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Sacra Sindone |
| Gesù RnS |
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A cura di Angela Magnoni |
| Presentazioni in Power point |
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La Sindone |
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È il lenzuolo in cui, secondo la tradizione, è stato avvolto il corpo di Cristo dopo la deposizione dalla croce. Un lenzuolo di lino, lungo m. 4,36, largo m. 1,10. Su di esso si vedono subito , oltre alle due linee scure e ai triangoli bianchi, segni di bruciature (un incendio nel 1532), le impronte di un’immagine - frontale e dorsale - di un uomo morto per crocifissione.
Dal 1578 la Sindone è conservata nel Duomo di Torino, quando vi arrivò da Chambéry, antica capitale del Ducato di Savoia. Dalla metà del XIV secolo si hanno della Sindone testimonianze storiche certe e senza più interruzioni: in quell’epoca il Lenzuolo è presente a Lirey (Francia); una possibile storia precedente ha visto la Sindone in Oriente (Edessa, Costantinopoli), da dove sarebbe stata trasportata in Europa durante le Crociate. Nel 1453 viene ceduta ai Savoia, e segue la famiglia regnante nel trasferimento della capitale in Piemonte. Dal 1694 è custodita (salvo brevi interruzioni) nella splendida cappella che Guarino Guarini costruì tra il Duomo e il Palazzo Reale.
Dal 1983 la Sindone è proprietà della
Santa Sede, lasciata in eredità da Umberto II di Savoia al Papa.
Documenti storici parlano dell’esistenza della Sindone in questi periodi
- a Gerusalemme nell’anno 33, - a Costantinopoli nell’anno 1092, - a Lirey, in Francia nell’anno 1353 - a Chambery, capitale del Ducato di Savoia nell’anno 1452, - a Torino nell’anno 1578.
La scienza
La Sindone cominciò a “sorprendere” un secolo fa quando, per la prima volta, venne fotografata da Secondo Pia, nel 1898: - il negativo della foto mostrò nei particolari, e con un’evidenza ben maggiore che il “positivo”, tutti i “segni” che la Sindone custodiva. - guardando il negativo della lastra...secondo Pia si accorge che la Sindone è come un negativo fotografico: le parti che sul volto e sul corpo erano chiare sulla tela divennero scure e le parti in ombra rimasero bianche nella tela; sul negativo della lastra fotografica comparve quindi l’immagine positiva di un uomo che porta su di sé tutti i segni della passione.
Come si è formata l’immagine sul Lenzuolo?
La scienza non ha ancora fornito spiegazioni plausibili. I risultati sicuri delle ricerche effettuate in questo secolo sono questi: - l’immagine non è un dipinto, ed è stata lasciata dal cadavere di un uomo flagellato e crocifisso. L’elaborazione al computer ha mostrato che essa ha proprietà tridimensionali, che non appartengono né ai dipinti né alle normali fotografie; - sul Lenzuolo sono stati ritrovati pollini di fiori che hanno offerto forti indizi per una presenza della Sindone non solo in Europa ma anche nel Vicino Oriente; - le analisi sulle tracce di sangue hanno indicato la presenza di sangue umano, del tipo AB. Sul Lenzuolo non vi sono tracce di pigmenti coloranti;
Il Test del C14
nel 1988 è stata effettuata, su un frammento della Sindone, la “prova di datazione” col metodo del Carbonio 14: i risultati assegnarono al tessuto una data tra il 1260 e il 1390 d.C. Questi risultati sono oggi messi in discussione all'interno della stessa comunità scientifica; studi sperimentali più recenti hanno poi riaperto la questione. L’incendio subito dalla Sindone è un elemento problematico per questa datazione.
Datazione, adeguata conservazione, formazione dell'immagine: intorno a questi problemi la scienza moderna continua a interrogarsi.
Il volto
Due particolarità: - l’ecchimosi sulla guancia destra che giunge a lesionare la cartilagine nasale, effetto del colpo violento ricevuto da Gesù; - l’impronta di un rivoletto a forma di 3 rovesciato che corrisponde anatomicamente con la vena frontale lesa da una spina. L’incoronazione di spine è stata comunemente raffigurata con una “corona”; gli studiosi ritengono si trattasse di un “casco” a completa copertura del capo.
Le mani
La ferita delle mani non è nel palmo, ma nel polso (pugnetto) fra le piccole ossa carpiche, per sostenere il peso del corpo crocifisso. Non si vedono le impronte dei pollici perché al passaggio dei chiodi avviene la lesione del nervo mediano e i pollici si flettono automaticamente verso il palmo.
Il costato
Secondo alcuni esperti di medicina legale il “sangue e acqua” non era un po’ di siero, ma una abbondante effusione di liquido (come appare dal lenzuolo) formatosi in seguito a pericardite contusiva provocata dalla flagellazione oppure a travaso di sangue nel cavo pleurico.
La schiena
La flagellazione romana era terribile,
molto più dolorosa di quella ebraica che non poteva superare i 40
colpi.
Il peso della croce
Gli esperti di medicina legale hanno rilevato, sulle due spalle, una contusione da schiacciamento con solchi e ferite dovute al premere di un corpo pesante e duro.
I piedi
L’arto inferiore sinistro è un poco sollevato e leggermente flesso al ginocchio perché ha conservato la posizione che aveva sulla croce.
I chiodi
Non sarebbero quindi 4 i chiodi usati per la crocifissione, ma 3: due per le mani ed uno per i piedi sovrapposti. |
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Preghiera alla Sindone
O Padre, che hai glorificato Tuo Figlio, Gesù Cristo, nella Sua beata Passione, e lo hai costituito Signore nella Sua Resurrezione dai morti, a noi che veneriamo la Sua immagine, raffigurata nella Sacra Sindone, dona di contemplare il Suo volto glorioso. Egli è Dio, e vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen. |
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Preghiera della Sacra Sindone
Da sempre ti cerco, Gesù, ti cerco intorno a me, e, accade, ti sento nel mio cuore. Scruto tra i volti in attesa del Tuo, tra le voci c’è eco della Tua Parola. Io credo, Tu sei accanto a me. Tu mi sei vicino. Ti ho visto nel sole che sorge dell’alba, nella luce splendente del cero pasquale. Trovo riflessi di Te, del Tuo amore, in chi consola il pianto dell’innocente. Intorno a me ti vedo, ti riconosco. Tu sei qui, presente nei miei giorni. Icona di Cristo, volto di speranza all’ora del tramonto. Prima che scenda la notte, e la paura assalga il cuore, queste tracce mi narrano di Te, sono segni che portano a Te. So che Tu sei qui, con me. Icona di Cristo, volgi il mio sguardo al Cielo, volto di Dio, immagine fedele del volto di un uomo.
don Bruno Ferrero – Alba Peiretti, da La Sindone raccontata ai bambini |
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Giovanni Paolo II e la Sacra Sindone
La Santa Sindone è al centro di grande studi da parte del mondo scientifico. Si tratta, forse, dell’oggetto più studiato al mondo, da diversi punti di osservazione: storico, chimico, informatico e perfino botanico e numismatico. Giovanni Paolo II, in un’Omelia del 1998 nella Cattedrale di Torino, ha esortato ad affrontare lo studio della Sindone senza posizioni precostituite, invitando ad agire con libertà interiore e premuroso rispetto, sia della metodologia scientifica, sia della sensibilità dei credenti. |
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Le parole di Benedetto XVI davanti alla Sindone 2 maggio 2010
Cari amici, questo è per me un momento molto atteso. In un’altra occasione mi sono trovato davanti alla Sacra Sindone, ma questa volta vivo questo pellegrinaggio e questa sosta con particolare intensità: forse perché il passare degli anni mi rende ancora più sensibile al messaggio di questa straordinaria… Icona; forse, e direi soprattutto, perché sono qui come Successore di Pietro, e porto nel mio cuore tutta la Chiesa, anzi, tutta l’umanità. Ringrazio Dio per il dono di questo pellegrinaggio, e anche per l’opportunità di condividere con voi una breve meditazione, che mi è stata suggerita dal sottotitolo di questa solenne Ostensione: “Il mistero del Sabato Santo”. Si può dire che la Sindone sia l’Icona di questo mistero, l’Icona del Sabato Santo. Infatti essa è un telo sepolcrale, che ha avvolto la salma di un uomo crocifisso in tutto corrispondente a quanto i Vangeli ci dicono di Gesù, il quale, crocifisso verso mezzogiorno, spirò verso le tre del pomeriggio. Venuta la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato solenne di Pasqua, Giuseppe d’Arimatea, un ricco e autorevole membro del Sinedrio, chiese coraggiosamente a Ponzio Pilato di poter seppellire Gesù nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia a poca distanza dal Golgota. Ottenuto il permesso, comprò un lenzuolo e, deposto il corpo di Gesù dalla croce, lo avvolse con quel lenzuolo e lo mise in quella tomba. Così riferisce il Vangelo di San Marco, e con lui concordano gli altri Evangelisti. Da quel momento, Gesù rimase nel sepolcro fino all’alba del giorno dopo il sabato, e la Sindone di Torino ci offre l’immagine di com’era il Suo corpo disteso nella tomba durante quel tempo, che fu breve cronologicamente (circa un giorno e mezzo), ma fu immenso, infinito nel suo valore e nel suo significato. Il Sabato Santo è il giorno del nascondimento di Dio, come si legge in un’antica Omelia: “Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme … Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi”. Nel Credo, noi professiamo che Gesù Cristo “fu crocifisso sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto, discese agli inferi, e il terzo giorno risuscitò da morte”. Cari fratelli e sorelle, nel nostro tempo, specialmente dopo aver attraversato il secolo scorso, l’umanità è diventata particolarmente sensibile al mistero del Sabato Santo. Il nascondimento di Dio fa parte della spiritualità dell’uomo contemporaneo, in maniera esistenziale, quasi inconscia, come un vuoto nel cuore che è andato allargandosi sempre di più. Sul finire dell’Ottocento, Nietzsche scriveva: “Dio è morto! E noi l’abbiamo ucciso!”. Questa celebre espressione, a ben vedere, è presa quasi alla lettera dalla tradizione cristiana, spesso la ripetiamo nella Via Crucis, forse senza renderci pienamente conto di ciò che diciamo. Dopo le due guerre mondiali, i lager e i gulag, Hiroshima e Nagasaki, la nostra epoca è diventata in misura sempre maggiore un Sabato Santo: l’oscurità di questo giorno interpella tutti coloro che si interrogano sulla vita, in modo particolare interpella noi credenti. Anche noi abbiamo a che fare con questa oscurità. E tuttavia la morte del Figlio di Dio, di Gesù di Nazareth ha un aspetto opposto, totalmente positivo, fonte di consolazione e di speranza. E questo mi fa pensare al fatto che la Sacra Sindone si comporta come un documento “fotografico”, dotato di un “positivo” e di un “negativo”. E in effetti è proprio così: il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più luminoso di una speranza che non ha confini. Il Sabato Santo è la “terra di nessuno” tra la morte e la Risurrezione, ma in questa “terra di nessuno” è entrato Uno, l’Unico, che l’ha attraversata con i segni della sua Passione per l’uomo: “Passio Christi. Passio hominis”. E la Sindone ci parla esattamente di quel momento, sta a testimoniare precisamente quell’intervallo unico e irripetibile nella storia dell’umanità e dell’universo, in cui Dio, in Gesù Cristo, ha condiviso non solo il nostro morire, ma anche il nostro rimanere nella morte. La solidarietà più radicale. In quel “tempo-oltre-il-tempo” Gesù Cristo è “disceso agli inferi”. Che cosa significa questa espressione? Vuole dire che Dio, fattosi uomo, è arrivato fino al punto di entrare nella solitudine estrema e assoluta dell’uomo, dove non arriva alcun raggio d’amore, dove regna l’abbandono totale senza alcuna parola di conforto: “gli inferi”. Gesù Cristo, rimanendo nella morte, ha oltrepassato la porta di questa solitudine ultima per guidare anche noi ad oltrepassarla con Lui. Tutti abbiamo sentito qualche volta una sensazione spaventosa di abbandono, e ciò che della morte ci fa più paura è proprio questo, come da bambini abbiamo paura di stare da soli nel buio e solo la presenza di una persona che ci ama ci può rassicurare. Ecco, proprio questo è accaduto nel Sabato Santo: nel regno della morte è risuonata la voce di Dio. È successo l’impensabile: che cioè l’Amore è penetrato “negli inferi”: anche nel buio estremo della solitudine umana più assoluta noi possiamo ascoltare una voce che ci chiama e trovare una mano che ci prende e ci conduce fuori. L’essere umano vive per il fatto che è amato e può amare; e se anche nello spazio della morte è penetrato l’amore, allora anche là è arrivata la vita. Nell’ora dell’estrema solitudine non saremo mai soli: “Passio Christi. Passio hominis”. Questo è il mistero del Sabato Santo! Proprio di là, dal buio della morte del Figlio di Dio, è spuntata la luce di una speranza nuova: la luce della Risurrezione. Ed ecco, mi sembra che guardando questo sacro Telo con gli occhi della fede si percepisca qualcosa di questa luce. In effetti, la Sindone è stata immersa in quel buio profondo, ma è al tempo stesso luminosa; e io penso che se migliaia e migliaia di persone vengono a venerarla - senza contare quanti la contemplano mediante le immagini - è perché in essa non vedono solo il buio, ma anche la luce; non tanto la sconfitta della vita e dell’amore, ma piuttosto la vittoria, la vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio; vedono sì la morte di Gesù, ma intravedono la Sua Risurrezione; in seno alla morte pulsa ora la vita, in quanto vi inabita l’amore. Questo è il potere della Sindone: dal volto di questo “Uomo dei dolori”, che porta su di sé la passione dell’uomo di ogni tempo e di ogni luogo, anche le nostre passioni, le nostre sofferenze, le nostre difficoltà, i nostri peccati - “Passio Christi. Passio hominis” - promana una solenne maestà, una signoria paradossale. Questo volto, queste mani e questi piedi, questo costato, tutto questo corpo parla, è esso stesso una parola che possiamo ascoltare nel silenzio. Come parla la Sindone? Parla con il sangue, e il sangue è la vita! La Sindone è un’Icona scritta col sangue; sangue di un uomo flagellato, coronato di spine, crocifisso e ferito al costato destro. L’immagine impressa sulla Sindone è quella di un morto, ma il sangue parla della sua vita. Ogni traccia di sangue parla di amore e di vita. Specialmente quella macchia abbondante vicina al costato, fatta di sangue ed acqua usciti copiosamente da una grande ferita procurata da un colpo di lancia romana, quel sangue e quell’acqua parlano di vita. È come una sorgente che mormora nel silenzio, e noi possiamo sentirla, possiamo ascoltarla, nel silenzio del Sabato Santo. Cari amici, lodiamo sempre il Signore per il Suo amore fedele e misericordioso. Partendo da questo luogo santo, portiamo negli occhi l’immagine della Sindone, portiamo nel cuore questa parola d’amore, e lodiamo Dio con una vita piena di fede, di speranza e di carità. Grazie. |
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Sindone: le prove della resurrezione
“Tutta la terra desidera il Tuo volto”. In questa frase della liturgia sta il segreto della Sindone che continua ad attrarre milioni di persone. È l’attrazione per Colui che la Bibbia definiva “il più bello tra i figli dell’uomo”. E che qui è “fotografato” come un uomo macellato con ferocia. La Sindone non è solo “una” notizia oggi, perché inizia la sua Ostensione. È “la” notizia sempre. Perché documenta – direi scientificamente – la sola notizia che – dalla notte dei tempi alla fine del mondo – sia veramente importante: la morte del Figlio di Dio e la sua Resurrezione cioè la sconfitta della morte stessa. Sì, avete letto bene. Perché la Sindone non illustra soltanto la feroce macellazione che Gesù subì, quel 7 aprile dell’anno 30, con tutti i minimi dettagli perfettamente coincidenti con il resoconto dei Vangeli, ma documenta anche la Sua Resurrezione: il fatto storico più importante di tutti i tempi, avvenuta la mattina del 9 aprile dell’anno 30 in quel sepolcro appena fuori le mura di Gerusalemme. Che Gesù sia veramente vivo lo si può sperimentare – da duemila anni – nell’esperienza cristiana. Attraverso mille segni e una vita nuova. Ma la Sindone porta traccia proprio dell’evento della Sua Resurrezione. Ce lo dicono la medicina legale e le scoperte scientifiche fatte con lo studio dettagliato del lenzuolo per mezzo di sofisticate apparecchiature. Cosicché questo misterioso lino diventa una speciale “lettera” inviata soprattutto agli uomini della nostra generazione, perché è per la prima volta oggi, grazie alla moderna tecnologia, che è possibile scoprire le prove di tutto questo. Cosa hanno potuto appurare infatti gli specialisti? In sintesi tre cose. Primo. Che questo lenzuolo – la cui fattura rimanda al Medio oriente del I secolo e in particolare a tessitori ebrei (perché non c’è commistione del lino con tessuti di origine animale, secondo i dettami del Deuteronomio) – ha sicuramente avvolto il corpo di un trentenne ucciso (morto tramite il supplizio della crocifissione con un supplemento di tormenti che è documentato solo per Gesù di Nazaret). Che ha avvolto un cadavere ce lo dicono con certezza il “rigor mortis” del corpo, le tracce di sangue del costato (sangue di morto) e la ferita stessa del costato che ha aperto il cuore. Secondo. Sappiamo con eguale certezza che questo corpo morto non è stato avvolto nel lenzuolo per più di 36-40 ore perché, al microscopio, non risulta vi sia, sulla sindone, alcuna traccia di putrefazione (la quale comincia appunto dopo quel termine): in effetti Gesù – secondo i Vangeli – è rimasto nel sepolcro dalle 18 circa del venerdì, all’aurora della domenica. Circa 35 ore. Terza acquisizione certa, la più impressionante. Quel corpo – dopo quelle 36 ore – si è sottratto alla fasciatura della sindone, ma questo è avvenuto senza alcun movimento fisico del corpo stesso, che non è stato mosso da alcuno né si è mosso: è come se fosse letteralmente passato attraverso il lenzuolo. Come fa la Sindone a provare questo? Semplice. Lo dice l’osservazione al microscopio dei coaguli di sangue. Scrive Barbara Frale in un suo libro recente: “enormi fiotti di sangue erano penetrati nelle fibre del lino in vari punti, formando tanti grossi coaguli, e una volta secchi tutti questi coaguli erano diventati grossi grumi di un materiale duro, ma anche molto fragile, che incollava la carne al tessuto proprio come farebbero dei sigilli di ceralacca. Nessuno di questi coaguli risulta spezzato e la loro forma è integra proprio come se la carne incollata al lino fosse rimasta esattamente al suo posto”. Lo studio dei coaguli al microscopio rivela che quel corpo si è sottratto al lenzuolo senza alcun movimento, come passandogli attraverso. Ma questa non è una qualità fisica dei corpi naturali: corrisponde alle caratteristiche fisiche di un solo caso storico, ancora una volta quello documentato nei Vangeli. In essi infatti si riferisce che il corpo di Gesù che appare dopo la Resurrezione è il Suo stesso corpo, che ha ancora le ferite delle mani e dei piedi, è un corpo di carne tanto che Gesù, per convincere i suoi che non è un fantasma, mangia con loro del pesce, solo che il Suo corpo ha acquisito qualità fisiche nuove, non più definite dal tempo e dallo spazio. Può apparire e scomparire quando e dove vuole, può passare attraverso i muri: è il corpo glorificato, come saranno anche i nostri corpi divinizzati dopo la Resurrezione. Si tratta quindi di un caso molto diverso dalla resurrezione di Lazzaro che Gesù semplicemente riportò in vita. La Resurrezione di Gesù – com’è riferita dai Vangeli e documentata dalla Sindone – è la glorificazione della carne non più sottoposta ai limiti fisici delle tre dimensioni, l’inizio di “cieli nuovi e terra nuova”. La “prova” sperimentale di questa presenza misteriosa di Gesù è propriamente l’esperienza cristiana: Gesù continua a manifestare la Sua presenza fra i suoi continuando a compiere i prodigi che compiva duemila anni fa e facendone pure di più grandi. Ma la Sindone documenta in modo scientificamente accertabile l’unico caso di morto che – anziché andare in putrefazione – torna in vita sottraendosi alla fasciatura senza movimento, grazie all’acquisizione di qualità fisiche nuove e misteriose, che gli permettono di smaterializzarsi improvvisamente e oltrepassare le barriere fisiche (come quella del lenzuolo stesso). È esattamente ciò che si riferisce nel Vangelo di Giovanni: quando Pietro e Giovanni entrano nel sepolcro dove erano corsi per le notizie arrivate dalle donne, si rendono conto che è accaduto qualcosa di enorme proprio perché trovano il lenzuolo esattamente com’era, legato attorno al corpo, ma come afflosciato su di sé perché il corpo dentro non c’era più. Più tardi, aprendo quel lenzuolo, scopriranno un’altra cosa misteriosa: quell’immagine. Ancora oggi, dopo duemila anni, la scienza e la tecnica non sanno dirci come abbia potuto formarsi. E non sanno riprodurla. Infatti non c’è traccia di colore o pigmento, è la bruciatura superficiale del lino, ma sembra derivare dallo sprigionarsi istantaneo di una formidabile e sconosciuta fonte di luce proveniente dal corpo stesso, in ortogonale rispetto al lenzuolo (fatto anch’esso inspiegabile). La “non direzionalità” dell’immagine esclude che si siano applicate sostanze con pennelli o altro che implichi un gesto direzionale. E ci svela che l’irradiazione è stata trasmessa da tutto il corpo (tuttavia il volto ha valori più alti di luminanza, come se avesse sprigionato più energia o più luce). Quello che è successo non è un fenomeno naturale e non è riproducibile. Non deriva dal contatto perché altrimenti non sarebbe tridimensionale e non si sarebbe formata l’immagine anche in zone del corpo che sicuramente non erano in contatto col telo (come la zona fra la guancia e il naso). Oggi poi i computer hanno permesso di rintracciare altri dettagli racchiusi nella sindone che tutti portano a lui: Gesù di Nazaret. Dai 77 pollini, alcuni dei quali tipici dell’area di Gerusalemme (quello dello Zygophillum dumosum, si trova esclusivamente nei dintorni di Gerusalemme e al Sinai), alle tracce (sul ginocchio, il calcagno e il naso) di un terriccio tipico anch’esso di Gerusalemme. Ai segni di aloe e mirra usate dagli ebrei per le sepolture. Infine le tracce di scritte in greco, latino ed ebraico impresse per sovrapposizione sul lenzuolo. Barbara Frale ha dedicato un libro al loro studio, “La sindone di Gesù Nazareno”. Da quelle lettere emerge il nome di Gesù, la parola Nazareno, l’espressione latina “innecem” relativa ai condannati a morte e pure il mese in cui il corpo poteva essere restituito alla famiglia. La Frale, dopo accuratissimi esami, mostra che doveva trattarsi dei documenti burocratici dell’esecuzione e della sepoltura di Gesù di Nazaret. Un fatto storico. Un avvenimento accaduto che ha cambiato tutto.
Antonio Socci, da “Libero”, 11 aprile 2010 |
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Il Medioevo? Data inattendibile. Il lenzuolo risale al primo secolo
“Non è una scoperta solo mia. Rifacendo i calcoli sulla base dei dati forniti dai tre laboratori che eseguirono l’esame al radiocarbonio nel 1988 ci si rende conto che è stato commesso un errore di calcolo. L’attendibilità della datazione medioevale è pari soltanto all’1,2 per cento. Cioè assolutamente inattendibile”. Com’è potuto accadere un errore di questo genere? “Diversi studiosi hanno dimostrato già da tempo che i risultati della datazione, in base al test statistico cosiddetto di Pearson, hanno una probabilità superiore al 95 per cento di non corrispondere a quelli della Sindone. È stato inserito nella formula un numero sbagliato, che ha falsato il risultato finale, un 31 è stato sostituito con un 17. Questo farebbe pensare persino a una manomissione finalizzata a ottenere il risultato desiderato”. È un’accusa grave... “I numeri sono numeri. E sono inattendibili. Queste confutazioni sono scritte da scienziati. Forse c’è una lobby che teme la verità su quei calcoli, teme di doversi rimangiare il risultato sulla Sindone di origine medioevale, quando tutto, invece, lascia pensare che sia molto più antica e che risalga al primo secolo”. Perché, allora, quella data medioevale? “Nel mio libro pubblico i risultati di una recentissima ricerca fatta dal ricercatore Gerardo Ballabio: riesaminando il dato delle età dei tre campioni presi in considerazione dai laboratori si nota una variazione che arriva anche a 200 anni nello stesso piccolo brandello di tessuto. In pochi centimetri quadrati, una variazione enorme. Questo indica inequivocabilmente che c’è stata una contaminazione esterna e dimostra l’inattendibilità del risultato”. Quali contaminazioni potrebbero aver falsato l’età della Sindone? “Sono diverse. Dal sudore delle mani di chi stendeva il lenzuolo, tenendolo proprio nella zona da cui sono stati prelevati i campioni, all’incendio avvenuto nel 1532 a Chambery. Infine, non bisogna sottovalutare l’elemento delle radiazioni...”. Che cosa c’entrano le radiazioni con la Sindone? “Per riprodurre un’immagine in quel modo bisogna supporre una fonte di energia agente a distanza, ma che si scatena dall’interno del corpo dell’uomo che vi è avvolto. Una radiazione di grande intensità ma di brevissima durata, millisecondi, forse solo nanosecondi. Stiamo cercando di verificarlo a livello sperimentale all’Enea di Frascati. È stato come un lampo”. E che cosa l’avrebbe provocato? La risurrezione? “Non lo sappiamo. Sappiamo solo che l’unico modo per cercare di ottenere qualcosa di simile alla Sindone, anche se per il momento in un frammento piccolissimo di tessuto, è una forte radiazione”. Dunque la Sindone non è dipinta... “No. Assolutamente no. Chi continua a dire che è stata realizzata da Leonardo, o che è stata fatta scaldando un bassorilievo, non sa quel che dice. Nella Sindone non c’è passaggio di colorazione attraverso le fibre del lino. L’immagine si è formata per irradiazione”. Non credo che il Comitato di controllo sul paranormale, sarebbero d’accordo... “Devo smentirla. Proprio il Cicap, a Torino, nel 2002, ha concluso che il modo in cui l’immagine si è formata non è chiarito. Sfido chiunque a rifare una copia della Sindone con le stesse caratteristiche microscopiche e macroscopiche. Sono a capo di un gruppo di un centinaio di studiosi che discute su questo argomento, “Shroud Science”: abbiamo stilato un elenco di 100 caratteristiche che ha la Sindone e che dovrebbe avere un’eventuale riproduzione. Nessuno però è in grado di farla”. Andrea Tornelli, dal blog.ilgiornale.it/tornielli |
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Davanti alla Sindone con la nostalgia di Dio La prima volta la vide dopo tre ore di coda, parroco in mezzo ai suoi parrocchiani, nel 1978. L’ultima volta l’ha vista nelle vesti di arcivescovo di Torino, solo davanti a quel volto per dieci minuti, che ancora gli sono indimenticabili. Nel giorno in cui un milione e mezzo di visitatori comincia ad affluire a Torino per vedere e venerare la Sacra Sindone - oggi - abbiamo chiesto al cardinale Severino Poletto, che della Sindone è anche custode, cosa cerca in quel volto questa moltitudine in arrivo dai più remoti angoli del mondo; e cosa dà la contemplazione di quel sudario, a chi gli si ponga davanti. “Io credo - risponde il cardinale - che questa immensa folla che convergerà verso Torino sia l’immagine di una umanità in cerca di salvezza, di conforto e di speranza. Una speranza che non viene dalle cose terrene - perché le cose terrene passano. Questa nostalgia, penso, può toccare anche coloro che non credono. È una nostalgia interiore e profonda, quella che spinge a voler vedere con i propri occhi il volto di quell’uomo crocifisso - che della Passione di Cristo è immagine impressionante, e, come disse Giovanni Paolo II, “specchio dei Vangeli”. Quel telo infatti riporta tutti i segni dei patimenti di Cristo, così come sono stati narrati dagli apostoli. Impressiona il referto della medicina legale, secondo il quale il sangue delle ferite sul telo è sangue di un uomo vivente, mentre quello del costato è sangue cadaverico: esattamente come è scritto nel Vangelo di Giovanni. Naturalmente l’immagine della Sindone non fonda la fede, che è radicata invece sul Vangelo e sulla testimonianza degli apostoli. Però la contemplazione di quel corpo segnato esattamente dalle piaghe descritte da chi vide la Passione aiuta la riflessione e la preghiera, e quindi la fede”. Perché questa Ostensione, ben prima della prossima scadenza giubilare del 2025? “Molti, fedeli e comunità civile, chiedevano la possibilità di vedere la Sindone. Il 2025 sembrava una data davvero troppo lontana. Inoltre nel 2002 si è proceduto, con l’autorizzazione del Papa, a un importante restauro : il telo è stato ripulito e sono state rimosse le toppe che cinque secoli fa le Clarisse di Chambery avevano apposto per riparare le bruciature dell’incendio del 1532. Questa è dunque anche l’occasione per mostrare per la prima volta al pubblico la Sindone restaurata. Ma voglio ricordare che il motto scelto per l’ostensione del 2010 è “Passio Christi passio homini”. Parole che vogliono sottolineare la simmetria fra la Passione di Cristo - cioè la Sua sofferenza e il Suo appassionarsi per la sorte dell’umanità -, e la sofferenza dell’umanità intera. La Passione di Cristo dà una luce nuova alla sofferenza degli uomini; che resta, nella sua dolorosità, e però ne viene confortata e redenta. Anche la sofferenza di un bambino innocente trae, sia pure in modo misterioso, valore spirituale e conforto dalla Croce: innocente era Gesù Cristo, l’Innocente per eccellenza. Se dunque pensiamo che Cristo ha scelto liberamente di soffrire, comprendiamo che la sofferenza deve avere un senso, pure per noi non sempre decifrabile, nel disegno di Dio”. L’Ostensione cade in un momento di difficoltà e amarezza per la Chiesa... “Mai, nella storia, la Chiesa ha conosciuto tempi privi di difficoltà. Le difficoltà e anche le persecuzioni ci sono state anzi promesse: “Beati voi quando vi perseguiteranno e vi malediranno”. La Chiesa sarà sempre osteggiata perché propone un modello di umanità che è inaccettabile al mondo: la Chiesa santa in quanto corpo di Cristo, e peccatrice perché fatta da uomini peccatori. Il male compiuto da uomini di Chiesa va condannato senza riserve; ma non bisogna generalizzare. È invece onestà e verità non dimenticare il grande bene operato dai sacerdoti in tutti i tempi e in ogni parte del mondo. Gli attacchi tuttavia non frenano i pellegrini, che con sapienza cristiana sanno che il male c’è, fra noi, e però c’è anche il bene. Cerchiamo Cristo proprio perché siamo coscienti che c’è il male e il dolore. Per via del nostro male e dolore abbiamo sete di Lui. Infatti all’uscita dal Duomo abbiamo predisposto due grandi ambienti, uno per l’adorazione eucaristica e uno adibito a penitenzieria, con 12 confessori che conoscono diverse lingue. Già nel 2000 quest’ultimo spazio fu quasi preso d’assalto dai fedeli che avevano contemplato la Sindone”. Cos’è, per Torino e la sua Chiesa, quel telo gelosamente custodito? “È un grande dono. Perché proprio a Torino? Storicamente lo sappiamo, certo, ce lo portarono i Savoia. Ma dal punto di vista spirituale cosa significa questa presenza? È un continuo confronto con il silenzioso messaggio della sofferenza di Cristo. Mentre le parlo ho davanti a me una grande immagine di quel volto. La Chiesa, lo sappiamo, afferma che l’autenticità della Sindone può essere decretata solo dalla scienza. Ma la scienza finora non ha saputo spiegare come si sia formata questa immagine. Di certo non è un manufatto. Di certo, come dicevo, è specchio preciso del martirio di Cristo. La presenza di quel volto umano e divino fra noi è uno stimolo continuo a guardare la sofferenza di tanti nostri fratelli. E anche la sofferenza nostra e la nostra morte traggono speranza da quel volto”
Allora la contemplazione della
Sindone è occasione di conversione? È in che modo bisogna
avvicinarsi? “Sfida all’intelligenza”: così Giovanni Paolo II chiamò la Sindone. Qual è la sfida? “L’uomo non sa darsi da solo risposte di senso di fronte al dolore e alla morte. Cristo risorto ci si presenta ancora con le sue piaghe: “Sono proprio io, guardate le mani e piedi e il costato, toccatemi”. La Pasqua dunque non cancella i segni della sofferenza per Gesù uomo. Ciò che ci disse Giovanni Paolo II era un appello a riconoscere che abbiamo bisogno di Cristo per capire il significato della vita, e il nostro destino. Abbiamo bisogno di fede e di ragione. Come si legge nella Fides et ratio, fede e ragione sono le due ali che conducono l’uomo alla verità”. Eminenza, lei che ricordo ha della Sindone? “La vidi per la prima volta da parroco, nel 1978, dopo una lunga coda. Poi da vescovo. Infine nel 2000 ebbi modo di assistere a una Ostensione destinata agli studiosi convenuti a Torino per un grande convegno. Quel giorno la Sindone era priva della teca, “nuda”, diciamo. Chiesi di restare un quarto d’ora da solo. L’emozione fu indescrivibile. Io mi sono davvero sentito al cospetto di Cristo sofferente, morto per me. Le parole non bastano: posso dire solo che sono rimasto commosso nel profondo, e sono stato preso da una grande riconoscenza. Fa’ - ho detto dentro di me - che fino all’ultimo respiro io possa annunciare il tuo amore”.
Marina Corradi, Teologo Borèl, aprile 2010, www.donboscoland.it |
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| Riproduzione gigantografia della Sacra Sindone a Novara |
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Una società novarese ha realizzato la più grande riproduzione fotografica al mondo della Sindone: una gigantografia di 21 metri di lunghezza e 6 di altezza. È stata esposta il 6 febbraio, davanti al Duomo di Novara (Piazza Duomo). La rassegna comprende 150 manifestazioni di Passio che quest’anno hanno come filo conduttore proprio la Sindone. La gigantografia sarà esposta per tutto il periodo di Quaresima, per poi giungere fino a Sydney, il prossimo agosto.
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La scultura dell’Uomo della Sindone
Lo scultore bolognese Luigi Mattei ha realizzato nel 1999, in una fonderia di Faenza, una statua che ha le misure del corpo, delle braccia, del torace, dei piedi, delle mani, dei fianchi, della testa, del viso, “scientificamente” uguali a quelle dell’uomo della Sindone. L’opera in bronzo patinato è alta un metro e 78 centimetri, pesa 120 chili. L’artista, primo in questa realizzazione ha ricostruito in tre dimensioni il corpo grazie ai dati scientifici più aggiornati e completi. Mattei stesso afferma: “È la più probabile immagine di Gesù di Nazareth, calibrata in ogni particolare, offrendo la visibilità del vero Dio, vero uomo, come risulta dal sacro lino e dalle testimonianze delle scritture”. La scultura mette in rilievo alcuni particolari: i piedi grandi (si pensa che Gesù indossasse scarpe 43 e mezzo), la ferita nel costato larga quattro centimetri e mezzo, proprio come quella di una lancia, le colature di sangue, i polsi trafitti dai chiodi, gli occhi chiusi, il volto scabro e sofferente, ma mai privo di luce consolatoria, di mistica serenità. |
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“Chi è l’uomo della Sindone”, mostra permanente sulla Sindone a Roma
Con la benedizione del Cardinale Pio Laghi, lunedì 11 dicembre 2008 è stata aperta al pubblico la seconda mostra permanente sulla Sindone, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma. All’interno della mostra è possibile visionare una copia della Sindone di Torino, una scultura di Luigi Enzo Mattei, che ha ricostruito in tre dimensioni il corpo dell’uomo del lenzuolo, ed una riproduzione della corona di spine, dei chiodi, dei flagelli utilizzati con Gesù, secondo quanto è stato possibile rilevare dall’immagine. Una serie di grandi pannelli racconta allo spettatore la storia della Sindone ed illustra le fondamentali ricerche scientifiche di questi anni, con particolare riferimento ai recenti studi nel settore della botanica.
Presso: Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, via degli Aldobrandeschi 190. Orario: dal lunedì al venerdì, dalle ore 11.00 alle 13.00 e dalle ore 16.00 alle 19.00. Ingresso libero, con prenotazione per le visite di gruppo. Ampio parcheggio gratuito interno. |
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Ostensioni della Sacra Sindone a Torino dal 1578 ad oggi
Da Gerusalemme, attraverso Edessa, Costantinopoli, Atene, Lirey e Chambery, la Sacra Sindone arriva Torino. Fino al 1997 è stata conservata arrotolata su un cilindro di legno dentro una cassetta d’argento. Oggi è riposta distesa all’interno di un contenitore realizzato con materiali speciali materiali e nelle più moderne tecnologie, per essere esposta pubblicamente e in privato.
1578 - ingresso della Sacra Sindone a Torino, alla presenza di San Carlo Borromeo (Arcivescovo di Milano)
1585 - matrimonio di Carlo Emanuele I e Caterina d’Austria
1586 - nascita di Filippo Emanuele
1587 - nascita di Vittorio Amedeo
1623 - Ostensione presieduta dal Cardinale di Savoia. San Francesco di Sales toglie la reliquia dalla cassa e la presenta al popolo
1625 - matrimonio di Vittorio Amedeo II e Cristina di Francia
1639 - Ostensione cui assiste Santa Giovanna di Chantal
1694 - Ostensione e trasporto della Sacra Sindone nell’attuale Cappella
1706 - trasporto della Sacra Sindone a Genova, a causa dell’assedio di Torino
1737 - Ostensione voluta da Carlo Emanuele III
1750 - matrimonio di Vittorio Amedeo III e Clotilde di Francia
1798 - Ostensione nell’appartamento reale di Carlo Emanuele IV, prima della sua abdicazione
1799 - Ostensione effettuata da Mons. Buronzo di Signa, incaricato della custodia della Sacra Sindone
1804 - la Sacra Sindone viene mostrata a Papa Pio VII, di passaggio a Torino per l’incoronazione di Napoleone I
1814 - ritorno di Vittorio Emanuele I nei suoi Stati
1815 - ritorno di Papa Pio VII dalla prigionia a Fontainbleau
1822 - ascesa al trono di Carlo Felice
1842 - matrimonio di Vittorio Emanuele I e Maria Adelaide
1868 - matrimonio di Umberto I e Margherita
1898 - in occasione di parecchi centenari e dell’Esposizione di Arte Sacra
1931 - matrimonio di Umberto II e Maria Josè del Belgio
1933 - Anno Santo.
1973 (23-24 novembre) - prima Ostensione televisiva.
1978 (26 agosto-8 ottobre) - IV Centenario del trasporto della Sacra Sindone da Chambery a Torino un’Ostensione solenne (quarantatre giorni)
1998 (18 aprile-14 giugno) - per ricordare il 500° anniversario della consacrazione del duomo di Torino, e il 1° centenario dell’Ostensione e della fotografia del 1898
2000 (26 agosto-22 ottobre) - Anno del Grande Giubileo
2010 (10 aprile-23 maggio) ultima esposizione pubblica |
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