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| Claudia Lo Blundo Giarletta |
| L’onore, il dovere, il rispetto |
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C’era una volta in cui si credeva in certi valori così detti: etici, morali. |
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In quei tempi, che a noi sembrano distanti chissà quanti anni luce e che le nuove generazioni di sicuro ignorano perché nessuno glieli ha trasmessi, ebbene in quegli anni la parola data era data e basta: si sancivano contratti con una semplice stretta di mano e chi veniva meno alla parola data o agli impegni presi in maniera verbale, veniva bandito dalla società doveva solo cercare un posto dove nessuno lo conoscesse. Poi questa piccola e semplice parola – onore - è stata quasi messa al bando perché la si è associata a organizzazioni che per sopravvivere dovevano legare gli aderenti alla parola di onore che questa volta non veniva mantenuta per motivi etici ma per necessità di sopravvivenza. La società, non solo si è allontanata dal senso etico della parola onore, ma si è allegramente avviata al bunga bunga, quasi in una corsa a chi poteva fare o dimostrare di essere più furbo dell’altro. Poi come in tutte le cose, sopravviene la legge del contrappasso. Quando il così detto bicchiere è pieno, tutto il di più trabocca. Quando si è giunti in fondo al pozzo, solo allora si vede se, chi sta per affondare, ha voglia di sopravvivere, ha voglia di risalire la china. Non è mai agevole risalire dopo che si è precipitati giù, e anche la storia di questo ultimo periodo forse vuole insegnare, a noi che siamo arrivati al bunga bunga, che possiamo ancora risalire la china. Occorre però che ci riappropriamo di certi valori che sono correttezza, rispetto, onestà, senso dell’onore. Sino a ora poche voci si alzavano per rimproverare chi si appropriava di quelli che erano diritti dei cittadini: sembrava uno scherzo avallare pur se a denti stretti, chi schivava il fisco, evadendo l’IVA, chi si è proposto per occupare posti di responsabilità per tutelare gli altri ma in effetti per tutelare se stesso e i propri interessi o guadagni. Sembrava uno scherzo farsi beffe del senso di onore, sicuri di poter trovare una scusa qualunque che gli altri avrebbero accettato supinamente o non avrebbero reagito in cambio di una qualunque prestazione elargita come favore quando era un diritto. Purtroppo chi si è comportato così non ha capito che tutto arriva ad un termine: non ha avuto sentore del cambiamento. In genere sono gli avvenimenti dolorosi quelli che fanno acquistare consapevolezza di certi comportamenti e forse nella speranza che gli ultimi accadimenti ci abbiano insegnato qualcosa, dobbiamo imparare ad uscire dal nostro egoismo accaparratore. Forse dobbiamo riappropriarci del concetto che l’uomo non è un’isola ma vive in cordata con gli altri suoi simili. E forse il lavoro di recupero di questi valori perduti può partire proprio dai nostri piccoli paesi, dalle nostre frazioni, agglomerati umani ancora più piccoli dove, anche se sembrano perduti, da qualche parte è rimasto nascosto il senso di certi valori umani: si tratta di andarli a riscoprire e da lì, come un tam tam, la gente reimparerà a valutare e operare un distinguo tra quel che è giusto e quel che non lo è. Invece di unirsi ai furbetti, si preferirà agire con correttezza e forse, come ci sta insegnando la grande manovra odierna, ciò potrà costringere i vecchi furbi a ricrearsi una nuova coscienza, pulita. Occorre che ci riappropriamo di quei valori che alla fine di una giornata, pur con i suoi alti e bassi, ci inducano a riflettere se la giornata sia trascorsa bene: su questo pensiero scenderà il sonno e sarà benefico e giungerà senza che fantasmi vengano ad affollare le nostre menti. |