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"San Francesco, il giullare di Dio"
 
A cura di Angela Magnoni
 
 

San Francesco d’Assisi,

è riconosciuto come uno degli iniziatori della tradizione letteraria italiana.

 
La vita di San Francesco d’Assisi

Nasce, tra il Dicembre 1181 e il Settembre 1182 da Pietro Bernardone dei Moriconi, ricco mercante di stoffe, e dalla nobile Signora Pica Bourlemont, un figlio a cui viene dato inizialmente (dalla madre) il nome di Giovanni.

Il padre, che al momento della nascita era in Francia per affari, quando ritornò ne cambiò il nome in Francesco e, con tale nome, fu ed è comunemente e generalmente conosciuto.

Dopo aver condotto fino ai 24 anni una vita dissoluta ed aver provato la carriera militare (tra le altre fu fatto prigioniero dai perugini), San Francesco riceve in sogno la chiamata del Signore.

Rinuncia pubblicamente nella piazza del Vescovado di Assisi agli averi paterni e si incammina con pochi seguaci verso una vita di preghiera e di obbedienza a “Sorella Povertà”:

Gli inizi sono molto difficili in quanto le idee di San Francesco sulla povertà e sulla semplicità della vita non sono comprese né dalla gente e né dal Clero.

È questo il periodo del miracolo del lupo di Gubbio e della riparazione di San Damiano, di San Pietro alla Spina e della Porziuncola di Santa Maria degli Angeli.

Le gesta di San Francesco (il Poeta) non passarono inosservate e le genti di Assisi cominciarono a cambiare l'opinione su questo stravagante giovane e così, dopo qualche tempo, Gli si affiancarono i primi seguaci.

Del primo seguace non ne è noto né il nome e né la fine.

Pertanto la storia ci indica come primo “discepolo” Bernardo da Quintavalle (un mercante) seguito da Pietro Cattani (un giurista) (+10 Marzo 1221).

In questo periodo San Francesco concepì (leggendoli dal Messale e dal Vangelo) i primi abbozzi di quella che poi sarebbe divenuta la regola Francescana:

Le prime esperienze “conventuali” con i compagni San Francesco li ebbe nel Tugurio di Rivotorto.

E proprio nel Tugurio di Rivotorto che poco dopo arrivarono Egidio (un contadino) e successivamente Sabatino, Morico, Filippo Longo e prete Silvestro.

Seguirono poi Giovanni, Barbaro e Bernardo Vigilante ed infine Angelo Tancredi.

Erano arrivati ad essere in dodici e tutti i compagni vestivano come Francesco di un rozzo saio cinto da una corda.

Solo nel 1209 Papa Innocenzo III (dopo la predica ai porci!) approva la Regola dell’Ordine ed autorizza San Francesco a predicare tra le genti.

San Francesco inizia così a girare per il mondo arrivando fino a Dalmiata d’Egitto (1219-20 erano i tempi delle crociate) dal sultano Melek El Kamel.

Nel 1224 San Francesco riceve le stigmate un miracolo mai accaduto prima di allora se non al Figlio di Dio.

Sentendo vicina la morte San Francesco si fa riportare da Siena ad Assisi e più precisamente alla Porziuncola la piccola cappella (allora) ove morirà su un giaciglio sulla nuda terra il 4 ottobre 1226.

Fu Frate Elia, suo successore a capo dell’Ordine a annunciare al mondo la presenza sul corpo del Santo delle stigmate e la rivelazione di esse provocò nella chiesa gravi lacerazioni e scetticismi che dureranno anche nei secoli successivi.

Basti pensare che, quando San Francesco fu proclamato Santo (1228) da Papa Gregorio IX, la bolla di canonizzazione non ne citava la presenza.

Nel 1939 Papa Pio XII proclamò San Francesco il Patrono d’Italia.

fonte: www.assisiweb.com

Preghiere a San Francesco

 
 

 

 
Il perdono di Assisi
 
 
Presentazioni in Power point
  Scritti di San Francesco
 
  Scritti su San Francesco
 

I suoi scritti

San Francesco ha lasciato diversi scritti, ma non ha mai fatto lo scrittore per professione. Ha piuttosto scritto per necessità o per zelo apostolico: infatti scrive per trasmettere le disposizioni legislative, per esortare e consigliare i frati ed i fedeli, per lodare Dio. Spesso ci si meraviglia di fronte al numero dei suoi scritti, perché egli stesso più volte si dice ignorante, semplice ed idiota; la meraviglia aumenta se si pensa che il contemporaneo San Domenico, uomo di cultura e fondatore di un ordine colto, non ha lasciato alcuno scritto di rilievo.

Per quanto riguarda la lingua si sa che San Francesco, sia nella vita che nella predicazione, si serviva normalmente della lingua del popolo, che conosceva meglio del latino; sappiamo per esempio che nel 1213 a San Leo predica in volgare sul tema: “Tanto è quel bene ch’io aspetto, che ogni pena m’è diletto”.

Nonostante ciò tutti i suoi scritti, ad eccezione del “Cantico delle creature” e del “Cantico per le clarisse”, sono in latino: si può pensare che si sia adattato al latino, per garantire una maggiore diffusione, dal momento che le numerose lingue volgari erano conosciute in un cerchio molto ristretto.

San Francesco sapeva scrivere, cosa non frequente ai suoi tempi, come dimostrano gli autografi che ancora possediamo; preferisce però dettare, piuttosto che scrivere personalmente, e pur esigendo fedeltà nel riportare il pensiero, lascia libertà per quanto riguarda lo stile; si è inoltre servito di più segretari, ed è presumibile che abbia dettato in volgare anche quanto ci è giunto in latino.

 

fonte: www.cappuccinivenezia.org

 
 

Regole ed Esortazioni

Nella prima parte degli scritti vengono raccolte le regole e le esortazioni. Le regole sono: la regola non bollata, la regola bollata, la regola per i frati che vivono nei romitori. Le esortazioni comprendono: l’ultimo testamento, il testamento di Siena, due scritti a santa Chiara e 28 ammonizioni.

La “Regola non bollata”, detta così perché non sottoposta all’approvazione pontificia, è stata scritta da Francesco nel 1221, ma include la brevissima forma di vita approvata oralmente da Innocenzo III nel 1209, arricchita da quanto era stato stabilito nelle assemblee capitolari che si tenevano per lo meno una volta l’anno: è quindi frutto dello sforzo organizzativo compiuto dal movimento francescano nel lungo arco di tempo che va dal 1209 al 1221.

La “Regola bollata” è stata scritta da san Francesco nella primavera del 1223 a Fontecolombo, nella valle reatina, con la collaborazione di frate Leone e di frate Bonizio; presentata al capitolo generale del 1223, è stata approvata dall’assemblea dei frati e approvata definitivamente da papa Onorio III il 29 novembre dello stesso anno.

La “Regola per i romitori” è una chiara testimonianza della vita minoritica primitiva; in essa Francesco dà ai frati che vivono negli eremi norme particolari da osservarsi assieme a quelle previste per tutti. Scritta tra il 1217 ed il 1221, è stata composta da Francesco senza l’aiuto né del cardinale Ugolino, né di frate Cesario, né di altri, e quindi può considerarsi la più schietta e personale regola tra quelle che egli ha lasciato.

Il “Testamento”, dettato negli ultimi giorni della vita, è una sintesi autobiografica dell’esperienza spirituale del santo, dalla conversione alla morte.

Il “Piccolo testamento” è stato dettato a Siena nell’aprile maggio 1226, quando una grave malattia sembrava dovesse porre termine alla sua vita terrena.

I due brevi “Scritti inviati a Santa Chiara” ci sono conservati da lei stessa nel capitolo VI della Regola delle clarisse.

Le 28 “Ammonizioni” sono state raccolte in occasione dei capitoli. Le prime dodici hanno argomenti eterogenei, mentre le successive richiamano le beatitudini evangeliche.

fonte: www.cappuccinivenezia.org

 
 
Lettere

La seconda parte degli scritti di San Francesco è riservata alla lettere. Purtroppo alcune, come quelle inviate a sorella Chiara, a frate Elia, al cardinale Ugolino, ai frati di Bologna, al provinciale dei minori di Francia, non ci sono pervenute.

Quelle che sono pervenute sono o circolari di carattere dottrinale o semplici biglietti occasionali. Alcune, come quelle a tutti i fedeli, a tutti i chierici e ai reggitori dei popoli, riguardano tutti, mentre altre, e precisamente quelle al capitolo generale, ad un ministro, a tutti i custodi, a tutti i guardiani, hanno destinatari impegnati nell’ideale francescano.
Nella “Lettera a tutti i fedeli” qualcuno riscontra il primo documento scritto per i penitenti che seguono il Poverello; è più spirituale ed esortativo che giuridico, come del resto la prima regola dei frati nei confronti della seconda. In realtà questa lettera, nella sua recezione più breve, è inserita nella nuova regola dell’Ordine francescano secolare.

La “Lettera a tutti i chierici” ha come tema la presenza di Cristo tanto nel sacramento dell’Eucaristia quanto nelle parole della Sacra Scrittura.

Si è molto discusso sull’autenticità della “Lettera ai reggitori dei popoli”, ma i critici più recenti l’accolgono.

Nella “Lettera al capitolo”, secondo alcuni inviata a tutti i frati, Francesco insiste particolarmente sugli obblighi dei chierici, lasciando chiaramente intravedere che ormai accetta il processo di clericalizzazione in atto nel suo movimento.

La “Lettera ad un ministro” è una risposta a precisi quesiti posti da un frate sul punto di cedere alla tentazione di dimettersi e di ritirarsi in un romitorio; è tra le pagine più rivelatrici dell’anima di Francesco e particolarmente della sua umanità e del suo equilibrio.

La “Lettera a tutti i custodi” oggi, dopo molte dispute, appare ai critici autentica.

La “Lettera ai guardiani” è un invito alla diffusione di alcuni scritti del santo.

La “Lettera a frate Leone” porta le tracce dell’anima del serafico padre, con la sua fede e la sua tenerezza materna.

La “Lettera a frate Antonio” oggi, dopo accurate indagini, viene abitualmente ritenuta autentica.

La “Lettera a donna Giacomina” è stata scritta quando ormai Francesco era moribondo ed è citata dal “Trattato dei miracoli”, dallo “Specchio di perfezione” e dalle “Considerazioni delle stimmate”.

fonte: www.cappuccinivenezia.org

 
 

Lodi e preghiere

Un’altra parte molto importante degli scritti di San Francesco è costituita dalle lodi e dalle preghiere.

Le “Lodi delle virtù” vengono ricordate anche dal Celano nella sua “Vita seconda”: una preghiera che ci meraviglia per la sua originalità.

Il “Saluto alla Vergine” documenta il tipo di preghiera estatica nelle lunghe soste oranti alla Porziuncola
Le “Lodi di Dio altissimo”, autografe, possono essere considerate come il cantico di Dio, frutto dell’esperienza mistica de La Verna; risalgono al settembre del 1224, dopo l’impressione delle stimmate, come precisa la rubrica dell’autografo; di esse parla anche il Celano (II Cel. 49).

La “Benedizione a frate Leone” si trova autografa nella stessa pergamena che riporta le Lodi di Dio altissimo; ce ne riferisce anche il Celano nella “Vita seconda” (II Cel. 49).
Il “Cantico delle creature”, scritto in volgare ed intenzionalmente in poesia, è al tempo stesso sublime preghiera ed altissima lirica; è il grido dell’anima di Francesco e del suo cuore innamorato di Dio e delle creature. La prima parte fu composta a San Damiano nella primavera del 1225 (K. Esser afferma che fu composta nell’autunno del 1225), le altre due parti nell’agosto e nel settembre del 1226.

Le “Lodi per ogni ora” sono riconosciute universalmente autentiche; spesso nei codici sono unite al “commento al Pater Noster”. Francesco le diceva prima delle ore diurne e notturne dell’Ufficio della Beata Vergine e della Passione.

Il “Commento al Pater Noster” è stato lungamente discusso; ai nostri giorni è abitualmente ritenuto autentico e viene separato dalle lodi per ogni ora.

Discussa anche ai nostri giorni è l’autenticità della “Preghiera davanti al crocifisso”, che sarebbe stata composta nel 1206 e quindi sarebbe il più antico scritto del santo.

La Preghiera “Absorbeat” è citata come opera di San Francesco da Ubertino da Casale; probabilmente però ne è lui l’autore, almeno nel testo letterale, anche se essa rispecchia un atteggiamento ed una terminologia propri del serafico padre.
L’“Ufficio della Passione” è un’opera di profondo significato morale e spirituale. Dei quindici salmi che lo compongono, solo due sono presi alla lettera dal Salterio; gli altri tredici risultano elaborati dal santo con versetti di Salmi, intersecati da passi di Geremia, di Isaia, dell’Esodo, del Nuovo Testamento e della Liturgia. È ritenuto da tutti autentico.

fonte: www.cappuccinivenezia.org

 
 
 
Saluto alle virtù

Ave, regina sapienza,

il Signore ti salvi

con tua sorella,

la santa e pura semplicità.

Signora santa povertà,

il Signore ti salvi

con tua sorella,

la santa umiltà.

Signora santa carità,

il Signore ti salvi

con tua sorella,

la santa obbedienza.

Santissime virtù,

voi tutte salvi il Signore

dal quale venite e procedete.

Non c’è assolutamente uomo nel mondo intero,

che possa avere una sola di voi,

se prima non muore.

Chi ne ha una e le altre non offende,

tutte le possiede,

e chi anche una sola ne offende

non ne possiede nessuna e le offende tutte.

e ognuna confonde i vizi e i peccati.

La santa sapienza

confonde Satana e tutte le sue insidie.

La pura santa semplicità

confonde ogni sapienza di questo mondo

e la sapienza della carne.

La santa povertà

confonde la cupidigia, I’avarizia

e le preoccupazioni del secolo presente.

La santa umiltà

confonde la superbia

e tutti gli uomini che sono nel mondo

e similmente tutte le cose che sono nel mondo.

La santa carità

confonde tutte le diaboliche e carnali tentazioni

e tutti i timori carnali.

La santa obbedienza

confonde tutte le volontà corporali e carnali

e ogni volontà propria,

e tiene il suo corpo mortificato per l’obbedienza

allo spirito e per l’obbedienza al proprio fratello;

e allora l’uomo è suddito e sottomesso

a tutti gli uomini che sono nel mondo,

e non soltanto ai soli uomini,

ma anche a tutte le bestie e alle fiere,

così che possano fare di lui quello che vogliono

per quanto sarà loro concesso dall’alto del Signore.

 

Saluto alla Beata Vergine Maria

Ave, Signora, santa regina

santa Madre di Dio, Maria

che sei vergine fatta Chiesa.

ed eletta dal santissimo Padre celeste,

che ti ha consacrata

insieme col santissimo suo Figlio diletto

e con lo Spirito Santo Paraclito;

Tu in cui fu ed è ogni pienezza di grazia

e ogni bene.

Ave, suo palazzo,

ave, suo tabernacolo,

ave, sua casa.

Ave, suo vestimento,

ave sua ancella,

ave sua Madre.

E saluto voi tutte, sante virtù,

che per grazia e illuminazione dello Spirito Santo

venite infuse nei cuori dei fedeli,

perché da infedeli

fedeli a Dio li rendiate.

 

Lodi di Dio Altissimo

Tu sei santo, Signore, solo Dio,

che operi cose meravigliose.

Tu sei forte,

Tu sei grande,

Tu sei altissimo,

Tu sei re onnipotente,

Tu, Padre santo, re del Cielo e della Terra.

Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi,

Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene,

il Signore Dio vivo e vero.

Tu sei amore e carità,

Tu sei sapienza,

Tu sei umiltà,

Tu sei pazienza,

Tu sei bellezza,

Tu sei mansuetudine,

Tu sei sicurezza,

Tu sei quiete.

Tu sei gaudio e letizia,

Tu sei nostra speranza,

Tu sei giustizia,

Tu sei temperanza,

Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.

Tu sei bellezza,

Tu sei mansuetudine.

Tu sei protettore,

Tu sei custode e nostro difensore,

Tu sei fortezza,

Tu sei refrigerio.

Tu sei la nostra speranza,

Tu sei la nostra fede,

Tu sei la nostra carità.

Tu sei tutta la nostra dolcezza,

Tu sei la nostra vita eterna

grande e ammirabile Signore,

Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.

 
Benedizione a Frate Leone

Il Signore ti benedica e ti custodisca,

mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te.

Rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace.

Il Signore benedica te, frate Leone.

 
Cantico di Frate Sole

Cantico delle creature

È il testo poetico più antico della letteratura italiana che si conosca.

La melodia composta da Francesco si è persa.

 

testo originale in volgare

 

Altissimu, onnipotente, bon Signore,

tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfane,

et nullu homo ène dignu Te mentovare.

 

Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,

spetialmente messor lo frate Sole,

lo quale è iorno et allumini noi per lui.

Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:

de Te, Altissimo, porta significatione.

 

Laudato si’, mi’ Signore, per sora Luna e le Stelle:

in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

 

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento

et per Aere et Nubilo et sereno et onne tempo,

per lo quale a le tue creature dài sustentamento.

 

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’Acqua,

la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

 

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Focu,

per lo quale ennallumini la nocte:

ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

 

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra Matre Terra,

la quale ne sustenta et governa,

et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.

 

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore

et sostengo infirmitate et tribulatione.

 

Beati quelli ke ’l sosterrano in pace,

ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

 

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra Morte corporale,

da la quale nullu homo vivente po’ skappare:

guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;

beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,

ka la morte secunda no ’l farrà male.

 

Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate

e serviateli cum grande humilitate.

 

 

testo in italiano

 

Altissimo, onnipotente, buon Signore
tue sono le lodi, la gloria e l’onore ed ogni benedizione.
A Te solo, Altissimo, si confanno,
e nessun uomo è degno di Te.


Laudato sii, o mio Signore, per tutte le creature,
specialmente per messer Frate Sole,
il quale porta il giorno che ci illumina.
Ed esso è bello e raggiante con grande splendore:
di Te, Altissimo, porta significazione.

Laudato sii, o mio Signore, per sorella Luna e le Stelle:
in cielo le hai formate limpide, preziose e belle.


Laudato sii, o mio Signore, per frate Vento e
per l’Aria, le Nuvole, il Cielo sereno ed ogni tempo
per il quale alle tue creature dai sostentamento.


Laudato sii, o mio Signore, per sorella Acqua,
la quale è molto utile, umile, preziosa e casta.


Laudato sii, o mio Signore, per frate Fuoco,
con il quale ci illumini la notte:
ed esso è robusto, bello, forte e giocondo.


Laudato sii, o mio Signore, per nostra Madre Terra,
la quale ci sostenta e governa e
produce diversi frutti con coloriti fiori ed erba.


Laudato sii, o mio Signore, per quelli che perdonano per amor tuo
e sopportano malattia e sofferenza.


Beati quelli che le sopporteranno in pace
perché da Te saranno incoronati.


Laudato sii, o mio Signore,
per nostra sorella Morte corporale,
dalla quale nessun uomo vivente può scampare:
guai a quelli che morranno nel peccato mortale.


Beati quelli che si troveranno nella tua volontà
poiché loro la morte non farà alcun male.


Laudate e benedite il Signore e ringraziatelo
e servitelo con grande umiltà.

 
Parole con melodia per le “povere signore” del monastero di San Damiano

La melodia composta da Francesco si è persa.

(testo originale in volgare)

 

Audite, poverelle dal Signore vocate,

ke de multe parte et provincie sete adunate:

vivate sempre en veritate

ke en obedientia moriate.

Non guardate a la vita de fore,

ka quella dello spirito è migliore.

Io ve prego per grand’amore

k’aiate discrecione de le lemosene ke ve dà el Segnore.

Quelle ke sunt adgravate de infirmitate

et l’altre ke per loro suò adfatigate,

tutte quante lo sostengate en pace

Ka multo venderi cara questa fatiga,

ka cascuna serà regina en celo coronata cum la Vergene Maria.

 
Lodi per ogni ora

Santo, santo, santo il Signore Dio onnipotente,

che è, che era e che verrà;

e lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

Tu sei degno, Signore Dio nostro,

di ricevere la lode, la gloria

e l’onore e la benedizione;

e lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

Degno è l’Agnello, che è stato immolato

di ricevere potenza e divinità,

sapienza e fortezza,

onore e gloria e benedizione;

e lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo;

e lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

Benedite il Signore, opere tutte del Signore;

e lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

Date lode al nostro Dio voi tutti suoi servi

voi che temete Dio, piccoli e grandi;

e lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

Lodino Lui, glorioso, i Cieli e la Terra;

e lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

e ogni creatura che è nel cielo

e sopra la terra e sotto terra,

e il mare e le creature che sono in esso;

e lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

Esortazione alla lode di Dio

Lode di Dio nel luogo dell’Eremita

 

Temete il Signore e rendetegli onore.

Il Signore è degno di ricevere la lode e l’onore,

Voi tutti che temete il Signore lodatelo.

Ave Maria piena di grazia il Signore è con Te,

Lodatelo Cielo e Terra.

Lodate il Signore, o fiumi tutti.

Benedite il Signore o figli di Dio.

Questo è il giorno fatto dal Signore,

esultiamo e rallegriamoci in esso.

Alleluia, alleluia, alleluia! Il Re di Israele.

Ogni vivente dia lode al Signore.

Lodate il Signore perché è buono;

tutti voi che leggete queste parole, benedite il Signore.

Benedite il Signore, o creature tutte.

Voi tutti uccelli del cielo, lodate il Signore.

Servi tutti del Signore lodate il Signore.

Giovani e fanciulle lodate il Signore.

Degno è l’Agnello che è stato immolalo

di ricevere la lode, la gloria e l’onore.

 

Parafrasi del “Padre Nostro”

O santissimo Padre nostro:

creatore, redentore, consolatore e salvatore nostro.

Che sei nei cieli: negli Angeli e nei Santi, illuminandoli alla conoscenza, perché Tu, Signore, sei luce, infiammandoli all’amore, perché Tu, Signore, sei amore, ponendo la tua dimora in loro e riempiendoli di beatitudine, perché Tu, Signore, sei il sommo bene, eterno, dal quale proviene ogni bene e senza il quale non esiste alcun bene.

Sia santificato il tuo nome:

si faccia luminosa in noi la conoscenza di Te, affinché possiamo conoscere l’ampiezza dei tuoi benefici, I’estensione delle tue promesse, la sublimità della tua maestà e la profondità dei tuoi giudizi.

Venga il tuo regno:

perché Tu regni in noi per mezzo della grazia e ci faccia giungere nel tuo regno, ove la visione di Te è senza veli, l’amore di Te è perfetto, la comunione di Te è beata, il godimento di Te senza fine.

Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra:

affinché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando a Te; con tutta l’anima sempre desiderando Te con tutta la mente, orientando a Te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore; e con tutte le nostre forze spendendo tutte le nostre energie e sensibilità dell’anima e del corpo a servizio del tuo amore e non per altro; e affinché possiamo amare i nostri prossimi come noi stessi, trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui come dei nostri e nei mali soffrendo insieme con loro e non recando nessuna offesa a nessuno.

Il nostro pane quotidiano:

il tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo,

dà a noi oggi: in memoria, comprensione e reverenza dell’amore che Egli ebbe per noi e di tutto quello

che per noi disse, fece e patì.

E rimetti a noi i nostri debiti:

per la tua ineffabile misericordia, per la potenza della passione del tuo Figlio diletto e per i meriti e l’intercessione della beatissima Vergine e di tutti i tuoi eletti.

Come noi li rimettiamo ai nostri debitori:

e quello che non sappiamo pienamente perdonare, Tu, Signore, fa’ che pienamente perdoniamo sì che, per amor tuo, amiamo veramente i nemici e devotamente intercediamo presso di Te, non rendendo a nessuno male per male e impegnandoci in Te ad essere di giovamento a tutti.

E non ci indurre in tentazione:

nascosta o manifesta, improvvisa o insistente.

Ma liberaci dal male: passato, presente e futuro.

 
Preghiera davanti al Crocifisso di San Damiano

testo originale in volgare

 

Altissimo glorioso Dio,

illumina le tenebre de lo core mio.

Et dame fede dricta,

speranza certa e carità perfecta,

senno e cognoscemento, Signore,

che faccia lo tuo santo e verace comandamento.

Amen.

 

testo in italiano

 

O alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre del cuore mio.
Dammi una fede retta,
speranza certa, carità perfetta e umiltà profonda.
Dammi, Signore, senno e discernimento
per compiere la tua vera e santa volontà.
Amen.

 
Preghiera “Absorbeat”

Rapisca, ti prego, o Signore,

I’ardente e dolce forza del tuo amore

la mente mia da tutte le cose

che sono sotto il cielo,

perché io muoia per amore dell’amor tuo,

come Tu ti sei degnato morire

per amore dell’amor mio.

 

Della vera e perfetta letizia

Lo stesso (fra Leonardo) riferì che un giorno il beato Francesco, presso Santa Maria (degli Angeli), chiamò frate Leone e gli disse: “Frate Leone, scrivi”.

Questi rispose: “Eccomi, sono pronto”. “Scrivi - disse - quale è la vera letizia”.

“Viene un messo e dice che tutti i maestri di Parigi sono entrati nell’Ordine, scrivi: non è vera letizia. Cosi pure che sono entrati nell’Ordine tutti i prelati d’Oltr’Alpe, arcivescovi e vescovi, non solo, ma perfino il Re di Francia e il Re d’lnghilterra; scrivi: non è vera letizia. E se ti giunge ancora notizia che i miei frati sono andati tra gli infedeli e li hanno convertiti tutti alla fede, oppure che io ho ricevuto da Dio tanta grazia da sanar gli infermi e da fare molti miracoli; ebbene io ti dico: in tutte queste cose non è la vera letizia”.

“Ma quale è la vera letizia?”.

“Ecco, io torno da Perugia e, a notte profonda, giungo qui, ed è un inverno fangoso e così rigido che, all’estremità della tonaca, si formano dei ghiacciuoli d’acqua congelata, che mi percuotono continuamente le gambe fino a far uscire il sangue da siffatte ferite. E io tutto nel fango, nel freddo e nel ghiaccio, giungo alla porta e, dopo aver a lungo picchiato e chiamato, viene un frate e chiede: “Chi è?”. Io rispondo: “Frate Francesco”. E quegli dice: “Vattene, non è ora decente questa, di andare in giro, non entrerai”. E poiché io insisto ancora, I’altro risponde: “Vattene, tu sei un semplice ed un idiota, qui non ci puoi venire ormai; noi siamo tanti e tali che non abbiamo bisogno di te”. E io sempre resto davanti alla porta e dico: “Per amor di Dio, accoglietemi per questa notte”. E quegli risponde: “Non lo farò. Vattene al luogo dei Crociferi e chiedi là”. Ebbene, se io avrò avuto pazienza e non mi sarò conturbato, io ti dico che qui è la vera letizia e qui è la vera virtù e la salvezza dell’anima”.

 

Preghiera semplice

Questa è una delle varie traduzioni in italiano.

 

O Signore, fa’ di me uno strumento della tua Pace:

dove è odio, fa’ ch’io porti l’amore,

dove è offesa, ch’io porti il perdono,

dove è discordia, ch’io porti l’unione,

dove è dubbio, ch’io porti la fede,

dove è errore, ch’io porti la verità,

dove è disperazione, ch’io porti la speranza,

dove sono le tenebre, ch’io porti la luce,

dove è tristezza, ch’io porti la gioia.

O Maestro, fa’ ch’io non cerchi tanto

d’essere consolato, quanto consolare,

d’essere compreso, quanto comprendere,

d’essere amato, quanto amare.

Poiché sì è dando che si riceve;

perdonando che si è perdonati;

morendo, che si risuscita a Vita Eterna.

 

È stata pubblicata la prima volta in Francia, nella rivista ecclesiastica La Clochette, da Padre Ester Bouquerel nel dicembre 1912. Il testo era in francese, anonimo, e si intitolava Belle prière à faire pendant la Messe.

In Italia la preghiera è apparsa per la prima volta sull’Osservatore Romano il 20 gennaio 1916.

È tradizionalmente, ma erroneamente, attribuita a San Francesco. Secondo lo storico Christian Renoux l’attribuzione al santo, nata nell’ambito del protestanti francesi, trarrebbe origine da una versione della preghiera stampata sul rovescio di un santino raffigurante San Francesco.

 

Belle prière à faire pendant la Messe

La versione originale di questa preghiera è la seguente:

 

Seigneur, faites de moi un instrument de votre paix.

Là où il y a de la haine, que je mette l’amour.

Là où il y a l’offense, que je mette le pardon.

Là où il y a la discorde, que je mette l’union.

Là où il y a l’erreur, que je mette la vérité.

Là où il y a le doute, que je mette la foi.

Là où il y a le désespoir, que je mette l’espérance.

Là où il y a les ténèbres, que je mette votre lumière.

Là où il y a la tristesse, que je mette la joie.

Ô Maître, que je ne cherche pas tant à être consolé qu’à consoler,

à être compris qu’à comprendre,

à être aimé qu’à aimer,

car c’est en donnant qu’on reçoit,

c’est en s’oubliant qu’on trouve,

c’est en pardonnant qu’on est pardonné,

c’est en mourant qu’on ressuscite à l’éternelle vie.

 

fonte: www.wikipedia.org