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"Sotto il manto di Maria"

Una pagina dedicata alla Madonna

 
Dalla Chiesa e dai Santi
Salve, o dolce Vergine - Clarisse S. Severino Marche
A cura di Angela Magnoni
 
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Dalla lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae”

 

Io stesso, poi, non ho tralasciato occasione per esortare alla frequente recita del Rosario. Fin dai miei anni giovanili questa preghiera ha avuto un posto importante nella mia vita spirituale.

Il Rosario mi ha accompagnato nei momenti della gioia e in quelli della prova. Ad esso ho consegnato tante preoccupazioni, in esso ho trovato sempre conforto.  

Ho sentito il bisogno di sviluppare una riflessione sul Rosario, quasi a coronamento mariano della stessa Lettera apostolica, per esortare alla contemplazione del volto di Cristo in compagnia e alla scuola della Sua Madre Santissima. Recitare il Rosario, infatti, non è altro che contemplare con Maria il volto di Cristo.

Numerosi segni dimostrano quanto la Vergine Santa voglia anche oggi esercitare, proprio attraverso questa preghiera, la premura materna alla quale il Redentore moribondo affidò, nella persona del discepolo prediletto, tutti i figli della Chiesa: “Donna, ecco il tuo figlio!” (Gv 19, 26). Sono note le svariate circostanze, tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, nelle quali la Madre di Cristo ha fatto in qualche modo sentire la Sua presenza e la Sua voce per esortare il Popolo di Dio a questa forma di orazione contemplativa. Desidero in particolare ricordare, per l’incisiva influenza che conservano nella vita dei cristiani e per l’autorevole riconoscimento avuto dalla Chiesa, le apparizioni di Lourdes e di Fatima, i cui rispettivi santuari sono meta di numerosi pellegrini, in cerca di sollievo e di speranza. 

 

San Giovanni Paolo II

Alcune caratteristiche di Maria

 

Ha vissuto nel nascondimento per dare gloria a Suo Figlio.

Mi rende capace di fare altrettanto.

 

Ha detto “eccomi” a Dio.

Mi aiuta a fare la Volontà del Signore.

 

Ha detto sempre “sì”.

È più facile dirlo, se lo dico insieme a Lei.

 

È stata forte sotto la Croce.

Con Lei i miei problemi, le mie paure, diventano più leggeri.

 

È umile.

Mi aiuta a diventare povero di orgoglio.

 

È donna dell’ascolto.

Mi apre alla Voce del Padre.

 

È donna del silenzio.

Mi guida alle cose essenziali della vita.

 

È donna di libertà.

Con Lei posso togliere dalla mia vita tutto quello che mi limita nel cammino.

 

È stata accogliente.

Mi insegna ad andare incontro alle necessità degli altri.

 

È piena di Spirito Santo.

Mi aiuta ad essere guidato da Lui.

 

È preghiera vivente.

Purifica e completa la mia preghiera.

 

È la serva del Signore.

Mi insegna a servire Dio e i fratelli.

 

È Regina della pace.

La porta nella mia vita.

 

È Madre del Verbo.

Mi facilita nel comprendere la Parola di Dio.

 

È fedele.

Se le dono la mia mano, la tiene nella Sua per sempre.

 

Angela Magnoni

Cardinal Angelo Comastri: “Come ho conosciuto Maria”

 

Io ho conosciuto Maria attraverso la mamma e attraverso la mamma ho capito Maria. Nella mia vita ci sono due ricordi fondamentali di Maria e della mamma insieme. Ricordo di quando nemmeno avevo 4 anni e la mamma spesse volte, nelle serate d’inverno, si intratteneva con me per insegnarmi le preghiere. E ricordo quando la prima volta seduto su una sedia nella grande cucina della mia casa riuscii per la prima volta a dire tutta l’Ave Maria e rivedo ancora gli occhi felici della mia mamma che mi ricompensarono con un bacio. Quel momento l’ho ancora vivo dentro di me ed è uno di quei ricordi ai quali spesse volte attingo per trovare il coraggio e la forza di andare avanti nel cammino della vita. Un altro grande ricordo mariano, l’ultimo grande ricordo mariano legato alla mia mamma risale al giorno stesso della sua morte. Era il 5 maggio del 1957 e mia mamma, com’era sua abitudine, entrò un quarto alle 6 del mattino nella mia camera dicendo la preghiera dell’Angelo: ‘Angelus Domini nuntiavit Mariae...’. Soprattutto mi ha aiutato una poesia, una poesia alla quale io sono affezionatissimo ed è una poesia di Giuseppe Ungaretti intitolata ‘La Madre’. Qui il poeta riesce a focalizzare il mistero della mamma come colei che dimentica sempre se stessa, o meglio potremmo dire con più forza colei che non riesce a pensare a se stessa, perché vive totalmente per gli altri. Ebbene il poeta immagina che l’ultimo battito del suo cuore faccia cadere la parete che lo separa dall’Eternità. E quando entra nell’Eternità cerca la mamma, perché un figlio resta sempre figlio. Dentro di sé resta sempre qualcosa del bambino. Ed ecco la sorpresa: la mamma non guarda verso il figlio, la mamma guarda verso Dio, fissa gli occhi di Dio e davanti a Dio fa intercessione per il figlio. E soltanto quando negli occhi di Dio ha letto la certezza che il figlio è stato perdonato, allora la mamma fa un sospiro di sollievo e va incontro al figlio per abbracciarlo. Ecco la madre: la madre è colei che sulla terra realizza la più bella e la più profonda visibilità del mistero di Dio. Dio ha voluto nella grande opera della salvezza coinvolgere una madre. Se fosse mancata la madre sarebbe mancato un colore, un colore materno; sarebbe mancato un calore, un calore materno. Per questo Dio ha voluto che accanto alla Croce nel momento del più grande, del più sublime atto di amore, l’amore che contrasta tutto l’odio, tutta la cattiveria, tutta la violenza dell’umanità, ci fosse una madre quasi per tradurlo con il linguaggio materno all’umanità. Allora è chiaro che se Dio ha voluto accanto a sé una madre, la madre ha un grande ruolo nella storia dell’umanità e nella storia dei popoli, e se entra in crisi, se si annebbia il mistero della maternità, il mondo precipita nell’inciviltà. Un grande statista, tra l’altro non frequentatore di Chiesa, Clemenceau, ebbe a dire che i popoli vengono educati sulle ginocchia della madre. Se viene a mancare la madre, e oggi siamo in una crisi della maternità, ci dobbiamo rendere conto e capirne tutto il rischio e la drammaticità, precipita la civiltà: non si riesce più a leggere l’alfabeto della vita, non si riesce più a leggere nemmeno l’alfabeto della religione e viene a mancare una visibilità di Dio, la visibilità appunto attraverso la madre.

 

ROMA, giovedì, 15 novembre 2007 (ZENIT.org)

Il coraggio della fede

 

Sconvolto dopo il fatto della ragazza madre uccisa nell’accampamento tuareg perché colta in adulterio, i miei rapporti con Maria di Nazareth divennero molto più intimi. Fu come se improvvisamente mi diventasse sorella. Sì, lo devo confessare con umiltà: quando riuscii ad accosta­re quella tragedia, consumata nel silenzio di una sperduta vallata dell’Hoggar, al Vangelo di Luca, compresi in pieno il coraggio di Maria nell’accettare la richiesta dell’Angelo e il disegno di Dio su di Lei. Doveva accettare il ruolo di ragazza madre. Chi avrebbe creduto a Lei? Chi avrebbe accettato il discorso di una ragazzetta che in casa viene a dirmi: “Sai... questo bimbo che ho nel ventre è il figlio dell’Altissimo!”? A casa mia avrebbe per lo meno ricevuto uno schiaffo da mio padre, ed eravamo in Piemonte, a casa di qualche famiglia più verso il sud si sarebbe sentita dire: “Vattene e non vogliamo più vederti perché hai disonorato la famiglia”. In qualche casa araba o scita o ebrea dei tempi passati... sarebbe corso il sangue. Maria, nella fede, ebbe il coraggio di confidare nel Dio dell’impossibile e di lasciare a Lui la soluzione dei suoi problemi: la sua era fede pura. Fu una scoperta dolcissima la mia, fatta in un ambiente stu­pendo, come il deserto e.. quel deserto! Non dimentichiamolo: la Bibbia fu scritta proprio in quel terreno, tra il deserto e la steppa dove vivono le carovane, bruca­no gli asini e le pecore, e gli uomini sanno interrogare il cielo perché è l’unica speranza di vita.

 

fratel Carlo Carretto

La scelta irrevocabile di Maria

 

Maria meditava nel suo cuore tutti gli avvenimenti, cercando di leggerli nel Signore, “Si faccia di me secondo la tua parola”, disse Maria all’Angelo. La scelta di irrevocabile di Maria: essere del tutto del Signore. Logica conseguenza è lo stato interiore profondo della ricerca continua  della Sua Volontà. Maria adora Dio che la conduce. Lei scruta con amore i segni che le dona il Signore, segni che indicano il cammino di Dio. Noi siamo nel Signore, siamo immersi nel Suo Amore infinito. Egli ci ama come ama Dio, cioè con l’amore forte e vigoroso di un Padre. Scrutare la Sua Volontà è la nostra vita.

 

don Oreste Benzi

Ogni bene, ogni aiuto, ogni grazia che gli uomini hanno ricevuto e riceveranno da Dio sino alla fine del mondo, tutto è venuto e verrà loro per intercessione e per mezzo di Maria.

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori

 

Fu ai piedi della Madonna di Letnice, un Santuario vicino a Skopje, che ascoltai la chiamata divina. Lo ricordo bene: accadde la sera del giorno dell’Assunta. Pregavo e cantavo, ricolma di gioia interiore, quando sentii la voce di Dio che mi invitava ad essere tutta sua, consacrandomi a Lui e al servizio del prossimo.

Santa Teresa di Calcutta

 

Noi abbiamo uno spiccato affetto per la Madonna. È importante avere dei modelli e il nostro primo soprattutto per la donna ma anche per i ragazzi è Lei… A Lourdes, a Fatima e anche a Medjugorie (dove abbiamo una forte comunità da oltre 10 anni), la Vergine continua a raccomandare il Rosario. Evidentemente in quella preghiera c’è un potenziale misterioso e nascosto che guarisce. Io lo consiglio ai giovani in difficoltà, alle coppie che si scontrano: cominciate a dire il Rosario. Con tutto il rispetto per le scienze umane, credo che non siano sufficienti a guarire le piaghe del tossico. La Corona guarisce la psiche, è una forza che passa nelle vene. È una Presenza, non solo un segno.

suor Elvira Petrozzi, fondatrice della “Comunità Cenacolo”

 

Il mezzo più sicuro per conoscere la volontà di Dio è pregare la nostra buona Madre. La Santissima Vergine si tiene tra il Figlio Suo e noi. Quanto più siamo peccatori, tanto più Essa nutre affetto e compassione per noi. Il bambino che è costato più lacrime a sua madre è il più caro al suo cuore. Non corre sempre una madre verso il figlio più debole e più esposto? Nessuna grazia viene dal Cielo senza prima passare per le Sue mani. Non si entra in una casa senza prima parlare al portinaio: ebbene! La Santa Vergine è la portinaia del Cielo.

San Giovanni Maria Vianney, Santo Curato d’Ars

 

È molto, molto importante per noi nutrire un amore profondo per Maria. Poiché fu Lei che insegnò a Gesù a camminare, a pregare, a lavarsi, a compiere tutti quei piccoli atti che rendono così bella la vita umana. Deve aver fatto senz’altro tutte queste cose. E anche adesso... sarà sempre disposta ad aiutarci, ad insegnarci come essere una cosa sola con Gesù, come amare Lui soltanto, come toccarlo e vederlo, come servirlo mentre si cela dietro la maschera della sofferenza.

Santa Teresa di Calcutta

 

Maria è profondamente attiva nel nostro cuore. Noi molte volte non capiamo e non capiamo di noncapire, ma Maria ci è sempre presente e ci rivela il volto del Padre.

don Oreste Benzi

 

Guardiamo a Maria per attingere dal Suo sguardo materno il coraggio della conversione. Ella sa quanto siamo deboli, ma conosce anche le infinite risorse di misericordia del Figlio divino.

San Giovanni Paolo II

 

L’autentico omaggio che un cristiano può tributare alla Vergine è quello di fare, come Lei, lo sforzo di incarnare la vita di Dio nelle vicissitudini della nostra storia transitoria.

Mos. Oscar Arnulfo Romero

 

Bambina mia, fatti sempre guidare dalla Madonna, che è la tua vera madre. Cerca di farti sempre tenere per mano da Lei, come io faccio con te adesso!

Santa Teresa di Calcutta, rivolta ad una consorella

 

La preghiera della Chiesa è come sostenuta dalla preghiera di Maria.

San Giovanni Paolo II

 

La contemplazione di Cristo ha in Maria il suo modello insuperabile. Il volto del Figlio le appartiene a titolo speciale.

San Giovanni Paolo II

 

Maria non vive che in Cristo e in funzione di Cristo!

San Giovanni Paolo II

 

L’insistente implorazione della Madre di Dio poggia sulla fiducia che la Sua materna intercessione può tutto sul cuore del Figlio.

San Giovanni Paolo II

 

Io mi propongo di custodire in me la volontà di lavorare per trasformarmi in Maria, allo scopo di diventare un'altra Maria vivente e operante, di trasformare in lei e mediante lei i miei pensieri.

Beato Charles de Foucauld

 

In qualsiasi necessità invocate la Madonna e vi assicuro che sarete esauditi!

San Giovanni Bosco

 

Quando Maria ti sostiene non cadi, quando ti protegge non temi, quando ti conduce non ti affatichi; quando ti è favorevole arrivi al porto della salvezza.

San Bernardo

 

La devozione a Maria è un segno infallibile di eterna salute.

San Bernardo

 

Confidando in Te, o Madre di Dio, io sarò salvo; da Te difeso non temerò giammai; con la Tua protezione e il Tuo aiuto io combatterò e metterò in fuga i miei nemici; perché la devozione verso di Te è un’arma salutare che Dio dà a coloro che vuole salvi.

San Giovanni Damasceno

 

Con te, Rosario dolce della Madre nostra, vogliamo vivere, con te vogliamo morire, con te vogliamo esultare nella gloria della fine dei secoli.

Servo di Dio Enrico Medi

 

Questo è il mio testamento e la mia eredità: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.

San Pio da Pietralcina

 

Se dici: “Maria”, Ella dice: “Gesù”.

San Luigi Maria Grignion de Montfort

 

Quando è lodata, amata, onorata o riceve qualche cosa Maria, Dio è lodato, Dio è amato, Dio è onorato, Dio riceve per le mani di Maria e in Maria.

San Luigi Maria Grignion de Montfort

 

Quando gli uomini respireranno Maria come respirano l'aria, si vedranno cose meravigliose in questa misera terra.

San Luigi Maria Grignion de Montfort

 

Recitate ogni giorno il Rosario, per le strade con una tenera devozione a Maria. Bisogna volare da Lei per averne aiuto, quando il nostro lavoro per le anime si fa difficile.
Santa Teresa di Calcutta

 

Chi fa conoscere i figli al padre è sempre la mamma. Chi fa conoscere a tutti gli uomini Dio Padre è Maria, la madre universale. È Lei che ci rivela Gesù, il Dio con noi.

don Oreste Benzi

 

Maria è “la Donna vestita di sole”, nella quale i raggi purissimi della bellezza umana si incontrano con quelli sovrani, ma accessibili, della bellezza soprannaturale.

Paolo VI

 

Se vogliamo essere veri cristiani, dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale, vitale, che unisce la Madonna a Gesù e che apre a noi la via che a lui ci conduce.

Paolo VI

 

Maria può essere assunta a specchio delle attese degli uomini del nostro tempo.

Paolo VI

 

Vergine, cattedrale del Silenzio, anello d’oro del tempo e dell’eterno: Tu porti la nostra carne in Paradiso e Dio nella carne. Vieni e vai per gli spazi a noi invalicabili.

padre David Maria Turoldo

 

La Madonna dovette svuotarsi prima di essere piena di grazia. Dovette dichiarare di essere schiava del Signore prima che Dio potesse riempirla. Così anche noi dobbiamo essere vuoti di ogni superbia, di ogni gelosia, di ogni egoismo, prima che Dio possa riempirci.

Santa Teresa di Calcutta

 

Noi ti abbiamo ucciso il Figlio, ma ora sei nostra madre, viviamo insieme la risurrezione. Amen.
padre David Maria Turoldo

 

“Ecco la serva del Signore”. È regina, perché prima è serva, perché si è fatta e ha voluto rimanere tale. Povere mamme che portate tutto, che provvedete a tutto, che non siete mai stanche! Possa Dio riempirvi di gioia come ha riempito la sua mamma: Maria.

don Primo Mazzolari

 

L’uomo si è allontanato dalla Madonna, perciò ha perduto il suo equilibrio interiore.

fratel Carlo Carretto

 

È dolce musica all’orecchio pronunciare: “Ti saluto o Madre”. È dolce canto ripetere: “Ti saluto, o Madre pia. Tu, mia delizia, cara speranza, casto amore, mia fortezza nelle avversità”.

Leone XIII

 

Sia in ciascuno l’anima di Maria per magnificare il Signore; sia in ciascuno lo spirito di Maria per esultare in Dio. Se c’e’ una sola Madre di Cristo secondo la carne, secondo la fede, invece, Cristo e’ il frutto di tutti, poiché ogni anima riceve il Verbo di Dio, purché, immacolata e immune da vizi, custodisca la castità con intemerato pudore.

Sant’Ambrogio

 

Aggrappatevi al Rosario come l’edera si attacca all’albero, perché senza la Vergine non possiamo reggerci in piedi.

Santa Teresa di Calcutta

 

Padre, insegnatemi una scorciatoia per arrivare a Dio. La scorciatoia è la Vergine.

San Pio da Pietralcina

 

Maria si identifica con ciascuno di noi per incarnare Cristo nella nostra propria storia individuale. Beati noi, se facciamo davvero consistere in questo la devozione alla Vergine.

Mos. Oscar Arnulfo Romero

 

Nessuno imparò così bene l’umiltà come Maria. Essere schiavi significa essere utilizzati da tutti con gioia.

Santa Teresa di Calcutta

 

Riguardo alla devozione mariana, ciascuno di noi deve avere chiaro che non si tratta soltanto di un bisogno del cuore, di un’inclinazione sentimentale, ma che corrisponde anche alla verità oggettiva della Madre di dio. Maria è la nuova Eva, che Dio pone di fronte al nuovo Adamo-Cristo, cominciando dall’Annunciazione, attraverso la notte della nascita a Betlemme, il convito nuziale a Cana, la Croce sul Golgota, fino al cenacolo della pentecoste, la Madre di cristo Redentore è Madre della Chiesa.

San Giovanni Paolo II, Varcare le soglie della speranza

 

Maria è profondamente attiva nel nostro cuore, Lei che è la piena di Dio, e il Suo modo di agire nei nostri confronti non è condizionato dalla nostra santità o dal nostro peccato: Lei ci previene nel nostro desiderio e continuamente ci da’ Dio, aspetta solo i giusti momenti.

don Oreste Benzi

Nostra Signora del mondo senza voce

 

Madre, la Provvidenza mi ha fatto incontrare una statua nella quale Tu resti perfetta e bella ma Tuo Figlio è senza testa. Mi si è consigliato di toglierla dalla vista del pubblico. Hanno perfino avuto il cattivo gusto di suggerirmi di far scolpire una testa per il Bambino. Non hanno capito, che, in questa statua, ricevevo un simbolo perfetto di Nostra Signora del terzo mondo, di Nostra Signora del mondo senza voce... Non è forse esattamente così che ho incontrato ad ogni istante Tuo Figlio e nostro fratello, il Cristo? Quando vedo i bambini del mio popolo, atrofizzati, il ventre gonfio, la testa enorme, e molto spesso vuota, arretrata, come se mancasse, incontro il Cristo!... Conserverò la statua con il Bambino deformata come nella vita, come nel nostro mondo, dove l’egoismo genera mostri, dove il ricco è sempre più ricco e il povero sempre più povero, dove le torture e gli arresti arbitrari continuano, dove la violenza di destra e di sinistra, ferisce la giustizia e impedisce la pace, dove l’uomo continua a decapitare l’uomo.

 

Mons. Dom Helder Pessoa Camara

Maria schiaccia il Serpente, ci ricorda Padre Amorth

 

Padre Gabriele Amorth, esorcista della diocesi di Roma da quasi 21 anni, sacerdote della Congregazione di San Paolo ed esperto nella figura di Maria, sostiene che il demonio è terrorizzato dalla madre di Cristo poiché è Lei a schiacciargli la testa. “In un’occasione un mio amico esorcista chiese al demonio che cos’era ciò che più lo feriva della Vergine, perché sentiva tanta avversione. E gli rispose: “Perché è la più pura di tutte le creature ed io sono il più immondo, è la più obbediente di tutte le creature ed io sono il più ribelle, è Colei che non ha mai commesso neanche il più piccolo peccato e per questo mi sconfigge sempre”. Padre Amorth afferma che Dio, in certe occasioni, costringe il principe della menzogna a rivelare la verità, mentre solitamente il demonio tenta l’uomo per farlo sprofondare nel peccato. “Portare l’uomo al male per farlo peccare. È l’attività che il demonio preferisce, e tutti ne siamo soggetti dalla nascita alla morte”. Secondo padre Amorth, Maria è una figura chiave nella lotta contro il male, contro le debolezze e i peccati. Ed Ella stessa venne tentata: “La mia materia è la mariologia e varie volte mi hanno chiesto se anche la Madonna venne tentata dal demonio. Certamente. Quando? Dalla nascita fino alla morte. Ma vinse sempre”.

Maria, Tu non hai chiesto nulla di più

 

Io so bene, o Vergine piena di grazia,
che a Nazareth Tu sei vissuta poveramente,
senza chiedere nulla di più.
Né estasi, né miracoli, né altri fatti straordinari
abbellirono la Tua vita, o Regina degli eletti.
Il numero degli umili, dei “piccoli”,
è assai grande sulla terra: essi possono
alzare gli occhi verso di Te senza alcun timore.
Tu sei la madre incomparabile che cammina
con loro per la strada comune,
per guidarli al Cielo.
O Madre diletta, in questo duro esilio
io voglio vivere sempre con Te
e seguirti ogni giorno.
Mi tuffo rapita
nella Tua contemplazione e scopro
gli abissi di amore del Tuo Cuore.
Tutti i miei timori svaniscono
sotto il Tuo sguardo materno
che mi insegna a piangere e a gioire.

 

Santa Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo, Santa Teresina di Lisieux

Santa Maria, vergine della sera

 

Santa Maria, vergine della sera,
Madre dell’ora in cui si fa ritorno a casa,
e si assapora la gioia di sentirsi accolti da qualcuno,
e si vive la letizia indicibile di sedersi a cena con gli altri,
facci il regalo della comunione.

Te lo chiediamo per la nostra Chiesa,
che non sembra estranea neanch’essa
alle lusinghe della frammentazione,
del parrocchialismo
e della chiusura nei perimetri segnati dall’ombra del campanile.

Te lo chiediamo per la nostra città,
che spesso lo spirito di parte riduce cosi tanto a terra contesa,
che a volte sembra diventata terra di nessuno.

Te lo chiediamo per le nostre famiglie,
perché il dialogo, l’amore crocifisso,
e la fruizione serena degli affetti domestici
le rendano luogo privilegiato di crescita cristiana e civile.

Te lo chiediamo per tutti noi,
perché, lontani dalle scomuniche dell’egoismo e dell’isolamento,
possiamo stare sempre dalla parte della vita,
la dove essa nasce, cresce e muore.

Te lo chiediamo per il mondo intero,
perché la solidarietà tra i popoli
non sia vissuta più come uno dei tanti impegni morali,
ma venga riscoperta come l’unico imperativo etico
su cui fondare l’umana convivenza.

E i poveri possano assidersi, con pari dignità,
alla mensa di tutti.
E la pace diventi traguardo dei nostri impegni quotidiani.

 

Servo di Dio Tonino Bello

Dolce Signora

Dolce Signora!

Donna rivestita di sole!

Aiutaci a penetrare il Tuo mistero:

il mistero della Vergine Madre,

il mistero della Regina Serva,

il mistero della Onnipotente che supplica.

Aiutaci a scoprire sempre più profondamente,

in questo mistero, il Cristo, Redentore del mondo,

Redentore dell’uomo.

Tu sei rivestita di sole,

del sole dell’inscrutabile Divinità,

del sole dell’impenetrabile Trinità.

“Piena di grazia”.

E intanto

per noi che viviamo su questa terra,

esuli figli di Eva, Tu sei rivestita

del sole del Cristo di Betlemme e di Nazareth,

di Gerusalemme e del Calvario.

Tu sei rivestita dal sole della Redenzione

Dell’uomo e del mondo

mediante la Croce e la Risurrezione di Tuo Figlio.

Fa’ che questo sole risplenda sempre per noi

su questa terra!

Fa’ che questo sole non si adombri mai

nell’anima degli uomini!

 

San Giovanni Paolo II

Vergine piena di grazia

Io so bene, o Vergine piena di grazia,
che a Nazareth Tu sei vissuta poveramente,
senza chiedere nulla di più.
Né estasi, né miracoli, né altri fatti straordinari
abbellirono la tua vita, o Regina degli eletti.
Il numero degli umili, dei “piccoli”,
è assai grande sulla terra: essi possono
alzare gli occhi verso di Te senza alcun timore.
Tu sei la madre incomparabile che cammina
con loro per la strada comune,
per guidarli al Cielo.
O Madre diletta, in questo duro esilio
io voglio vivere sempre con Te
e seguirti ogni giorno. Mi tuffo rapita
nella Tua contemplazione e scopro
gli abissi di amore del Tuo Cuore.
Tutti i miei timori svaniscono
sotto il Tuo sguardo materno
che mi insegna a piangere e a gioire.

 

Santa Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo, Santa Teresina di Lisieux
Il silenzio di Maria

 

Il silenzio della mente e del cuore: la Madonna “serbava tutte queste cose nel suo cuore”. Questo silenzio la portò vicina al Signore, cosicché non ebbe mai a pentirsi di alcuna cosa. Guardate come si com­portò quando San Giuseppe si mostrò turbato. Basta­va una sola sua parola per illuminargli la mente; non volle dire quella parola e il Signore stesso operò il mi­racolo di riscattare la sua innocenza. Potessimo essere altrettanto convinti di questa necessità del silenzio! Penso che, allora, la strada per una stretta unione con Dio diverrebbe chiarissima.

 

Santa Teresa di Calcutta

Concedimi di lodarti, o Vergine santissima.

 

Concedimi di lodarti, o Vergine santissima. Concedimi di lodarti con il mio impegno e sacrificio personale. Concedimi di vivere, lavorare, soffrire, consumarmi e morire per Te, solamente per Te. Concedimi di condurre a Te il mondo intero. Concedimi di contribuire ad una sempre maggiore esaltazione di Te, alla più grande esaltazione possibile di Te. Concedimi di renderti una tale gloria quale nessuno mai ti ha tributato finora. Concedi ad altri di superarmi nello zelo, per la tua esaltazione, e a me di superare loro, così in una nobile emulazione, la Tua gloria accresca sempre più profondamente, sempre più rapidamente, sempre più intensamente, come desidera Colui che Ti ha innalzata in modo così ineffabile al di sopra di tutti gli esseri. In Te sola Dio è stato adorato senza paragone più che in tutti i suoi santi. Per Te Dio ha creato il mondo. Per Te Dio ha chiamato pure me all’esistenza. Per quale motivo ho meritato questa fortuna? Concedimi di lodarti, o Vergine Santissima!

 

San Massimiliano Maria Kolbe

Il dramma di Maria

 

Maria non aveva detto niente a Giuseppe di ciò che era avvenuto in Lei. Sapeva che Giuseppe, secondo la legge ebraica, poteva ripudiarla. Maria si sarà immaginata il dramma delle punizioni date dagli uomini alle ragazze madri che venivano sgozzate, o alle promesse spose incinte che erano lapidate. Sapeva che Giuseppe era un santo e giusto e non avrebbe potuto coprire il fatto e dare il suo nome ad un figlio che non era suo, perché non era giusto agli occhi di Dio e poi c’era la legge che impediva questo. Qui si vede la grandezza di Maria: il totale abbandono in Dio. Quel Dio che aveva iniziato l’opera, l’avrebbe portata a termine.

 

don Oreste Benzi, da Pane quotidiano

“Beata Te che hai creduto!”

 

“Beata Te che hai creduto!”. Sì, Maria, beata Te che hai creduto. Beata Te che mi aiuti a credere, beata Te che hai avuto la forza di accettare tutto il mistero della natività e di avere avuto il coraggio di prestare il Tuo corpo a un simile avvenimento che non ha limiti nella sua grandiosità e nella sua inverosimile piccolezza. Nell’incarnazione gli estremi si sono toccati e l’infinitamente lontano si è fatto l’infinitamente vicino, e l’infinitamente potente si è fatto l’infinitamente povero. Maria, capisci cosa hai fatto? Sei riuscita a star ferma sotto il peso di un mistero senza confini. Sei riuscita a non tremare davanti alla luce dell’Eterno che cercava il Tuo ventre come casa per riscaldarsi. Sei riuscita a non morire di paura davanti al ghigno di Satana che ti diceva che era cosa impossibile che la trascendenza di Dio potesse incarnarsi nella sporcizia dell’umanità. Che coraggio, Maria! Solo la Tua umiltà poteva aiutarti a sopportare simile urto di luce e di tenebra.

 

fratel Carlo Carretto

Maria

 

Ma chi è il testimone dell’Annunciazione? Chi è il testimone della vita a Santa Elisabetta? Chi il testimone del Magnificat? Chi quello della nascita a Betlemme e anche del disagio e dell’umiliazione di chiedere un alloggio? Soltanto Maria! E come Maria ha raccontato alla prima Chiesa i grandi eventi della salvezza, così oggi può raccontare a noi…

…È importante riuscire a ricostruire in qualche modo il volto di Maria. Noi lo abbiamo certamente nei Vangeli, ma c’è un volto spirituale che ogni persona crea attraverso la sua esperienza e attraverso l’ascolto del testo evangelico. Possiamo per esempio vedere in Lei il tratto della ‘Serva del Signore’, cioè di colei che si dedica completamente al primato di Dio; possiamo vedere in Lei anche il tratto della povertà, cioè di questo profondo distacco che è fiducia nel primato del Dio che libera gli ultimi della terra. Inoltre, possiamo vedere in Lei soprattutto la dimensione della fede, in questo distacco costante e permanente che Lei fa da Suo Figlio per scoprirne il mistero profondo, quel figlio che era stato dentro di Lei, e che era in legame immediato con Lei; ma da ultimo vi è anche e soprattutto la figura della madre. Il volto materno di Maria è nell’interno della storia dell’arte, nella storia della cultura e nella storia della spiritualità, perché in Lei si incrociano l’eterno e il tempo, si incrociano l’infinito e il finito, il divino e l’umano. Attraverso il figlio Suo che da un lato è il Verbo di Dio ma dall’altra parte ha anche la nostra carne cioè la nostra storia, Maria Madre è alla fine anche il principio della storia della salvezza cristiana.

 

Mons. Gianfranco Ravasi

Sotto la Croce, in silenzio…

Ritta, discosta appena dal legno,
stava la Madre assorta in silenzio.
Pareva un’ombra vestita di nero,
neppure un gesto nel vento immobile.
Lo sguardo aveva perduto, lontano:
cosa vedevi dall’alta collina?
Forse una sola foresta di croci?
O anche Tu non vedevi più nulla?
Madre, Tu sei ogni donna che ama.
Madre, Tu sei ogni madre che piange
un figlio ucciso, un figlio tradito:
madri a migliaia, voi madri in gramaglie!
E figli mai finiti di uccidere;
figli venduti e traditi a miriadi,
torturati appesi ai patiboli,
empi vessilli dell’empio potere.
Dalla città già salivan le tenebre,
e ancor più impallidiva il Suo volto,
e Lui era tutto una crosta di sangue,
perfino il cielo era nero di sangue.
Nero lenzuolo di sangue pareva
steso ad avvolger la grande Assenza
che infittiva lo stesso silenzio
e si addensava e spandeva nell’aria.
O Madre, nulla pur noi ti chiediamo:
quanto è possibile appena di credere,
e star con Te sotto il legno in silenzio:
sola risposta al mistero del mondo.

 

padre David Maria Turoldo

L’esortazione del Card. Tonini: “Amiamo la Madonna, Lei ci vuole davvero bene”

 

CITTÀ DEL VATICANO - “La Madonna? Metto da parte ogni dotta dissertazione di carattere teologico per ricordare ciò che mi diceva la mia mamma, con grande semplicità, prima che uscissi di casa da piccolo: se passi davanti ad una statua della Vergine, salutala, Lei ti vuole bene”. Un attimo di commozione fa tremare la voce del Cardinale Ersilio Tonini, l’ormai 93enne Arcivescovo emerito di Ravenna - Cervia, tra i più autorevoli membri del Sacro Collegio, che dell’amore per Maria non ha mai fatto mistero. Un amore puro, enorme, come quello di un figlio per la madre, nato sin nella prima infanzia.

 

Eminenza, ricorrono i 150 anni dalle apparizioni di Lourdes ed è inevitabile parlare della Madonna…

 

Guardi, Maria è la creatura più dolce e semplice, la discepola per eccellenza, la tutta Santa. Consideri che ognuno di noi Le è stato affidato perché non solo è Madre di Cristo e della Chiesa ma dell’intera umanità.

 

Eppure, colpevolmente, oggi si tende a sottovalutare, con un certo snobismo, il fenomeno mariano.

 

Chi lo fa, neppure è in grado di apprezzare la grandezza di Maria. Lei ha abbracciato la Croce senza rassegnazione, ma con totale fiducia ed abbandono in Dio. Maria rappresenta il volto dolce ed ottimista, la positività del cristiano perché è Colei che medita nel silenzio. Che differenza con tanti chiacchieroni dei nostri tempi, che proprio non riescono a rendersi conto della bellezza di Maria, la donna del sì pieno ed incondizionato al Signore…

 

tratto da un articolo di Bruno Volpe, 23 settembre 2008

La maternità attiva di Maria

 

La Madonna, alla quale Gesù direttamente dalla Croce ha affidato una particolare missione nella storia della Chiesa, più volte nel corso dei secoli ha fatto sentire la sua “maternità attiva”: ella ha in qualche modo apposto una controfirma materna all’opera di salvezza del Suo Divin Figlio. È un fatto commovente! Ed è nella perfetta linea dello stile e del gusto di Dio, che gioisce quando qualcuno si sintonizza con i Suoi sentimenti e collabora con il Suo progetto di recupero  dell’umanità: un progetto che è ancora in pieno svolgimento. Non dimentichiamo l’insistenza con cui Dio chiede a Mosè di aiutarlo (Aiutare Dio? Eppure è così! È veramente così) a liberare il popolo dalla schiavitù. Dio dice a Mosè: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo…” (Es 3, 7-8). Tutti, a questo punto, ci aspetteremmo un intervento clamoroso di Dio dentro la storia del popolo schiavo e invece Dio si rivolge al povero Mosè e gli dice: “Và tu! Io ti mando dal faraone. Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!” (Es 3, 10). Mosè, come noi, resta stupito e giustamente esclama: “Chi sono io per andare dal faraone e per far uscire dall’Egitto gli Israeliti!”. (Es 3, 11). Mosè, nella sua logica, aveva perfettamente ragione, ma Dio ha un altro modo di vedere le cose e conferma la Sua decisione assicurandolo:”Io sarò con te!” (Es 3, 12). Però: “Và tu!”. Così fa Dio: non dimentichiamolo! Non dimentichiamo neppure il celebre passo di Isaia: Udii la voce del Signore che diceva: “Chi manderò e chi andrà per noi?”. E io risposi: “Eccomi, manda me!” (Is 6, 8). La risposta di Isaia è la gioia di Dio! Dio, infatti, è felice quando qualcuno Gli dice di sì, lasciandosi infiammare dal Fuoco del Suo Amore. A questo punto è doveroso riconoscere che Maria ha detto un sì più bello e più grande di quello di Mosè e di quello di Isaia; nessuno, più di lei, ha aperto a Dio la porta del cuore: nessuno, allora, più di Maria sente il bisogno di spendersi totalmente e instancabilmente per la realizzazione del disegno di salvezza, che è la “passione” di Dio verso l’umanità. Teresa di Lisieux, che il Papa Giovani Paolo II ha dichiarato “dottore della Chiesa” e quindi capace di insegnarci autorevolmente le cose di Dio, due mesi prima di morire confidò: “Sento di avvicinarmi al riposo. Ma soprattutto sento che la mia missine sta per cominciare: la mia missione di fare amare il Signore come io l’amo, e di dare alle anime la mia piccola via. Se Dio misericordioso esaudisce i miei desideri, il mio Paradiso trascorrerà sulla terra fino alla fine del mondo. Si, voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla terra”. Teresa di Lisieux aveva ragione: il Paradiso infatti non è un dorato ospizio per pensionati illustri, ma è il luogo della pienezza dell’Amore e pertanto, è il luogo nel quale tutti bruciano di impaziente desiderio di collaborare con Dio per il compimento della salvezza dell’umanità. Se questo sentimento è avvertito da tutti i Santi, immaginate con quale intensità e con quale ardore viene avvertito da Maria! Maria, infatti, ricorda bene che Gesù ha fatto dono della Sua maternità al discepolo Giovanni e, in lui, a tutta l’umanità: Maria, allora, passa il Suo Cielo facendo la Madre… e come! Non stupiscano pertanto le varie apparizioni di Maria (salvo sempre, si capisce, il dovuto discernimento che spetta alla Chiesa): le apparizioni mariane non sono altro che la maternità presa sul serio e vissuta nella concretezza del cammino storico della Chiesa di Gesù. Non è bello tutto questo? Non è toccante questa presenza di “madre” voluta da Dio per puro amore e per puro dono di misericordia? Stiamo bene attenti a non rifiutare questo “dono”di Dio e a non pretendere di insegnare a Dio… a fare il Suo mestiere! Rifiutando Maria, infatti, noi imponiamo a Dio una logica, che non è quella di Dio. La nostra presunzione può arrivare anche a questo: purtroppo!

 

Card. Angelo Comastri

La realizzazione mariana della femminilità

 

La parola di Dio ci propone oggi due figure di donna, due modi di essere donna: la prima, Eva, è descritta nella prima lettura, la seconda, Maria, è descritta nel Vangelo. Dunque, nella libertà di ciascuna donna sta inscritta la possibilità di realizzarsi o come Eva o come Maria. Sorelle e figlie che mi state ascoltando, a voi questa parola oggi è rivolta in primo luogo. Ascoltatela, meditatela, custoditela nel vostro cuore: essa vi rivela la misura vera della vostra femminilità. E tu, fratello, ascolta perché abbia l’adeguata venerazione per ogni donna che il Signore ti fa incontrare: madre, sorella, e soprattutto sposa.

1. In primo luogo, dobbiamo vedere come è descritta Eva e come è descritta Maria. Di Eva la Parola dice: “La donna che tu mi hai posto accanto, mi ha dato dell’albero...”, e subito dopo, riferisce le parole di Eva: “Il serpente mi ha ingannato...”. Viene detta subito la verità fondamentale sulla donna: è posta accanto all’uomo. Ella non è estranea, non è di fronte all’uomo. Vive in una profonda reciprocità: l’uno con e per l’altro. Poco prima, la parola di Dio aveva detto che la donna è “aiuto simile” all’uomo. L’uomo e la donna sono nella loro diversità reciproci l’uno all’altro perché chiamati alla comunione delle loro persone. Questa verità originaria della donna può essere negata per la rovina dell’uomo. Ascoltiamo cosa dice la parola di Dio: “Ho avuto paura perché sono nudo”. I due si vedono nudi, nella vergogna, Non si tratta di vergogna sessuale. Si tratta del fatto che i due hanno perduto l’armonia della relazione; si trovano in una situazione di disgregazione reciproca. La donna non è più “posta accanto”; si rompe la comunione personale. Quando questo accade? Lo dice Eva stessa: “Il serpente mi ha ingannato e io ho mangiato”. Sappiamo che cosa significa: la donna, ingannata, ha voluto uscire dall’obbedienza al progetto di Dio sulla femminilità. Questa disobbedienza in che cosa consiste? In una duplice negazione della propria femminilità. La prima consiste nel negare la propria diversità dall’uomo e quindi nel tentativo di essere come l’uomo. La seconda consiste nel negare che la vera, la originaria relazione fra l’uomo e la donna sia quella della reciprocità (dell’aiuto) e nel sostenere che fra i due deve esserci il conflitto nell’affermazione dei propri diritti contro l’altro. Ecco, il primo modo di essere donna, il modo di Eva. Realizzare la propria femminilità non nella reciprocità di una comunione personale con l’uomo sulla base della stessa dignità, ma o nella estraneità o nella opposizione o nel tentativo di essere semplicemente come l’uomo.

Ora, ascoltiamo la Parola del Vangelo che ci descrive il modo di essere donna proprio di Maria, la realizzazione mariana della femminilità. Di Maria la Parola evangelica dice: “A una vergine, sposa di un uomo”. La prima dimensione della realizzazione mariana della femminilità è la verginità. Non si tratta di un fatto fisico: è una dimensione spirituale. È l’appartenenza radicale, completa al Signore. È l’affermazione di una dignità della propria persona. “Sposa ad un uomo”: la seconda dimensione della femminilità (mariana) è la sponsalità. In Lei, quella reciprocità di cui ho parlato, si realizza pienamente. Ma la Parola di Dio continua e dice: “Ecco concepirai un figlio”. La maternità è la terza fondamentale dimensione della femminilità: l’essere il luogo in cui Dio pone in essere la persona umana, il tempio santo su cui l’ombra dell’Altissimo si stende e celebra il suo Amore creativo. Vergine, sposa, madre: ecco la perfetta realizzazione della femminilità in Maria. Ella è così la donna perfetta. Una perfezione non raggiungibile da nessuna donna, chiamata com’è ogni donna ad essere come Maria o nella Verginità o nella Sponsalità-maternità. Satana inganna la donna facendole oggi credere che non deve essere né vergine, né sposa, né madre. Ma qual è la sorgente profonda della realizzazione mariana della femminilità? Ascoltiamo ancora il Vangelo: “Eccomi sono la serva...”. Ella si pone nella totale, umile obbedienza al Signore, al disegno divino su di Lei: “Avvenga in me secondo la tua parola”. È l’opposto dell’attitudine di Eva. Il Suo (di Maria) essere donna è completamente generato dalla sua fede: è il Signore che la realizza in pienezza poiché Ella consente pienamente ad essere realizzata dal Signore. Ecco: ora vedete i due modi di essere donna, le due possibili realizzazioni della femminilità. In fondo, esse dipendono da come la donna sta di fronte a Dio. 

2. “In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo”. A questo punto, dobbiamo chiederci: ma quale è la vera realizzazione del proprio essere-donna? Quale è la misura vera della femminilità? L’Apostolo Paolo ci da’ la risposta, nella seconda lettura. Nessuna persona viene all’esistenza per caso: ognuno di noi è pensato, voluto, scelto dal Padre fin dall’eternità. Pensato, voluto, scelto in Cristo. Che cosa significa? significa che la vera misura della nostra persona è Cristo, chiamati come siamo ad essere come Lui. Che cosa ha voluto dire questo per Maria? Ecco, fratelli e sorelle, il Mistero che oggi celebriamo. Ella è stata talmente in Cristo che in nessun istante della sua vita è stata fuori di Lui, cioè nel peccato: già nel primo istante del suo concepimento, è stata preservata intatta da ogni macchia di peccato originale. Più di ogni altra persona umana, il Padre l’ha “benedetta...”. Ecco la perfetta realizzazione della umanità. A che cosa è dovuto tutto questo? Alla sola misericordia di Dio.

 

Card. Caffarra, 8 dicembre 1995, Immacolata Concezione di Maria

Maria, nella Volontà di Dio

 

“Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà”. (Eb 10,7)

Gesù ha risposto “SÌ” al Padre, senza condizioni, senza riserve, fino alla Croce. Questo è il punto chiave della storia dell’uomo sulla terra, intesa come storia della Salvezza. Gesù, Figlio di Dio, “nato da donna”.

Al cuore di questo evento salvifico c’è la donna, c’è Maria. “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38). Da parte di Maria c’è l’accoglienza della Volontà di Dio e del Suo progetto in atteggiamento di fede e di obbedienza. Le parole della risposta sono manifestazione di un abbandono totale al Signore, un’adesione piena e senza riserve al dono e al disegno del Padre. Dio, che fino a quel momento aveva parlato agli uomini per mezzo dei Profeti si rivela nel Figlio e con il Figlio, attraverso la docile disponibilità di una donna. Maria ci mette il suo sì umano e si unisce al Signore: nessuna figlia del popolo eletto, Israele, pur sperando e desiderando di diventare la madre del Messia, poteva immaginare di diventare Madre del Figlio dell’Altissimo. Con il suo “sì” Maria, porta alla massima dignità ogni donna. Una dignità che consiste “nella elevazione soprannaturale all’unione con Dio in Gesù Cristo”: è questo lo scopo di ogni esistenza umana. Dio ha fatto a Maria un grandissimo dono: quello di renderla “piena di grazia”, cioè immacolata, una pienezza di grazia che significa anche “pienezza della perfezione di ciò che è caratteristico della donna, di ciò che è femminile” (Mulieris Dignitatem 5). Maria rimane consapevole di essere e di restare davanti a Dio una creatura. Anche diventando Madre di Dio, riconosce tutta la sua piccolezza e si dichiara “serva del Signore”. La grandezza del mistero del quale diventa protagonista la lascia nell’umiltà e nella verità. Maria intuisce quella che sarà, fin da quel primo momento, la sua parte, come Madre del Figlio di Dio: la parte del servizio come dono di sé a Lui e alla Sua opera…  Questa è la coscienza di Maria: anche se poi il vecchio Simeone le indicherà “la concreta dimensione storica nella quale il Figlio compirà la Sua Missione, cioè nell’incomprensione e nel dolore… e la sua maternità sarebbe stata oscura e dolorosa” (Redemptoris Missio 16), “Egli è qui per la rovina e la resurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2,34b-35), Lei “dal primo momento della sua maternità divina, della sua unione con il Figlio che il padre ha mandato nel mondo, perché il mondo si salvi per mezzo di Lui, si inserisce nel servizio messianico di Cristo” (Mulieris Dignitatem 5). Il Papa scrive che solo dentro questo orizzonte si può parlare della dignità e della vocazione della donna, come dell’uomo. “La dignità di ogni uomo e la vocazione ad essa corrispondente trovano la loro misura definitiva nell’unione con Dio. Maria – la donna della Bibbia – è la più compiuta espressione di questa dignità e di questa vocazione” (MD 5). Forse sta proprio qui il nostro grande bisogno per rinnovare la vita e ritrovare la dignità, recuperando in umanità come uomini e donne.  Quale essere umano che vuol essere se stesso non deve fissare lo sguardo su Maria? Maria dovrebbe trovarsi su tutte le vie della vita quotidiana di ognuno di noi. Ci fa paura il Suo proclamarsi serva del Signore? Quello che dice è in contrasto con il modo di pensare e di vivere in questo tempo, perché consideriamo la libertà personale una necessità assoluta. Maria ci dice con la Sua Vita che servire Dio non è cadere nella schiavitù e rimetterci in dignità, anzi, è la vera dimensione della vita, anche della libertà. Ci sono obbedienza e sottomissione, ma con cuore filiale, per realizzare il progetto di Dio che è sempre un progetto di libertà e di verità, per rimanere nell’amore e nella dignità. Maria, servendo il Signore con tutta la sua femminilità, rispondendo liberamente alla volontà di Dio e diventando Madre di Dio, non ci ha rimesso come donna. Possiamo dire invece che in Lei ogni donna viene esaltata! Non solo ha permesso a Dio di realizzare il disegno della Salvezza, ma vi ha collaborato con disponibilità, offrendo tutto ciò che Lei come creatura umana e femminile poteva donare al Padre. “Fate quello che vi dirà” (Gv 2,5). Maria ha fatto tutto quello che il Padre le ha chiesto. A questo ci l’invita indicandoci Gesù. Servire è regnare: ogni cristiano, come Maria, con Maria e in Maria, percorrendo il cammino della conversione deve ripetere: “Ecco, sono la serva del Signore!”.

 

Angela Magnoni

A Maria Santissima

Santissima Vergine Immacolata e Madre mia Maria,

a Te che sei la Madre del mio Signore,

la Regina del mondo, l’Avvocata, la Speranza,

il Rifugio dei peccatori, ricorro oggi io,

che sono il più miserabile di tutti.

Ti venero, o gran Regina,

e ti ringrazio di quante grazie mi hai fatte finora,

specialmente per avermi liberato dall’inferno,

tante volte da me meritato.

Io ti amo, Signora amabilissima, e per l’amore che ti porto,

ti prometto di volerti sempre servire e di far quanto posso,

affinché sia amata anche dagli altri.

lo ripongo in Te tutte le mie speranze, tutta la mia salute;

accettami per tuo servo ed accoglimi

sotto il Tuo manto Tu, Madre di misericordia.

E poiché sei così potente presso Dio

Tu liberami da tutte le tentazioni,

oppure ottienimi forza di vincerle sino alla morte.

 

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori

A Maria

O Donna da tutti e sopra tutti benedetta!

Tu sei l’onore e la difesa del genere umano;

Tu sei la Madre di Dio;

Tu la signora dell’universo,

la regina del mondo.

Tu sei la perfezione dell’universo

e il decoro della Santa Chiesa;

Tu tempio di Dio;

Tu giardino di delizie;

Tu porta del Cielo, letizia del Paradiso

e gloria ineffabile del sommo Dio;

veramente è balbettando

che cantiamo le Tue lodi e le Tue bellezze.

Supplisci con la Tua bontà

alle nostre insufficienze.

 

San Bemardino da Siena

L’Ave Maria

 

Quando dico Ave Maria, il Cielo esulta, la terra si riempie di stupore.

Quando dico Ave Maria, Satana fugge, trema l’inferno.

Quando dico Ave Maria, il mondo perde valore, il cuore si strugge di Amore per Dio.

Quando dico Ave Maria, sparisce l’accidia, ogni istinto si placa

Quando dico Ave Maria, sparisce la tristezza, il cuore si riempie di gioia.

Quando dico Ave Maria, si accresce la devozione, inizia il pentimento dei peccati.

Quando dico Ave Maria, il cuore è colmo di speranza e di consolazione.

Quando dico Ave Maria, l’anima è forte e ricolma di Amor di Dio.

 

Beato Alano della Rupe, Il Salterio di Gesù e di Maria, il Santissimo Rosario, libro IV

Colei che credette in virtù della fede, in virtù della fede concepì


Fate attenzione, vi prego, a quello che disse il Signore Gesù Cristo, stendendo la mano verso i suoi discepoli: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre”. Forse che non ha fatto la volontà del Padre la Vergine Maria, la quale credette in virtù della fede, concepì in virtù della fede, fu scelta come colei dalla quale doveva nascere la nostra salvezza tra gli uomini, fu creata da Cristo, prima che Cristo in Lei fosse creato? Ha fatto, sì certamente ha fatto la volontà del Padre Maria santissima e perciò conta di più per Maria essere stata discepola di Cristo, che essere stata madre di Cristo. Lo ripetiamo: fu per lei maggiore dignità e maggiore felicità essere stata discepola di Cristo che essere stata madre di Cristo. Perciò Maria beata, perché, anche prima di dare alla luce il Maestro, lo portò nel Suo grembo. Osserva se non è vero ciò che dico. Mentre il Signore passava, seguito dalle folle, e compiva i suoi divini miracoli, una donna esclamò: “Beato il grembo che ti ha portato!” . Felice il grembo che ti ha portato! E perché la felicità non fosse cercata nella carne, che cosa rispose il Signore? “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano”. Anche Maria proprio per questo è beata, perché ha ascoltato la parola di Dio e l’ha osservata. Ha custodito infatti più la verità nella Sua mente, che la carne nel Suo grembo. Cristo è verità, Cristo è carne; Cristo è verità nella mente di Maria, Cristo è carne nel grembo di Maria. Conta di più ciò che è nella mente, di ciò che è portato nel grembo.

 

Sant’Agostino d’Ippona, dai Discorsi

Maria, donna vera

 

Vi confesso che rimango sconcertato anch’io. Quando penso alla Madonna (questo sogno incredibile sognato dal Signore), e poi vedo alla televisione le lacrime delle madri palestinesi, o scorgo sulle riviste missionarie i volti denutriti delle donne dell’Amazzonia, o apprendo da certi impietosi reportages le condizioni subumane delle ragazze del Bangladesh, io mi chiedo se abbia qualcosa da spartire con queste infelici creature la storia di Maria. E quando sulla pubblica strada incrocio “una di quelle”, che la miseria, più che lo smarrimento, ha spinto a vendersi per sopravvivere, mi domando se Maria tirerebbe diritto anche lei, come faccio io nella mia intemerata prudenza. Mi risulta, comunque, molto difficile immaginare quali parole, fermandosi, uscirebbero dalla sua bocca. Così pure ogni volta che ascolto la pena di tante donne violentate dai loro uomini, tenute sotto sequestro dai loro padri, o confiscate nei diritti più elementari dalle prevaricazioni del maschio, faccio una gran fatica a supporre quale rapporto ci possa essere tra Maria e queste creature, la cui mansuetudine sembra spesso dolcezza ma è rassegnazione, si esprime come condiscendenza ma è avvilimento, mostra i lampi del sorriso ma nasconde la malinconia delle lacrime. Anche, però, quando penso a certe donne apparentemente emancipate, mi ritorna con insistenza il problema del loro confronto con Maria. Chi sa che la soubrette del varietà di provincia o la soprano della Scala di Milano non invochino il suo nome prima di esibirsi sul palcoscenico? O la fotomodella del rotocalco per adulti e la campionessa di pattini a rotelle non ne avvertano il fascino sovrumano? O che la violinista della filarmonica di Filadelfia e l’entraineuse di un locale notturno d’alta classe non ne percepiscano la dimensione spirituale? Che cosa pensano di Lei le hostess dei boeing intercontinentali, o le componenti del corpo di ballo del Bolscioi? A parte la catenina d’argento con la medaglietta di Lei appesa al collo, quali reazioni suscita il nome di Maria nelle atlete della Nazionale di pallacanestro in giro per il mondo, o nelle presentatrici della televisione, o nelle eleganti protagoniste dei salotti letterari? Maria, insomma, è buona solo come punto di riferimento per le monache di clausura e per le ragazze tutte casa e chiesa, o è l’aspirazione struggente di ogni donna che voglia vivere in pienezza la sua femminilità? Le donne della terra la guardano con tenerezza perché nella sua vita terrena ha riassunto i misteri dolorosi di tutte le loro soggezioni? O perché è il simbolo eloquente di chi sperimenta i misteri gaudiosi dell' esodo dai “laghi amari” dell’antica condizione servile? O perché è l’immagine che sintetizza i Misteri Gloriosi della definitiva liberazione della donna da tutte le schiavitù che, nel corso della storia, ne hanno sfigurato la dignità? Sono domande, forse un po’ dissennate, alle quali non so dare una risposta, ma per le quali so fare una preghiera.

Santa Maria, donna vera, icona del mondo femminile umiliato in terra d’Egitto, sottomesso alle sevizie dei faraoni di ogni tempo, condannato al ruolo di abbrustolirsi la faccia dinanzi alle pentole di cipolle, e a cuocere i mattoni per la città dei prepotenti, noi ti imploriamo per tutte le donne della terra. Da quando sul Calvario ti trafissero l’anima, non c’è pianto di madre che ti sia estraneo, non c’è solitudine di vedova che Tu non abbia sperimentato, non c’è avvilimento di donna di cui non senta l’umiliazione. Se i soldati spogliarono Gesù delle sue vesti, il dolore spogliò te dei tuoi prestigiosi aggettivi. E apparisti semplicemente donna, al punto che il tuo unigenito morente non seppe chiamarti con altro nome: “Donna, ecco tuo figlio”. Tu che rimanesti in piedi sotto la Croce, statua vivente della libertà, fa’ che tutte le donne, ispirandosi alla tua fierezza femminile, sotto il diluvio delle sofferenze di ogni specie, al massimo pieghino il capo ma non curvino mai la schiena. Santa Maria, donna vera, icona del mondo femminile che ha intrapreso finalmente le strade dell’esodo, fa’ che le donne, in questa faticosa transumanza quasi da un’era antropologica all’altra, non si disperdano come gli Ebrei “nel mare dei giunchi”. Ma sappiano individuare i sentieri giusti che le portino lontano dalle egemonie dei nuovi filistei. E perché la tua immagine di donna veramente riuscita possa risplendere per tutte, come la nube luminosa nel deserto, aiuta anche la tua Chiesa a liberarti da quelle caparbie desinenze al maschile con cui ha declinato, talvolta, perfino la tua figura. Santa Maria, donna vera, icona del mondo femminile approdato finalmente nella Terra Promessa, aiutaci a leggere la storia e a interpretare la vita, dopo tanto maschilismo imperante, con le categorie tenere e forti della femminilità. In questo mondo così piatto, contrassegnato dall’intemperanza del raziocinio sulla intuizione, del calcolo sulla creatività, del potere sulla tenerezza, del vigore dei muscoli sulla morbida persuasione dello sguardo, Tu sei l’immagine non solo della donna nuova, ma della nuova umanità preservata dai miraggi delle false liberazioni. Aiutaci, almeno, a ringraziare Dio che, se per umanizzare la terra si serve dell’uomo senza molto riuscirei, per umanizzare l’uomo vuol servirsi della donna: nella certezza che stavolta non fallirà.

 

Servo di Dio Tonino Bello

A Maria Vergine  

                   

Sei la palma di Cades,

orto sigillato per la santa dimora,

sei la terra che trasvola

carica di luce nella nostra notte.

Vergine, cattedrale del Silenzio,

anello d’oro del tempo e dell’eterno:

Tu porti la nostra carne in Paradiso

e Dio nella carne.

Sei lo splendore dei campi,

roveto e chiesa bianca sulla montagna...

Amorosa attendi che si avveri

la nostra favolosa vicenda,

creazione finalmente libera.

Noi ti abbiamo ucciso il Figlio,

ma ora sei nostra madre,

viviamo insieme la risurrezione. Amen.

 

padre David Maria Turoldo

Il misterioso rapporto di Maria e Gesù

 

Dal Vangelo emerge la funzione di Maria santissima, questo mistero profondo del rapporto che c’è tra Lei e il Figlio, Gesù. Di fronte alla mamma che gli chiede di fare attenzione al fatto che non hanno più vino, Gesù dice: “Non è arrivata la mia ora”, cioè non è arrivata l’ora della mia manifestazione, che è l’ora della morte, l’ora del sacrificio totale. Tuttavia la Madonna si rivolge ai servi e dice: “Fate quello che vi dirà”. Ed emerge tutta la grandezza e il misterioso rapporto che c’è tra Maria e Gesù, e della potenza che Dio le ha dato volutamente, perché Gesù immediatamente chiama i servi e dice loro di riempire i vasi che ci sono. Poi fa il miracolo di creazione vera, trasformando l’acqua in vino. Quello che vorrei che lo Spirito ci facesse comprendere è questo misterioso rapporto tra Maria e Gesù per cui Gesù cambia l’esecuzione del Suo progetto, anticipandolo per l’intervento di Maria. Maria, volutamente, ha una parte grandissima nella Redenzione. Vorrei che l’approfondiste molto! In quel segno i discepoli cedettero in Gesù. È quindi la Madonna che ti porta a Gesù. La Madonna ci porta a Gesù. Vi faccio una domanda: voi a che punto siete nella scoperta della missione e della speranza di Maria all’interno di tutta la Chiesa? Vi pongo questa domanda perché ci riflettiate. Certamente Maria ha un ruolo insostituibile nel portarci al Signore. È per questo che c’è tanta azione dello Spirito Santo nella Chiesa verso Maria, perché ha un ruolo voluto dal Signore, misterioso, ma reale e obiettivo,

 

don Oreste Benzi

San Luigi Orione e le grazie ricevute da Maria

 

Quando San Luigi Orione ripensava a tutte le grazie ricevute per mezzo di Maria, gli pareva di essere una cappella con tanti ex-voto alle pareti…

…”Io sono come una di quelle cappelle; non c’è nulla in me su cui non possa scrivere: “Grazia ricevuta da Maria!”. Questa forza che ho, la missione divina che esercito, quest’abito religioso che porto: “Grazie ricevute da Maria”. Leggete sulla mia fronte, leggete nel mio cuore, leggete nell’anima mia; non vedete che dappertutto sta scritto: “Grazie ricevute da Maria…?”

La mia più bella invenzione

 

La mia più bella invenzione, dice Dio, è mia Madre. Mi mancava una Mamma e l’ho fatta. Ho fatto mia Madre prima che Ella facesse me. Era più sicuro. Ora sono veramente un Uomo come tutti gli uomini. Non ho più nulla da invidiar loro, poiché ho una Mamma. Una vera. Mi mancava. Mia Madre si chiama Maria, dice Dio. La Sua anima è assolutamente pura e piena di grazia. Il suo corpo è vergine e pervaso da una luce tale che sulla terra mai mi sono stancato di guardarla, di ascoltarla, di ammirarla. È bella mia Madre, tanto che lasciando gli splendori del Cielo, non mi sono trovato sperduto vicino a Lei. Eppure so bene, dice Dio, che sia l’essere portato dagli Angeli; beh, non vale le braccia d’una Mamma, credetemi. Maria, mia Madre è morta, dice Dio. Dopo che io ero risalito verso il Cielo, Ella mi mancava, io le mancavo. Ella mi ha raggiunto, con la Sua anima, con il Suo corpo, direttamente. Non potevo fare diversamente. Era necessario. Era più conveniente. Le dita che hanno toccato Dio non potevano immobilizzarsi. Gli occhi che hanno contemplato Dio non potevano restar chiusi. Le labbra che hanno baciato Dio non potevano irrigidirsi. Quel corpo purissimo che aveva dato un corpo a Dio non poteva marcire mescolato alla terra… Non ho potuto, non era possibile, Mi sarebbe costato troppo. Ho un bell’essere Dio, sono suo Figlio, e comando io. E poi, dice Dio, l’ho fatto anche per gli uomini miei fratelli. Perché abbiano una Mamma in Cielo. Una vera, una di loro, corpo ed anima. La mia.
È cosa fatta. Ella è con me, dall’istante della sua morte. La sua Assunzione, come dicono gli uomini.
La Madre ha ritrovato il Figlio ed il Figlio la Madre. Corpo ed anima, l’uno accanto all’altra, per l’eternità. Se gli uomini intuissero la bellezza di questo mistero! L’hanno finalmente riconosciuto ufficialmente. Il mio rappresentante sulla terra, il Papa, l’ha proclamato solennemente. Fa piacere, dice Dio, veder apprezzati i propri doni. Da tanto tempo il popolo cristiano aveva presentito questo grande mistero del mio amore filiale e fraterno… Ed ora l’utilizzino maggiormente, dice Dio! In Cielo hanno una Mamma che li segue con gli occhi, con i suoi occhi di carne. In Cielo hanno una Mamma che li ama con tutto il cuore, con il suo cuore di carne. E questa Mamma è la mia, che Mi guarda con gli stessi occhi, che mi ama con lo stesso cuore. Se gli uomini fossero furbi, ne approfitterebbero, dovrebbero ben sospettare che io non posso rifiutarle nulla. Che volete, è mia Madre! Io l’ho voluto. Non me ne pento. L’uno di fronte all’altra, Corpo ed Anima, Madre e Figlio. Eternamente Madre e Figlio.

 

padre Michel Quoist

Il ruolo di una donna, Maria, nella storia del mondo

 

La genealogia di Matteo termina con una donna: Maria che, in realtà, è un nuovo inizio. Attraverso tutte le generazioni, tale genealogia aveva proceduto secondo lo schema: “Abramo generò Isacco…”. Ma alla fine compare una cosa ben diversa. Riguardo a Gesù non si parla più di generazione, ma si dice: “Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo” (Mt 1, 16). Nel successivo racconto della nascita di Gesù, Matteo ci dice che Giuseppe non era il padre di Gesù e che egli intendeva ripudiare Maria in segreto a causa del presunto adulterio. E allora gli viene detto: “Ciò che in lei è stato concepito è opera dello Spirito Santo” (Mt 1, 20). Così, l’ultima frase dà una nuova impostazione dell’intera genealogia. Maria è un nuovo inizio. Il suo bambino non proviene da alcun uomo, ma è una nuova creazione, è stato concepito per opera dello Spirito Santo. La genealogia rimane importante: Giuseppe è giuridicamente il padre di Gesù. Mediante lui, Egli appartiene secondo la Legge, “legalmente”, alla tribù di Davide. E tuttavia viene da altrove, “dall’alto” - da Dio stesso. Il mistero del “di dove”, della duplice origine, ci viene incontro in modo molto concreto: la sua origine è determinabile e, tuttavia, è un mistero. Solo Dio è nel senso proprio il “Padre” suo. La genealogia degli uomini ha la sua importanza riguardo alla storia del mondo. E, ciononostante, alla fine è Maria, l’umile vergine di Nazaret, colei in cui avviene un nuovo inizio, ricomincia in modo nuovo l’essere persona umana.

 

Benedetto XVI, L’infanzia di Gesù

Abbiamo tutti bisogno della Madre

 

Signore Gesù, abbiamo tutti bisogno della Madre! Abbiamo bisogno di un amore che sia vero e fedele. Abbiamo bisogno di un amore che non vacilli mai, un amore che sia rifugio sicuro per il tempo della paura, del dolore e della prova. Signore Gesù, abbiamo bisogno di donne, di spose, di madri che restituiscano agli uomini il volto bello dell’umanità Signore Gesù, abbiamo bisogno di Maria: la donna, la sposa, la madre che non deforma e non rinnega mai l’amore! Signore Gesù, ti preghiamo per tutte le donne del mondo!

 

Card. Angelo Comastri, Via Crucis al Colosseo, Venerdì Santo 2006

 

Sei mia Madre…

 

Ai piedi della croce dove, a volte, il mio peregrinare terreno

si arresta timoroso nella oscurità della notte, nella fatica della fede,

ci sei Tu, Maria. 

L’ultimo gesto d’amore per i suoi, gli amici, messi a parte dei segreti più cari,

sei Tu, Madre! E Giovanni da quel momento ti prese nella sua casa.

Fu una consegna ai suoi sacerdoti: la casa del prete è la casa di Maria.

LA CASA DOVE TU PORTI TUO FIGLIO.

Non sono, non posso più sentirmi solo, né fare discorsi sulla solitudine del prete.

Non è più vuota la casa dove Tu entri, Madre, e prendi posto, e vi dimori.

Insegnami, Mamma, a capire Tuo Figlio: 

lo sai anche Tu cosa vuol dire accettare di non capire e conservare tutto nel cuore.

Tu che lo conosci come nessuno, Tu, serva del Signore, vergine fedele, 

insegnami a prestargli la tua stessa fedeltà, il Tuo servizio.

Dimmi: “NON TEMERE” quando la fede si fa’ oscura e la notte pesa.

Entra nella mia vita come un dono che mi colma;

illumini la casa la Tua premura, la tenerezza del Tuo cuore: 

 

Card.  Anastasio Alberto Ballestrero

 

La devozione a Maria

 

Se diamo uno sguardo all’Europa, troveremo che hanno smesso di adorare il suo Divin Figlio, per passare a un banale umanesimo, non i popoli che si sono distinti per la devozione a Maria, ma proprio quelli che hanno rifiutato una tale devozione. Si è estinto lo zelo per la gloria del Figlio là dove questo non era più congiunto all’ardore per l’esaltazione della Madre.  

 

Card. John Henry Newman

 

La risposta di Maria all’Annunciazione: il suo semplice “sì”.

 

Maria si dichiara serva del Signore. “Avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1, 38). Bernardo di Chiaravalle, in una sua omelia di Avvento, ha illustrato in modo drammatico l’aspetto emozionante di questo momento. Dopo il fallimento dei progenitori, tutto il mondo è oscurato, sotto il dominio della morte. Ora Dio cerca un nuovo ingresso nel mondo. Bussa alla porta di Maria. Ha bisogno della libertà umana. Non può redimere l’uomo, creato libero, senza un libero “sì” alla sua volontà. Creando la libertà, Dio, in un certo modo, si è reso dipendente dall’uomo. Il suo potere è legato al “sì” non forzato di una persona umana. Così Bernardo mostra come, nel momento della domanda a Maria, il Cielo e la Terra, per così dire, trattengono il respiro. Dirà “sì”? Lei indugia… Forse la sua umiltà le sarà d’ostacolo? Per questa sola volta - le dice Bernardo - non essere umile, bensì magnanima! Dacci il tuo “sì”! È questo il momento decisivo, in cui dalle sue labbra, dal suo cuore esce la risposta: “Avvenga per me secondo la tua parola”. È il momento dell’obbedienza libera, umile e insieme magnanima. Maria diventa madre mediante il suo “sì”.

 

Benedetto XVI, L’infanzia di Gesù

Il più grande bisogno del mondo...

 

Il più grande bisogno del mondo...
Un po’ più di gentilezza e un po’ meno avidità,
Un po’ più dare e un po’ meno pretendere;
Un po’ più sorrisi e un po’ meno smorfie;
Un po’ meno calci a chi è steso per terra;
Un po’ più “noi” e un po’ meno “io”;
Un po’ più risate e un po’ meno pianti;
Un po’ più fiori sulla strada della vita;
e un po’ meno sulle tombe.


Don Bruno Ferrero,

A volte basta un raggio di sole

Figlia di Sion

 

Tu, il silenzio su cui canta la Parola.

Tu il vuoto che Dio ha riempito.

Tu il canale, l’acquedotto, la fonte.

 

Don Fabio Bartoli

Cuore di Madre
 

Curva sul suo cucito
non avvertì che il figlio
terminato il lavoro di fabbro
stanco rientrava in casa.
A Lei si avvicinò
e come sempre a sera
la baciò sui capelli
e se la strinse al volto.
Si accorse che piangeva.
La casa era ormai vuota:
Giuseppe più non c’era
ed era certo imminente
il giorno dell’addio.
Madre che piangi?
Non ci fu risposta.
Solo un pianto più forte
di una mamma che è sola
e a ogni donna che soffre
ripete nel dolore:
coraggio, ho anch’io sofferto
per dare pace al tuo cuore.
 

Mons. Guglielmo Giaquinta

Preghiere, pag. 63

Ai piedi della culla di Gesù

 

Ai piedi della culla di Gesù,

e ai piedi della Croce di Gesù,

troviamo Maria, Madre di Dio;

il suo cuore è tutt’uno con la vita

e col cuore di Dio.

Come non sentire palpiti per Maria?

O lacerare le pagine del Vangelo,

o cadere in ginocchio a venerarla.

 

San Luigi Orione

Vorrei amare degnamente

 

Vorrei amare degnamente la Mammina celeste,

tanto quanto Ella merita.

Ricordatevi, però, che tutti i Santi e tutti gli Angeli

non riescono ad amare e lodare degnamente

la Madre di Gesù.

 

San Pio da Pietrelcina

Maria è madre

 

…Maria è madre, e una madre si preoccupa soprattutto della salute dei suoi figli, sa curarla sempre con grande e tenero amore. La Madonna custodisce la nostra salute. Che cosa vuol dire questo, che la Madonna custodisce la nostra salute? Penso soprattutto a tre aspetti: ci aiuta a crescere, ad affrontare la vita, ad essere liberi; ci aiuta a crescere, ci aiuta ad affrontare la vita, ci aiuta ad essere liberi.

Una mamma aiuta i figli a crescere e vuole che crescano bene; per questo li educa a non cedere alla pigrizia - che deriva anche da un certo benessere -, a non adagiarsi in una vita comoda che si accontenta di avere solo delle cose. La mamma ha cura dei figli perché crescano sempre di più, crescano forti, capaci di prendersi responsabilità, di impegnarsi nella vita, di tendere a grandi ideali. Il Vangelo di San Luca dice che, nella famiglia di Nazareth, Gesù “cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui”. La Madonna fa proprio questo in noi, ci aiuta a crescere umanamente e nella fede, ad essere forti e non cedere alla tentazione dell’essere uomini e cristiani in modo superficiale, ma a vivere con responsabilità, a tendere sempre più in alto.

Una mamma poi pensa alla salute dei figli educandoli anche ad affrontare le difficoltà della vita. Non si educa, non si cura la salute evitando i problemi, come se la vita fosse un’autostrada senza ostacoli. La mamma aiuta i figli a guardare con realismo i problemi della vita e a non perdersi in essi, ma ad affrontarli con coraggio, a non essere deboli, e a saperli superare, in un sano equilibrio che una madre “sente” tra gli ambiti di sicurezza e le zone di rischio. E questo una mamma sa farlo! Non porta sempre il figlio sulla strada della sicurezza, perché in questa maniera il figlio non può crescere, ma anche non lo lascia soltanto sulla strada del rischio, perché è pericoloso. Una mamma sa bilanciare le cose. Una vita senza sfide non esiste e un ragazzo o una ragazza che non sa affrontarle mettendosi in gioco, è un ragazzo e una ragazza senza spina dorsale! Ricordiamo la parabola del buon samaritano: Gesù non propone il comportamento del sacerdote e del levita, che evitano di soccorrere colui che era incappato nei briganti, ma il samaritano che vede la situazione di quell’uomo e la affronta in maniera concreta, anche con rischi. Maria ha vissuto molti momenti non facili nella sua vita, dalla nascita di Gesù, quando “per loro non c’era posto nell’alloggio”, fino al Calvario. E come una buona madre ci è vicina, perché non perdiamo mai il coraggio di fronte alle avversità della vita, di fronte alla nostra debolezza, di fronte ai nostri peccati: ci dà forza, ci indica il cammino di suo Figlio. Gesù dalla croce dice a Maria, indicando Giovanni: “Donna, ecco tuo figlio!” e a Giovanni: “Ecco tua madre!”. In quel discepolo tutti noi siamo rappresentati: il Signore ci affida nelle mani piene di amore e di tenerezza della Madre, perché sentiamo il suo sostegno nell’affrontare e vincere le difficoltà del nostro cammino umano e cristiano; non avere paura delle difficoltà, affrontarle con l’aiuto della mamma.

Un ultimo aspetto: una buona mamma non solo accompagna i figli nella crescita, non evitando i problemi, le sfide della vita; una buona mamma aiuta anche a prendere le decisioni definitive con libertà. Questo non è facile, ma una mamma sa farlo. Ma che cosa significa libertà? Non è certo fare tutto ciò che si vuole, lasciarsi dominare dalle passioni, passare da un’esperienza all’altra senza discernimento, seguire le mode del tempo; libertà non significa, per così dire, buttare tutto ciò che non piace dalla finestra. No, quella non è libertà! La libertà ci è donata perché sappiamo fare scelte buone nella vita! Maria da buona madre ci educa ad essere, come Lei, capaci di fare scelte definitive; scelte definitive, in questo momento in cui regna, per così dire, la filosofia del provvisorio. È tanto difficile impegnarsi nella vita definitivamente. E Lei ci aiuta a fare scelte definitive con quella libertà piena con cui ha risposto “sì” al piano di Dio sulla sua vita. Cari fratelli e sorelle, quanto è difficile nel nostro tempo prendere decisioni definitive. A tutti con quella libertà piena con cui ha risposto “sì” al piano di Dio sulla sua vita.

Cari fratelli e sorelle, quanto è difficile, nel nostro tempo, prendere decisioni definitive! Ci seduce il provvisorio. Siamo vittime di una tendenza che ci spinge alla provvisorietà… come se desiderassimo rimanere adolescenti. È un po’ il fascino del rimanere adolescenti, e questo per tutta la vita! Non abbiamo paura degli impegni definitivi, degli impegni che coinvolgono e interessano tutta la vita! In questo modo la nostra vita sarà feconda! E questo è libertà: avere il coraggio di prendere queste decisioni con grandezza.

Tutta l’esistenza di Maria è un inno alla vita, un inno di amore alla vita: ha generato Gesù nella carne ed ha accompagnato la nascita della Chiesa sul Calvario e nel Cenacolo. La Salus Populi Romani è la mamma che ci dona la salute nella crescita, ci dona la salute nell’affrontare e superare i problemi, ci dona la salute nel renderci liberi per le scelte definitive; la mamma che ci insegna ad essere fecondi, ad essere aperti alla vita e ad essere sempre fecondi di bene, fecondi di gioia, fecondi di speranza, a non perdere mai la speranza, a donare vita agli altri, vita fisica e spirituale.

Questo ti chiediamo questa sera, o Maria, Salus Populi Romani, per il popolo di Roma, per tutti noi: donaci la salute che solo Tu puoi donarci, per essere sempre segni e strumenti di vita. Amen.

 

Papa Francesco, Basilica di Santa Maria Maggiore, 4 maggio 2013

Festa dell’Annunciazione: “Si”

La risposta essenziale di Maria all’Annunciazione: il suo semplice “sì”.

[Maria] si dichiara serva del Signore. “Avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1, 38).

Bernardo di Chiaravalle, in una sua omelia di Avvento, ha illustrato in modo drammatico l’aspetto emozionante di questo momento. Dopo il fallimento dei progenitori, tutto il mondo è oscurato, sotto il dominio della morte. Ora Dio cerca un nuovo ingresso nel mondo. Bussa alla porta di Maria. Ha bisogno della libertà umana. Non può redimere l’uomo, creato libero, senza un libero “sì” alla sua volontà. Creando la libertà, Dio, in un certo modo, si è reso dipendente dall’uomo. Il suo potere è legato al “sì” non forzato di una persona umana.

Così Bernardo mostra come, nel momento della domanda a Maria, il Cielo e la Terra, per così dire, trattengono il respiro. Dirà “sì”? Lei indugia… Forse la sua umiltà le sarà d’ostacolo? Per questa sola volta - le dice Bernardo - non essere umile, bensì magnanima! Dacci il tuo “sì”! È questo il momento decisivo, in cui dalle sue labbra, dal suo cuore esce la risposta: “Avvenga per me secondo la tua parola”.

È il momento dell’obbedienza libera, umile e insieme magnanima, nella quale si realizza la decisione più elevata della libertà umana. Maria diventa madre mediante il suo “sì”. I Padri della Chiesa a volte hanno espresso tutto ciò dicendo che Maria avrebbe concepito mediante l’orecchio - e cioè: mediante il suo ascolto. Attraverso la sua obbedienza, la Parola è entrata in Lei e in Lei è diventata feconda. In questo contesto, i Padri hanno sviluppato l’idea della nascita di Dio in noi attraverso la fede e il Battesimo, mediante i quali sempre di nuovo il Logos viene a noi, rendendoci figli di Dio. Pensiamo, per esempio, alle parole di Sant’Ireneo: “Come l’uomo passerà in Dio, se Dio non è passato nell’uomo. Come abbandoneranno la nascita per la morte, se non saranno rigenerati mediante la fede in una nuova nascita, donata in modo meraviglioso ed inaspettato da Dio, nella nascita dalla Vergine, quale segno della salvezza?”.

 

Benedetto XVI,  L’infanzia di Gesù, capitolo 2, pp. 46-47

Maria avvolse il bimbo in fasce

 

Senza alcun sentimentalismo, possiamo immaginare con quale amore Maria sarà andata incontro alla sua ora, avrà preparato la nascita del suo Figlio. La tradizione delle icone, in base alla teologia dei Padri, ha interpretato mangiatoia e fasce anche teologicamente. Il bimbo strettamente avvolto nelle fasce appare come un rimando anticipato all’ora della sua morte: Egli è fin dall’inizio l’Immolato, come vedremo ancora più dettagliatamente riflettendo sulla parola circa il primogenito. Così la mangiatoia veniva raffigurata come una sorta di altare. Agostino ha interpretato il significato della mangiatoia con un pensiero che, in un primo momento, appare quasi sconveniente, ma, esaminato più attentamente, contiene invece una profonda verità. La mangiatoia è il luogo in cui gli animali trovano il loro nutrimento. Ora, però, giace nella mangiatoia Colui che ha indicato se stesso come il vero pane disceso dal Cielo. È il nutrimento che dona all’uomo la vita vera, quella eterna. In questo modo, la mangiatoia diventa un rimando alla Mensa di Dio a cui l’uomo è invitato, per ricevere il pane di Dio.

 

Benedetto XVI, L’infanzia di Gesù

In quel Figlio Tu abbracci ogni figlio

 

O Maria, in quel Figlio Tu abbracci ogni figlio
e senti lo strazio di tutte le mamme del mondo.
O Maria, le Tue lacrime passano di secolo in secolo
e rigano i volti e piangono il pianto di tutti.
O Maria, Tu conosci il dolore… ma credi!
Credi che le nuvole non spengono il sole,
credi che la notte prepara l’aurora.
O Maria, Tu che hai cantato il Magnificat,
intonaci il canto che vince il dolore
come un parto da cui nasce la vita.
O Maria, prega per noi!
Prega perché arrivi anche a noi
il contagio della vera speranza.

 

Card. Angelo Comastri

Via Crucis al Colosseo, Venerdì Santo 2006

Maria, donna bellissima

 

È vero. Il Vangelo non ci dice nulla del volto di Maria. Come, del resto, non ci dice nulla del volto di Gesù. Forse è meglio. Così a nessuno di noi viene tolta la speranza di sentirsi dire un giorno, magari da un arcangelo di passaggio: “Lo sai che a tua madre e a tuo fratello rassomigli tanto?”. Maria, comunque, doveva essere bellissima. Non parlo solo della sua anima. La quale, senza neppure 1’ombra del peccato, era limpida a tal punto che Dio vi si specchiava dentro. Come le montagne eterne che, lì sulle Alpi, si riflettono nella immobile trasparenza dei laghi. Parlo, anche, del suo corpo di donna. La teologia, quando arriva a questo punto, sembra sorvolare sulla bellezza fisica di Lei. La lascia celebrare ai poeti: “Vergine bella, che di sol vestita, coronata di stelle, al sommo Sole piacesti sì che in te sua luce ascose…”. La affida alle canzoni degli umili: “Mira il tuo popolo, o bella Signora…”. O agli appassionati ritornelli della gente: “Dell’aurora Tu sorgi più bella… non vi è stella più bella di Te”. O al rapido saluto di un’antifona: “Vale, o valde decora”. Ciao, bellissima! O alle allusioni liturgiche del Tota pulchra. Tutta bella sei, o Maria. Sei splendida, cioè, nell’anima e nel corpo! Essa però, la teologia, non va oltre. Non si sbilancia. Tace sulla bellezza umana di Maria. Forse per pudore. Forse perché paga di aver speso tutto speculando sul fascino soprannaturale di Lei. Forse perché debitrice a diffidenze non ancora superate circa la funzione salvifica del corpo. Forse perché preoccupata di ridurre l’incanto di Lei a dimensioni naturalistiche, o timorosa di dover pagare il dazio ai miti dell’eterno femminile. Eppure, non dovrebbe essere difficile trovare nel Vangelo la spia rivelatrice della bellezza corporea di Maria. C’è una parola greca molto importante, carica di significati misteriosi che non sono stati ancora per intero esplicitati. Questa parola, che fonda sostanzialmente tutta la serie dei privilegi soprannaturali della fanciulla di Nazareth, risuona nel saluto dell’Angelo: “Kecharitomène”. Viene tradotta con l’espressione “iena di grazia”. Ma non potrebbe trovare il suo equivalente in “graziosissima”, con allusioni evidenti anche all’incantevole splendore del volto umano di Lei? Credo proprio di sì. E senza forzature. Così come senza forzature Paolo VI, in un celebre discorso del 1975, ha avuto l’ardire di parlare per la prima volta di Maria come “la donna vestita di sole, nella quale i raggi purissimi della bellezza umana si incontrano con quelli sovrumani, ma accessibili, della bellezza soprannaturale”.

 

Don Tonino Bello, Maria, donna bellissima

In Lei, il sole di Dio non fa ombra

 

“In Lei, il sole di Dio non fa ombra”, dice Bérulle parlando della Vergine. Ci sono due specie di grandezza per l’uomo: l’una consiste nel lasciar passare Dio, l’altra nel respingerlo. Grandezza di trasparenza e grandezza di opacità. Bisogna sempre chiedersi, di fronte a un essere eccezionale, se la sua superiorità procede dalla luce che trasmette o dall’ombra che proietta. Ai due estremi, Maria e Satana. Le altre grandezze sono una mescolanza, dalle proporzioni variabili, dell’una e dell’altra.

 

Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, trad. it. SEI, Torino 1971, p. 136

L’offertorio di Maria
 

Dopo la visita dell’Angelo, Maria si recò da sua cugina Elisabetta, anche lei in attesa di un bambino. Il nascituro, Giovanni Battista, trasalì nel seno di Elisabetta. Che meraviglia ! Dio Onnipotente ha scelto un nascituro per annunciare la venuta di suo Figlio !

Maria, con i misteri dell’Annunciazione e della Visitazione, rappresenta lo stesso modello di vita che dovremmo seguire. All’inizio accoglie Gesù nella sua esistenza; in seguito, ciò che aveva ricevuto lo ha condiviso.
Tale è stata dunque la prima Eucaristia: l’offerta di Maria di suo Figlio in Lei, Lei in cui si era stabilito il primo altare. Maria, la sola che poteva affermare in assoluta fiducia: “Questo è il mio corpo”, a partire da questo momento ha offerto il suo proprio corpo, la sua forza, tutto il suo essere, alla formazione del Corpo di Cristo.

 

Madre Teresa di Calcutta

Riflessioni sulla Madonna

 

Se la devozione a Maria dovesse allontanare da Gesù Cristo bisognerebbe respingerla come un’illusione diabolica.

La devozione alla Vergine è necessaria solo per trovare perfettamente Gesù Cristo, amarlo di tutto cuore e servirlo con fedeltà.

Stabilire una solida devozione alla Vergine significa stabilire più perfettamente il culto dovuto a Gesù Cristo; significa indicare un mezzo facile e sicuro per trovare il Salvatore.

Essendo Maria, fra tutte le creature, la più conforme a Gesù Cristo, ne segue che, di tutte le devozioni quella, che consacra e conforma di più un’anima a nostro Signore, è la devozione a Maria.
Il segreto per conoscere se uno è un uomo di Dio, è quello di esaminare se ama l’Ave Maria e la Corona.
Quando è lodata, amata, onorata o riceve qualche cosa Maria, Dio è lodato, Dio è amato, Dio è onorato, Dio riceve per le mani di Maria e in Maria.

Il Rosario recitato con la meditazione dei misteri rende facile la pratica della virtù e ci arricchisce di grazie e di meriti.

Io non so come mai una devozione così piccola in apparenza sia il marchio infallibile della salvezza eterna.

 

San Luigi Maria Grignion de Montfort

Le nostre madri passano

 

Le nostre madri passano, muoiono.

Maria Madre delle madri nostre

è la grande Madre che non muore.

Maria vive e resta,

perché Dio vuole che tutte le generazioni

la sentano e l’abbiamo per madre.

Maria è la grande Madre

che splende di gloria e di amore

nell’orizzonte del cristianesimo;

è guida e conforto a ciascuno di noi,

è potente e misericordiosissima Madre

per tutti quelli che la chiamano e l’invocano.

E noi andiamo a Gesù per Maria.

I pastori cercavano Gesù

e lo trovarono nelle braccia di Maria.

I Re Magi vennero da regioni lontane

per cercare il Messia

e lo adorarono nelle braccia di Maria.

E noi, dove troveremo ancora e sempre Gesù?

Lo ritroveremo e lo adoreremo

tra le braccia e nel cuore di Maria.

 

San Luigi Orione

Sull’Immacolata Concezione di Maria

 

Era certo sommamente opportuno che una Madre degna di tanto onore rilucesse perennemente adorna degli splendori della più perfetta santità e, completamente immune anche dalla stessa macchia del peccato originale, riportasse il pieno trionfo sull’antico serpente. Dio Padre dispose di dare a Lei il suo unico Figlio, generato dal suo seno uguale a sé, e che ama come sé stesso, in modo tale che fosse, per natura, Figlio unico e comune di Dio Padre e della Vergine; lo stesso Figlio scelse di farne la sua vera Madre, e lo Spirito Santo volle e operò perché da Lei fosse concepito e generato Colui dal quale egli stesso procede.

 

Dalla Bolla di definizione dogmatica Ineffabilis Deus

Nostra Madre Maria

 

A Te, o Maria, la nostra voce di figli.
Prega per noi,
Madre di Dio;
prega per noi,
divisi dall’odio e dall’interesse,
chiusi nell’egoismo e nell’ambizione,
ammalati di inespugnabile solitudine.
Prega per noi,
anche se spesso non ricorriamo a Te,
e aiutaci a riconoscerci fratelli
non solo nel dolore o nella morte,
ma nel caldo del tuo cuore di Madre.
Amen.
 

Mons. Guglielmo Giaquinta

La Vergine dell’eccomi

 

Piccola vergine di Nazareth,

cosa sai Tu della vita,

della promessa antica

ripetuta dai vecchi patriarchi

che vibra ancora

soffusa di speranza e di dolore

negli uomini che vivono il tuo tempo?

L’Angelo ti sorride

e Tu guardi smarrita e titubante

per le cose assai grandi

che troppo sopravanzano il tuo cuore.

“L’ombra dello Spirito

ti coprirà, immacolata,

e sarai tempio e talamo

del figlio di Dio onnipotente,

diventerai regina

prescelta da tuo Creatore

e madre del Re d’Israele”.

La comprendi Tu queste cose?

Tu guardi e il tuo cuore è confuso

ma all’Angelo sorridente

non puoi che rispondere “Eccomi.

Si faccia la sua volontà”.

E l’Angelo si partì da Lei.

Ma nel suo cuore una luce si accese,

una fiamma vibrava con l’intimo bisogno

di gridare ai fratelli: amore.

Ti ascoltò Elisabetta e poi Giuseppe

e quanti, attratti dal divino,

vennero a respirarlo alla tua fonte.

Maria, donaci gli occhi tuoi,

il cuore per amare

e volontà di agire per i nostri fratelli.

Vogliamo come Te essere santi

ed irradiare attorno l’amore del divino.

Amen.

 

Mons. Guglielmo Giaquinta