Partecipiamo.it...vai alla home page
Medaglia Miracolosa
Ave Maria - Mina
A cura di Angela Magnoni
   
Presentazioni in power Point

 

 

L’Apparizione

 

 

Il 27 novembre 1830, nel convento delle Figlie della Carità (rue du Bac 140, Parigi), alle 17.30 del pomeriggio, la Madonna apparve per la seconda volta a Caterina Labouré, 24 anni, novizia. “Era di una bellezza indescrivibile”, dirà poi la ragazza. La prima volta che le era apparsa, nella chiesina del convento, Caterina era corsa ai Suoi piedi appoggiando le sue mani sulle ginocchia della Vergine: “Quello fu il momento più dolce della mia vita”. Dunque quel 27 novembre le apparve con una serie di simboli molti importanti. I Suoi piedi poggiavano su un globo e steso sotto c’era un serpente verdastro e giallo. La Vergine Maria, bellissima, aveva fra le mani un altro globo d’oro (sopra cui c’era una Croce) e guardando verso il Cielo lo offriva a Dio. La Madre di Cristo aveva inoltre alle dita delle mani degli anelli con grandi pietre preziose che emanavano un incredibile splendore. Ma non tutte. Più tardi la Madonna spiegò a Caterina: “Questo globo rappresenta il mondo intero e ogni anima in particolare…”. E le pietre preziose che alle sue dita emanano quella luce “sono il simbolo delle grazie che spando sulle persone che me le domandano”. Poi spiegò dolcemente a Caterina quanto Lei è pronta a riversare un mare di grazie su coloro che gliele chiedono, che si affidano a Lei e che la invocano. Ma attenzione, rivelò che non si ricorre più a Lei: “Le pietre che non emanano luce sono il simbolo delle grazie che non mi domandano”. Ecco dunque svelato il dramma della moderna apostasia. Nella prima delle grandi apparizioni moderne – attraverso la Santa Vergine – ci viene rivelata la verità: sta per iniziare la grande guerra a Dio, quella in cui gli uomini si lamenteranno, accuseranno il Cielo di sordità, arriveranno fino a bestemmiarlo giudicandolo indifferente ai loro dolori e condannandolo… Eppure Dio è pronto a riversare un oceano di grazie sui suoi figli, attraverso la Vergine Maria. Purtroppo gli uomini non gliele chiedono, non c’è nessuno che preghi e chieda e voglia “appropriarsi” delle ricchezze del Regno di Dio. Preferiamo lamentarci o imprecare, pur non di non chiedere al nostro Padre buono attraverso l’intercessione di Maria. Eppure ci è stato detto con chiarezza, da chi sa e può. “Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto, cercate e troverete”, questo aveva proclamato Gesù e non per modo di dire, le Sue parole sono eterne e vere (“passeranno il Cielo e la terra ma le mie parole, mai!”).

L’ebreo convertito dalla Vergine della Medaglia

 

 

È a causa di qualche patologia psichica o solo per suggestione che un uomo di 29 anni, ebreo, laureato brillantemente in giurisprudenza alla Sorbona di Parigi, con una carriera finanziaria assicurata, prossimo al matrimonio e anticattolico dichiarato, afferma di aver visto la Madonna in una chiesa di Roma? E per questo si converte istantaneamente al cattolicesimo, noncurante delle decisa opposizione della sua famiglia e di tutto l’ambiente ebraico? Evidentemente no, c’è dell’altro. Nei fatti, Alphonse Ratisbonne non poté più prescindere da quella visione, tanto che i successivi 42 anni della sua vita, mai dubitando della verità di quanto accaduto, furono una continua risposta alla chiamata della Vergine Maria, dedicati totalmente alla preghiera e al servizio del prossimo. Alphonse Ratisbonne nasce il 1° maggio 1812 a Strasburgo da una ricca famiglia ebraica di banchieri. A sedici anni perde il padre e passa sotto la tutela dello zio materno Luigi, il quale poi lo assumerà, una volta terminati gli studi, nella banca di sua proprietà. Già in questo periodo l’avversione di Alphonse per la fede cattolica si manifesta ad ogni occasione, inasprendosi ulteriormente in seguito alla conversione al cattolicesimo del fratello Theodore. Il quale verrà ordinato sacerdote nel 1830, anno in cui avvennero le apparizioni della Vergine a Santa Caterina Laboure, nella cappella di Rue de Bac a Parigi. Anche qui vi furono una serie di apparizioni importanti per la nostra, in cui la Madre di Gesù affidò all’umile novizia, Figlia della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, il compito di far coniare una medaglietta con sopra incisa l’immagine che Maria stessa mostrò a Caterina durante le visioni, con la scritta “Oh Maria, concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a Voi”. La Vergine, inoltre, si rivolse a Santa Caterina dicendole: “Fa coniare una medaglia su questo modello, le persone che la porteranno benedetta al collo con fiducia riceveranno grandi grazie!”. Questa medaglia, stampata nel 1832, fu subito denominata Medaglia Miracolosa, per il gran numero di grazie spirituali e materiali che si ottengono portandola con devozione e ripetendo spesso la giaculatoria sopra incisa. Don Theodore fu un gran promotore di questa medaglia, alla cui protezione affiderà ogni giorno il fratello. Alphonse, intanto, fissa la data del suo matrimonio con la cugina Flore. Prima di sposarsi, però, decide di recarsi a Gerusalemme, per visitare la terra dei suoi padri. Ma a causa di una avaria alla nave che lo trasporta, è costretto a sostare alcuni giorni a Roma. Qui incontra il barone de Bussieres, fervente cattolico e amico del fratello sacerdote. Sfidando l’anticlericalismo viscerale di Alphonse, una sera il barone gli dona una Medaglia Miracolosa, di cui era devotissimo. Il Ratisbonne accetta di mettersela al collo, più che altro per non dispiacere all’amico. Nel frattempo decide di prolungare di qualche giorno la sua permanenza a Roma. La mattina del 20 gennaio 1842 è sulla carrozza del barone de Bussières, che si sta recando alla chiesa di Sant’Andrea delle Fratte nei pressi di piazza di Spagna, per organizzare il funerale di un diplomatico. Anche se l’intenzione iniziale è quella di attendere in carrozza, Alphonse non resiste alla curiosità di visitare l’interno della chiesa. Non sa ancora che vi avrebbe trovato ben altro che suppellettili d’oro e qualche opera d’arte. Ma lasciamo il racconto di quanto accaduto allo stesso Ratisbonne: “All’improvviso mi sentii preso da uno strano turbamento e vidi scendere un velo davanti a me. La chiesa mi sembrò tutta oscura, eccettuata una cappella, come se la luce si fosse concentrata tutta là... Levai comunque gli occhi verso la luce che tanto risplendeva e vidi, in piedi sull’altare, viva, grande, maestosa, bellissima e dall’aria misericordiosa, la Santa Vergine Maria, simile, nell’atto e nella struttura, all’immagine della medaglia che mi era stata donata perché la portassi... Alla sua presenza, benché Ella non abbia detto alcuna parola, compresi di colpo l’orrore dello stato in cui mi trovavo, la deformità del peccato, la bellezza della religione cattolica: in una parola, compresi tutto di colpo”. Comprese tutto, di colpo, senza esser stato istruito alla vera fede, senza avere mai letto alcun libro di religione cattolica. Undici giorni dopo viene ammesso al Battesimo, per lui ormai indispensabile, assumendo il nome di Maria. Dopo essersi riappacificato con il fratello, decide di diventare gesuita e il 24 settembre 1848 è ordinato sacerdote. Nello stesso anno dell’apparizione, il Vicariato di Roma istituisce una commissione d’inchiesta per appurare l’autenticità di quanto accaduto. Dopo mesi di deposizioni e testimonianze, il cardinale Costantino Patrizi firma un decreto in cui si riconosce come “istantanea e perfetta” la conversione di Alphonse Marie dall’ebraismo, a seguito dell’apparizione realmente avvenuta. Dopo alcuni anni con la Compagnia di Gesù, comprende che la sua missione è accanto al fratello Theodore, nella Congregazione di Notre Dame de Sion da lui fondata per convertire gli Ebrei al cattolicesimo. Lascia i gesuiti (su licenza di papa Pio IX) e si trasferisce in Terra Santa, dove muore il 6 maggio 1884 ad Ain Karin, il luogo, secondo la tradizione, della Visitazione di Maria a Elisabetta. La sua conversione fu così profonda che anche la morte non era per lui più motivo di timore, ma anzi il mezzo per poter rincontrare definitivamente la Vergine apparsa a Roma. Dichiarò, infatti, prima di morire, nonostante si sentisse peccatore: “Perché mi tormentate con le vostre cure? La Santissima Vergine mi chiama e io ho bisogno di Lei. Desidero solo Maria! Per me è tutto!”.

 

Alberto Azzimonti

Devoti alla Medaglia Miracolosa

 

Mons. Quélen, arcivescovo di Parigi nel periodo delle Apparizione della Madonna a Santa Caterina Labouré, è protagonista del primo miracolo della Medaglia. Quando si reca da un noto apostata, in punto di morte, per dargli la Medaglia, viene però respinto. Mons. Quélen se ne torna indietro recitando la supplica della Medaglia. Ma l’apostata lo manda a chiamare, accettando di confessarsi.

Il Santo Curato d’Ars (1786- 1859), ha sempre le tasche piene di Medagliette che distribuisce a tutti, anche da portare a casa a tutti i familiari.

Santa Bernadette Soubirous quando le appare la Madonna, l’11 febbraio 1858, porta al collo la Medaglia Miracolosa legata con uno spago.

San Giovanni Bosco (1815-1888), durante lo scoppio del colera, invia i suoi ragazzi tra i malati, dicendo loro che indossando la Medaglia, non si sarebbero ammalati. Nessuno dei ragazzi, infatti, viene contagiato.

Nel 1832 scoppia a Parigi una terribile epidemia di colera. Le Figlie della Carità distribuiscono ai malati la Medaglia. Avvengono molte guarigioni. Da qui la gente inizia a chiamare “miracolosa” la Medaglia.

San Luigi Orione (1872-1940), semina Medaglie Miracolose nei luoghi che ritiene necessari alle sue opere di bene. Se non riesce a seminarle, le lancia oltre il muro di cinta delle case che desidera procurarsi per l’Opera. Le case e i terreni dove lui mette la Medaglia, entrano tutte a far parte dell’Opera. Nella prima pietra delle case e delle chiese nuove, egli inserisce la Medaglietta con la corona del Rosario.

Santa Teresa di Lisieux (1873-1897), ha diffuso la conoscenza della Medaglia.

San Pio da Pietrelcina (1887-1968), le porta sempre in tasca e le distribuisce a tutti, anche spedendole.

San Massimiliano Kolbe (1894-1941), è il più fervente apostolo della Medaglia Miracolosa. Celebra la sua Prima Messa all’altare di Sant’Andrea delle Fratte a Roma, dove la Madonna è apparsa a Ratisbonne, l’ebreo anticlericale, poi convertito. San Massimiliano Kolbe porta sempre con sé le Medaglie e le distribuisce a tutti. Quando in Polonia identifica il luogo idoneo per costruire la Città dell’Immacolata, semina nel terreno le Medaglie: ogni ostacolo iniziale viene superato e il terreno gli viene addirittura donato.

Madre Teresa di Calcutta (1910-1997), prende le Medagliette fra le mani, le bacia pregando un attimo e poi le regala. Ai bambini le offre con una caramella. Ne dona una anche a Mons. Comastri, che la incastona nel suo anello da arcivescovo. Il miracolo che ha portato alla beatificazione di Madre Teresa è legato alla Medaglia Miracolosa. Monica Besra, 35 anni, del Bengala Occidentale, soffre di tumore al ventre. Il 5 settembre 1998, nel primo anniversario della morte della Madre, una suora prende una Medaglia Miracolosa che era stata a contatto con il corpo di Madre Teresa e la lega intorno al ventre di Monica con uno spago e supplica “Madre, oggi è il giorno in cui sei andata in Cielo. Tu amavi i poveri, fa’ qualcosa per Monica, che deve curare i suoi cinque figli”. La notte stessa il tumore sparisce.

Arsène Heitz, vincitore del concorso per la bandiera Europea indetto nel 1950, si ispira, senza dirlo a nessuno, alla Medaglia Miracolosa che porta al collo. La corona di dodici stelle su campo blu, piace ai membri del Consiglio d’Europa che nel 1950 la sceglie come simbolo dell’identità europea e la adotta ufficialmente  l’8 dicembre 1955, nella solennità dell’Immacolata.

Padre Antonio Ribeiro Pinto e la Medaglia Miracolosa

 

Padre Antonio Ribeiro Pinto viene considerato il secondo Curato d’Ars, il Curato d’Ars brasiliano. È un innamorato e fedele servitore della Madonna.  

Cappellano per 27 anni in una colonia all’interno del Brasile, lotta contro l’alcolismo e le sue conseguenze: risse, liti, malcostume e assenza di pratiche religiose. Egli nutre un’illimitata fiducia nella Madonna e chiede sempre il suo aiuto: agli ubriachi che incontra fa bere un bicchiere d’Acqua Benedetta. In questo bicchiere mette la Medaglia Miracolosa, invitando gli ubriachi ad usarla ogni volta che sentono la voglia di bere alcool e vino. Dopo tre anni, il vizio dell’alcolismo sparisce dalla regione. Egli regala la Medaglia Miracolosa a tutti gli ammalati e ai bisognosi che lo cercano, e li invita a pregare novene alla Madonna delle Grazie.

Padre Antonio, nel 1947 viene chiamato ad essere parroco in un villaggio sperduto e sconosciuto ai più: Urucania, nello stato di Minas. La gente però lo trova e in poco tempo inizia un vero pellegrinaggio verso Urucania.

“Chi vuole ricevere la benedizione di Dio e di Maria non deve essere un nemico di Dio e della Vergine Immacolata!”. Dicendo queste parole, Padre Antonio esorta la gente alla Confessione. Quando la gente radunata è talmente tanta da non riuscire a confessare tutti, egli recita l’Atto di Contrizione ed invita tutti alla recita di tre Ave Maria, seguite ciascuna dalla giagulatoria: “Oh Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te”. Benedice numerose Medaglie Miracolose e le fa distribuire prima di benedire tutti. Avvengono così molte conversioni e guarigioni.

Una strana semina

 

…Dovevano essere le cinque del mattino. Mi sentii scuotere dolcemente e la voce del padre (ndr. Padre Andrea Gasparino) che mi diceva: “Alzati, dobbiamo fare una cosa importante”. Per un ragazzo di undici anni, essere svegliato all’alba e sentirsi dire: “Andiamo a fare una cosa importante”, puzzava di avventura e in pochi minuti ero pronto con gli occhi lavati e la riga nei capelli. Non ero stato l’unico “convocato”. Con me erano stati svegliati, con lo stesso invito, un gruppo di altri ragazzi tra cui ricordo Ciccio, Simone e Bruno. Trangugiammo in fretta  una tazza di latte in polvere con dentro castagne avanzate dalla cena e ci dichiarammo pronti a partire per dove e per fare cosa, solo Dio e il padre lo sapevano. Ciccio ricevette in consegna un’asticella di un metro circa. Simone un’altra di due metri. Bruno martello e chiodi ed io un sacchetto di Medaglie della Madonna (ndr. Medaglia Miracolosa). Il padre brandiva… la corona del Rosario. Partimmo in silenzio, o meglio, Ave Maria lui e Santa Maria noi e dalla piscina comunale, dove abitavamo di favore in questi mesi, ci incamminammo in una stradina di campagna arrivando fino all’entrata di San Rocco Castagnaretta, davanti alla Caserma e alla Cascina Vecchia.

Ci guardammo attorno e c’erano solo camp di trifoglio e due lunghe file di gelsi. Il padre finì, o meglio, sospese il Rosario e disse: “È qui che ci fermiamo”. “A far cosa?”, pensammo noi. Panini per merende non ne avevamo portati, ai servizi eravamo andati; alberi da frutta, per eventuali raccolte “clandestine”, non se ne vedevano. Cosa potevamo fare in mezzo a quei campi? La istruzione degli incarichi venne immediata: “Ciccio e Simone, consegnate a Bruno le assicelle. Bruno inchiodale in modo da formare una croce e poi piantala in mezzo al campo e tu (ero io), apri il sacchetto delle medaglie e mettiti a correre fra il trifoglio e spargile dappertutto”. Seppi, in seguito, che altre “semine” erano state fatte in precedenza da altri miei concittadini (ndr. della “Città dei ragazzi”).

Gli ordini non si discutevano, specie in queste speciali circostanze, in cui il padre aveva sempre uno sguardo strano e un tono di voce più strano ancora! Son passati quarantasei anni e molti particolari mi sfuggono, ma di una cosa sono sicuro e cioè di aver preso alla lettera l’ordine di correre. Tutta quella “paraliturgia” veniva praticamente eseguita sul ciglio della statale e nell’orario in cui la gente “normale” andava al lavoro. In quegli anni si viaggiava ancora molto in bicicletta, motorino e addirittura a piedi, il che facilitava tutta quella brava gente a fermarsi per assistere, gratis e …in prima fila. Ed io ero allergico a questo! Come son sicuro di aver corso, così non ho il minimo dubbio di essermi abbassato fra quel trifoglio, desideroso che fosse un campo di …granoturco!

Seminai quelle medaglie, masticando tra i denti una frase che avrei ripetuto più volte in quegli anni: “Ma quest’uomo deve sempre inventarne una nuova? La gente deve pensare che abbiamo qualche vite in meno!”. Io pensavo tutte queste cose “supersensate”, forse le pensavano anche i miei compagni, ma son sicuro che a quell’uomo in cotta e stola non gliene importava un bel niente di quel che pensavo io e i tre piantatori di croci. Eravamo solo “manovalanza” i queste azioni profetiche. Avremmo capito più tardi. Ma la faccenda non si era esaurita con la semina delle medaglie. Troppa grazia! Quella croce in mezzo ai campi doveva servire a qualcosa e la prima ed immediata fu di essere un punto di riferimento attorno a cui radunarci per recitare un “bellissimo” Rosario, di cinque “lunghissimi” Misteri!

Oggi dico: “Son stati momenti bellissimi ed io c’ero”. Ringrazio per questo. In quel giorno, però, inginocchiato in mezzo al campo, il mio stato d’animo non era di ringraziamento bensì di supplica: “Ma quando finisce questo supplizio?”. E che voglia di alzarmi da quella posizione di …orante afflitto e gridare per quegli spettatori sulla statale: “Ma non avete niente da fare? Andate a lavorare, per la miseria!”.  È qualcosa di più forte di me. Le manifestazioni esteriori di religiosità mi hanno sempre causato l’orticaria. Fiaccolate, processioni, Vie Crucis per le strade e in piazza pubblica, non sono mai state per me mezzi di preghiera, ma solo di nervosismo. Preferisco una cripta, una montagna o un deserto. Credo che l’importante sia arrivare a Dio. Ognuno scelga la sua strada.

Finito il Rosario, iniziò la spiegazione: “Costruiremo qui la Città dei ragazzi. Là faremo la cappella (c’erano quattro o cinque gelsi, per nutrire i bachi da seta), sulla destra costruiremo il refettorio e la cucina (vedevamo trifoglio), sulla sinistra ci sarà il dormitorio e il laboratorio (vedevamo ancora trifoglio)”. In una visione ben realista, c’era da pensare che ci venisse impartita non tanto una lezione di fede bensì di speranza, perché proprio non si riusciva a credere ma solo a sperare. Sperare che tutte quelle “profezie” si avverassero.

Sei mesi dopo, quattro casette erano pronte ed in esse si facevano tutte quelle cose che le orecchie di un gruppetto di stupiti ragazzi avevano sentito attorno ad una croce, in mezzo ad un campo di trifoglio….

 

Testimonianza di Valerio, dal libro “Primi tempi”  (Movimento Contemplativo Missionario “P. Foucauld,  Cuneo)

Il significato del monogramma della Medaglia

 

 

Il modello fatto vedere alla veggente dalla Madonna corrispondeva pressappoco a quello che conosciamo oggi. Da un lato si vedeva la Madonna che emetteva verso il basso i raggi luminosi simboleggianti la moltitudine delle grazie ottenute da Gesù con la sua intercessione. Tutto intorno a questa immagine c’era la scritta “O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”.  Poi l’immagine parve voltarsi mostrando il rovescio: sopra il Sacro Cuore  fiammeggiante di Gesù e quello di Maria trapassato da una spada campeggiava una sorta di monogramma composto dalle lettere M e I sormontate da una croce. L’insieme era circondato da una corona di dodici stelle che ricordano il noto passo dell’Apocalisse: “Una donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo” (Ap.12,1).

Qual è il significato del monogramma? I teologi ritengono ch’esso sia assai semplice: M=Maria Madre; I=Iesus; la croce =crocifisso. Il risultato è evidente: Maria Madre del Salvatore, Gesù Cristo crocifisso”.

La Medaglia Miracolosa non è un amuleto ma un sacramentale

 

 

I sacramentali sono oggetti benedetti, come medaglie, candele, scapolari, acqua benedetta, ecc.: ci proteggono contro l’influenza del maligno. Per questo la Medaglia Miracolosa non va usata come se fosse un amuleto ma come segno della presenza di Maria nella nostra vita. Infatti l’uso dei sacramentali non ci esonera dall’impegno di vivere secondo le indicazioni del Vangelo e della Santa Chiesa.

Supplica alla Medaglia Miracolosa

 

da recitarsi alle 17 del 27 Novembre, festa della Medaglia

in ogni 27 del mese, ed in ogni urgente necessità.

 

O Vergine Immacolata, noi sappiamo che sempre ed ovunque sei disposta ad esaudire le preghiere dei tuoi figli esuli in questa valle di pianto, ma sappiamo pure che vi sono giorni ed ore in cui ti compiaci di spargere più abbondantemente i tesori delle Tue grazie. Ebbene, o Maria, eccoci qui prostrati davanti a Te, proprio in quello stesso giorno ed ora benedetta, da Te prescelta per la manifestazione della Tua Medaglia. Noi veniamo a Te, ripieni di immensa gratitudine ed illimitata fiducia, in quest’ora a Te sì cara, per ringraziarti del gran dono che ci hai fatto dandoci la Tua immagine, affinché fosse per noi attestato d’affetto e pegno di protezione. Noi dunque ti promettiamo che, secondo il Tuo desiderio, la santa Medaglia sarà il segno della Tua presenza presso di noi, sarà il nostro libro su cui impareremo a conoscere, seguendo il Tuo consiglio, quanto ci hai amato e ciò che noi dobbiamo fare, perché non siano inutili tanti sacrifici tuoi e del Tuo Divin Figlio. Sì, il Tuo Cuore trafitto, rappresentato sulla Medaglia, poggerà sempre sul nostro e lo farà palpitare all’unìsono col Tuo. Lo accenderà d’amore per Gesù e lo fortificherà per portar ogni giorno la propria croce dietro a Lui. Questa è l’ora Tua, o Maria, l’ora della Tua bontà inesauribile, della Tua misericordia trionfante, l’ora in cui facesti sgorgare per mezzo della Tua Medaglia, quel torrente di grazie e di prodigi che inondò la terra. Fai, o Madre, che quest’ora, che ti ricorda la dolce commozione del Tuo Cuore, la quale ti spinse a venirci a visitare e a portarci il rimedio di tanti mali, fai che quest’ora sia anche l’ora nostra: l’ora della nostra sincera conversione, e l’ora del pieno esaudimento dei nostri voti. Tu che hai promesso proprio in quest’ora fortunata, che grandi sarebbero state le grazie per chi le avesse domandate con fiducia: volgi benigna i tuoi sguardi alle nostre suppliche. Noi confessiamo di non meritare le Tue grazie, ma a chi ricorreremo, o Maria, se non a Te, che sei la Madre nostra, nelle cui mani Dio ha posto tutte le sue grazie? Abbi dunque pietà di noi. Te lo domandiamo per la Tua 1mmacolata Concezione e per l’amore che ti spinse a darci la Tua preziosa Medaglia. O Consolatrice degli afflitti, che già ti inteneristi sulle nostre miserie, guarda ai mali da cui siamo oppressi. Fai che la Tua Medaglia sparga su di noi e su tutti i nostri cari i Tuoi raggi benefici: guarisca i nostri ammalati, dia la pace alle nostre famiglie, ci scampi da ogni pericolo. Porti la Tua Medaglia conforto a chi soffre, consolazione a chi piange, luce e forza a tutti. Ma specialmente permetti, o Maria, che in quest’ora solenne ti domandiamo la conversione dei peccatori, particolarmente di quelli, che sono a noi più cari. Ricordati che anch'essi sono tuoi figli, che per essi hai sofferto, pregato e pianto. Salvali, o Rifugio dei peccatori, affinché dopo di averti tutti amata, invocata e servita sulla terra, possiamo venirti a ringraziare e lodare eternamente in Cielo. Cosi sia.

 

Salve Regina e tre volte “O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te”.

Coroncina della Medaglia Miracolosa

o Novena Perpetua

 

O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, che, mossa a pietà dalle nostre miserie, scendesti dal cielo per mostrarci quanta cura prendi alle nostre pene e quanto ti adoperi per allontanare da noi i castighi di Dio e ottenerci le Sue grazie, soccorrici in questa presente nostra necessità e concedici le grazie che ti domandiamo.

 

Ave Maria...

O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te. (tre volte)

 

O Vergine Immacolata, che ci hai fatto dono della tua Medaglia, quale rimedio a tanti mali spirituali e corporali che ci affliggono, come difesa delle anime, medicina dei corpi e conforto di tutti i miseri, ecco che noi la stringiamo riconoscenti sul nostro cuore e ti domandiamo per essa di esaudire la nostra preghiera.

 

Ave Maria…

O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te. (tre volte)

 

O Vergine Immacolata, che hai promesso grandi grazie ai devoti della tua Medaglia, se ti avessero invocato con la giaculatoria da Te insegnata, noi, pieni di fiducia nella Tua parola, ricorriamo a Te e Ti domandiamo, per a Tua Immacolata Concezione, la grazia di cui abbiamo bisogno.

 

Ave Maria…

O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te. (tre volte)

Novena alla Medaglia Miracolosa

ripetere per nove giorni consecutivi

 

 

O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, che, mossa a pietà dalle nostre miserie, scendesti dal Cielo per mostrarci quanta parte prendi alle nostre pene e quanto di adoperi per stornare da noi i castighi di Dio e impetrarci le Sue grazie, muoviti a pietà della presente nostra necessità; consola la nostra afflizione e concedici la grazia che ti domandiamo (esprimere la grazia richiesta).

 

Salve Regina…

O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te!

 

O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, che, quale rimedio a tanti mali spirituali che ci affliggono, ci hai portato la Tua Medaglia, affinché fosse difesa delle anime, medicina dei corpi e conforto di tutti i miseri, ecco che noi la stringiamo riconoscenti sul nostro cuore e ti domandiamo per essa di esaudire la nostra preghiera.

 

Salve Regina…

O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te!

 

O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, Tu hai promesso che grandi sarebbero state le grazie per i devoti della Tua Medaglia che ti avessero invocata con la giaculatoria da Te insegnata; ebbene, o Madre, ecco che noi, pieni di fiducia nella Tua parola, ricorriamo a Te e ti domandiamo, per la Tua Immacolata Concezione, la grazia di cui abbiamo bisogno.

 

Salve Regina…

O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te!

Litanie alla Beata Vergine della Medaglia Miracolosa

 

Signore, abbi pietà di noi.

Cristo, abbi pietà di noi.

Signore, abbi pietà di noi.

 

Cristo, ascoltaci, Cristo, ascoltaci.

Cristo, esaudiscici, Cristo, esaudiscici.

 

Padre Celeste, Dio, abbi pietà di noi.

Figlio Redentore del mondo, Dio, abbi pietà di noi.

Spirito Santo, Dio, abbi pietà di noi.

Santa Trinità, unico Dio, abbi pietà di noi.

 

O Maria, concepita senza peccato, che scendesti sulla terra per assicurarci che non ci hai dimenticati, prega per noi, che ricorriamo a Te.

O Maria, concepita senza peccato, che ci desti nella Medaglia un sicuro pegno della tua materna protezione, prega per noi, che ricorriamo a Te.

O Maria, concepita senza peccato, che ti mostrasti quale Regina dell’universo, avendo per trono e per scettro il mondo, prega per noi, che ricorriamo a Te.

 

Per i privilegi della tua Immacolata Concezione, esaudiscici, o Maria.

Per quelle braccia maternamente stese verso di noi, esaudiscici, o Maria.

Per quelle purissime mani, da cui piovono raggi di grazie, esaudiscici, o Maria.

Per quella corona di stelle, simbolo della tua regalità, esaudiscici, o Maria.

Per il tuo dolcissimo Nome, scolpito sulla Medaglia, esaudiscici, o Maria.

Per il tuo Cuore Addolorato e Immacolato, trafitto dalla spada, esaudiscici, o Maria.

Per il Cuore di Gesù, circondato di spine, esaudiscici, o Maria.

 

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, perdonaci, Signore.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, ascoltaci, Signore.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.

 

Preghiamo:

O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa che, quale rimedio a tanti mali spirituali e corporali che ci affliggono, ci hai portato la tua Medaglia, affinché fosse difesa delle anime, medicina dei corpi e conforto di tutti i miseri, ecco che noi la stringiamo riconoscenti sul nostro cuore e ti domandiamo per essa di esaudire la nostra preghiera. Amen.

 

O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te.

Il corpo incorrotto di Santa Caterina Labouré

 

Santa Caterina è morta il 31 dicembre 1876. Il 21 marzo 1933 (57 anni dopo) il suo corpo viene esumato e trovato incorrotto. Un medico schiudendo le palpebre della Santa nota che gli occhi azzurri di Santa Caterina sembravano vivi.

Ancora oggi si può venerare il corpo incorrotto della Santa, esposto nella Casa delle Figlie della Carità a Parigi.