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Giornata internazionale per

l'eliminazione della violenza contro le donne

 
 

 
 
25 novembre
Giornata mondiale contro la violenza sulle donne
 

La violenza contro le donne è la violenza perpetrata contro le donne basata sul genere, ed è ritenuta una violazione dei diritti umani.

Termine usato molto spesso per definire la violenza contro le donne è violenza di genere. La violenza di genere riguarda donne e bambine, ma coinvolge anche minorenni come ad esempio nel caso della violenza assistita. Questa terminologia è largamente usata sia a livello istituzionale che da persone e associazioni di donne che operano nel settore.

 

 
 

Conosciuta come “la ragazza (o la bambina) afgana dagli occhi verdi” questa foto è stata scattata nel 1984 da Steve McCurry e pubblicata su National Geographic Magazine nel 1985. La storia di Sharbat Gula, la protagonista identificata solo nel 2002, è la metafora della vita di tutti i rifugiati; l’Afghanistan è uno dei paesi dove i diritti delle donne sono calpestati e questa donna ne è diventato il simbolo.

foto © Steve McCurry  
La famiglia di Sharbat Gula
Sharbat Gula
 

Tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica in quel giorno.

L'Assemblea Generale dell'ONU ha ufficializzato una data che fu scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell'Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981. Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l'impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell'arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.

In Italia solo dal 2005 alcuni centri antiviolenza e Case delle donne hanno iniziato a celebrare questa giornata. Ma negli ultimi anni anche istituzioni e vari enti come Amnesty International festeggiano questa giornata attraverso iniziative politiche e culturali. Nel 2007 100.000 donne (40.000 secondo la questura) hanno manifestato a Roma "Contro la violenza sulle donne", senza alcun patrocinio politico. È stata la prima manifestazione su questo argomento che ha ricevuto una forte attenzione mediatica, anche per le contestazioni che si sono verificate a danno di alcuni ministri e di due deputate.

Dal 2006 la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna promuove annualmente il Festival La Violenza Illustrata, unico festival nel panorama internazionale interamente dedicato alla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Ormai centinaia di iniziative in tutta Italia vengono organizzate in occasione del 25 novembre per dire no alla violenza di genere in tutte le sue forme.

25 novembre 1960

Il 25 novembre è stato scelto nel 1999 come Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne dall’Assemblea Generale della Nazioni Unite che ha ufficializzato una data che fu scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell'Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981. Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l'impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell'arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.

Le sorelle Mirabal nacquero a Ojo, nella Repubblica Dominicana, da una famiglia benestante, erano quattro: Patria, Maria Teresa, Minerva e Belgica Adele, vivente. Vissero la loro gioventù negli anni della dittatura trujillista, una delle più severe dell’America Latina. Questo tirannico e brutale ambiente politico e sociale, risvegliò molto presto le loro coscienze sulla necessità di libertà e rispetto dei diritti delle donne domenicane. Quando Trujillo salì al potere, la loro famiglia (come molte altre nel paese) perse quasi totalmente i propri beni, prima nazionalizzati, poi incamerati direttamente dal dittatore nei suoi beni privati. In questo modo, le sorelle Mirabal -Patria, Maria Teresa e Minerva- incarnano negli anni 50, la passione per la libertà e il valore, impegnandosi con decisione nei confronti della lotta contro il governo trujillista. La ribellione e l’impegno di queste tre giovani donne di fronte alle atrocità del regime, prende via con la costituzione nel 1960 del Movimento 14  Giugno, sotto la direzione di Manolo Travares Justo (marito di Minerva), dove usarono come nome in codice  Las Mariposas (Le Farfalle).

Questo gruppo politico clandestino, si espanse in tutto il paese, venne strutturato attraverso nuclei i quali combatterono la dittatura. Nel gennaio del 1960, il movimento venne scoperto dalla polizia segreta di Trujillo e i membri del movimento vennero perseguitati e incarcerati, tra cui le sorelle Mirabal e i loro mariti. Le sorelle vennero liberate alcuni mesi dopo grazie alla pressione internazionale, ma i loro coniugi restarono reclusi. Il 25 novembre 1960, le sorelle Mirabal, andarono a fare visita ai mariti, trasferiti nel carcere della città di Puerto Plata.  Le tre donne caddero in un’imboscata degli agenti del servizio segreto militare. Portate in una piantagione di canna di zucchero vennero massacrate, bastonate e strangolate, i loro corpi vennero poi rimessi nel veicolo sul quale stavano viaggiando che venne fatto precipitare per un dirupo per simulare un incidente .

L’assassinio delle sorelle Mirabal provocò grandissima commozione in tutto il paese; la terribile notizia si diffuse come polvere, nonostante la censura, risvegliando l’indignazione popolare.  La dittatura di Trujillo finì l’anno dopo con l’assassinio del dittatore.

La sorella sopravvissuta, Belgica Adele detta Dedé, ha dedicato la sua vita alla cura dei sei nipoti orfani. Per sopportare il dolore, il senso di colpa per essere sopravvissuta alle amatissime sorelle, diventa custode della loro memoria; nel marzo del 1999 pubblica un libro Vivas in su jardin: Sopravvissi per raccontare la loro vita.

In Italia solo dal 2005 alcuni Centri antiviolenza e Case delle donne hanno iniziato a celebrare questa giornata. Ma negli ultimi anni anche istituzioni e vari enti come Amnesty International festeggiano questa giornata attraverso iniziative politiche e culturali. Nel 2007, 100 000 donne (40 000 secondo la questura) hanno manifestato a Roma "Contro la violenza sulle donne", senza alcun patrocinio politico. È stata la prima manifestazione su questo argomento che ha ricevuto una forte attenzione mediatica, anche per le contestazioni che si sono verificate a danno di alcuni ministri e di due deputate.

Dal 2006 la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna promuove annualmente il Festival La Violenza Illustrata, unico festival nel panorama internazionale interamente dedicato alla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Ormai centinaia di iniziative in tutta Italia vengono organizzate in occasione del 25 novembre per dire no alla violenza di genere in tutte le sue forme.

 

Giovanni Paolo II -  “La violenza distrugge ciò che vuole difendere: la dignità, la libertà, e la vita delle persone.”

 
 

Kofi Hannam  - “I diritti delle donne sono una responsabilità di tutto il genere umano; lottare contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne è un obbligo dell’umanità; il rafforzamento del potere di azione delle donne significa il progresso di tutta l’umanità.”

 
 

Èlie Wiesel, Premio Nobel per la pace  - Ho giurato di non stare mai in silenzio, in qualunque luogo e in qualunque situazione in cui degli esseri umani siano costretti a subire sofferenze e umiliazioni. Dobbiamo sempre schierarci.

 
 

Èlie Wiesel, Premio Nobel per la pace  - La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima.

 
 

Èlie Wiesel, Premio Nobel per la pace  - Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato.

 
 

Marilyn Monroe  - C’è un momento che devi decidere: o sei la principessa che aspetta di essere salvata o sei la guerriera che si salva da sé…Io credo di aver già scelto…Mi sono salvata da sola.

 
 

Michela Marzano, Sii bella e stai zitta, 2010 - Quanto più la donna cerca di affermarsi come uguale in dignità, valore e diritti all’uomo, tanto più l’uomo reagisce in modo violento. La paura di perdere anche solo alcune briciole di potere lo rende volgare, aggressivo, violento.

 
 

Mahatma Gandhi  - “Vorrei sopportare tutte le umiliazioni, tutte le torture, l'ostracismo assoluto e anche la morte, per prevenire la violenza.”

 
 

Benedetto Croce – La violenza non è forza ma debolezza, né mai può essere creatrice di cosa alcuna ma soltanto distruggitrice

 

Mahatma Gandhi - La nonviolenza distingue l’uomo dalla bestia.

Dal film Il silenzio degli innocenti - l pomeriggio dell’8 luglio 1981 si lamentò per dei dolori al petto e fu portato in infermeria. Il boccaglio e i legacci gli furono tolti per un’ecografia. Quando l’infermiera si chinò su di lui, le fece esattamente questo [mostra una foto]. I dottori fecero in modo di sistemarle la mandibola nel migliore dei modi e salvarle almeno un occhio… il polso non superò mai gli 85 battiti, anche quando mangiò la lingua della donna.

 

Karl Popper - E in che cosa consiste fondamentalmente un modo civilizzato di comportarsi? Consiste nel ridurre la violenza. È questa la funzione principale della civilizzazione ed è questo lo scopo dei nostri tentativi di migliorare il livello di civiltà delle nostre società.

 
Pubblichiamo una testimonianza veramente triste ma importante per far capire cosa succede alle donne.

Ventiquattro anni fa ho sposato un uomo benestante: vivevo una situazione difficile con mia madre ed avevo visto in lui e nelle sue possibilità economiche una via di fuga dalla vita difficile che mi trovavo a vivere; uno scoglio su cui aggrapparmi in lui che mi riempiva di attenzioni e complimenti e che tanto era piaciuto a mia madre. Lui, un perfetto uomo di chiesa e pincìpi morali. Dopo qualche mese di frequentazione ci sposiamo ed, un anno dopo, nasce Patrizia. Mi ci vogliono pochi mesi per capire che genere di persona avessi sposato: tornando a casa ubriaco e sotto effetto di stupefacenti non prestava nessun tipo di attenzione a me ed alla sua bambina, sicuro che il potere del suo denaro mi tenesse comunque legata a lui come aveva tanto affascinato mia madre con la quale, in quel periodo, i rapporti avevano iniziato a migliorare. Sopporto per un altro anno la vita triste che quest'uomo mi fa condurre fino a quando, dopo un anno, non decido di lasciarlo. Da allora , oltre alla furia di mia madre che scateno con questa decisione, vedo scagliarmisi contro la sua potenza irrefrenabile che mi conduce in tribunale ecclesiastico accusandomi di non so quali atrocità. Gli lascio la casa che avevamo comprato con i risparmi di entrambi pur che lui non se la prenda ancor più con me e mi strappi la bambina. Mia madre e tutti i miei parenti sono dalla sua parte e mi trovo sola con la bimba da crescere, ma libera dalla vita vuota che quell'uomo mi dava. Nel frattempo conosco Enrico, me ne innamoro e dopo due anni ho Alice. Mi sposo con Enrico che mi convince, per il bene delle piccole, a riappacificarmi, nonostante tutto, con la mia famiglia. Così la mia vita pare prendere un verso normale e sereno anche dopo la nascita di Alberto. Il mio primo marito non smette per tutto questo tempo di contattare persone, in vari ambiti, che possano ostacolare la mia vita. Alice cresce, come Patrizia che in Enrico speravo avesse trovato un padre che le era mancato, ma la sua vita scolastica e sociale viene continuamente intaccata da persone che fanno di tutto per ostacolarla insultandola, giudicandola ingiustamente. Pensando fossero tutte casualità consolo la ragazzina che stringe sempre i denti ed andiamo avanti pur vedendo atteggiamenti sempre più strani di Patrizia. Casualmente vengo a scoprire che tutte le persone che avevano ostacolato mia figlia erano in contatto con il mio ex marito: chi in ambito lavorativo, chi in ambito politico, chi in ambito ecclesiastico. Patrizia, sempre più strana, appena raggiunta la maggiore età decide di andarsene di casa ed andare a vivere in un costosissimo appartamento pagato dal padre, che oltre a quello paga la sua chiusura di rapporti con me, sua madre e con i suoi fratelli. Non so come difendermi ed Enrico è impotente di fronte ai contatti che il mio ex marito riesce ad avere ed alla distruzione che porta nella mia famiglia. Lui è intoccabile, intaccabile, impunibile, perché scaltro ed attento in ogni sua mossa: potente. La situazione degenera sempre più ed, impaurita che lui possa arrivare anche al bambino, decido, con grande sofferenza di trasferirmi con Alice ed Alberto in Sicilia: il più lontano possibile dalla sua immensa potenza. Costretta ad abbandonare il lavoro, la casa, i sacrifici di una vita travagliata, strappata dal mio paese d'origine ho dovuto stravolgere la mia vita e quella dei miei figli, lontana da mio marito in una terra sconosciuta. Ora conduciamo una vita serena, Alice porta finalmente avanti i suoi studi e le sue relazioni sociali come avrebbe sempre dovuto facendo valere, finalmente senza impedimenti, la sua intelligenza. Ci siamo ambientati, ma sono sola ed ho perso tutto ciò che avevo. Non ho più parenti dalla mia parte, mia figlia, mio marito è lontano a causa del lavoro ed Alberto, che è ancora piccolo lo cresco da sola con il solo aiuto di mia figlia. Ho trovato comunque la pace che fin ora nella mia vita non era esistita. La sua potenza mi ha costretto a fuggire e nessuno ha potuto aiutarmi e molti hanno avuto difficoltà nel credere alla mia storia. Questa è la mia testimonianza di quanto la potenza di un uomo, che serba del rancore nei confronti di una donna, possa fare.

Barbara

 

Massimo Fini - Soprattutto oggi, in epoca di permissivismo sessuale, lo stupro non risponde a un bisogno fisiologico, facilmente appagabile altrimenti, ma a quello psicologico di umiliare e annullare la donna, il nemico di sempre sfuggito al controllo.

Anthony Burgess - La violenza genera violenza.

 

Nicolabrunialti - Sogno un mondo in cui gli uomini non usano violenza sulle donne. E le donne non perdonano gli uomini che usano violenza su di loro.

 
 

Luciana Littizzetto - Scambiamo tutto per amore, mentre l’amore con la violenza e le botte non c’entra un tubo. L’amore, con gli schiaffi e i pugni, c’entra come la libertà con la prigione. Un uomo che ci mena non ci ama. Mettiamocelo in testa. Salviamolo sull’hard disk. Vogliamo credere che ci ami? Bene. Allora ci ama MALE. Non è questo l’amore. Invece noi ci illudiamo di poter cambiare le cose, di poter correggere gli uomini maneschi, di riuscire a farli crescere anche quando gli si è bloccato lo sviluppo, e scalciano e urlano come bambini capricciosi. Solo che sono bambini alti uno e ottanta, con le spalle da gorilla e le mani che sembrano vanghe. Non illudiamoci mai, mai e poi mai, di poterli cambiare, o che possano cambiare per amore nostro. Anche se piangono come vitelli e dicono che non lo faranno più. Non caschiamoci e chiediamo aiuto il prima possibile. E se una figlia ha un fidanzato così, prendiamola, impacchettiamola e riportiamola a casa.”

 
 

Johann Wolfgang Goethe - Chi è nell’errore compensa con la violenza ciò che gli manca in verità e forza.

 
 

Helga Schneider  - La violenza sulle donne è antica come il mondo, ma oggi avremmo voluto sperare che una società avanzata, civile e democratica non nutrisse le cronache di abusi, omicidi e stupri.

 
 

Simone de Beauvoir - Nessuno è di fronte alle donne più arrogante, aggressivo e sdegnoso dell’uomo malsicuro della propria virilità.

 
 

Eve Ensler - Quando si violentano, picchiano, storpiano, mutilano, bruciano, seppelliscono, terrorizzano le donne, si distrugge l’energia essenziale della vita su questo pianeta. Si forza quanto è nato per essere aperto, fiducioso, caloroso, creativo e vivo a essere piegato, sterile e domato.

 
 

Kofi Annan - La violenza contro le donne è una delle più vergognose violazioni dei diritti umani.

 
 
 

Con queste testimonianze raccolte nel web e con lo splendido lavoro

di Stefano Caranti vogliamo gridare:

 

No a tutti i tipi di violenza!!!

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Apprezzeremmo moltissimo se qualche lettore volesse darci testimonianze utili alla lotta contro la violenza o ancor meglio se volesse dedicarsi a questo tema per il nostro giornale!!!

 

Lucia Annibali

«Il 18 settembre compio 36 anni e per me questo sarà anche l’anno zero. Sarò un’altra Lucia per tutta la vita, non posso continuare a nascondermi. Che vedano pure come mi hanno ridotta, non sono certo io che devo vergognarmi...» ...clicca

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Stefano Caranti

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