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Sacra Sindone

Gesù RnS

A cura di Angela Magnoni

 
 
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Preghiere
 

La Medaglia Miracolosa del Santo Volto di Gesù

 

La Sindone

 

È il lenzuolo in cui, secondo la tradizione, è stato avvolto il corpo di Cristo dopo la deposizione dalla croce.

Un lenzuolo di lino, lungo m. 4,36, largo m. 1,10. Su di esso si vedono subito , oltre alle due linee scure e ai triangoli bianchi, segni di bruciature (un incendio nel 1532), le impronte di un’immagine - frontale e dorsale - di un uomo morto per crocifissione.

 

Dal 1578 la Sindone è conservata nel Duomo di Torino, quando vi arrivò da Chambéry, antica capitale del Ducato di Savoia. Dalla metà del XIV secolo si hanno della Sindone testimonianze storiche certe e senza più interruzioni: in quell’epoca il Lenzuolo è presente a Lirey (Francia); una possibile storia precedente ha visto la Sindone in Oriente (Edessa, Costantinopoli), da dove sarebbe stata trasportata in Europa durante le Crociate.

Nel 1453 viene ceduta ai Savoia, e segue la famiglia regnante nel trasferimento della capitale in Piemonte. Dal 1694 è custodita (salvo brevi interruzioni) nella splendida cappella che Guarino Guarini costruì tra il Duomo e il Palazzo Reale.

Dal 1983 la Sindone è proprietà della Santa Sede, lasciata in eredità da Umberto II di Savoia al Papa.
Negli ultimi quattro secoli la Sindone è stata più volte esposta; l’ostensione pubblica più recente risale al 1978, per i 400 anni del trasferimento a Torino.


Cronologia riassuntiva - come è giunta fino a noi

 

Documenti storici parlano dell’esistenza della Sindone in questi periodi

 

- a Gerusalemme nell’anno 33,

- a Costantinopoli nell’anno 1092,

- a Lirey, in Francia nell’anno 1353

- a Chambery, capitale del Ducato di Savoia nell’anno 1452,

- a Torino nell’anno 1578.

 

La scienza

 

La Sindone cominciò a “sorprendere” un secolo fa quando, per la prima volta, venne fotografata da Secondo Pia, nel 1898:

- il negativo della foto mostrò nei particolari, e con un’evidenza ben maggiore che il “positivo”, tutti i “segni” che la Sindone custodiva.

- guardando il negativo della lastra...secondo Pia si accorge che la Sindone è come un negativo fotografico: le parti che sul volto e sul corpo erano chiare sulla tela divennero scure e le parti in ombra rimasero bianche nella tela; sul negativo della lastra fotografica comparve quindi l’immagine positiva di un uomo che porta su di sé tutti i segni della passione.

 

Come si è formata l’immagine sul Lenzuolo?

 

La scienza non ha ancora fornito spiegazioni plausibili. I risultati sicuri delle ricerche effettuate in questo secolo sono questi:

- l’immagine non è un dipinto, ed è stata lasciata dal cadavere di un uomo flagellato e crocifisso. L’elaborazione al computer ha mostrato che essa ha proprietà tridimensionali, che non appartengono né ai dipinti né alle normali fotografie;

- sul Lenzuolo sono stati ritrovati pollini di fiori che hanno offerto forti indizi per una presenza della Sindone non solo in Europa ma anche nel Vicino Oriente;

- le analisi sulle tracce di sangue hanno indicato la presenza di sangue umano, del tipo AB. Sul Lenzuolo non vi sono tracce di pigmenti coloranti;

 

Il Test del C14

 

nel 1988 è stata effettuata, su un frammento della Sindone, la “prova di datazione” col metodo del Carbonio 14: i risultati assegnarono al tessuto una data tra il 1260 e il 1390 d.C.

Questi risultati sono oggi messi in discussione all'interno della stessa comunità scientifica; studi sperimentali più recenti hanno poi riaperto la questione.

L’incendio subito dalla Sindone è un elemento problematico per questa datazione.

 

Datazione, adeguata conservazione, formazione dell'immagine: intorno a questi problemi la scienza moderna continua a interrogarsi.

 

Il volto

 

Due particolarità:

 - l’ecchimosi sulla guancia destra che giunge a lesionare la cartilagine nasale, effetto del colpo violento ricevuto da Gesù;

 - l’impronta di un rivoletto a forma di 3 rovesciato che corrisponde anatomicamente con la vena frontale lesa da una spina.

L’incoronazione di spine è stata comunemente raffigurata con una “corona”; gli studiosi ritengono si trattasse di un “casco” a completa copertura del capo.

 

Le mani

 

La ferita delle mani non è nel palmo, ma nel polso (pugnetto) fra le piccole ossa carpiche, per sostenere il peso del corpo crocifisso.

Non si vedono le impronte dei pollici perché al passaggio dei chiodi avviene la lesione del nervo mediano e i pollici si flettono automaticamente verso il palmo.

 

Il costato

 

Secondo alcuni esperti di medicina legale il “sangue e acqua” non era un po’ di siero, ma una abbondante effusione di liquido (come appare dal lenzuolo) formatosi in seguito a pericardite contusiva provocata dalla flagellazione oppure a travaso di sangue nel cavo pleurico.

 

La schiena

 

La flagellazione romana era terribile, molto più dolorosa di quella ebraica che non poteva superare i 40 colpi.
Tutto il corpo dell’Uomo della Sindone è segnato dalla doppia impronta del “flagrum” romano composto da 2 strisce di cuoio con piccoli manubri di metallo o con ossicini.

 

Il peso della croce

 

Gli esperti di medicina legale hanno rilevato, sulle due spalle, una contusione da schiacciamento con solchi e ferite dovute al premere di un corpo pesante e duro.

 

I piedi

 

L’arto inferiore sinistro è un poco sollevato e leggermente flesso al ginocchio perché ha conservato la posizione che aveva sulla croce.

 

I chiodi

 

Non sarebbero quindi 4 i chiodi usati per la crocifissione, ma 3: due per le mani ed uno per i piedi sovrapposti.

 

 

 

 

Giovanni Paolo II e la Sacra Sindone

 

La Santa Sindone è al centro di grande studi da parte del mondo scientifico. Si tratta, forse, dell’oggetto più studiato al mondo, da diversi punti di osservazione: storico, chimico, informatico e perfino botanico e numismatico. Giovanni Paolo II, in un’Omelia del 1998 nella Cattedrale di Torino, ha esortato ad affrontare lo studio della Sindone senza posizioni precostituite, invitando ad agire con libertà interiore e premuroso rispetto, sia della metodologia scientifica, sia della sensibilità dei credenti.

 

 

Le parole di Benedetto XVI davanti alla Sindone

2 maggio 2010

 

Cari amici, questo è per me un momento molto atteso. In un’altra occasione mi sono trovato davanti alla Sacra Sindone, ma questa volta vivo questo pellegrinaggio e questa sosta con particolare intensità: forse perché il passare degli anni mi rende ancora più sensibile al messaggio di questa straordinaria… Icona; forse, e direi soprattutto, perché sono qui come Successore di Pietro, e porto nel mio cuore tutta la Chiesa, anzi, tutta l’umanità. Ringrazio Dio per il dono di questo pellegrinaggio, e anche per l’opportunità di condividere con voi una breve meditazione, che mi è stata suggerita dal sottotitolo di questa solenne Ostensione: “Il mistero del Sabato Santo”. Si può dire che la Sindone sia l’Icona di questo mistero, l’Icona del Sabato Santo. Infatti essa è un telo sepolcrale, che ha avvolto la salma di un uomo crocifisso in tutto corrispondente a quanto i Vangeli ci dicono di Gesù, il quale, crocifisso verso mezzogiorno, spirò verso le tre del pomeriggio. Venuta la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato solenne di Pasqua, Giuseppe d’Arimatea, un ricco e autorevole membro del Sinedrio, chiese coraggiosamente a Ponzio Pilato di poter seppellire Gesù nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia a poca distanza dal Golgota. Ottenuto il permesso, comprò un lenzuolo e, deposto il corpo di Gesù dalla croce, lo avvolse con quel lenzuolo e lo mise in quella tomba. Così riferisce il Vangelo di San Marco, e con lui concordano gli altri Evangelisti. Da quel momento, Gesù rimase nel sepolcro fino all’alba del giorno dopo il sabato, e la Sindone di Torino ci offre l’immagine di com’era il Suo corpo disteso nella tomba durante quel tempo, che fu breve cronologicamente (circa un giorno e mezzo), ma fu immenso, infinito nel suo valore e nel suo significato. Il Sabato Santo è il giorno del nascondimento di Dio, come si legge in un’antica Omelia: “Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme … Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi”. Nel Credo, noi professiamo che Gesù Cristo “fu crocifisso sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto, discese agli inferi, e il terzo giorno risuscitò da morte”. Cari fratelli e sorelle, nel nostro tempo, specialmente dopo aver attraversato il secolo scorso, l’umanità è diventata particolarmente sensibile al mistero del Sabato Santo. Il nascondimento di Dio fa parte della spiritualità dell’uomo contemporaneo, in maniera esistenziale, quasi inconscia, come un vuoto nel cuore che è andato allargandosi sempre di più. Sul finire dell’Ottocento, Nietzsche scriveva: “Dio è morto! E noi l’abbiamo ucciso!”. Questa celebre espressione, a ben vedere, è presa quasi alla lettera dalla tradizione cristiana, spesso la ripetiamo nella Via Crucis, forse senza renderci pienamente conto di ciò che diciamo. Dopo le due guerre mondiali, i lager e i gulag, Hiroshima e Nagasaki, la nostra epoca è diventata in misura sempre maggiore un Sabato Santo: l’oscurità di questo giorno interpella tutti coloro che si interrogano sulla vita, in modo particolare interpella noi credenti. Anche noi abbiamo a che fare con questa oscurità. E tuttavia la morte del Figlio di Dio, di Gesù di Nazareth ha un aspetto opposto, totalmente positivo, fonte di consolazione e di speranza. E questo mi fa pensare al fatto che la Sacra Sindone si comporta come un documento “fotografico”, dotato di un “positivo” e di un “negativo”. E in effetti è proprio così: il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più luminoso di una speranza che non ha confini. Il Sabato Santo è la “terra di nessuno” tra la morte e la Risurrezione, ma in questa “terra di nessuno” è entrato Uno, l’Unico, che l’ha attraversata con i segni della sua Passione per l’uomo: “Passio Christi. Passio hominis”. E la Sindone ci parla esattamente di quel momento, sta a testimoniare precisamente quell’intervallo unico e irripetibile nella storia dell’umanità e dell’universo, in cui Dio, in Gesù Cristo, ha condiviso non solo il nostro morire, ma anche il nostro rimanere nella morte. La solidarietà più radicale. In quel “tempo-oltre-il-tempo” Gesù Cristo è “disceso agli inferi”. Che cosa significa questa espressione? Vuole dire che Dio, fattosi uomo, è arrivato fino al punto di entrare nella solitudine estrema e assoluta dell’uomo, dove non arriva alcun raggio d’amore, dove regna l’abbandono totale senza alcuna parola di conforto: “gli inferi”. Gesù Cristo, rimanendo nella morte, ha oltrepassato la porta di questa solitudine ultima per guidare anche noi ad oltrepassarla con Lui. Tutti abbiamo sentito qualche volta una sensazione spaventosa di abbandono, e ciò che della morte ci fa più paura è proprio questo, come da bambini abbiamo paura di stare da soli nel buio e solo la presenza di una persona che ci ama ci può rassicurare. Ecco, proprio questo è accaduto nel Sabato Santo: nel regno della morte è risuonata la voce di Dio. È successo l’impensabile: che cioè l’Amore è penetrato “negli inferi”: anche nel buio estremo della solitudine umana più assoluta noi possiamo ascoltare una voce che ci chiama e trovare una mano che ci prende e ci conduce fuori. L’essere umano vive per il fatto che è amato e può amare; e se anche nello spazio della morte è penetrato l’amore, allora anche là è arrivata la vita. Nell’ora dell’estrema solitudine non saremo mai soli: “Passio Christi. Passio hominis”. Questo è il mistero del Sabato Santo! Proprio di là, dal buio della morte del Figlio di Dio, è spuntata la luce di una speranza nuova: la luce della Risurrezione. Ed ecco, mi sembra che guardando questo sacro Telo con gli occhi della fede si percepisca qualcosa di questa luce. In effetti, la Sindone è stata immersa in quel buio profondo, ma è al tempo stesso luminosa; e io penso che se migliaia e migliaia di persone vengono a venerarla - senza contare quanti la contemplano mediante le immagini - è perché in essa non vedono solo il buio, ma anche la luce; non tanto la sconfitta della vita e dell’amore, ma piuttosto la vittoria, la vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio; vedono sì la morte di Gesù, ma intravedono la Sua Risurrezione; in seno alla morte pulsa ora la vita, in quanto vi inabita l’amore. Questo è il potere della Sindone: dal volto di questo “Uomo dei dolori”, che porta su di sé la passione dell’uomo di ogni tempo e di ogni luogo, anche le nostre passioni, le nostre sofferenze, le nostre difficoltà, i nostri peccati - “Passio Christi. Passio hominis” - promana una solenne maestà, una signoria paradossale. Questo volto, queste mani e questi piedi, questo costato, tutto questo corpo parla, è esso stesso una parola che possiamo ascoltare nel silenzio. Come parla la Sindone? Parla con il sangue, e il sangue è la vita! La Sindone è un’Icona scritta col sangue; sangue di un uomo flagellato, coronato di spine, crocifisso e ferito al costato destro. L’immagine impressa sulla Sindone è quella di un morto, ma il sangue parla della sua vita. Ogni traccia di sangue parla di amore e di vita. Specialmente quella macchia abbondante vicina al costato, fatta di sangue ed acqua usciti copiosamente da una grande ferita procurata da un colpo di lancia romana, quel sangue e quell’acqua parlano di vita. È come una sorgente che mormora nel silenzio, e noi possiamo sentirla, possiamo ascoltarla, nel silenzio del Sabato Santo. Cari amici, lodiamo sempre il Signore per il Suo amore fedele e misericordioso. Partendo da questo luogo santo, portiamo negli occhi l’immagine della Sindone, portiamo nel cuore questa parola d’amore, e lodiamo Dio con una vita piena di fede, di speranza e di carità. Grazie.

 

 

 
 

 

Il Medioevo? Data inattendibile. Il lenzuolo risale al primo secolo


“Sfido chiunque a riprodurre l’immagine sindonica. Nessuno è in grado di farlo...”. Il professor Giulio Fanti, docente di misure meccaniche e termiche all’università di Padova è convinto dell’inattendibilità della datazione al radiocarbonio effettuata nel 1988 sulla Sindone di Torino, il lenzuolo che secondo la tradizione avrebbe avvolto il corpo di Gesù nel sepolcro. E lo intende dimostrare, portando nuovi elementi sulla modalità in cui la misteriosa immagine si è formata, con il volume La Sindone. Una sfida alla scienza moderna (Aracne editrice, pp. 608, 42 euro) a giorni in libreria. Il Giornale l’ha intervistato, alla vigilia del documentario che la Bbc manderà in onda il Sabato Santo. Nel filmato uno degli scienziati che fecero la datazione al carbonio 14 stabilendo che la Sindone risaliva al medioevo, Christopher Ramsey, ha sostenuto che quei risultati potrebbero essere messi in discussione dagli “effetti ambientali”.
Partiamo dalla datazione. Che cosa ha scoperto?

“Non è una scoperta solo mia. Rifacendo i calcoli sulla base dei dati forniti dai tre laboratori che eseguirono l’esame al radiocarbonio nel 1988 ci si rende conto che è stato commesso un errore di calcolo. L’attendibilità della datazione medioevale è pari soltanto all’1,2 per cento. Cioè assolutamente inattendibile”.

Com’è potuto accadere un errore di questo genere?

“Diversi studiosi hanno dimostrato già da tempo che i risultati della datazione, in base al test statistico cosiddetto di Pearson, hanno una probabilità superiore al 95 per cento di non corrispondere a quelli della Sindone. È stato inserito nella formula un numero sbagliato, che ha falsato il risultato finale, un 31 è stato sostituito con un 17. Questo farebbe pensare persino a una manomissione finalizzata a ottenere il risultato desiderato”.

È un’accusa grave...

“I numeri sono numeri. E sono inattendibili. Queste confutazioni sono scritte da scienziati. Forse c’è una lobby che teme la verità su quei calcoli, teme di doversi rimangiare il risultato sulla Sindone di origine medioevale, quando tutto, invece, lascia pensare che sia molto più antica e che risalga al primo secolo”.

Perché, allora, quella data medioevale?

“Nel mio libro pubblico i risultati di una recentissima ricerca fatta dal ricercatore Gerardo Ballabio: riesaminando il dato delle età dei tre campioni presi in considerazione dai laboratori si nota una variazione che arriva anche a 200 anni nello stesso piccolo brandello di tessuto. In pochi centimetri quadrati, una variazione enorme. Questo indica inequivocabilmente che c’è stata una contaminazione esterna e dimostra l’inattendibilità del risultato”.

Quali contaminazioni potrebbero aver falsato l’età della Sindone?

“Sono diverse. Dal sudore delle mani di chi stendeva il lenzuolo, tenendolo proprio nella zona da cui sono stati prelevati i campioni, all’incendio avvenuto nel 1532 a Chambery. Infine, non bisogna sottovalutare l’elemento delle radiazioni...”.

Che cosa c’entrano le radiazioni con la Sindone?

“Per riprodurre un’immagine in quel modo bisogna supporre una fonte di energia agente a distanza, ma che si scatena dall’interno del corpo dell’uomo che vi è avvolto. Una radiazione di grande intensità ma di brevissima durata, millisecondi, forse solo nanosecondi. Stiamo cercando di verificarlo a livello sperimentale all’Enea di Frascati. È stato come un lampo”.

E che cosa l’avrebbe provocato? La risurrezione?

“Non lo sappiamo. Sappiamo solo che l’unico modo per cercare di ottenere qualcosa di simile alla Sindone, anche se per il momento in un frammento piccolissimo di tessuto, è una forte radiazione”.

Dunque la Sindone non è dipinta...

“No. Assolutamente no. Chi continua a dire che è stata realizzata da Leonardo, o che è stata fatta scaldando un bassorilievo, non sa quel che dice. Nella Sindone non c’è passaggio di colorazione attraverso le fibre del lino. L’immagine si è formata per irradiazione”.

Non credo che il Comitato di controllo sul paranormale, sarebbero d’accordo...

“Devo smentirla. Proprio il Cicap, a Torino, nel 2002, ha concluso che il modo in cui l’immagine si è formata non è chiarito. Sfido chiunque a rifare una copia della Sindone con le stesse caratteristiche microscopiche e macroscopiche. Sono a capo di un gruppo di un centinaio di studiosi che discute su questo argomento, “Shroud Science”: abbiamo stilato un elenco di 100 caratteristiche che ha la Sindone e che dovrebbe avere un’eventuale riproduzione. Nessuno però è in grado di farla”.

Andrea Tornelli, dal blog.ilgiornale.it/tornielli

Davanti alla Sindone con la nostalgia di Dio

La prima volta la vide dopo tre ore di coda, parroco in mezzo ai suoi parrocchiani, nel 1978. L’ultima volta l’ha vista nelle vesti di arcivescovo di Torino, solo davanti a quel volto per dieci minuti, che ancora gli sono indimenticabili. Nel giorno in cui un milione e mezzo di visitatori comincia ad affluire a Torino per vedere e venerare la Sacra Sindone - oggi - abbiamo chiesto al cardinale Severino Poletto, che della Sindone è anche custode, cosa cerca in quel volto questa moltitudine in arrivo dai più remoti angoli del mondo; e cosa dà la contemplazione di quel sudario, a chi gli si ponga davanti. “Io credo - risponde il cardinale - che questa immensa folla che convergerà verso Torino sia l’immagine di una umanità in cerca di salvezza, di conforto e di speranza. Una speranza che non viene dalle cose terrene - perché le cose terrene passano. Questa nostalgia, penso, può toccare anche coloro che non credono. È una nostalgia interiore e profonda, quella che spinge a voler vedere con i propri occhi il volto di quell’uomo crocifisso - che della Passione di Cristo è immagine impressionante, e, come disse Giovanni Paolo II, “specchio dei Vangeli”. Quel telo infatti riporta tutti i segni dei patimenti di Cristo, così come sono stati narrati dagli apostoli. Impressiona il referto della medicina legale, secondo il quale il sangue delle ferite sul telo è sangue di un uomo vivente, mentre quello del costato è sangue cadaverico: esattamente come è scritto nel Vangelo di Giovanni. Naturalmente l’immagine della Sindone non fonda la fede, che è radicata invece sul Vangelo e sulla testimonianza degli apostoli. Però la contemplazione di quel corpo segnato esattamente dalle piaghe descritte da chi vide la Passione aiuta la riflessione e la preghiera, e quindi la fede”.

Perché questa Ostensione, ben prima della prossima scadenza giubilare del 2025?

“Molti, fedeli e comunità civile, chiedevano la possibilità di vedere la Sindone. Il 2025 sembrava una data davvero troppo lontana. Inoltre nel 2002 si è proceduto, con l’autorizzazione del Papa, a un importante restauro : il telo è stato ripulito e sono state rimosse le toppe che cinque secoli fa le Clarisse di Chambery avevano apposto per riparare le bruciature dell’incendio del 1532. Questa è dunque anche l’occasione per mostrare per la prima volta al pubblico la Sindone restaurata. Ma voglio ricordare che il motto scelto per l’ostensione del 2010 è “Passio Christi passio homini”. Parole che vogliono sottolineare la simmetria fra la Passione di Cristo - cioè la Sua sofferenza e il Suo appassionarsi per la sorte dell’umanità -, e la sofferenza dell’umanità intera. La Passione di Cristo dà una luce nuova alla sofferenza degli uomini; che resta, nella sua dolorosità, e però ne viene confortata e redenta. Anche la sofferenza di un bambino innocente trae, sia pure in modo misterioso, valore spirituale e conforto dalla Croce: innocente era Gesù Cristo, l’Innocente per eccellenza. Se dunque pensiamo che Cristo ha scelto liberamente di soffrire, comprendiamo che la sofferenza deve avere un senso, pure per noi non sempre decifrabile, nel disegno di Dio”.

L’Ostensione cade in un momento di difficoltà e amarezza per la Chiesa...

“Mai, nella storia, la Chiesa ha conosciuto tempi privi di difficoltà. Le difficoltà e anche le persecuzioni ci sono state anzi promesse: “Beati voi quando vi perseguiteranno e vi malediranno”. La Chiesa sarà sempre osteggiata perché propone un modello di umanità che è inaccettabile al mondo: la Chiesa santa in quanto corpo di Cristo, e peccatrice perché fatta da uomini peccatori. Il male compiuto da uomini di Chiesa va condannato senza riserve; ma non bisogna generalizzare. È invece onestà e verità non dimenticare il grande bene operato dai sacerdoti in tutti i tempi e in ogni parte del mondo. Gli attacchi tuttavia non frenano i pellegrini, che con sapienza cristiana sanno che il male c’è, fra noi, e però c’è anche il bene. Cerchiamo Cristo proprio perché siamo coscienti che c’è il male e il dolore. Per via del nostro male e dolore abbiamo sete di Lui. Infatti all’uscita dal Duomo abbiamo predisposto due grandi ambienti, uno per l’adorazione eucaristica e uno adibito a penitenzieria, con 12 confessori che conoscono diverse lingue. Già nel 2000 quest’ultimo spazio fu quasi preso d’assalto dai fedeli che avevano contemplato la Sindone”.

Cos’è, per Torino e la sua Chiesa, quel telo gelosamente custodito?

“È un grande dono. Perché proprio a Torino? Storicamente lo sappiamo, certo, ce lo portarono i Savoia. Ma dal punto di vista spirituale cosa significa questa presenza? È un continuo confronto con il silenzioso messaggio della sofferenza di Cristo. Mentre le parlo ho davanti a me una grande immagine di quel volto. La Chiesa, lo sappiamo, afferma che l’autenticità della Sindone può essere decretata solo dalla scienza. Ma la scienza finora non ha saputo spiegare come si sia formata questa immagine. Di certo non è un manufatto. Di certo, come dicevo, è specchio preciso del martirio di Cristo. La presenza di quel volto umano e divino fra noi è uno stimolo continuo a guardare la sofferenza di tanti nostri fratelli. E anche la sofferenza nostra e la nostra morte traggono speranza da quel volto”

Allora la contemplazione della Sindone è occasione di conversione? È in che modo bisogna avvicinarsi?
Già dall’Ostensione del ’98 si è dato ai pellegrini un percorso di pre-lettura, in modo da preparare i visitatori a guardare a quel sudario come a qualcosa che riguarda ognuno di noi. Se questa immedesimazione avviene, prepara il terreno alla conversione: capiamo quale prezzo ha pagato Cristo per noi, e quanto noi al confronto siamo meschini. Ecco perché molti escono e si confessano, in un desiderio di vita nuova.

“Sfida all’intelligenza”: così Giovanni Paolo II chiamò la Sindone. Qual è la sfida?

“L’uomo non sa darsi da solo risposte di senso di fronte al dolore e alla morte. Cristo risorto ci si presenta ancora con le sue piaghe: “Sono proprio io, guardate le mani e piedi e il costato, toccatemi”. La Pasqua dunque non cancella i segni della sofferenza per Gesù uomo. Ciò che ci disse Giovanni Paolo II era un appello a riconoscere che abbiamo bisogno di Cristo per capire il significato della vita, e il nostro destino. Abbiamo bisogno di fede e di ragione. Come si legge nella Fides et ratio, fede e ragione sono le due ali che conducono l’uomo alla verità”.

Eminenza, lei che ricordo ha della Sindone?

“La vidi per la prima volta da parroco, nel 1978, dopo una lunga coda. Poi da vescovo. Infine nel 2000 ebbi modo di assistere a una Ostensione destinata agli studiosi convenuti a Torino per un grande convegno. Quel giorno la Sindone era priva della teca, “nuda”, diciamo. Chiesi di restare un quarto d’ora da solo. L’emozione fu indescrivibile. Io mi sono davvero sentito al cospetto di Cristo sofferente, morto per me. Le parole non bastano: posso dire solo che sono rimasto commosso nel profondo, e sono stato preso da una grande riconoscenza. Fa’ - ho detto dentro di me - che fino all’ultimo respiro io possa annunciare il tuo amore”.

 

Marina Corradi, Teologo Borèl, aprile 2010, www.donboscoland.it

Riproduzione gigantografia della Sacra Sindone a Novara

Una società novarese ha realizzato la più grande riproduzione fotografica al mondo della Sindone: una gigantografia di 21 metri di lunghezza e 6 di altezza. È stata esposta il 6 febbraio, davanti al Duomo di Novara (Piazza Duomo). La rassegna comprende 150 manifestazioni di Passio che quest’anno hanno come filo conduttore proprio la Sindone. La gigantografia sarà esposta per tutto il periodo di Quaresima, per poi giungere fino a Sydney, il prossimo agosto.

 

 

La scultura dell’Uomo della Sindone

 

Lo scultore bolognese Luigi Mattei ha realizzato nel 1999, in una fonderia di Faenza, una statua che ha le misure del corpo, delle braccia, del torace, dei piedi, delle mani, dei fianchi, della testa, del viso, “scientificamente” uguali a quelle dell’uomo della Sindone. L’opera in bronzo patinato è alta un metro e 78 centimetri, pesa 120 chili.

L’artista, primo in questa realizzazione ha ricostruito in tre dimensioni il corpo grazie ai dati scientifici più aggiornati e completi. Mattei stesso afferma: “È la più probabile immagine di Gesù di Nazareth, calibrata in ogni particolare, offrendo la visibilità del vero Dio, vero uomo, come risulta dal sacro lino e dalle testimonianze delle scritture”. La scultura mette in rilievo alcuni particolari: i piedi grandi (si pensa che Gesù indossasse scarpe 43 e mezzo), la ferita nel costato larga quattro centimetri e mezzo, proprio come quella di una lancia, le colature di sangue, i polsi trafitti dai chiodi, gli occhi chiusi, il volto scabro e sofferente, ma mai privo di luce consolatoria, di mistica serenità.

“Chi è l’uomo della Sindone”, mostra permanente sulla Sindone a Roma

 

Con la benedizione del Cardinale Pio Laghi, lunedì 11 dicembre 2008 è stata aperta al pubblico la seconda mostra permanente sulla Sindone, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma. All’interno della mostra è possibile visionare una copia della Sindone di Torino, una scultura di Luigi Enzo Mattei, che ha ricostruito in tre dimensioni il corpo dell’uomo del lenzuolo, ed una riproduzione della corona di spine, dei chiodi, dei flagelli utilizzati con Gesù, secondo quanto è stato possibile rilevare dall’immagine. Una serie di grandi pannelli racconta allo spettatore la storia della Sindone ed illustra le fondamentali ricerche scientifiche di questi anni, con particolare riferimento ai recenti studi nel settore della botanica.

 

Presso: Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, via degli Aldobrandeschi 190.

Orario: dal lunedì al venerdì, dalle ore 11.00 alle 13.00 e dalle ore 16.00 alle 19.00.

Ingresso libero, con prenotazione per le visite di gruppo.

Ampio parcheggio gratuito interno.

Ostensioni della Sacra Sindone a Torino dal 1578 ad oggi

 

Da Gerusalemme, attraverso Edessa, Costantinopoli, Atene, Lirey e Chambery, la Sacra Sindone arriva Torino.

Fino al 1997 è stata conservata arrotolata su un cilindro di legno dentro una cassetta d’argento. Oggi è riposta distesa all’interno di un contenitore realizzato con materiali speciali materiali e nelle più moderne tecnologie, per essere esposta pubblicamente e in privato.

 

1578 - ingresso della Sacra Sindone a Torino, alla presenza di San Carlo Borromeo (Arcivescovo di Milano)

 

1585 - matrimonio di Carlo Emanuele I e Caterina d’Austria

 

1586 - nascita di Filippo Emanuele

 

1587 - nascita di Vittorio Amedeo

 

1623 - Ostensione presieduta dal Cardinale di Savoia: San Francesco di Sales toglie la reliquia dalla cassa e la presenta al popolo

 

1625 - Matrimonio di Vittorio Amedeo II e Cristina di Francia

 

1639 - Ostensione cui assiste Santa Giovanna Francesca di Chantal

 

1694 - Ostensione e trasporto della Sacra Sindone nell’attuale Cappella 

 

1706 - Trasporto della Sacra Sindone a Genova, a causa dell’assedio di Torino

 

1737 - Ostensione voluta da Carlo Emanuele III

 

1750 - Matrimonio di Vittorio Amedeo III e Clotilde di Francia

 

1798 - Ostensione nell’appartamento reale di Carlo Emanuele IV, prima della sua abdicazione

 

1799 - Ostensione effettuata da Mons. Buronzo di Signa, incaricato della custodia della Sacra Sindone

 

1804 - la Sacra Sindone viene mostrata a Papa Pio VII, di passaggio a Torino per l’incoronazione di Napoleone I 

 

1814 - ritorno di Vittorio Emanuele I nei suoi Stati

 

1815 - ritorno di Papa Pio VII dalla prigionia a Fontainbleau

 

1822 - ascesa al trono di Carlo Felice

 

1842 - Matrimonio di Vittorio Emanuele I e Maria Adelaide

 

1868 - Matrimonio di Umberto I e Margherita

 

1898 - in occasione di parecchi centenari e dell’Esposizione di Arte Sacra

 

1931 - Matrimonio di Umberto II e Maria Josè del Belgio

 

1933 - Anno Santo

 

1973 prima Ostensione televisiva (23 - 24 novembre)

 

1978 IV Centenario del trasporto della Sacra Sindone da Chambery a Torino un’Ostensione solenne (26 agosto - 8 ottobre)

 

1998 per ricordare il 500° anniversario della Consacrazione del duomo di Torino, e il 1° Centenario dell’Ostensione e della fotografia del 1898 (18 aprile - 14 giugno)

 

2000 Anno del Grande Giubileo (26 agosto - 22 ottobre)  

 

2010 “Passio Christi - Passio hominis” (10 aprile - 23 maggio)

 

2013 Ostensione televisiva in mondovisione (30 marzo)

 

2015 “L’amore più grande” - per il Centenario della nascita di San Giovanni Bosco (19 aprile - 24 giugno) 

 

 

Nuovi studi: la Sindone di Torino è del I° secolo

 

I nuovi esperimenti scientifici sono stati eseguiti all’Università di Padova (in collaborazione con quella di Modena e Bologna) e confermerebbero una datazione della Sindone riferibile al I° secolo dopo Cristo. I risultati stanno per essere pubblicati anche su una rivista specializzata e dunque sottoposti al giudizio di un comitato scientifico.

Si tratta in particolare di tre nuove analisi, due chimiche e una meccanica. Le prime due sono state effettuate una con sistema FT-IR, cioè con luce infrarosso e l’altra con la spettroscopia Raman. La terza è invece un’analisi meccanica multi-parametrica, basata su cinque parametri meccanici diversi riguardanti la tensione del filo. Per questa indagini delle fibre sindoniche è stata realizzata un’originale macchina per prove di trazione in grado di valutare fibre estremamente piccole sono state analizzate insieme a una ventina di campioni di tessuti di età certa dal 3000 avanti Cristo al 2000 dopo Cristo.

Le analisi hanno coinvolto diversi docenti universitari di vari atenei italiani e i risultati conclusivi indicano per le fibre della Sindone in esame le seguenti date, tutte al livello di confidenza del 95%, e tutte lontane dalla datazione medievale ottenuta nel 1988 con l’esame del Carbonio14: per l’analisi FT-IR la data è 300 a.C. ±400, per l’analisi Raman 200 a.C. ±500, per l’analisi meccanica multi-parametrica 400 d.C. ±400. Eseguendo una semplice media aritmetica delle tre date si ottiene 33 a.C. ±250 anni, con un’incertezza - osservano i ricercatori - inferiore alle singole incertezze, compatibile con la data storica della morte di Gesù Cristo attribuita dagli storici all’anno 30 dell’era moderna.

Gli esami sono stati effettuali utilizzando piccole fibre sindoniche provenienti dal materiale aspirato dalla Sindone dal micro-analista Giovanni Riggi di Numana, scomparso nel 2008, che partecipò alle ricerche del 1988 e che aveva donato questi materiali al ricercatore di Padova Giulio Fanti attraverso la Fondazione 3M. Il lavoro dell’equipe scientifica è contenuta in un libro in uscita in questi giorni, scritto proprio dal professor Fanti, docente di misure meccaniche e termiche alla Facoltà di Ingegneria dell’ateneo padovano, intitolato: «Il mistero della Sindone» (Rizzoli 2013).

Il Centro Internazionale di Sindonologia (CIS) e l’Arcivescovo di Torino hanno tuttavia pubblicato un documento con alcune riserve sul lavoro, in particolare dubitando sull’autenticità del materiale su cui si sono basati gli studi (ricordiamo che la Chiesa cattolica non si è mai espressa sulla veridicità della Sindone come sudario di Cristo). Il prof. Fanti, tuttavia, ha replicato sottolineando che nel suo libro c’è proprio un’appendice riguardante la tracciabilità dei campioni utilizzati, che provengono dal materiale prelevato con esplicita autorizzazione durante gli esami dell’ottobre 1978. In ogni caso, ha spiegato, le ricerche pubblicate potranno essere confermate da test paralleli condotti dal CIS, e lui stesso si è dichiarato disponibile a fornire il proprio know-how per tale scopo.

Proprio su questo sito web, il prof. Paolo Di Lazzaro aveva anticipato i risultati (poi pubblicati ufficialmente) realizzati al Centro ricerche ENEA di Frascati, grazie ai quali è stato mostrata l’impossibilità di replicare l’immagine sindonica con strumenti medievali e anche con la moderna tecnologia. Soltanto la radiazione ultravioletta (UV), ha spiegato Di Lazzaro, può essere oggi utilizzata per colorare un tessuto di lino in modo similsindonico. In parallelo è stata ormai generalmente rifiutata l’attendibilità della datazione al radiocarbonio eseguita nel 1988, lo ha mostrato la Società Italiana di Statistica e anche un documentario (anche qui) con materiale inedito realizzato pochi mesi fa.

 

Fonte: UCCR, 29 marzo, 2013

 

 

Barrie Schwortz, il fotografo ebreo convertito dalla Sindone

 

In Ultimissima 18/05/10 raccontavamo della conversione del famoso documentarista e regista, David Rolfe, dopo aver studiato la Sindone di Torino: «Ateo convinto e consapevole dell’esistenza di numerose reliquie false, ho prodotto il mio primo documentario sull’argomento, “The Silent Witness” (Il testimone silenzioso) nel 1977, deciso a scoprire e mostrare come e da chi era stata contraffatta la Sindone. Non potevo pensare che ci fosse un’altra spiegazione [...]. Il mio documentario, lungi dal rivelare la contraffazione, è divenuto un argomento affascinante per la probabile autenticità della Sindone [...]. Noterete da come mi esprimo che nel corso della produzione sono divenuto credente e cristiano», ha raccontato.

Un’altra conversione molto simile è accaduta al fotografo ebreo Barrie Schwortz, responsabile della fotografia per il “Shroud of Turin Research Project” (STURP), il team che ha condotto il primo approfondito esame scientifico della Sindone nel 1978. Attualmente svolge un ruolo importante nella ricerca sulla Sindone e nella sua spiegazione e divulgazione. E’ editore e fondatore del sito Shroud of Turin Website (www.shroud.com). Schwortz è apparso in programmi e documentari di tutto il mondo, tra cui The History Channel, Discovery Channel, Learning Channel, National Geographic Channel, CNN, BBC, Fox News, Channel 1 Russia, le sue fotografie sono apparse in centinaia di libri e pubblicazioni tra cui National Geographic, Time Magazine e Newsweek. In una recente intervista, svolta presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum dove ha tenuto delle lezioni nell’ambito del corso per il Diploma di specializzazione in Studi Sindonici, ha raccontato come lo studio della Sindone lo abbia condotto a conoscere Dio e ad essere un uomo di fede.

Ha iniziato parlando della Sindone: “All’inizio del mio lavoro, ero molto scettico sulla sua autenticità. Non provavo nessuna emozione particolare nei confronti di Gesù perché sono stato cresciuto come un Ebreo ortodosso. L’unica cosa che sapevo di Gesù era che anche lui era un ebreo, e questo era tutto. Esaminando la Sindone, ho capito subito che non era dipinta». Dopo 18 anni di studi, la convinzione completa è arrivata quando “il chimico del sangue Allen Adler, un altro ebreo che faceva parte del gruppo di studio, mi ha spiegato perché il sangue è rimasto rosso sulla Sindone. Il sangue vecchio doveva essere nero o marrone, mentre il sangue sulla Sindone è di un colore rosso-cremisi. Mi sembrava inspiegabile, invece era l’ultimo pezzo del puzzle. Dopo quasi 20 anni di indagini è stato uno shock per me scoprire che quel pezzo di stoffa era il telo autentico in cui era stato avvolto il corpo di Gesù. Le conclusioni a cui ero arrivato si basavano esclusivamente sull’osservazione scientifica”.

Non ha dubbi Schwortz: “una volta giunto alla conclusione scientifica che il telo fosse autentico, sono arrivato a capirne anche il significato. Si tratta del documento forense della Passione, e per i cristiani di tutto il mondo è la reliquia più importante, perché documenta con precisione tutto ciò che viene detto nei Vangeli di ciò che è stato fatto a Gesù. Penso che ci siano abbastanza prove per dimostrare che quello è il telo che ha avvolto il corpo di Gesù”. La verità su Gesù è compito della fede, lui specifica che “dal punto di vista scientifico quel telo ha avvolto il corpo dell’uomo di cui si parla nei Vangeli”.

Lo studio della Sindone non lo ha solo convinto dell’autenticità, ma lo ha anche cambiato, evidentemente, anche a livello personale: “All’inizio dell’indagine, sapevo di Dio, ma non era molto importante nella mia vita. Non ero molto religioso [...] fino a quando non ho raggiunto i 50 anni. Quando nel 1995 sono arrivato alla conclusione che la Sindone era autentica, ho costruito il sito shroud.com. Ho iniziato a raccogliere il materiale e l’ho messo a disposizione del pubblico. Ho iniziato a parlare pubblicamente della Sindone intorno al 1996”. Questo dualismo non poteva però continuare: “Quando la gente ha iniziato a chiedermi se ero un credente, non trovavo la risposta. A quel punto mi sono interrogato ed ho capito che Dio che mi stava aspettando. Ero davvero sorpreso di vedere che dentro di me c’era la fede in Dio. Fino a 50 anni avevo praticamente ignorato la fede ed improvvisamente mi sono trovato faccia a faccia con Dio nel mio cuore. In sostanza posso dire che la Sindone, è stato il catalizzatore che mi ha riportato a Dio”. Ha concluso divertito: “Quanti sono gli ebrei che possono dire che la Sindone di Torino li ha portati alla fede in Dio?”.

 

UCCR, 28 aprile 2012

 

In silenzio davanti alla Sindone

 

Davanti alla Sindone l’unico discorso possibile è il silenzio. Che è la lingua del cuore, l’alfabeto dell’amore vero, quello che non si nutre di frasi fatte o paroloni ma cresce nel dono, si nutre di testimonianza. Perché l’Uomo dei dolori è uno specchio che riflette quel che siamo, che ci legge dentro alla luce del Vangelo.

Per questo “andare a vedere” la Sindone non è un pellegrinaggio come gli altri ma innanzitutto un viaggio dentro noi stessi, in fondo e ancora più giù, fino alle ferite che non riusciamo a curare, al peccato che non ammettiamo neppure con noi stessi, alle lacrime che non arrivano agli occhi.

Nel Volto dell’Uomo dei dolori, nelle piaghe del suo corpo martoriato, ci sono anche le nostre piccole grandi sofferenze, le frasi che non abbiamo detto, le persone trascurate, il tempo buttato via per un po’ di falsa gloria, per un pizzico di prestigio che svanisce. Mentre il dolore resta, e così il bene che non abbiamo fatto, il male di cui il nostro tacere è complice.

Nella Sindone contempliamo chi siamo e cosa potremmo essere, il male estremo, la violenza disumana e insieme l’amore piu grande, quello di chi dona la propria vita per gli altri, per ciascuno di noi, per ogni uomo.

Un miracolo d’amore di fronte a cui non resta che il silenzio. Silenzio che non significa rassegnazione, ma è grazia, è alfabeto d’infinito, è porta aperta sull’eterno presente di Dio.

 

Avvenire, 18 aprile 2015

Professor Pierluigi Baima Bollone:

 

“Dopo una vita di studi, sono convinto che la Sindone sia vera.

 

Lo direi anche se fossi ateo”.

 

Una vita intera per la Sindone. Sin da quando, da bambino, i genitori gli parlavano del Sacro Lino. Lui li ascoltava e ne rimaneva affascinato, non potendo certo immaginare che, dopo che nel 1969 una commissione di esperti nominata dall’arcivescovo di Torino aveva ipotizzato la presenza di tracce di siero, sarebbe stato il primo patologo al mondo in grado di analizzarle.

 

Professor Pierluigi Baima Bollone, come è avvenuta la scoperta di microtracce di materia nel tessuto?

Analizzando nel ’78 dodici fili sottratti al lenzuolo, e una microcrosta di pochi millesimi di millimetri, prelevata con una équipe di scienziati svizzeri. Ma l’idea era stata mia. Così ho scoperto che si trattava di sangue umano, con tanto di gruppo sanguigno. E poi, con l’aiuto di alcuni specialisti di dna, anche alcune delle sue caratteristiche.

 

Come mai avevano incaricato lei?

Negli Anni 70 ero un giovane e pimpante medico legale che si interessava di microtracce: Don Coero-Borga mi aveva chiesto se ero in grado di stabilire se le macchie sulla Sindone fossero davvero di sangue. Una sfida che ho colto al volo. Ho portato quei dodici fili nel mio laboratorio di Corso Galileo Galilei 22 e li ho analizzati sia con il microscopio ottico, sia con quello elettronico a scansione. E poi la meravigliosa scoperta.

 

Che sensazioni ha provato quando si è trovato per la prima volta a tu per tu con il Lenzuolo?

È stato un momento che non potrò mai dimenticare. Ero con altri patologi nella biblioteca di Palazzo Reale che aveva le finestre oscurate da sacchi neri messi da noi. Il Lenzuolo era appoggiato su un lungo tavolo illuminato da una luce radente inclinata di 45 gradi per prelevare i frammenti di stoffa, noi stavamo seduti a turno su un trespolo. Quando è toccato a me, ho avuto l’impressione che l’immagine prendesse corpo. Era come se la vedessi in tre dimensioni, e ho pensato che i miei occhi mi stessero facendo un brutto scherzo.

 

A quando risalgono i suoi ultimi rapporti con il Sacro Lino?

Non sono mai terminati. Disponendo ancora di alcuni preparati di allora, con l’aiuto di Grazia Mattutino, una delle più importanti criminologhe, i miei studi vanno avanti. E qualche tempo fa abbiamo individuato le particole d’oro e d’argento riferibili al reliquario che conteneva la Sindone durante l’incendio di Chambéry del 1532.

 

Con che spirito vive l’Ostensione che inizia oggi?

Con grande partecipazione emotiva, anche se in questi giorni mi sono trovato in diverse occasioni al suo cospetto in occasione della preparazione dell’evento. Verrò a osservarla quasi tutti i giorni, perché il suo effetto ai miei occhi di pellegrino, più che di scienziato, continua a essere decisamente traumatizzante.

 

Quanto la sua vita è cambiata dopo quegli studi?

La Sindone è stata molto più di un semplice oggetto di studio. Oltre a contribuire alla mia formazione umana, ha condizionato favorevolmente tutta la mia successiva attività professionale.

 

Lei si è definito cattolico apostolico romano: un credo che ha condizionato l’interpretazione data alle sue origini?

L’educazione che ho ricevuto e il mio senso della spiritualità non hanno niente a che vedere con le convinzioni che ho sulla Sindone. Sono certo, per ragioni razionali e scientifiche, che quello di cui stiamo parlando sia il Lenzuolo con cui è stato avvolto Gesù Cristo duemila anni fa. Lo direi anche se fossi ateo. E tra i ricercatori che credono nella sua genuinità ci sono numerosi ebrei, protestanti e agnostici.

 

Cosa si sentirebbe di dire a chi ritiene sia un falso?

Di rimanere nelle sue convinzioni, ma che si sta sbagliando, enunciandogli dettagliatamente tutte le ragioni che fanno propendere per la sua assoluta veridicità. Anche perché il calcolo delle probabilità parla di una possibilità su 225 miliardi che la Sindone sia falsa.

 

Maurizio Ternavasio, da Vatican Insider,

http://www.iltimone.org/33024,News.html

Cronaca di una visita

 

Tre minuti: questo è il tempo concesso per sostare di fronte alla Sindone.

Ci pensi mentre percorri la coda che ti porterà a contemplare la tanto discussa reliquia, mentre ti immagini quali saranno i sentimenti, magari le emozioni, che attraverseranno il tuo cuore quando sarai davanti al lenzuolo; quello stesso lenzuolo che hai già veduto tante volte in fotografie più o meno dettagliate, ma che ora potrai finalmente osservare dal vivo. Basteranno tre soli minuti per farsi un’idea definitiva di che cosa è in realtà quel pezzo di lino? Sono sufficienti tre minuti per far sbocciare la fede nel cuore di chi non crede? Sono abbastanza tre minuti per soddisfare il desiderio di venerazione per coloro che riconoscono il Volto di Dio nell’immagine impressa sulla tela?

I pensieri ti si affollano nella mente, misti magari a qualche sprazzo di preghiera, mentre la coda procede, più o meno velocemente, verso la meta di questo strano pellegrinaggio. Strano perché di ciò che vai a visitare sai magari già tutto ciò che c’è da sapere; strano perché dell’oggetto che vedrai hai già visto tutto quello che è possibile vedere; strano perché, pur conoscendo anticipatamente ed esattamente ciò che ti si parerà davanti agli occhi, nel cuore ti aspetti qualcosa di nuovo, di sorprendente: segretamente ti aspetti qualcosa di miracoloso.

Poi, ad un tratto, dopo tanti vagheggiamenti, entri nella semioscurità della Basilica. Percorri gli ultimi passi su quel palchetto di legno foderato che sembra quasi prenderti per mano per condurti davanti all’oggetto di tante attese, mentre tenti le prime sbirciatine a quello che tra poco vedrai chiaramente.

Infine, quasi inaspettatamente, ti ci trovi di fronte, e senza che tu te ne renda conto il cronometro scatta.

Le parole di un’orazione lontana si spandono per l’aria, ma tu le senti a malapena, perché ora ci sei davanti alla Sindone e l’immagine di quell’uomo imbrattato di sangue e percosse ti assorbe totalmente, ti pacifica il cuore, ti sgombra la mente e ti attira a sé. Tanto che l’unico pensiero che ti rimbomba in testa è che sei troppo lontano. Tanto che l’unico desiderio che ti fa eco nel cuore è che vorresti essere lì vicino, toccarla, annusarla, stropicciarla al tuo petto in un abbraccio virtuale con la persona che essa rappresenta.

Così come ha fatto Maria.

Perché allora non ci sono più dubbi: è Lui, non può essere che Lui quell’uomo. E dentro tutta quella sofferenza così crudamente ritratta intravedi anche la beatitudine del sacrificio, la gioia della Risurrezione: perché dentro quel lenzuolo il cadavere non c’è, ne rimane soltanto il riflesso, come l’ombra scarlatta di Colui che è vivo, per sempre. E così, quando i tre minuti sono finiti, solo una parola ti rimane nel cuore: grazie.

 

Andrea Torquato Giovanoli,

http://costanzamiriano.com/2015/04/24/cronaca-di-una-visita/#more-13419