsi sulla sterile  marginalità  spirituale, da basso impero, che l’attraversa, e riscoprire il messaggio di libertà  di quel  Gesù che in un afoso giorno di maggio, in India,  fece confessare a Giovanni Paolo II  di fronte a migliaia di persone: “ E’ per Lui che vivo, è per Lui che mi muovo ed è per Lui  che esisto! ” Come dice  in splendida sintesi Antonioli : “ Sulle strade del mondo /  vola il Verbo di Cristo . ” Ed è solo assecondandone  il volo che l’uomo, in Europa come altrove,   troverà la forza di uscire dalla propria  “ asfissia spirituale ” e riscoprire il gratuito dono di libertà che gli viene dal vangelo. Quel Vangelo che ci indica chiaramente  come  la missione di  Pietro non sia tanto una missione da tecnocrate  né da gestionario di un’istituzione  pur nobile come la Chiesa, quanto  una missione che si esprime nei termini della dolcezza, dell’intensità e della sollecitudine di un pastore che nutre, protegge e rassicura il suo popolo fino all’ultimo, quando,  faccio mie le parole di Antonioli, la sofferenza si fa preghiera, lo stesso “ respiro si fa dolore”  e…” muore la morte / che la fede ha sconfitto ”.

Ugo Piccoli 

 
 

Presentazione.

 

            La collana “Quaderni di poesia” di Gilberto Antonioli, apre con un esilissimo canzoniere del poeta veronese. La brevità non è solo contestuale al progetto, ma è intimamente connessa al suo soggetto. Il quale non si estende all’intero paradigma di Giovanni Paolo II, ma si contrae al varco dell’«ultimo viaggio / del papa polacco», alla zona franca alla quale si giunge per partire definitivamente, e lo risolve nella maniera del canto religioso e popolare.

È nel tempo puntuale di questa pausa estrema, lo snodo a cui perviene tutto quello che è avvenuto e da cui diparte tutto quello che deve ancora avvenire, che la poesia di Antonioli colloca il suo soggetto, trovando in questo, parentele poetiche costanti, tutte rivolgenti la luce della parola sulla misteriosa imminenza, sull’accadimento prossimo venturo.

Una imponente tradizione poetica, religiosa e psicologica grava l’attimo fatale dell’intero carico dell’esistenza, ipotizzando al varco la soluzione dell’enigma che in tutta la vita non abbiamo potuto risolvere: confine del tempo, o altrimenti tempo senza più tempo, a cui affidare l’estensione cronologica e psichica della memoria. Il primo atto della poesia consiste pertanto nel repêchage: «sei stato trafitto / percosso, deriso / hai risposto pregando / concedendo il perdono». Il secondo atto esplica la registrazione degli eventi esistenziali di papa Giovanni Paolo II, mediante il diapason evangelico («nelle Tue mani / il mio spirito pongo»), sulla tonalità esatta della vita di Cristo, nelle sue fasi essenziali, quelle che attengono al senso della vita umana, dell’esperienza della sofferenza e della morte. Il terzo atto esegue l’inglobamento di ciascuno, la possibile ospitalità dell’Io nella esperienza del Tu, del testimone e del profeta.

È certamente un pregio della microraccolta sottrarsi, non dico al fenomeno mediatico, ma alla ostensione del morituro, sulla quale eseguire la reazione istintiva del sadismo pubblico e privato. Anche nelle zone patologiche («il suo corpo è contratto / il sudore lo copre»), la descrizione conduce subito all’interno dello spirito e all’interno della questione del senso. Infine la perfezione dell’imitatio Christi non risulta esclusiva per nessuna delle ragioni che attengono all’esperienza iniziatica, ma include con la forza di un esempio antico e popolare il convergere di ogni vita imperfetta al luogo estremo della mente e del cuore.

Si individuano alcune misure metriche di suggestione, in apparenza spontanee, in realtà coltivate e introdotte nella scansione interiore. Indico sommariamente la frequenza della quartina, devoluta alla liricità descrittiva o analitica, e il distico di chiusura, che introduce cadenze conclusive e paremiografiche; e l’occorrenza del distico continuato, che conserva un sapore di canto popolare o salmodico. Anche i ritmi, lievemente variati, connotano la semplicità dell’esempio e la serenità per la scoperta di un nuovo compagno di viaggio.

Giuseppe Chiecchi

 
 
BIANCA VESTE

Gilberto Antonioli

Giubileo del 2000

 

io lo sento pronto ad emigrare

nelle immense praterie dell’infinito

e l’ascolto commosso ad implorare

il perdono per le colpe del passato

 

la fronte china, illumina il suo volto,

ma la strisciante messe di problemi

curva il corpo che il tempo ha logorato,

sotto aggravi che non gli erano dovuti

 

testimonianza egli chiede a tutti noi,

cristiani solamente di facciata,

esaltati dalla voglia di ricchezza,

dominati dal timore del peccato

 

s’innalza da San Pietro la sua voce

flebile soltanto in apparenza

che diffonde in ogni luogo della terra

un segnale di fiducia e di speranza

 

la bianca veste che lo abbraccia e lo protegge

é come un canto che nel mondo si diffonde

 
 

PASTORE
Gilberto Antonioli

hai cambiato la storia

hai diffuso il vangelo

hai viaggiato e sofferto

missionario d’amore

 

guidato dal Figlio

hai convinto e deciso

hai dipinto momenti

incrostati di pace

 

sulla strade del mondo

vola il Verbo di Cristo

 
 

RIFLESSIONI
Gilberto Antonioli

sei stato trafitto,

percosso, deriso,

hai risposto pregando

concedendo il perdono

 

sei stato il Vangelo

sulle strade diffuso

testimone fedele

dell’amore più intenso

 

se guardavi alla vetta

eri uomo e pastore

 
 

IL DOLORE E’ PREGHIERA
Gilberto Antonioli

il respiro è dolore

e preghiera sublime:

 

benedice e sorride

e la morte allontana

 

il mondo in preghiera

lo ricorda al Signore

 

sul lettino paziente

lui ringrazia e riflette:

 

poi commosso saluta

chi lo invoca e lo prega

 

un desiderio coltiva:

il Paradiso é la meta

 
 

FRAMMENTI DI FEDE
Gilberto Antonioli

inizia l’ultimo viaggio

del papa polacco

sarà gloria alla fine

dentro il regno di Dio

 

giornata d’angoscia

per il papa che soffre:

ma lui sembra felice

e non cede al dolore

 

é vivo e vivendo

testimonia la fede

 
 

BEATO
Gilberto Antonioli

nelle Tue mani il mio spirito pongo

 

raccogli Signore le mie preci e la vita

accompagna il mio viaggio verso l’ultima meta

 

io Ti vedo lontano, Tu m’aspetti, lo sento

nel brusio dei Tuoi santi un concerto di gloria

 

la mia anima è Tua o Signore che amo

attendo il riposo, fra i beati, beato

 
 

MUORE LA MORTE
Gilberto Antonioli

il suo corpo é contratto

il sudore lo copre

 

ma lo sguardo é vibrante

l’atmosfera é celeste

 

muore la morte

che la fede ha sconfitto

 

s’avvicina il Signore

che lui vede e saluta

 
 

IL TESTIMONE SUL TRONO
Gilberto Antonioli

il testimone si spegne, il credente, il fedele,

il profeta che ha inviato messaggi d’amore

e indicato percorsi di perdono e di pace

 

il Cielo lo accoglie, la Chiesa lo abbraccia,

un coro saluta il servitore di Cristo

 

il percorso finale della sua sofferenza:

il cielo che attende, lo sorregge e l’aiuta

 

il viaggio é finito la gloria é presente

é seduto alla destra dell’amato Signore

 
 

IN ETERNO VIVRAI
Gilberto Antonioli

sereno rivede le vicende terrene

lo sfregio, il percorso e lo strappo finale

 

ha raggiunto la meta che ha inseguito da sempre

é nella sala del trono, con la Chiesa di sempre

 

il messaggio che giunge è canzone che esalta:

in eterno vivrai fra le braccia di Dio

 

 

Giovanni Paolo II si è spento a Roma il 2 aprile 2005 alle ore 21 e 37.

 
 

Gilberto Antonioli,

 

giornalista-poeta è nato a Verona, dove risiede. Ha fondato e diretto associazioni culturali e sportive. Ha lavorato come bancario, assicuratore, barista, operaio, contadino, giornalista, ecc. Ha conseguito il diploma di laurea in Giurisprudenza, in Filosofia e di Magistero in Scienze Religiose. E' laureando in Filologia Italiana Moderna e contemporanea. Ha collaborato con diverse riviste e giornali. E’ stato premiato in numerosi concorsi di poesia conseguendo primi premi ed altri importanti riconoscimenti. Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: Ombre di sera, Entra nel Delta il flusso della neve, Crocifigge il vento le nostre aspirazioni, Cavalca l'onda ululando la bufera, Cà dé Micheli. Sui Quaderni di Poesia: Giovanni Paolo II° - La testimonianza.
 

Giuseppe Chiecchi,

 

filologo e saggista, è docente di Letteratura italiana presso l’Università degli studi di Verona. Nelle ultime pubblicazioni si è occupato di autori dal ‘300 al ‘500, periodo cui è interessato in maniera particolare.

Fra i libri pubblicati ricordiamo:

La parola del dolore. Primi Studi sulla letteratura consolatoria tra Medioevo e Umanesimo. Giovanni Boccaccio e il romanzo familiare. Dolcemente dissimulando. Cartelle laurenziane e «Decameron» censurato», (1573).  Il decameron sequestrato. Le tre edizioni censurate nel ‘500, con Troisio Luciano. Il cane corso, con Gualtieri Giorgio.                    

 

Ugo Piccoli

 

Nasce a Bussolengo nel 1947. Nel 1971 si laurea in lettere presso l’Università di Padova. Interessato fin da giovane al mondo africano, nel 1976 si trasferisce in Burundi,  sul lago Tanganica,  per fondare e animare un progetto di sviluppo socio-economico promosso dalla LVIA, un’associazione di volontariato internazionale, gestito in collaborazione con la diocesi di Bururi. Ci resterà una ventina d’anni, partecipando a varie iniziative di solidarietà e promozione umana. Attualmente collabora con il Centro di Cooperazione Giovanile Internazionale di Verona e con la fondazione  CUM,  sul cui periodico mensile “Noticum” cura la pagina dedicata all’Africa. Giornalista-Pubblicista collabora con varie  testate giornalistiche. E’ autore del libro   “Profilo   storico-letterario dell’Africa nera” e curatore della collana “Africultura”  edita dall’Harmattan Italia. E’ inoltre Presidente della sezione  veronese dell’Università della Pace “Giorgio La Pira” e consigliere dell’Associazione “Luci nel Mondo” di Verona.

Indice del Quaderno di poesia di Gilberto Antonioli

 

I Quaderni di Poesia: collana diretta da Giuseppe Chiecchi e realizzata

con le raccolte poetiche di Gilberto Antonioli.

L’apertura dell’editore.  (Fill?)

La nota del curatore Giuseppe Chiecchi

Introduzione. La testimonianza di Gilberto Antonioli

Riflessione  di Ugo Piccoli

Presentazione di Giuseppe Chiecchi

 

POESIE

 

Bianca Veste

Pastore

Riflessioni

Il dolore é preghiera

Frammenti di fede

Beato

Muore la morte

Il testimone sul trono

In eterno vivrai

 
 

Giovanni Paolo II

In un deserto di sassi

una pietra luccicante

ha tracciato

un sentiero di luce.

Una clessidra pigra

ha scandito il suo tempo

per un’impronta

di Francescana memoria.

Mano tesa

verso esistenze incupite

che imploravano:

Padre!

Duri moniti ai potenti

avvezzi a sciupare

opportunità

di giustizia e di pace.

Maria

sua guida

fra gli ultimi e i potenti.

Mai

nel papato

un’orma è stata

sì indelebile.

Mai

una luce è stata

così potente

da profanare il buio

delle incertezze umane

per indicare un cammino

 sicuro.

Il Cristo

si è incarnato

per magnificare le sue sofferenze

e per una nuova rivelazione.

 

Grazie Karol!

a  Karol Wojtyla -

Mi vedo ragazzina,

nella mia gioventù,

coi miei verdi anni,

ed i miei già maturi pensieri.

Nei miei contatti giornalieri,

uno stuolo di ragazzini

coi loro sogni infantili.

Loro fuori…

E io … dentro…

con i miei piccoli progetti,

a sfogliare pagine

di libri consunti.

E il mio sguardo

continuava a posarsi

su quelle pagine,

e poi su riviste.

E poi ancora il mio sguardo

sullo schermo della TV,

in attesa di un nuovo Pietro

sulla soglia pontificia.

Correvano tempi difficili

nella storia dell’umanità,

indebolita

dal flagello dei regimi.

Soffiavano venti dall’Est,

venti impetuosi,

figli della libertà.

Venti insoliti

spingevano un uomo qualunque,

umile e povero,

dai disegni misteriosi,

a rivelarsi e a spingersi

verso l’ umanità sconvolta,

dal grande tunnel del male.

E… all’improvviso

quella fumata, bianca e pura,

come l’arrivo di una colomba,

ci annuncia

la caduta del tunnel,

prima ancora che accadesse.

Io allora non sapevo…

nessuno allora sapeva che…

quell’ uomo, venuto da lontano,

da un lontano ‘78,

avrebbe spazzato via

i segni devastanti dei tempi.

Un uomo di Dio,

inviato da Dio,  per progetti

di Pace, Amore e Unità,

Noi,  ignari e inconsapevoli

che quell’uomo,

portato dal vento dello Spirito,

avrebbe stravolto, l’intera umanità.

Vedo ancora me stessa,

incollata alla TV che…

dopo la fumata… attende…

Ed ecco … una finestra si apre.

Lentamente emerge una figura,

che… dolcemente

ci porge un sorriso e un sollievo,

pioniere di grandi doni

offerti dal cielo.

E’ Lui…

E’ Karol Wojtyla,

l’eletto di Dio,

il nuovo Pietro.

Grazie Karol!

 

 

Liliana Landriscina  -   Trani (BT)

 
 
Stringimi le mani, Padre

Rossella Gallucci

Stringimi le mani, Padre Santo,

ascolta anche solo per un attimo

la mia voce.

 

Tu che sei asceso al cielo

in una notte di primavera,

mentre il mondo si fermava,

occhi fissi alla tua finestra.

Donami solo un briciolo della tua serenità,

illuminandomi la strada

per me ancora troppo buia.

 

Voglio ricordare sempre, Padre,

le tue grandi braccia che, a fatica,

dei giovani mimavano la danza,

mentre un'onda immensa di fede e amore

inneggiava canti gioiosi

elevati al cielo

dal vento del tuo amore.

Lo stesso vento, Padre,

che in un'atmosfera surreale

sfogliava il libro delle Sacre Scritture

in quella triste mattina di primavera.

 

Mi hai mostrato la dignità del dolore.

Mi hai trasmesso la vera essenza dell'amore,

donare senza nulla chiedere,

amare senza condizioni.

Mi hai insegnato che nell'odio

alberga sempre il seme dell'amore.

 

E allora, dovunque tu sia,

una cosa, una cosa sola chiedo a Te:

 

stringimi le mani, Padre!

 

Nota dell'autore:

In memoria di Giovanni Paolo II a 5 anni dalla sua morte

 
 

Santo Padre

 

   Tempo fa avevo scritto questa lettera fiduciosa di farLe giungere, chissà come, la mia voce: è la voce di una donna, sposa, mamma ed assistente sociale, impegnata in Parrocchia.

   Durante questi anni del Suo pontificato ho pensato spesse volte di prendere carta e penna per comunicarLe qualcosa dei miei pensieri, dubbi, preghiere, speranze o auguri; ora riesco solo a racchiudere tutto questo in un ringraziamento da parte di questa semplice fedele cattolica, per lo sprone che la Sua vita riesce a dare non solo a me ma anche a quanti, cattolici e non, odono la Sua voce, osservano quello che Lei fa e l'esempio che dà. Anche se talvolta il Suo Magistero può sembrare rigido non si può non accettarlo se vogliamo credere che le Sue parole sono emanazione della volontà divina.

   Tramite i servizi offerti dalla T.V. ho seguito i Suoi passi attraverso il mondo per raggiungere i sofferenti, i dimenticati, quelli che in cuore non hanno più speranza perchè temono e credono di non avere alcuna possibilità di venir via dalle loro sofferenze né in un prossimo domani terreno né in un'altra vita futura: parlo di coloro che si sentono abbandonati dagli uomini e non trovano chi li avvicini a Dio!

   E ho ascoltato le parole e ho visto quanto cammino Lei continua a fare per raggiungere i cuori di quella tenera parte di umanità che viene indicata con il nome di 'giovani'.

   Mi accorgo ogni giorno quanto sia difficile parlare ai giovani e tentare di raggiungere l'intimo dei loro cuori senza correre il rischio di sfiorare la loro esuberante permalosità.

   Mi rendo conto quanto sia difficile parlare ai loro cervelli, più o meno acculturati, seguire i loro discorsi e i loro ragionamenti nei quali, talvolta, si legge una difensiva quasi temessero di essere giudicati colpevoli nella loro lineare consapevolezza di non aver fatto nulla di male: il timore di non essere compresi dalla generazione degli adulti, del resto, è come una prassi che coglie i giovani di ogni generazione, forse perchè non tutti gli adulti sappiamo guardare e considerare la gioventù con lo stesso spirito assunto da Lei.

   Non tutti riescono a percepire il messaggio di solitudine che oggi, più che per il passato, sembra lanciato dai giovani, e non solo da loro, perché anche i non più giovani quelli che sono cresciuti nel famoso periodo del '68 sembra non abbiano avuto modo di acquisire forti valori morali e religiosi ai quali ancorarsi nei momenti del terribile quotidiano.

   Penso che la solitudine degli uomini sia una conseguenza della loro lontananza da Dio. Se Dio occupasse il cuore di tanti uomini ci sarebbe più serenità nel mondo, e penso che tale solitudine trovi un riscontro nella solitudine che una volta dovette provare Dio, con una differenza che Lui, essendo Dio, poté creare un proprio simile che, in qualche modo, gli facesse compagnia.

   Una sera d’agosto guardando il cielo sereno, rischiarato dalla luna che stava a perpendicolo sulle montagne, mi venne da chiedermi perché Dio avesse creato la terra così bella e mentre cercavo una motivazione ebbi la sensazione di aver fatto una scoperta sensazionale: Dio nella pace della Sua eternità, un giorno si sveglia dal Suo stato di torpore conseguente alla Sua eterna inerzia, stiracchia le braccia intorpidite dal prolungato far nulla, poi la Sua mano carezza la barba in un gesto inutile, di certo abitudinario,  partendo dalle guance fino a raggiungere la punta del mento ma, mentre ripete il gesto in quel Suo far nulla, la mano si attarda prima di raggiungere la punta della barba perché il Suo pensiero, prima distratto, ora è attratto da una considerazione: per la prima volta, nella Sua lunga eternità, si sofferma a pensare che è e sarà sempre solo!

   Solo!

   Lascia vagare lo sguardo attraverso i cieli nella speranza di superare quella strana sensazione e, mentre osserva i monti che ruotano nel loro moto preordinato, un sorriso di compiacimento gli increspa le labbra nel momento in cui sofferma lo sguardo sulla Terra: il più bello, tra i pianeti da lui creati, luminoso quando è baciato dal sole e misterioso quando è accarezzato dalla luna. Allora, preso da una gioia improvvisa si diverte ad arricchire la terra con alberi, animali, uccelli, più si diverte nel suo gioco creativo ed ancor più continua a creare. Ma quando pensa di aver creato di tutto si rende conto che il senso della Sua solitudine è ancora presente nel Suo cuore, quasi pronto a opprimerlo e a cancellare la Sua gioia eterna, perché si rende conto che, comunque, è solo a godere delle bellezze del Suo creato. E così crea l'uomo, alita in lui la propria essenza divina ed è subito felice perché sa che l'uomo, con la gioia o il dolore che Gli procurerà sarà l'unica creatura in grado di spezzare la Sua solitudine!

  Mentre fantasticavo in questo modo, immaginando la solitudine di Dio nonostante le cose da Lui create, ho pensato che forse il mio pensiero avrebbe potuto fagli compagnia!

   Quella sera, però, ho anche riflettuto sulla solitudine in cui si dibattono tanti uomini, per lo più giovani, creature che si sono inventati inutili surrogati alla vera gioia e preferiscono ignorare l'esistenza del Dio che li ha voluti in un gesto d'amore, e ho anche pensato che bisognerebbe che quegli uomini, quei giovani, facessero un gesto semplice come quello che fece Dio nella Sua eterna tranquillità: dovrebbero guardare il creato e poi tentare una domanda: CHI?

  Son sicura che riuscirebbero ad incontrare Dio con più facilità e più semplicità di quanto non pensino!

  Tuttavia, mi rendo conto che, se per Dio è stato facile creare l'uomo a propria immagine, per l'uomo non è altrettanto facile ritrovare Dio. Ogni qualvolta, Santo Padre, ho ascoltato le Sue parole oppure ho seguito i Suoi viaggi, ho pensato che Dio vuol farsi trovare dagli uomini e sta servendosi di Lei, caro Papa, per raggiungere i cuori e le menti di quanti hanno smarrito o non hanno mai conosciuto la strada che conduce a Lui.

   Ciascuno di noi ha un carisma e Lei, Padre, ha quello di riuscire a coinvolgere i cuori degli uomini!

   I problemi che oggi affliggono noi, creature, sono numerosi e sono tanti i sensi di colpa che ciascuno si porta chiusi nell'intimo del proprio cuore, eppure son sicura che, seguendo il Suo esempio, se la Chiesa continuerà a farsi carico dei problemi materiali e morali dell'uomo, l’uomo riuscirà a trovare la serenità che dà il percorrere la via che porta a Dio, e non solo alla fine di questo millennio ma anche per il millennio futuro.

   Durante questi anni passati molte teorie hanno allontanato gli uomini dalla Chiesa e la Chiesa dagli uomini, ma se l'Uomo riuscirà a scoprire in sé la piccola scintilla divina che Dio pose in lui in quel momento di solitudine, forse riuscirà a comprendere, come già qualcuno sta facendo, quanto sia inutile seguire strade che depistano dall'unica vera Via che è quella che Lei, da anni, continua ad indicare e a tracciare nel Suo faticoso ed amoroso cammino di apostolato per il mondo!

   Ad majora per Dio, mentre in ginocchio chiedo la Sua Paterna benedizione in particolare per i miei giovani figli!

 

Claudia Lo Blundo

Claudia Lo Blundo, in risposta alla sua lettera ha ricevuto questa risposta del Vaticano:
 
 
Fanciulli

di Karol Wojtyla

Crescono improvvisamente dall’amore
E poi di colpo
Adulti
Tenendosi per mano
Vagano nella grande folla
Cuori catturati come uccelli
Profili sbiaditi nel crepuscolo
So che nei loro cuori
Pulsa l’intera umanità
Tenendosi per mano
Siedono zitti sulla riva
Un tronco d’albero
Terra al chiaro di luna
Triangolo che arde
Nel sussurro incompiuto
Non si è ancora levata la nebbia
Il cuore dei fanciulli in alto
Sopra il fiume
Sarà sempre così?
Mi domando
Quando si alzeranno di qui e andranno via
O altrimenti
Una coppa di luce
Inclinata tra le piante
In ognuna rivela un fondo ancora ignoto
Quello che in voi ebbe inizio
Saprete non guastarlo?
Separerete sempre
Il bene dal male

 
A te, Papa-boy

 

Voli di colombe,

sorrisi di bimbi

ancora ci riappaiono

nel cuore.

Tutta aggrappata a te,

bianco Pastore,

la Chiesa si stringe

con tenero calore.

Una vita scritta

in un pellegrinare

fino agli estremi

confini della Terra,

per portare la voce di Cristo,

per offrire la pace,

per bandire ogni guerra.

Hai traghettato il mondo

da millennio a millennio,

portando sulle spalle

la sua pesante croce di dolore.

Immenso, per l’uomo,

è stato il tuo amore!

A tutti hai parlato,

insegnando che il cuore

è l’unico linguaggio

vero e umano.

Tutti siamo fratelli

nati per arrivare al Cielo,

e prima giungeremo

se ci teniamo per mano.

 

D.S.

A  KAROL   WOJTYLA

 

 

Del tuo cammino

Su questo percorso esistenziale

Non seguirà il silenzio

Papa Karol

Il tuo calvario

(esempio d’intensa fede)

resterà nel ricordo

di quanti

ti hanno amato

per la tua forza di volontà

per il tuo carisma

e Cristo-Dio-padre

ti ha accolto

nel regno dei santi

là dove ai giusti

non sarà data solo aureola

ma il cibo eterno

dell’umano credere.

 

Luciano Somma

Karol

Antonio Gatti

 

Immagine perfetta e senza fine,

maestro di vita, tu mio avvenire,

restami accanto perché ho bisogno,

di ascoltare la tua anima fino in fondo…

 

Ho seguito la tua storia, il tuo cammino,

quella croce ricordi? la stringevi a te vicino,

il dolore ti ha seguito fino alla morte,

ma tu hai sempre sorriso di questa sorte…

 

Hai incantato la mia vita,illuminato ogni via,

ti sei donato con amore alla Vergine Maria,

tutto il mondo ha seguito quel respiro e poi,

alla gente hai svelato il tuo destino come sai,

ci hai fatto sorridere, ci hai fatto piangere,

i nostri cuori lì a riflettere…Ma così duri nel comprendere…

 

Non ti sei tirato indietro e la paura,

l’hai affrontata si lo so, con disinvoltura,

ti sei consegnato al più grande dei potenti,

sapendo che a vincere sono sempre i perdenti,

non hai mai perso la tua fede nella vita,

ma l’hai guidata con inossidabile fatica…

 

Anche quando il male oscuro ti rapiva,

hai benedetto il mondo che soffriva,

la più bella lezione è stata il tuo coraggio,

sono pronto Maria per questo ultimo mio viaggio…

 

Sono tutto tuo, allargo le mie braccia,

Spirito di luce, fa che io non taccia,

quello che hai donato a tutta questa gente,

che ha sempre sperato anche con un niente…

 

Guardo in alto e in mezzo al paradiso,

riconosco la tua voce, il tuo dolce sorriso,

ritrovo la certezza di un sogno infranto,

tu melodia di questo inutile mio canto…

 

Aiuta i miei fratelli ad essere sereni,

che l’amore possa vincere tutti quei veleni,

insegnami a gioire come hai fatto tu,

immagine perfetta non mi lasciare più…

13/04/06