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Santa Claus - Babbo Natale

Angela Magnoni

Chi è Santa Claus? - San Nicola di Myra

Presentazioni in Power point

Babbo Natale? Ha la stoffa del Santo

Forse qualcuno ancora non lo sa, ma il vecchio ameno, paffuto e canuto, che scorrazza nel cielo d’inverno su una slitta carica di doni altri non è che San Nicola, vescovo di Myra, venerato a Bari e passato alla storia per la sua straordinaria generosità.

In effetti, a vederlo oggi su cartoline e carta da pacco, o a trovarselo davanti, gigantesco pupazzo, all’ingresso dei centri commerciali, non si direbbe proprio che sia un alto prelato. La casacca rossa e il cappello bordati di pelliccia, gli stivali adatti ad affondare nella neve accreditano piuttosto la fiaba globale del simpatico grassone che vive al Polo Nord e che, con l’aiuto di mille folletti, confeziona e poi distribuisce i regali ai bambini buoni.

La storia, invece, è diversa.

Di Nicola, uno dei Santi più venerati dalla Chiesa - cattolica, ortodossa, protestante - non abbiamo in realtà molte notizie. Sappiamo che nacque intorno alla metà del III secolo a Patara, in Licia, regione dell’antica Grecia, e che nel 300 divenne vescovo di Myra. Sappiamo che nel 325 prese parte al Concilio di Nicea, che negli ultimi anni della sua vita visitò il papa a Roma, e che morì il 6 dicembre. Di quale anno esattamente però non si sa. Gli storici non si sbilanciano e dicono soltanto “tra il 345 e il 352. Fu seppellito a Myra (oggi Demre, Turchia) e lì restarono le sue ossa fino al 1087, quando le sue reliquie furono saccheggiate e portate a Bari. Qui, secondo la leggenda, Nicola si era fermato nel suo pellegrinaggio verso Roma.

Si narra che quando Myra cadde in mano musulmana, da Bari, all’epoca dominio bizantino, partì una spedizione di tre navi e 62 marinai pronti a tutto pur di salvare le reliquie del santo. Le spoglie di Nicola arrivarono in Puglia il 9 maggio 1087. Per custodirle, l’abate benedettino Elia, che in seguito sarebbe diventato vescovo della città, promosse l’edificazione di una nuova chiesa dedicata al Santo. La Basilica di San Nicola, capolavoro del romanico normanno, fu consacrata nel 1089. Da allora San Nicola divenne Patrono di Bari e le date del 6 dicembre (giorno della sua morte) e del 9 maggio (giorno dell’arrivo delle reliquie) furono dichiarate festive per la città.

Fin qui, la storia. Quanto alla leggenda (che in genere, e capita spesso, porta in sé molta verità), pare che per tutta la sua vita Nicola si sia sempre preso carico di orfani, di vedove e di gente perseguitata. Dalla sua fama di uomo straordinariamente generoso deriva la leggenda che lo vuole benefattore di tre ragazze, le quali rischiavano di finire in mezzo a una strada non essendo il loro padre in grado di pagare i debiti da cui era gravato. Quando Nicola lo venne a sapere, per tre notti di fila gettò nella finestra della stanza da letto delle fanciulle sacchetti e sacchetti di monete. Con quei soldi il padre pagò tutti i debiti che aveva e gli rimasero pure i soldi per le doti delle tre figlie (la vicenda è citata anche da Dante nel Purgatorio). Ecco perché le ragazze che hanno il desiderio di sposarsi pregano San Nicola ed ecco anche perché in alcuni paesi San Nicola è considerato protettore del matrimonio.

Una seconda leggenda racconta che la popolazione di Myra fu salvata dalla carestia da San Nicola che moltiplicò i pani. Ciò lo fece diventare, tra l’altro, Patrono dei panettieri. Durante la sua permanenza a Bari, poi, pare salvò la vita ad alcuni marinai che rischiavano il naufragio. Con l’attributo dell’ancora, perciò, è venerato anche come Patrono dei marinai. L’abbondanza di tutti questi doni, a partire dal Medioevo, fece associare il giorno della festa di San Nicola alla ricchezza. Non a caso i commercianti medievali il 6 dicembre concludevano volentieri affari impegnativi.

Emblemi di San Nicola sono il pastorale e tre sacchetti di monete (o anche tre palle) d’oro. Vestito da vescovo, con la sua bella mitra, in molti luoghi d’Europa e non solo, dalla Grecia al Belgio, dall’Italia alla Repubblica Ceca, agli Stati Uniti, gli sono dedicate celebrazioni e processioni. Quanto al portare doni ai bambini, però, non sono più molti i paesi in cui l’incombenza è affidata al vecchio vescovo.

Per acquistare una fama planetaria, negli ultimi secoli, Nicola ha dovuto scendere a qualche compromesso. Con una spruzzata di credenze pagane che più che un Santo l’hanno fatto diventare una sorta di nonno dell’inverno, nel Seicento gli olandesi che lo amavano e lo festeggiavano molto, lo portarono con sé nel Nuovo mondo. Nel melting pot americano, in breve tempo, il loro Sinterklaas e si trasformò in Santa Claus. Il vecchio acquistò slitta, renne e campanellini, e nei primi decenni dell’Ottocento, ormai molto diverso dal vecchio Nicola, Santa Claus divenne popolare col suo nuovo look da abitante di un fantasmagorico Polo Nord. L’abito rosso bordato di bianco, in particolare, nasce dal poema A Visit from St. Nicholas, del 1821, attribuito a Clement C. Moore, cui s’ispirò in seguito l’illustratore Thomas Nast. I suoi disegni, sulle pagine di un importante settimanale newyorkese, consacrarono per sempre l’immagine di Santa Claus che oggi tutti conoscono.

Insomma le cose sono andate così: i coloni olandesi portarono San Nicola in America e l’America lo rimandò in Europa un po’ meno Santo, anche se sempre simpatico e generoso. Infatti, a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, complice la pubblicità della Coca Cola di cui fu scelto come testimonial, Santa Claus - Babbo Natale si impose anche da noi, soppiantando le varie usanze regionali secondo cui i doni ai bambini li portavano santi come Nicola o la giovane Lucia.

 

La nuova Bussola Quotidiana, 6 dicembre 2012

In difesa di Babbo Natale

Ho letto su un giornale che apprezzo (La Nuova Bussola Quotidiana del 15/12/2013) un invito a riproporre alle nuove generazioni di cattolici la figura di Gesù Bambino come portatore di regali, e mi sono sentito in dovere di ribattere.

Sono un padre credente, dunque cerco spesso di capire cosa avvicinerà di più i miei bambini (2 e 4 anni) a Gesù, salvatore del mondo, e pure loro. Io ho scelto Babbo Natale, non per arrendermi al marketing, ma perché mi sembra il personaggio più indicato ad entrare dal camino che non ho. Mi spiego.

Innanzi tutto Babbo Natale è più attrezzato. C’è una ricca tradizione di risposte da dare ai bambini quando dubitano, c’è addirittura una applicazione per mostrare agli scettici un video in cui il vecchietto posa i doni proprio sotto al nostro albero di casa. Gesù bambino non ha niente del genere perché, come tutti sanno, è molto povero e non può certo permettersi un programmatore. Figuriamoci una culla supersonica capiente abbastanza per tutti i regali che il mondo si aspetta. Scherzo fino a un certo punto, dico questo perché mi sembra importante mettere ognuno al proprio posto, quando si ha a che fare con bambini veri.

Ho scelto Babbo Natale perché me lo immagino con più facilità a fare le code all’Auchan, a controllare i codici dei Lego sulle letterine, a lottare per avere l’ultimo Gormito in vetrina. E poi come la mettiamo con gli elicotteri da guerra, le navi pirata coi cannoni, le armi letali delle Tartarughe Ninja? Per me Gesù Bambino non li regala. E non mi si venga a dire che dovrei far giocare i miei figli in giardino, disegnando la campana col gessetto, perché, ripeto, io parlo di bambini veri. E poi è inverno.

L’unico punto di contatto che io noto tra Babbo Natale e Gesù Bambino è la gioia che i regali rappresentano. Per il resto, vite separate. In questo modo andremo a messa, metteremo il bambinello nel presepe, diremo la preghierina ricordando che ora stiamo facendo le cose essenziali. Se mescoliamo gli ingredienti (Gesù con i pacchetti), ho paura di perdere qualche sapore.

Nella fantasia dei più piccoli vivono un sacco di creature e persone che non esistono affatto, ma non sono nocive, anzi sono importanti. Scompariranno, c’è tempo, adesso è presto per catalogare la realtà in cose vere e cose finte. Allora dovrei sacrificare pure Hansel e Gretel, Peppa Pig, Mike Wazowski; o la strega cattiva e tutti i crudeli delle favole, spiegando che se vogliamo un malvagio vero dovremo usare sempre la figura del demonio, di cui è certificata l’esistenza? Dio non mi chiede di comprimere la libreria dei bambini, e di esporre solo le Sacre Scritture, perché Lui adesso ha bisogno di mostrare loro la realtà tutta intera, con migliaia di parole differenti. La Bibbia sta nel ripiano superiore, quello delle istruzioni.

Lo so, arriverà il giorno doloroso nel quale i crudeli compagni di scuola sveleranno ai miei innocenti piccolini che, in verità, sono i genitori a mettere i pacchetti sotto all’albero. Io soffrirò, ma avrà ancora più problemi chi tifava Gesù Bambino, perché non potrà certo dire che non era vero. Avrà scomodato Dio in fasce rendendolo complice di una delusione? Non mi piace.

Nel mio caso, Babbo Natale esploderà come una bolla di shampoo, ci diremo che siamo diventati un po’ più grandi, che i regali non sono più così essenziali, che non esiste affatto un personaggio che incentra la sua vita ritirata solo sulla costruzione di oggetti materiali desiderati dai più piccoli. Il panzone rosso resterà un piacevole ricordo, e toccherà ai bambini, crescendo, riordinare la realtà incasellando verità e finzione nel progetto di Dio, che metteranno a fuoco sempre meglio.

Dei due binari paralleli (Babbo Natale/regali concreti/soddisfazione dei piaceri materiali - Gesù/senso vero del Natale/salvezza spirituale) ne sopravvivrà solo uno, quello vero, l’unico che merita di convivere con i miei intelligentissimi bambini, da grandi.

Emanuele Fant

http://costanzamiriano.com/2014/01/22/in-difesa-di-babbo-natale/#comments

Babbo Natale

Quello che mi è successo è l’opposto di quello che sembra essere l’esperienza della maggior parte dei miei amici. Invece di rimpicciolire fino ad un puntino, Babbo Natale è divenuto sempre più grande nella mia vita fino a riempire la quasi totalità di essa. È successo in questo modo. Da bambino mi trovai di fronte ad un fenomeno che richiedeva una spiegazione. Avevo appeso alla sponda del mio letto una calza vuota, che al mattino si trasformò in una calza piena. Non avevo fatto nulla per produrre le cose che la riempivano. Non avevo lavorato per loro, né le avevo fatte o aiutato a farle. Non ero nemmeno stato buono - lungi da me!

 E la spiegazione era che un certo essere che tutti chiamavano ‘Santa Claus’ era benevolmente disposto verso di me… Ciò che credevamo era che una determinata agenzia benevola… ci avesse davvero dato quei giocattoli per niente.
 E, come affermo, io ci credo ancora. Ho semplicemente esteso l’idea. Allora chiedevo solo chi metteva i giocattoli nella calza, ora mi chiedo Chi mette la calza accanto al letto, e il letto nella stanza, e la stanza della casa, e la casa nel pianeta, e il grande pianeta nel vuoto.
 Una volta mi limitavo a ringraziare Babbo Natale per pochi dollari e qualche biscotto. Ora, lo ringrazio per le stelle e le facce in strada, e il vino e il grande mare.
 Una volta pensavo fosse piacevole e sorprendente trovare un regalo così grande da entrare solo per metà nella calza. Ora sono felice e stupito ogni mattina di trovare un regalo così grande che ci vogliono due calze per tenerlo, e poi buona parte ne rimane fuori; è il grande e assurdo regalo di me stesso, perché all’origine di esso io non posso offrire alcun suggerimento tranne che Babbo Natale me l’ha dato in un particolare fantastico momento di buona volontà.


 Gilbert Keith Chesterton, da Lettera a The Tablet of London

La vera storia di Babbo Natale

Il giorno in cui San Nicola (Santa Claus), con la sua veste rossa di vescovo, sale al Cielo si fà per lui una grande festa, come sempre quando arriva qualcuno. San Nicola è felice ma ogni tanto ripensa con nostalgia agli occhi delle persone che aveva conosciuto e aiutato quando era sulla Terra. Il 24 dicembre Gesù lo chiama e sorridendogli gli chiede se quella stessa notte può sostituirlo nella distribuzione dei regali ai bambini della Terra. San Nicola accetta subito, tutto contento, e gli domanda come può, fare tutto da solo… Gesù gli risponde che può organizzarsi come vuole e anche farsi aiutare da qualcuno. Il buon santo comincia a pensare al da farsi, guardando la Terra dalle nuvole, per poter trovare una soluzione. È un po’ preoccupato perché in molte parti della Terra alla Vigilia di Natale c’è la neve e muoversi diventa difficoltoso: come fare per raggiungere tutti i bambini in una sola notte? All’improvviso ha un’idea: “Ci vorrebbe una slitta, con almeno otto renne! La slitta è adatta alla neve e al ghiaccio e le renne sono robuste e resistono al freddo. Magari potrebbero anche volare! Ma come mi proteggerò dal freddo?”. Da santo pratico com’è, subito cuce ai bordi della veste e del copricapo alcune strisce di una calda e morbida pelliccia bianca. Poi, tutto contento, torna da Gesù per chiedergli un “permesso speciale” per far volare le renne… ma solo la notte di Natale! San Nicola, dopo avere avuto gli indirizzi dei bambini della Terra, chiama gli Angeli per farsi caricare la slitta con tantissimi regali. Poi parte sfrecciano nel cielo. Gesù lo vede tornare all’alba del 25 dicembre e gli domanda: “Com’è andata?”. “Benissimo”, risponde San Nicola. “Qualche piccolo problema ma le consegne sono state fatte tutte!”. Gesù, molto contento gli risponde: “Ottimo lavoro! D’ora in poi sarai tu a portare i regali ai bambini della Terra, la sera della Vigilia di Natale!”

 

Angela Magnoni, liberamente tratto da un testo dal web

Le Lettere di Babbo Natale, di J. R. R. Tolkien

“Quest’anno sono più tremolante del solito. Tutta colpa dell’Orso Polare! È stato il più grosso scoppio che mai si sia visto al mondo, e il più pazzesco fuoco d’artificio. Adesso il Polo Nord è Nero, le stelle sono finite tutte fuori posto, la Luna è stata spaccata in quattro, l’Uomo della Luna è piombato nel giardino sul retro di casa mia…”

Il 25 dicembre 1920 J.R.R. Tolkien cominciò ad inviare ai propri figli (John, Michael, Christopher, Priscilla) lettere firmate Babbo Natale.

Infilate in buste bianche di neve, corredate da deliziosi disegni realizzati da lui stesso, affrancate con i francobolli delle Poste Polari, esse continuarono ad arrivare in casa Tolkien per oltre vent’anni, portate dal postino o da altri misteriosi ambasciatori. L’ultimo messaggio risale al 1943 ed è indirizzato alla quarta e ultima figlia dello scrittore, Priscilla, già quattordicenne ma, a quanto pare, decisamente restia a troncare i rapporti con il caro vecchio “Babbo Natale”.

Le Lettere raccontano con humour e creatività le storie di Babbo Natale (un Santa Claus che nel 1920 ha millenovecentoventi anni: l’età dell’era cristiana), ma anche del pasticcione Orso bianco e dell’Uomo della Luna, degli esili e quasi trasparenti Elfi delle Nevi, dei coraggiosi Gnomi rossi e dei loro nemici, i terribili Goblin.

Una scelta di questi messaggi annuali è stata raccolta in un libro, “Le lettere di Babbo Natale”, pubblicato a cura di Baillie Tolkien, moglie del figlio Christopher.

In Italia il libro è edito da Bompiani.

La pia leggenda narra che attorno all’Anno del Signore 280 a Parara, nei pressi di Myra, nell’attuale Turchia, nacque un tale a cui fu messo nome Nicola. Pietoso e gentile di animo, si dice abbia un dì distribuito ai poveri e agl’indigenti tutte le abbondanti ricchezze del patrimonio di famiglia, per poi errare solo soletto nelle campagne ed assistere bisognosi e ammalati. Nicola consacrò la propria esistenza al servizio di Dio e, giovanissimo, divenne vescovo di Myra. Durante le persecuzioni scatenate dall’imperatore Diocleziano, fu esiliato e conobbe persino il carcere, ma nel 325 non mancò all’importantissimo Concilio di Nicea. Quando Nicola morì, nel 343, si diffuse immediatamente un culto popolare che lo voleva patrono dei bambini.

Sulla figura di questo Uomo del Natale si concentra anche una lunga serie di simbologie precristiane. Il 25 dicembre come nascita di Gesù Cristo è - si sa - una convenzione che la Chiesa cattolica ha scelto appositamente per inserirsi (sovrapporsi e inculturarsi) in un tempo forte già presente nel calendario di un numero di popoli sia mediterranei sia nordeuropei.

In Tolkien, l’intersezione fra la nascita precristiana del sole e l’avvento cristiano del Figlio di Dio è ripresa nella parentela fra Babbo Nicola Natale (il figlio) e Nonno Yule (il padre), il secondo che origina il primo e il primo che dà senso pieno al secondo. Del resto, il Babbo Natale tolkieniano testimonia nel proprio nome scritto per intero come “Santa Claus” possa sussistere soltante alla luce del Natale cristiano, giacché Nicola fu Santo di Colui che si festeggia la notte di quel Natale che in inglese, del tutto esplicitamente, si chiama Christmas.

 

Marco Respinti

Fonte: bompiani.rcslibri.corriere.it