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Susanna Franceschi |
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Eleonora D’Aquitania: la donna che si fece regina due volte |
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E’ fredda la cella dell’abazia di Fontevrault. Il camino acceso non riesce a temperare l’angusta stanza monacale. Eleonora sgrana il rosario, muta, con un gesto rituale, antico che l’aiuta nel ricordo. Dal velo escono, vezzosi, due riccioli rossi: è ancora bella la regina e non tutti i suoi capelli, una volta mitici, sono imbiancati dall’età. Ha 82 anni e non ha più voglia di vivere, troppo dolore ha accompagnato lo scorrere dei suoi giorni, negli ultimi anni. Ma è stata bella, sfrontata, sensuale ed anche felice Eleonora: è stata forse la donna più amata ed ammirata del suo secolo. Dalla piccola finestra chiusa da grate, intravede il paesaggio invernale della valle di Fontevrault ed i ricordi scorrono davanti agli occhi in tutta la loro chiarezza: ora è la monaca Eloinar, ma una volta fu regina, anzi regina due volte. Nasce in Aquitania e già nascere in quel ducato fu predestinazione: l’Aquitania allora era come la Londra dei nostri giorni oppure New York Manhattan: una corte allegra, vivace, fatta di feste, di cacce, di trovatori, di molto amor cortese o meno, platonico e carnale. E’ figlia illegittima di Guglielmo il Tolosano e della sua bellissima amante, Aenor di Chatellarant, è bella come la madre e spregiudicata come il padre. La chiamano Alienor che, in lingua D’Oc, significa l’estranea per sottolineare la sua illegittimità. Ma il fatto di essere la bastarda del duca non influenzò per niente il percorso della sua vita. Amatissima da tutti fin dalla sua nascita anche grazie al suo carattere espansivo e vivace, alla morte del padre fu adottata ufficialmente dal nonno. Il vecchio duca ebbe per tutta la vita una vera e propria adorazione per la nipote. La ribattezzò Elenoir in lingua D’Oil e la allevò alla sua corte, considerandola da subito la propria erede. Il duca intravvede in quella splendida giovinetta, alta, flessuosa, dai lunghi capelli rossi, le doti di un condottiero: e non si sbaglia. Elenoir studia, e molto per una donna del medioevo: studia latino, che parla e scrive come un vescovo, studia matematica e astronomia, studia letteratura e musica. Impara a cavalcare, e lo farà bene come un uomo per tutta la vita, tanto che questa dote incanterà il secondo marito, Enrico Plantageneto, caccia e tira con l’arco. Ma soprattutto seduce tutti gli uomini che incontra, in maniera assolutamente spregiudicata, oggi diremmo in forma “seriale”. A otto anni è diventata, alla morte del fratello Guglielmo l’Ardito, erede ufficiale dell’Aquitania. Ha 15 anni quando la danno in sposa a Luigi, delfino di Francia: è un matrimonio combinato da due potenti dinastie, ma da subito tra i due scoppia una furente passione fisica ed un’unione intellettuale. Qualche giorno dopo il fastoso matrimonio, il re di Francia muore ed il delfino diviene re. Eleonora, a 15 anni, è regina di Francia. Ma è lei la più potente a livello politico: a quei tempi il regno di Francia si limitava ad un veramente esiguo territorio intorno a Parigi, mentre la sposa portava in dote un dominio enorme: Guyenna, Guascogna, Poitou, la Marche, Limousin, Angoumois e tanti altri immensi territori. In poche parole è lei che comanda ed è lei che gestisce il potere, anche perché il nonno ha preteso con l’atto di matrimonio la non annessione alla Francia dei territori dell’Aquitania. Il giovane re è follemente innamorato, ma non sa soddisfare l’impetuosa e trasgressiva ragazza: ella proviene dalla genia del nonno: Guglielmo il Trovatore, autore di poemi cavallereschi che avevano cantato le doti e l’amore delle più belle donne di quei tempi in un linguaggio assai spregiudicato. Dal suo arrivo a Parigi la sposa è già delusa e poiché è spregiudicata, ma possiede anche le redini politiche ed economiche della coppia, comincia a guardarsi intorno ed ad avere, com’era nel suo stile, avventure amorose. |
| Il plantageneto |
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Eleonora è annoiata e come tutte le donne annoiate cerca disperatamente diversivi, anche a dispetto della volontà del re che si dimostra ed è geloso fino alla paranoia. Raduna intorno a sé, da vera mecenate, una corte di trovatori ed intellettuali. E’ la musa ispiratrice di poeti e cantori, ha lunghe disquisizioni con filosofi e teologi: alla pari, da donna colta. E’ in questo periodo che inizia il rapporto con Bernardo di Chiaravalle, monaco e teologo, un santo da vivo con un carattere orribile, puro fino al delirio. Brutto scontro con la lussuriosa, ma potente Eleonora: un rapporto che dura anni, fatto di scontri, ma anche di stima e rispetto reciproci. Vero è che l’influenza della duchessa nei confronti del re è sempre più evidente ed, accanto a questa influenza politica, una libertà ed un comportamento talmente indipendenti da far mormorare la corte e poi da far protestare la corte ed infine da spaventare l’innamoratissimo, ma suggestionabile giovane sovrano. Fu più la gelosia e la rabbia o il dovere verso la Francia ad influenzare Luigi? Furono i numerosi e dichiarati tradimenti o una serie di mosse politicamente sbagliate ( la seconda Crociata: una vera tragedia per la Francia) a mettere la parola fine al suo matrimonio? Sono propensa a credere alla prima ipotesi: Luigi avrebbe tollerato fallimenti ben più gravi della seconda Crociata, ma non poteva più chiudere gli occhi sul comportamento libero e sensuale della duchessa. Non ci sono neppure figli maschi che sarebbero serviti alla ragion di Stato. Luigi con un compromesso, che spesso verrà utilizzato nel medioevo, fa dichiarare nullo il matrimonio dal Papa con la scusa che lui ed Eleonora sono lontani cugini. E’ il marzo del 1152: Eleonora è ancora bellissima ed ha appena compiuto trent’anni. Essendo sempre stata l’Aquitania indipendente dal regno di Francia, tutti i domini che Eleonora aveva portato in dote escono dall’orbita amministrativa di Luigi. Eleonora è libera e di nuovo una delle donne più corteggiate d’Europa. Per poco: ha già messo gli occhi sul re più appetibile, da tutti i punti di vista, del momento: Enrico Plantageneto, undici anni meno di lei, bellissimo, come tutti i plantageneti e sufficientemente folle per farla innamorare davvero. E quello, per Enrico, fu vero amore: violento, passionale, distruttivo e duro fino alla fine dei giorni di entrambi, nonostante i figli, le vendette, le guerre ed i morti che seminarono sul loro cammino. Lui è sensuale, ambizioso, privo di scrupoli; lei ancora stupenda con quel corpo agile ed i lunghi capelli rossi, è passionale e come sempre infedele. Passeranno la vita ad amarsi e ad odiarsi, rendendosi la vita impossibile. Con Enrico partorirà quattro maschi: ed i suoi figli entreranno nella leggenda, Riccardo Cuor Di Leone, il prediletto e Giovanni senza terra, il cadetto. Eleonora ama i suoi figli come mai ha amato gli uomini, però li considera cose sue, prive di volontà e cercherà di usarli per le sue vendette trasversali, ma non troppo, verso il Plantageneto. Eleonora è una tigre indomita ed Enrico, al di là della passione, lo capisce ben presto: lei è regina d’Inghilterra, ma lui non sarà mai duca di Aquitania perché la terra della duchessa ha sempre mantenuto la sua indipendenza, riconoscendo solo l’autorità di Eleonora. La fa imprigionare, la isola, tentando di limitarne l’influenza, ma ne rimarrà sempre affascinato ed anche innamorato: non la ripudia, né la fa uccidere (cosa per altro comune all’epoca) ed infatti Eleonora gli sopravvivrà. Diventa reggente per l’amato Riccardo, impegnato in una Crociata, lo riscatta dalla prigionia ed arriva a combattere per lui con l’altro figlio : Giovanni. Nell’immaginario collettivo è Robin Hood che si batte per conservare il trono al Cuor di Leone, ma in realtà fu Eleonora a salvargli testa e regno. E quando Riccardo muore è però pronta ad appoggiare Giovanni, forte ed indomita come sempre. Anche la morte non la sceglie: è lei a sceglierla. Si ritira in convento (lei in convento!) e si lascia morire, con dignità e forza, così come era vissuta: è lei, ancora una volta, a decidere e non si fa abbandonare nell’oblio dal mondo, ma abbandona il mondo, da protagonista, come sempre. |
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