Partecipiamo.it...vai alla home page
A cura di Angela Magnoni
Il testamento spirituale di Shahbaz Bhatti

We condemn barbaric killing Shahbaz Bhatti

Shahbaz Bhatti we condemn barbaric killing

Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia. Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, e nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa. Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico. Mi è stato richiesto di porre fine alla mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora - in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan - Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita. Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese.

Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri. Credo che i cristiani del mondo che hanno teso la mano ai musulmani colpiti dalla tragedia del terremoto del 2005 abbiano costruito dei ponti di solidarietà, d’amore, di comprensione, di cooperazione e di tolleranza tra le due religioni. Se tali sforzi continueranno sono convinto che riusciremo a vincere i cuori e le menti degli estremisti. Ciò produrrà un cambiamento in positivo: le genti non si odieranno, non uccideranno nel nome della religione, ma si ameranno le une le altre, porteranno armonia, coltiveranno la pace e la comprensione in questa regione. Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo, che siano la parte perseguitata e bisognosa del corpo di Cristo. Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù ed io potrò guardarlo senza provare vergogna.


da www.cantualeantonianum.com

Shahbaz Bhatti, ministro pakistano per le Minoranze

 

cattolico difensore dei deboli e degli emarginati

veniva da una famiglia cattolica impegnata per la giustizia

 Shahbaz Bhatti, il ministro ucciso oggi dai Talebani pakistani, era nato il 9 settembre del 1968, in una famiglia cristiana originaria del villaggio di Kushpur. Suo padre Jacob, ha servito a lungo nell’esercito; poi si è impegnato nel campo dell’istruzione, ha insegnato a lungo ed è stato presidente del consiglio delle Chiese di Kushpur. Nell’autunno del 2010 è stato ospitalizzato a Islamabad. Secondo fonti locali, le sue condizioni sono peggiorate decisamente dopo la notizia dell’assassinio del governatore del Punjab, Salman Taseer, il 4 gennaio 2011. È entrato in una forma di depressione psicofisica che ha portato infine all’arresto cardiaco, e alla morte il 10 gennaio 2011.

L’importanza di Jacob Bhatti nella vita del figlio è stata grande. Una testimonianza apparsa sui giornali pakistani al momento della morte lo descriveva così: “Era un uomo coraggioso ed era la principale fonte di forza per suo figlio. Lo incoraggiava e lo aiutava a affrontare le situazioni più rischiose e precarie”.

Shahbaz Bhatti dopo aver completato i suoi studi ha intrapreso la carriera politica nel Pakistan People’s Party, la formazione politica più riformatrice del Paese. Molto rapidamente si è imposto all’attenzione dei quadri dirigenti del partito, e in particolare di Benazir Bhutto, con cui ha lavorato a stretto contatto fino al momento dell’assassinio della leader carismatica pakistana. In un’intervista ad AsiaNews aveva definito “doverosa la creazione di una commissione indipendente Onu” destinata ad indagare sull’omicidio di Benariz Bhutto. Shahbaz era sul convoglio insieme alla Bhutto al momento dell’attentato e riportò solo ferite leggere. Ad AsiaNews raccontò quanto è successo: “A un certo punto, nella zona di Karsaz, si sono avute due enormi esplosioni, proprio vicino al veicolo che trasportava la signora Bhutto, in testa al corteo. L’ex premier era appena scesa nel compartimento inferiore per riposare, quando c’è stata l’esplosione. I vetri del veicolo sono andati in frantumi, una porta è stata distrutta, ma tutt’attorno vi erano morti e feriti. Quando sono sceso dal veicolo, vi era sangue e brandelli di corpi dappertutto. Questo atto vile di codardo terrorismo ci offende profondamente e rattrista tutto il popolo pakistano. Questi giorni sono di lutto e di dolore”. Bhatti ha sempre avuto un’attenzione particolare per la situazione dei settori del Paese più discriminati. Era presidente dell’Apma (All Pakistan Minorities Alliance). Si tratta di un'organizzazione rappresentativa delle comunità emarginate e delle minoranze religiose del Pakistan, che opera su vari fronti in sostegno dei bisognosi, dei poveri, dei perseguitati. Del motivo del suo impegno egli dice semplicemente: “Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo”.

 

Islamabad (AsiaNews)

ASIA/PAKISTAN

Una Università e un Museo intitolati a Shahbaz Bhatti,

nel primo anniversario della morte

 

Islamabad (Agenzia Fides) - Sorgerà a Islamabad una Università intitolata a Shahbaz Bhatti. Il progetto, già approvato e finanziato, è in corso di realizzazione: si sta individuando l’area per l’edificazione e si prevede che il complesso sarà pronto entro due anni. È quanto dice all’Agenzia Fides, a un anno dalla morte del Ministro cattolico per le Minoranze religiose Shahbaz Bhatti, suo fratello Paul Bhatti, Consigliere speciale del Primo Ministro e presidente della “Shahbaz Bhatti Memorial Trust”, fondazione che ha promosso il progetto.

“È un progetto altamente simbolico, in quanto Shahbaz aveva molto a cuore la questione dell’educazione: l’istruzione è uno dei gangli della nazione ed è il mezzo più efficace per cambiare la mentalità nella società del Pakistan, all’insegna di valori come il dialogo, la pace, l’armonia”. L’università sarà interamente finanziata da un uomo d’affari coreano-americano, il cristiano Do Won Chang, amico personale di Shahbaz e proprietario di una nota catena di negozi di abbigliamento. Il nuovo ateneo ha il benestare del governo pakistano e prenderà tutti i necessari accordi per i riconoscimenti istituzionali. Nel complesso universitario sorgerà anche un Centro per la promozione dell’Armonia interreligiosa. “In tal modo – spiega Bhatti – intendiamo tenere viva l’eredità di Shahbaz, che ha dato la vita per promuovere l’istruzione, il dialogo, le relazioni pacifiche”. Bhatti informa Fides che “grazie a un progetto in corso con il governo italiano, saranno, inoltre, attivate borse di studio destinate a giovani indigenti, specie di famiglie povere, anche appartenenti alle minoranze religiose”. Inoltre, per la lotta alla povertà, e per aiutare lo sviluppo economico e sociale delle minoranze, la Fondazione promuove piccoli progetti di microcredito, attivati grazie a donatori privati.

Un altro progetto in dirittura di arrivo, che sarà annunciato il 2 marzo e inaugurato alla fine del mese, è un museo intitolato a Shahbaz Bhatti, che aprirà i battenti a Kushpur, sua città natale. Il museo conterrà tutti i suoi oggetti e ricordi, ripercorrerà la sua biografia e il suo impegno ecclesiale, sociale, politico. Annessa al museo, sorgerà una piccola scuola, sempre a suo nome, per offrire istruzione primaria ai ragazzi e tenere viva la memoria di Bhatti nella comunità locale.

Domani, 2 marzo, sarà un momento importante per la nazione. Sono previste celebrazioni di commemorazione, Sante Messe in tutte le chiese, incontri a livello sociale in tutte le province, con eventi speciali a Lahore, Karachi, Islamabad, Peshawar. Al mattino, a Kushpur, vi sarà una assemblea pubblica di commemorazione, mentre la sera migliaia di attivisti dell’APMA (“All Pakistan Minorities Alliance”, fondata da Bhatti) sfileranno per le vie di Islamabad, in una fiaccolata e veglia di preghiera sul luogo della morte. Previsto il 6 marzo prossimo il ricordo istituzionale, con la partecipazione delle più alte autorità statali e dei leader religiosi (molti musulmani) e una assemblea di almeno 5.000 persone, fra fedeli cristiani e di altre religioni.

Paul Bhatti conclude: “Non so se il paese abbia imparato qualcosa da Bhatti, io ho imparato molto da lui. Continueremo la sua missione di cooperazione, dialogo e pace, per disinnescare l’intolleranza e costruire un futuro migliore per il Pakistan, sempre percorrendo vie pacifiche”.

 

(PA) Agenzia Fides 1/3/2012

Maggio 2012
Un anno dall’uccisione di Shahbaz Bhatti

Ma il suo martirio porterà frutto!

 

Il “martire” Shahbaz Bhatti “non è morto”, ma “è e rimarrà vivo in Cristo” e il suo sacrificio testimonia il desiderio di una nazione, il Pakistan,in cui le minoranze religiose possano godere di pari diritti e dignità.
Da quando il 2 marzo 2011 in Pakistan è stato assassinato Shahbaz Bhatti, coraggioso e intrepido ministro per le minoranze emarginate e oppresse, malgrado sia passato del tempo, stranamente la polizia non ha ancora arrestato i colpevoli; anzi per molti mesi ha depistato le inchieste e ha cercato più volte di insabbiare la vicenda, attribuendo il movente a cristiani, interessati ad alcune proprietà della famiglia Bhatti. Anche le richieste di politici internazionali e la preghiera di Benedetto XVI per lui, sono rimaste inascoltate, mentre il paese continua a scivolare nell’insicurezza e nella violenza.

Ma «il “martire” Shahbaz Bhatti “non è morto, è e rimarrà vivo in Cristo” e il suo sacrificio testimonia il desiderio di una nazione, in cui le minoranze religiose possano godere di pari diritti e dignità». Così mons. Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi e attuale presidente della Conferenza episcopale pakistana, ha ricordato il ministro cattolico durante le celebrazioni il 2 marzo scorso a Faisalabad e a Khushpur (nel Punjab), villaggio natale di Shahbaz. “Hanno partecipato alla Messa almeno tremila persone, tra cui anche musulmani, indù, sikh“ racconta ad Asia-News il fratello Paul Bhatti – consigliere speciale del Primo Ministro Gilani per l’armonia nazionale. “La gente gridava in massa ‘Shahbaz è vivo, non è morto’”.

Ministro e ma
rtire

In un libro appena uscito e presentato a Roma1 si può leggere: «La vita di Shahbaz è quella di un cristiano che non si è arreso di fronte a chi pensa che in Pakistan sia impossibile vivere insieme. È la storia di un uomo che ha lottato a mani nude ed è morto martire. La sua vicenda ci fa entrare nel mistero di una vita vissuta per gli altri fino alla fine. È una storia preziosa, non solo per i cristiani, ma per tutti: per il suo paese, che dal 1947 cerca una via per la pace e la coabitazione, come per il mondo intero, abitato ancora da troppi conflitti, a sfondo politico, etnico e religioso».

Paul Bhatti ricorda le battaglie portate avanti dal fratello, facendo emergere non solo la tenacia dell’azione politica di Shahbaz, ma anche un gusto dell’incontro umano, mutuato dalla sua formazione cristiana: «Nel 1998 l’allora primo ministro Nawaz Sharif propose di adottare la legge islamica come legge fondamentale del paese. Aveva la maggioranza e la Camera dei deputati la approvò. Shahbaz non era ancora parlamentare e sembrava non potesse fare nulla. L’unica possibilità per non far passare quella decisione era che il senato non votasse a favore. Così Shahbaz decise di andare da una parte all’altra del Pakistan cercando di convincere i senatori a non approvare quella legge. Ecco le parole di Shahbaz per raccontare la vittoria politica ottenuta: «Nel 1998 il governo introdusse un’altra legge sharía, di stampo talebano, attraverso la quale si voleva imporre un sistema nel quale i cristiani e altri non musulmani non avrebbero avuto diritti e sarebbero stati trattati alla stregua di schiavi e intoccabili. Lanciammo un’ulteriore campagna e ottenemmo il sostegno di parlamentari e organizzazioni civili. Grazie ai nostri instancabili sforzi e con la benedizione di Gesù riuscimmo a bloccare in Parlamento anche questo disegno di legge».

Sheraz Khurram Khan riporta in Absolute News, un discorso di Shahbaz Bhatti dell’agosto 2007, che ne rivela tutta la forza interiore e la trasparenza umana, politica e religiosa: «Preferiremo la crocifissione e la prigionia che accettare le leggi antidemocratiche e discriminatorie. Non le accetteremo mai. Oggi noi respingiamo tutte le leggi discriminatorie che sono in contrasto con la solidarietà nazionale. La mia lingua potrebbe essere tagliata. Potrei essere imprigionato o diventare bersaglio di attacchi terroristici, ma il vostro fratello e figlio non farà mai alcun compromesso sui vostri diritti. Non ho mai inseguito potere, ricchezza, uffici e privilegi, ma prego solo Dio di venire martirizzato mentre combatto per i diritti delle comunità religiose nel mio paese. Gesù è il centro della mia vita e voglio essere suo vero seguace attraverso le mie azioni, condividendo l’amore di Dio con i poveri, gli oppressi, i perseguitati, i bisognosi e i sofferenti del popolo del Pakistan. Voglio servire l’umanità sofferente e delle minoranze e diffondere un messaggio di speranza alle persone che vivono nella delusione e nella disperazione».

Annunciando il suo programma, ringrazia lo stato pakistano, non tanto perché aveva avuto fiducia in lui, ma perché la sua nomina rappresentava un importante riconoscimento per le minoranze del paese: «È mia intenzione proporre leggi a tutela dei diritti delle minoranze. Aumenterò gli sforzi per promuovere l’unità e la comprensione reciproca e contrastare l’intolleranza, l’odio, il pregiudizio e la violenza. Ringrazio il presidente Zardari e il primo ministro Gilani perché hanno riconosciuto il valore delle minoranze all’interno degli equilibri del paese, dando un senso di parità nei diritti di tutte le componenti della società pakistana».

Eredità feconda

La società civile pakistana intende mantenere vivo il ricordo di Bhatti, promuovendone il lavoro, gli ideali, il suo testamento politico e culturale. «Sono pronto a morire per la causa» aveva affermato Shahbaz in un video diffuso in internet, «vivo per la mia comunità... e morirò per difendere i diritti di ciascuno». Un lavoro e un’eredità condivise da molti leader musulmani moderati e imam. Per Maulana Mehfooz Khan, membro di Islamic ideology Council, Bhatti era «un ambasciatore dell’armonia interreligiosa» e il suo servizio per le minoranze “molto apprezzato”. «Era fermo nelle sue idee» conferma il leader musulmano e «il suo sacrificio non sarà vano, perché sarà ricordato come la voce di quelli senza voce». Gli fa eco il musulmano Iftikhar Ahmad, responsabile del Comitato per i diritti dell’infanzia, che ha lavorato a lungo con Shahbaz contro le leggi sulla blasfemia, la sharía: «Bhatti non era solo un leader delle minoranze, ma un vero difensore dei diritti umani».

A Islamabad sorgerà una università in suo onore, mentre a Kushpur (suo paese natale) saranno costruiti un museo e una scuola. Tutte le iniziative sono promosse dalla fondazione creata dal fratello Paul Bhatti, che ha lasciato la sua attività di medico in Italia per tornare in Pakistan e continuare l’opera di Shahbaz, come consigliere speciale del Primo ministro. Un altro progetto, inaugurato alla fine di marzo, è un museo intitolato a Shahbaz Bhatti, a Kushpur: conserva i suoi oggetti personali e alcuni ricordi scritti, per consentire ai visitatori di ripercorrere la sua vita e il suo impegno ecclesiale, sociale, politico. Annessa al museo, sorgerà una piccola scuola, sempre a suo nome, per offrire istruzione ai ragazzi poveri e tenere viva la memoria di Shahbaz nella comunità.

La Basilica di S. Bartolomeo all’Isola Tiberina, in Roma, è stata dedicata ai martiri del Terzo Millennio dal papa Giovanni Paolo II e nella Basilica, sull’altare dei martiri asiatici, è conservata la Bibbia personale di Shahbaz Bhatti. Bhatti era un uomo che aveva nella Bibbia una compagna quotidiana della sua vita, convinto che la Parola, presenza di Dio, era sorgente di luce e di forza per le sue battaglie.

Il Pakistan oggi

Il 14 marzo scorso cinquanta fra attivisti per i diritti umani e personalità politiche hanno lanciato una petizione al governo di Islamabad per la liberazione di Asia Bibi, la donna cristiana e madre di cinque figli condannata a morte per blasfemia in Pakistan nel novembre del 2010 e in attesa della sentenza di appello nel carcere femminile di Sheikhupura, nel Punjab. Anche per lei si era battuto Shahbaz.
Come riporta il sito di AsiaNews, la petizione è stata presentata al Palazzo delle Nazioni di Ginevra in Svizzera, sede europea della rappresentanza Onu, dove si è conclusa il 23 marzo la 19ma sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. L’appello ricorda il “crimine” commesso da Asia Bibi: aver bevuto un bicchiere d’acqua raccolta da un pozzo di proprietà di un musulmano. Da qui l’accusa di aver “infettato’’ la fonte, poi la discussione con le altre donne e, infine, l’incriminazione per aver “insultato il profeta Maometto’’. Il documento denuncia anche le condizioni della cella in cui è rinchiusa la donna, che “può toccare le due pareti solo allungando le braccia’’.

I militanti islamici hanno ucciso più di 4.800 persone in tutto il Pakistan da quando le truppe governative hanno fatto irruzione in una moschea estremista a Islamabad nel luglio 2007.

«No all’uso politico della religione, all’abuso della legge sulla blasfemia, al fanatismo religioso», divenuto «un mostro che divora le basi della civile e pacifica convivenza»: è quanto afferma un appello lanciato il mese scorso al governo pakistano dalla rete “Cittadini per la democrazia”, che riunisce numerose organizzazioni professionali, partiti politici, sindacati, associazioni delle minoranze religiose e gruppi cristiani. La rete alza la voce in un momento in cui nel paese «si demoliscono luoghi di culto, avvengono uccisioni e rapimenti in nome della religione, si assiste a conversioni forzate e ad altre attività frutto dell’odio religioso». Nell’appello, inviato all’Agenzia Fides, si ricorda che «il padre della nazione, Muhammad Ali Jinnah, nel suo discorso all’Assemblea costituente, l’11 agosto 1947, precisò: siete liberi di andare ai vostri templi, alle vostre moschee o a ogni altro luogo di culto». La società civile invita il governo «a fermare l’uccisione delle comunità religiose del Pakistan, in particolare gli omicidi verso la comunità sunnita, verso quella sciita e verso le comunità degli ahmadi, che si trovano ad affrontare un genocidio semplicemente perché seguono le proprie convinzioni e pratiche religiose».


Una missione che continua

«Shahbaz non ha mai agito in maniera scorretta o violenta nei confronti di nessuno, neanche nei confronti dei musulmani. Non ha parlato male del profeta Maometto, non ha mancato di rispetto al Corano, ma ha detto con coraggio la verità. Agendo in questo modo ha sfidato coloro che avevano idee grette ed estremiste. Shahbaz era un uomo con una missione: portare pace, armonia, comprensione e amore in un paese che sta sperimentando una crescente intolleranza in nome della religione. Questa missione non è finita con la sua morte, ma deve continuare. Bhatti ci ha mostrato una strada, la via del dialogo e della pace, del lavoro per i poveri e dell’amicizia con tutti. Dobbiamo continuare a camminare su questa strada con coraggio, perché la sua morte possa portare frutto in abbondanza».


Anna Maria Gellini, su Testimoni 7 del 2012

Mons. Saldanha:

Shahbaz Bhatti, uomo onesto e “martire” per i diritti delle minoranze
 

Lahore (AsiaNews) - L'arcivescovo emerito di Lahore, mons. Saldanha,  ha voluto condividere con i lettori di AsiaNews un ricordo personale del ministro cattolico Shahbaz Bhatti a un anno dalla scomparsa. Il prelato sottolinea il "carisma naturale" del leader buono, che ha lottato per tutte le minoranze. Diverso dai "politici corrotti" e dediti al sistema delle tangenti, egli ha vissuto la propria esistenza e il proprio lavoro basandosi "sull'esempio di Cristo".
Nel primo anniversario del brutale assassinio, la comunità cristiana pakistana rende omaggio e riporta alla memoria con orgoglio e dolore la morte della sua stella più luminosa, Clement Shahbaz Bhatti. Lo conoscevo personalmente da tanti anni. Di lui mi impressionavano due caratteristiche: il suo impegno per gli oppressi e le sue capacità di leadership. Da giovane, ancora ventenne, Shahbaz ha preso la decisione di dedicare la sua vita al riscatto delle comunità oppresse. Voleva liberarle dalla schiavitù. Convinzione e passione hanno animato per intero la sua vita. Ecco perché non ha mai voluto sposarsi: egli voleva essere libero di dedicarsi anima e corpo al raggiungimento dei suoi obiettivi. E aveva il carisma naturale tipico del leader buono. Ha fondato un gruppo di pressione chiamato Christian Liberation Front, che ha organizzato incontri pubblici per combattere a favore dei diritti dei cristiani emarginati.

In seguito, Bhatti ha allargato lo scopo della sua attività abbracciando anche tutte le minoranze. Egli ha dato vita alla All Pakistan Minorities Alliance (APMA), una organizzazione ombrello che ha rappresentato i poveri indù, i sikhs e i cristiani. E anche in questo caso ha saputo mostrare le sue qualità di leader. Il suo valoroso lavoro nel portare a galla le problematiche delle minoranze ha saputo catturare l'attenzione della leader del Partito popolare pakistano, la signora Benazir Bhutto, che ne ha riconosciuto la sua sincerità e dedizione.

Egli non ha mai voluto concorrere per una poltrona, ma si è sempre battuto perché i suoi collaboratori potessero conquistare un seggio nel Parlamento provinciale [del Punjab]. Lui scelse di fare un passo indietro e lavorare da dietro le quinte. Quanto nel 2007 Benazir Bhutto è stata assassinata, il Partito popolare riuscì a vincere le elezioni e, nel 2008, decisero di affidare a Shahbaz il ruolo di ministro federale per le Minoranze, il primo cattolico a ricoprire un incarico così prestigioso.

Bhatti ha saputo ottenere una ricorrenza speciale dedicata alle minoranze, chiamata "Giornata delle Minoranze" che si celebra ogni anno l'11 agosto, come segno di riconoscimento per il ruolo delle minoranze per il Paese. Tuttavia, egli si è reso ben presto conto che doveva attenersi alla linea del partito e difendere le politiche governative. Ed è stato anche usato per la propaganda e gli slogan di partito, oltre che essere inviato all'estero, in molte nazioni fra cui il Vaticano, dove è stato ricevuto dall'attuale papa Benedetto XVI. Nel profondo del suo cuore egli provava frustrazione per questi incarichi di "rappresentanza" e ha iniziato a parlare di una sua morte imminente, per la strenua opposizione alle leggi sulla blasfemia.

 

L'eredità di Shahbaz Bhatti

 

Shahbaz Bhatti ha lasciato una sensazione profonda di uomo onesto e dedito nel profondo al servizio pubblico. Egli era molto diverso dal resto dei politici egoisti e corrotti. Era un cattolico praticante, devoto e ispirato alla vita di Cristo. E come Gesù, si è sollevato per la verità, la giustizia e la libertà di ogni uomo. Egli era un uomo onesto anche nella stipula dei contratti nel settore edile, a differenza dei politici che prendono ciascuno una bustarella a ogni firma. Questa testimonianza rigorosa dell'esempio di Cristo, in ultima analisi, lo ha portato a versare il suo sangue per il suo popolo. È considerato un "martire" dalla comunità cristiana, che onora il lutto per la scomparsa di un campione nella battaglia per i diritti. I suoi più stretti collaboratori sono impegnati a portare avanti la sua missione. Il fratello, Paul Bhatti, è il nuovo presidente di Apma e cerca di portare avanti il suo lavoro, anche se non possiede tutto il suo carisma.

Vi è il proposito di costruire un monumento nel suo villaggio natale, Khushpur. Sarà un memoriale permanente alla memoria di un leader valoroso e altruista, che ha saputo raggiungere la posizione più alta per un cristiano fra le istituzioni. Nel frattempo, nell'ultimo anno, la situazione politica ed economica in Pakistan si è fatta più critica e instabile. È una questione cruciale di sopravvivenza. Così, gli alti ideali di Shahbaz Bhatti sono sospinti in secondo piano, e non sembrano importanti o primari nel contesto attuale.

Tuttavia, intendo onorare la scomparsa di un leader grande e insostituibile: Shahbaz Bhatti. E prego perché Dio possa benedire e rendere prospera la sua nobile missione per la libertà, l'uguaglianza, i diritti umani per tutti. Che la sua anima possa riposare in pace.

Lawrence J. Saldanha è arcivescovo emerito di Lahore. In passato è stato anche presidente della Conferenza episcopale pakistana.