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A cura di Angela Magnoni
Il testamento spirituale di Shahbaz Bhatti

We condemn barbaric killing Shahbaz Bhatti

Shahbaz Bhatti we condemn barbaric killing

Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia. Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, e nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa. Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico. Mi è stato richiesto di porre fine alla mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora - in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan - Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita. Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese.

Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri. Credo che i cristiani del mondo che hanno teso la mano ai musulmani colpiti dalla tragedia del terremoto del 2005 abbiano costruito dei ponti di solidarietà, d’amore, di comprensione, di cooperazione e di tolleranza tra le due religioni. Se tali sforzi continueranno sono convinto che riusciremo a vincere i cuori e le menti degli estremisti. Ciò produrrà un cambiamento in positivo: le genti non si odieranno, non uccideranno nel nome della religione, ma si ameranno le une le altre, porteranno armonia, coltiveranno la pace e la comprensione in questa regione. Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo, che siano la parte perseguitata e bisognosa del corpo di Cristo. Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù ed io potrò guardarlo senza provare vergogna.


da www.cantualeantonianum.com

Shahbaz Bhatti, ministro pakistano per le Minoranze

 

cattolico difensore dei deboli e degli emarginati

veniva da una famiglia cattolica impegnata per la giustizia

 Shahbaz Bhatti, il ministro ucciso oggi dai Talebani pakistani, era nato il 9 settembre del 1968, in una famiglia cristiana originaria del villaggio di Kushpur. Suo padre Jacob, ha servito a lungo nell’esercito; poi si è impegnato nel campo dell’istruzione, ha insegnato a lungo ed è stato presidente del consiglio delle Chiese di Kushpur. Nell’autunno del 2010 è stato ospitalizzato a Islamabad. Secondo fonti locali, le sue condizioni sono peggiorate decisamente dopo la notizia dell’assassinio del governatore del Punjab, Salman Taseer, il 4 gennaio 2011. È entrato in una forma di depressione psicofisica che ha portato infine all’arresto cardiaco, e alla morte il 10 gennaio 2011.

L’importanza di Jacob Bhatti nella vita del figlio è stata grande. Una testimonianza apparsa sui giornali pakistani al momento della morte lo descriveva così: “Era un uomo coraggioso ed era la principale fonte di forza per suo figlio. Lo incoraggiava e lo aiutava a affrontare le situazioni più rischiose e precarie”.

Shahbaz Bhatti dopo aver completato i suoi studi ha intrapreso la carriera politica nel Pakistan People’s Party, la formazione politica più riformatrice del Paese. Molto rapidamente si è imposto all’attenzione dei quadri dirigenti del partito, e in particolare di Benazir Bhutto, con cui ha lavorato a stretto contatto fino al momento dell’assassinio della leader carismatica pakistana. In un’intervista ad AsiaNews aveva definito “doverosa la creazione di una commissione indipendente Onu” destinata ad indagare sull’omicidio di Benariz Bhutto. Shahbaz era sul convoglio insieme alla Bhutto al momento dell’attentato e riportò solo ferite leggere. Ad AsiaNews raccontò quanto è successo: “A un certo punto, nella zona di Karsaz, si sono avute due enormi esplosioni, proprio vicino al veicolo che trasportava la signora Bhutto, in testa al corteo. L’ex premier era appena scesa nel compartimento inferiore per riposare, quando c’è stata l’esplosione. I vetri del veicolo sono andati in frantumi, una porta è stata distrutta, ma tutt’attorno vi erano morti e feriti. Quando sono sceso dal veicolo, vi era sangue e brandelli di corpi dappertutto. Questo atto vile di codardo terrorismo ci offende profondamente e rattrista tutto il popolo pakistano. Questi giorni sono di lutto e di dolore”. Bhatti ha sempre avuto un’attenzione particolare per la situazione dei settori del Paese più discriminati. Era presidente dell’Apma (All Pakistan Minorities Alliance). Si tratta di un'organizzazione rappresentativa delle comunità emarginate e delle minoranze religiose del Pakistan, che opera su vari fronti in sostegno dei bisognosi, dei poveri, dei perseguitati. Del motivo del suo impegno egli dice semplicemente: “Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo”.

 

Islamabad (AsiaNews)