I giganteschi carri allegorici in
cartapesta, frutto dell’inimitabile creatività e della straordinaria
abilità scultorea e pittoricadei maghi viareggini sfilano sul
palcoscenico naturale della Passeggiata di Viareggio.
18 febbraio 2009 ore 15.00 - Centro Congressi Principe di
Piemonte
Org. Comitato locale Versilia Viareggio Croce
Rossa Italiana
Veglione dei piccoli in
maschera
19 febbraio ore 15.00 - Capannina di Viareggio
org. in collaborazione con il Rione Marco Polo
Veglione de' Viareggini
20 febbraio ore 24.00 - Capannina di Viareggio
Burlamacco è follia
21 febbraio ore 22.30 - Capannina di Viareggio
Gran Veglione degli studenti
23 febbraio ore 22.30 - Capannina di Viareggio
Veglione de' Viareggini
27 febbraio ore 24.00 - Capannina di Viareggio
Arrivederci Carnevale
28 febbraio ore 22.30 - Capannina di Viareggio
L’anima più genuina del Carnevale di Viareggio, le Feste
rionali……………
29 gennaio , Teatro Politeama Viareggio ore 20,30
Festival dei Rioni e elezione Miss Carnevale di Viareggio
Serata spettacolo per selezionare la canzone ufficiale dell’edizione
2009 del Carnevale di Viareggio ed elezione di Miss Carnevale di
Viareggio
Rione Torre del Lago
6, 7, 8 febbraio
9 febbraio – mattina festa delle scuole
Rione Varignano
13 febbraio – mattina
Rione Marco Polo
13, 14, 15 febbraio
Rione Terminetto
17 febbraio – pomeriggio per i ragazzi
Rione Marina di Levante
18, 19 febbraio
Rione Vecchia Viareggio
19 febbraio – pomeriggio per i ragazzi
Rione Baccanale Darsena
20, 21, 22, 23, 24 febbraio
Rione Croce Verde Centro
27, 28 febbraio e 1° marzo
Riuscire a raccontare la storia del Carnevale di Viareggio non è impresa
di poco conto: non solo perché il baccanale viareggino affonda le sue
radici nella seconda metà del 1800, quando l’Italia festeggiava
l’avvenuta unità nazionale, ma anche perché la festa ha cambiato volto
più volte nel corso della sua lunga storia.
Le origini. Il Carnevale di
Viareggio vede la luce nel 1873: in quegli anni i veglioni si
consumavano negli sfarzosi locali del Teatro Pacini e del Regio Casinò,
e si trattava di feste d’èlite. I giovani facoltosi che vi prendevano
parte erano totalmente estranei all’anima che da sempre ha
contraddistinto Viareggio dalle altre vicine città toscane, dove
pullulavano famiglie opulente con il passatempo del gioco d’azzardo e
dei salotti buoni. Viareggio invece era la città dei marinai, dei
maestri dell’ascia e dei calafati, delle sabbie e delle torbiere, del
porto.
I pochi fortunati che potevano permettersi di prender parte a quelle
feste erano gli abituali frequentatori dell’ippodromo che sorgeva
nell’attuale zona di Piazza D’Azeglio, erano gli unici che potevano
passeggiare per le strade della città a bordo di eleganti carrozze.
Proprio le diligenze della Viareggio bene e dei rampolli delle danarose
famiglie di Lucca e Firenze furono i precursori degli attuali carri in
cartapesta: il primo Carnevale viareggino è infatti una sfilata di
carrozze ricoperte di fiori, che si svolge lungo la Via Regia, la prima
strada della città alla quale ha dato anche il nome. In realtà è
dall’anno successivo che il Carnevale diventa una specie di istituzione,
con tanto di richieste e permessi al Comune e i primi segnali di uno
spirito scanzonato e aperto allo scherzo ma franco e sincero.
17
febbraio 1874. Una data che è
entrata di prepotenza negli archivi della città di Viareggio: è il
giorno del primo Carnevale “ufficiale”, dato che la neonata Società del
Carnevale chiede l’autorizzazione del sindaco per poter bruciare, in
Piazza Vittorio Emanuele, una statua di Re Carnevale ripiena di polvere
pirica. E’ un martedì grasso, e a Viareggio si svolge una sfilata di
maschere, tra le quali registra un gran successo quella sull’agente
delle tasse Alfonso Piatti, che sarà il primo, storico episodio di
satira politica del Carnevale di Viareggio.
A partire dal 1883 a Viareggio inizia l’era dei carri allegorici, che
sostituiscono le carrozze fiorite: non c’è ancora la cartapesta, ma le
costruzioni (di dimensioni ridotte) sono opera dei maestri dell’ascia,
dei calafati, degli artigiani e sono fatte di ferro e legno. E’ comunque
un forte segnale di controtendenza: se prima il Carnevale era uscito
dagli eleganti caffè frequentati dall’alta borghesia cittadina, adesso
la festa inizia ad essere quella fatta dai viareggini e per i
viareggini. Da fenomeno d’èlite, il baccanale diventa un fenomeno di
massa.
Per la cronaca, il primo carro allegorico di cui si ha attestata
l’esistenza è “I quattro mori” del 1883, un chiaro riferimento allo
storico monumento che simboleggia la città di Livorno. Successivamente,
nel 1901, la sfilata si sposta dalla Via Regia al Lungomare.
1921: il Carnevale ha una sua canzone e una
sua rivista. Dopo cinque anni di interruzione, dovuti allo
scoppio della Prima Guerra Mondiale, nel 1921 riprendono le sfilate sul
Lungomare. Indescrivibile la grande voglia dei viareggini di
ricominciare a festeggiare e di recuperare in fretta il tempo perduto.
Il 1921 è una data cruciale nella storia del Carnevale per vari motivi.
La prima è che Viareggio ha un suo inno ufficiale: si chiama “Il
Carnevale a Viareggio”, meglio noto come “Su la coppa di champagne”,
come recita il primo verso della seconda strofa. Inizialmente fu chiesto
al grande maestro Giacomo Puccini di comporre l’inno della festa, ma il
celebre compositore suggerì di rivolgersi ad un tal Icilio Sadun. Che,
ricevuto il testo di una poesia di Lelio Maffei, diede vita al motivo
che tutti i viareggini ormai conoscono a menadito.
Una seconda ragione per cui il 1921 entra di diritto negli annali di
questa manifestazione è la nascita della rivista ufficiale “Viareggio in
maschera”, ma non vanno dimenticate l’introduzione delle orchestre sui
carri e l’istituzione di un gala di ballo notturno al Piazzone. Gli anni
’20 si segnalano anche per altri eventi storici: l’introduzione della
cartapesta quale materiale di costruzione dei carri allegorici e la
nascita (1926) del manifesto ufficiale del Carnevale viareggino, il cui
primo esemplare è un pierrot che danza su una chitarra firmato dal
fiorentino Lucio Venna.
1931: nasce
Burlamacco. A
Viareggio il Carnevale inizia a diventare una cosa seria. E,
come tutte le altre città in cui ha luogo una festa, persino il
piccolo borgo di marinai e di calafati vuole una sua maschera.
L’arduo compito viene affidato a Uberto Bonetti, pittore
futurista. Che si ispira alle altre maschere d’Italia per dare
vita al simbolo della festa viareggina: un cappello rosso acceso
preso a prestito da Rugantino, il lungo mantello nero di
Balanzone, il costume a scacchi bianchi e rossi ispirato ad
Arlecchino, la gorgiera di Capitan Spaventa e il pon-pon bianco
del Pierrot. Al buffo pagliaccio viene dato il nome di
Burlamacco, che nasce dall’unione tra il canale della città, il
Burlamacca, ed il personaggio boccaccesco di Buffalmacco. Grazie
a Bonetti, anche Viareggio ha la sua maschera.
1946: “Risorgi ancor
più bella viareggina”.
In Italia si torna a vivere dopo l’esperienza del ventennio
fascista e le brutalità della Seconda Guerra Mondiale. Anche a
Viareggio c’è voglia di ritornare a sorridere, pur in mezzo a
mille difficoltà: leggendarie le realizzazioni dei carri
effettuate sotto le logge del Mercato e in altri angoli della
città per sopperire alla distruzione di tutte le attrezzature
utilizzate negli anni precedenti. Il 1946 è l’anno della seconda
rinascita del Carnevale. Una rinascita nel segno di due maestri
della cartapesta, Antonio D’Arliano e Alfredo Pardini, capaci di
dare vita a infiniti duelli per la conquista del primo posto nel
concorso tra i carri carnevaleschi e di spaccare in due fazioni
i viareggini. I due abili carristi arrivano ex aequo al primo
posto, rispettivamente con “Serenata al chiaro di luna” e “Bando
alla tristezza, evviva l’allegria”. La irrefrenabile voglia di
riscatto dell’intera città traspare anche dall’incipit della
canzone ufficiale: “Risorgi ancor più bella viareggina, di gioia
e amore il tempo si avvicina…”.
Due anni dopo vede la luce un altro importante evento –
satellite del Carnevale, destinato a crescere con il passare
degli anni: è la Coppa Carnevale, inizialmente nato come trofeo
calcistico cittadino (vinto per la cronaca dal Bar Lencioni) e
successivamente diventato il più importante torneo
internazionale di calcio giovanile, al quale prendono parte le
squadre “Primavera” dei più prestigiosi club di calcio italiani
e mondiali e da dove sono passati i più affermati calciatori
italiani ed internazionali.
Gli anni ‘50.
Gli anni ’50 sono portatori di altre grandi novità per la festa
dei viareggini: nel 1953 i buoi che trainavano i carri finiscono
in soffitta, per fare spazio ai ben più moderni trattori. Nel
1954 la neonata Rai, la tv di Stato, festeggia la sua prima
diretta esterna proprio al corso mascherato del Carnevale di
Viareggio: sotto la regia di Giovanni Coccorese e il commento di
un meravigliato Bruno Ambrosi, Burlamacco e la sua festa entrano
nelle case degli italiani.
Il
1954 è l’anno di un altro evento destinato a fare la storia del
Carnevale: sui viali a mare fa la sua prima comparsa quella
sconfinata massa di musicisti in divisa da marinai capeggiati
dalla bionda majorette Maria Grazia Billi. La “Libecciata”,
banda ufficiale del baccanale viareggino, festeggia la sua
nascita.
L’incendio del 29 giugno 1960.
In una calda notte del giugno 1960, il sonno di Viareggio viene
bruscamente interrotto da una notizia tristissima: un incendio
ha divorato in pochi minuti il complesso degli hangar di via
Machiavelli, la fabbrica del Carnevale. Delle vecchie strutture
in legno con il tetto in eternit non rimangono che le ceneri.
Inutile il massiccio lavoro da parte dei vigili del fuoco:
l’edizione 1961 del Carnevale rischia di saltare. Ma ancora una
volta Viareggio rialza prontamente la testa, e a tempo di record
vengono costruiti nuovi hangar, più grandi, nel quartiere Marco
Polo sulla via Aurelia, nel tratto che costeggia la ferrovia.
L’anno successivo i viali a mare sono regolarmente invasi dalle
costruzioni in cartapesta.
Nel 1962 ha poi inizio la lunga cavalcata vincente di Arnaldo
Galli, il più decorato dei carristi viareggini: arriverà a
vincere la bellezza di venti primi premi, nessuno riuscirà a
fare meglio.
Nel 1967 sarà invece la volta di un’altra novità: per la prima
volta il Carnevale viareggino offre la sua spettacolare sfilata
di carri anche in notturna, in occasione del martedì grasso, il
corso di chiusura. Che vede nei fuochi d’artificio il suo
epilogo, proprio immediatamente dopo il verdetto dei carri e
delle mascherate. Un esperimento perfettamente riuscito, che da
novità diventa una consuetudine con il passare degli anni.
1973:
cento anni di Carnevale. Il 1973 è
l’anno più atteso da tutti i viareggini: il Carnevale festeggia il secolo di
vita. Un evento unico, per il quale il mago Arnaldo Galli impegna tutte le sue
forze per deliziare ancora una volta la platea dei viali a mare. E’ proprio in
occasione dei cento anni che Galli presenta quello che passerà alla storia come
‘il carro del secolo’: “Guerra e pace”, ma per tutti i viareggini è meglio noto
come “La bomba”. Una costruzione decisamente spettacolare e innovativa: al
centro del carro un obice che improvvisamente si apre e fa uscire cinque cerchi,
simbolo delle Olimpiadi, al cui interno roteavano altrettanti pagliacci. Ma si
trattava di una costruzione fuori concorso: il primo premio dell’edizione numero
100 andò ad un altro superbo interprete dell’arte della cartapesta, il carrista
poeta Sergio Baroni, che sbaragliò tutta la concorrenza con la sua nave
tappezzata di maschere di “Viareggio in vista”.
Negli anni ’70,
inoltre, vedono la luce anche le feste rionali, ovvero coinvolgenti
feste in maschera in notturna che toccano i vari quartieri della città.
Spetta alla Darsena dare il via ad una tradizione che negli anni
coinvolgerà anche altre zone di Viareggio: attualmente si svolgono i
rioni anche al Marco Polo, a Torre del Lago e lungo Corso Garibaldi,
meglio noto come il “Rione Croce Verde”.
Sul finire del decennio, si registra un esperimento destinato a breve
vita: il Carnevale gratis. Per alcuni anni, infatti (1976, 77 e 78),
vengono tolti i cancelli agli ingressi dei corsi e così per accedere
alle sfilate i viareggini non devono mettere mano al portafogli. Ma già
dal 1979, a causa anche di un bilancio tutt’altro che roseo, il
Carnevale è nuovamente “ingabbiato”. Ma gli anni ’70 passeranno alla
storia anche come quelli delle censure della Rai ai carri ritenuti
politicamente scomodi e dell’inchiesta milanese che definì Viareggio la
capitale dei vizi e del sesso facile.
1984: la Lotteria arriva a Viareggio. E’ sicuramente l’evento clou degli anni ’80: anche Viareggio ha una
sua lotteria, la Lotteria del Carnevale, che funge da ulteriore
serbatoio di liquidi alle casse di Burlamacco. A ciascun carro di prima
categoria sarà abbinato un biglietto della Lotteria: da questo momento
in poi, dunque, tutti gli italiani avranno un interesse maggiore a dare
uno sguardo al verdetto delle classifiche del Carnevale.
Il 1988 è invece l’anno di un simpatico esperimento, destinato però a
morire: il Treno delle Maschere, ovvero un convoglio di circa 400
figuranti mascherati che parte da Bruxelles, sede della Federazione dei
Carnevali d’Europa, per poi arrivare a Viareggio passando un po’ da
tutta l’Europa. Nello stesso anno, il Carnevale ha anche i suoi primi
vincitori stranieri: si tratta della coppia francese Gilbert
Lebigre-Corinne Roger, primi classificati con “Madonna Ciccone, un
successo da leone”, dedicato alla popolare cantante USA di origini
italiane.
1990: il Carnevale di Viareggio a Italia ’90.
Venticinque fiori di cartapesta depositati sul manto erboso di San Siro
che, ad un certo punto, si aprono simultaneamente lasciando volare in
cielo una miriade di palloncini. I carristi viareggini sono stati
incaricati di occuparsi della cerimonia d’inaugurazione dei Mondiali di
Calcio italiani del 1990. E non deludono affatto gli organizzatori,
pubblicizzando nel migliore dei modi il Carnevale agli occhi di milioni
di telespettatori.
Quella del Mondiale made in Italy è però solo l’ultima tappa di un lungo
percorso che ha portato i maghi della cartapesta a svolgere lavori di
ogni genere, commissionati da tutto il mondo: Alfredo Morescalchi
realizza mascheroni che finiscono al Carnevale di Detroit; il grande
regista Federico Fellini contatta Silvano Avanzini ed Arnaldo Galli per
la costruzione di una gigantesca polena per il suo “Casanova” e di
un’Anita Ekberg grandi misure per una scena di “Boccaccio ‘70”; Arnaldo
Galli realizzerà alcuni mascheroni anche per il film con Alberto Sordi
“I vitelloni”, sempre diretto da Fellini. Ma non si possono dimenticare
l’iguana gigante di Beppe Domenici per la Filmar, il cuore del duo
Francesconi-Barsella per una mostra a Torino e innumerevoli altri.
Il 1990 è anche l’anno di uno dei carri più belli che abbiano mai
attraversato i viali a mare: “Non si può fermare il tempo” di Arnaldo
Galli. Un gigantesco cigno tenta disperatamente di uscire da una coltre
di fango, sul retro una gigantesca mano tiene stretto un grande
orologio. Un quadro reso ancor più spettacolare dalla struggente musica
di “Time” dei Pink Floyd. Indimenticabile però è anche l’episodio della
‘cena delle beffe: è quella che va in scena al ristorante “Le sposine”
(peraltro inesistente) in via Coppino a Viareggio, dove una delegazione
di Bastia è vittima di un simpatico scherzo di alcuni professori
viareggini, che si improvvisano cuochi e camerieri di una cena da film
comico e realizzata in pieno spirito carnevalesco.
1992: il Carnevale tra Europa e tensione.
Burlamacco apre le porte alla neonata Comunità Europea: ad essa sono
dedicate molte costruzioni e mascherate di gruppo, tra cui il carro
primo classificato, “Attenti al lupo” di Carlo ed Enrico Vannucci, con
il primo che torna ad assaporare la gioia del trionfo dopo 39 anni di
digiuno.
E’ anche l’anno delle grandi polemiche: l’edizione 1992 inizia con la
notizia che non ci saranno i rioni, causa rinuncia da parte
dell’Assorioni per motivi economici e per una diatriba con la Fondazione
Carnevale. Successivamente è la volta dei verdetti: nel corso di
chiusura scoppia una rissa di fronte al carro di Alessandro e Silvano
Avanzini, terzo classificato, che blocca la carovana delle costruzioni
in Piazza Mazzini dopo la fuga di notizie sul verdetto della prima
categoria. Desta sorpresa anche il verdetto dei carri di seconda
categoria: tutte le sei costruzioni sono ritenute non giudicabili e,
pertanto, vengono relegate ex aequo in ultima posizione. Inizia qui un
lungo braccio di ferro tra i carristi e la Fondazione Carnevale,
culminato con l’occupazione della sede della Fondazione e di un sit-in
in Passeggiata da parte dei carristi, che si concluderà solo qualche
mese dopo con il cambio al vertice della Fondazione.
Nel frattempo, riscuote successo tra luglio ed agosto il “Villaggio del
Carnevale” allestito agli hangar del Marco Polo.
1996: Carnevale ai bagni.
All’indomani di un’edizione 1996 non troppo entusiasmante, si fa sempre
più strada l’idea di organizzare, per la prima volta, una sfilata dei
carri all’inizio dell’ estate, magari in collaborazione con il
Pucciniano o la Versiliana. Un’idea che diventa realtà: per tre serate
(9-10-11 agosto) la Nuova Darsena, nei pressi del faro bianco, sarà
scenario del Carnevale Estivo, con i carri in fila l’uno accanto
all’altro e con gli spettatori che vi gireranno attorno. Lo storico
trasferimento dei carri dagli hangar del Marco Polo alla Nuova Darsena è
un lungo pellegrinaggio che attraversa tutta la città nel cuore della
notte, nel quale non mancheranno diverse situazioni grottesche. Al
termine di una serie infinita di peripezie e dopo 12 ore l’intera
carovana fa il suo ingresso alla Darsena.
Le prime due serate fanno ben sperare, specie la seconda: i viareggini
ballano davanti ai carri fino alle 4 del mattino e la piazza è gremita.
Ma, alla vigilia dell’ultima serata, un violento acquazzone si abbatte
su Viareggio e la Versilia: le costruzioni si impregnano di acqua e si
rovinano in un battibaleno. La serata di chiusura, quella del gran
finale, salta. E quello che doveva essere l’evento dell’anno si
trasforma in un fiasco colossale.
La
Cittadella del Carnevale. Da
anni era sulla bocca di tutti i viareggini. Sarebbe diventata la nuova
casa di Burlamacco e delle altre maschere. E così è stato. Nel 1999 c’è
la posa della prima pietra, il 16 settembre 2001 è invece la data
ufficiale dell’inaugurazione della nuova, mastodontica struttura. Il 26
settembre un’altra pagina della lunga storia del Carnevale viene
scritta: i carri abbandonano, per non farvi più ritorno, gli hangar di
via Marco Polo, che si portano via con sé 41 anni di storia.
Il lungo corteo di carri, con a capo il complesso di apertura di Re
Carnevale realizzato da Gionata Francesconi, raggiunge la sua nuova
casa, accolto dalle musiche carnevalesche. L’immenso piazzale della
Cittadella, che verrà utilizzato anche per concerti e spettacoli, viene
intitolato (e non poteva essere altrimenti) a Burlamacco.
Queste le
tappe fondamentali della ultra-centenaria storia del Carnevale di
Viareggio. Ma altre pagine nel lungo libro di Burlamacco dovranno essere
ancora scritte…