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Lourdes
Ave Maria di Lourdes
Apparizioni
A cura di Angela Magnoni
 
L'approvazione della Chiesa

Entrando alla Basilica Superiore, sulla parete destra in basso, si può leggere incisa nel marmo la dichiarazione solenne del Vescovo, Mons. Laurence, sulle Apparizioni:

“Riteniamo che Maria Immacolata, Madre di Dio, è realmente apparsa a Bernardetta Soubirous, l'11 febbraio 1858 ed i giorni seguenti, in numero di diciotto volte, nella grotta di Massabielle, nei pressi della città di Lourdes; che questa apparizione riveste tutti i caratteri della verità, e che i fedeli hanno ragioni fondate a crederla certa. Sottoponiamo umilmente il nostro giudizio al giudizio del Sovrano Pontefice, che è incaricato di governare la Chiesa universale."

Questa dichiarazione del Vescovo di Tarbes è capitale: 4 anni dopo le apparizioni, il 18 gennaio 1862, le riconosce autentiche in nome della Chiesa.

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In attesa del bagno nelle piscine di Lourdes
 
La casa natale di Bernadette
        
 
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Come nell'Ottocento si riaccende (ora su Internet)
la guerra di Lourdes

Su  Internet sembra essersi riaccesa  quella “guerra di Lourdes“ che, nell’Ottocento, riempi gazzette e pamphlets. Il film che Jessica Hausner ha dedicato al maggior santuario mariano del mondo, ha risvegliato la sfida tra credenti e increduli. In blog e forum, alla convinzione dei primi si oppongono

i dubbi e le negazioni degli altri, soprattutto quanto ad attendibilità delle guarigioni dichiarate “prodigiose“. Ma alcuni la mettono sul piano storico, riesumando magari vecchie leggende, più volte sfatate a suon di documenti ma che ora ritornano. In quel regno del “secondo me“ che è Internet, Lourdes è una provocazione ghiotta, con un intrecciarsi impressionante di pareri opposti, spesso tanto più appassionati quanto più disinformati, sia per chi difende il sì che per chi sta per il no. Proprio per questo può essere interessante anche oggi vedere come abbiano reagito davanti alla  Grottai tre che, nella Francia dell’epoca, simboleggiavano la “nuova cultura“ in polemica con “la superstizione clericale“: Auguste Voisin, Emile  Zola, Ernest Renan.

Cominciamo da Auguste Voisin, il più celebre psichiatra che, all’università di Parigi, così insegnava: “Bernadette Soubirous è una demente allucinata che i preti, dopo averla utilizzata, hanno rinchiuso in un remoto monastero“. Il vescovo di Nevers indirizzava al  professore una lettera aperta, pubblicata dai giornali, dove si precisava che la giovane si trovava nella sua città nel convento delle Suore della Carità avendolo liberamente scelto, dopo ben otto anni di riflessione, ed era libera di andarsene in qualunque momento. Inoltre ,invitava Voisin a venire, a spese della diocesi, a visitare come e quanto volesse la religiosa, per constatarne la perfetta salute nervosa e mentale. Ma dal docente della Sorbona, malgrado i solleciti, non giunse mai alcuna risposta.     

Ecco ora Emile Zola, il maestro del naturalismo ateo. Deciso a smascherare “l’impostura dei preti“, nell’agosto del 1892 si imbarcò sul treno dei malati del Pellegrinaggio Nazionale. Stette a Lourdes una decina di giorni, ma passò solo due ore al Bureau medico. Eppure, cosa straordinaria, in quel tempo brevissimo si presentarono due donne sanate in modo spettacolare. Per prima Marie Lemarchand, 30 anni, il volto orribilmente devastato da lupus tubercolotico, i polmoni distrutti, il  respiro affannoso. Fu portata al Bureau da un medico belga sconvolto: l’aveva vista prima e dopo l’immersione e aveva constatato la sparizione istantanea delle piaghe.  Gli esami proveranno che erano scomparsi anche i bacilli delle tisi. In effetti, già data per moribonda, vivrà ancora 40 anni e avrà cinque figli. Zola, che l’aveva vista anch‘egli prima e dopo, scrisse nel romanzo che vi era stato solo un lieve miglioramento, presto sparito, dovuto “allo choc da pellegrinaggio“.  

Ma se la Lemarchand si limitò a sorridere delle deformazioni dello scrittore e a  pregare per lui la Vergine di Lourdes, non così la popolana Marie Lebrauchu, che si offerse come parte lesa nel processo per diffamazione contro Zola che molti chiedevano  a gran voce. In effetti, le testimonianze sono unanimi: sul marciapiede della stazione di Parigi, lo scrittore l’aveva osservata sulla barella e aveva esclamato: <<Se questa guarisce, io crederò>>. Il fatto è che “ la Grivotte“, come la chiamò nel suo romanzo, guarì davvero e fu portata essa pure al Bureau in quelle due ore in cui vi era Zola. Ridotta a 30 chili, tisica all’ultimo stadio, coperta di piaghe purulenti, quando fu  immersa nell’acqua fu scossa una brivido impressionante, allontanò con forza le infermiere che la sostenevano e andò, sulle sue gambe, fino alla Grotta. Quando Zola la vide guarita, tutti osservarono che, divenuto pallido, barcollò. Ciò non gli impedirà di parlare, anche qui, di  una assurda “guarigione nervosa“, seguita poi da una ricaduta e dalla morte al ritorno a Parigi. E invece, la vera Grivotte visse ancora 30 anni, si sposò ella pure, ebbe due figli e divenne inserviente al grande magazzino Au bon marché. Imbarazzato dalle lettere ai giornali delle miracolata, che non sopportava la mistificazione, Zola andò a trovarla nella sua soffitta e le propose di pagarla bene se accettava di trasferirsi nel Belgio, smettendola con le denunce pubbliche. In quel momento, tornò il marito, solido operaio, che buttò il romanziere giù per le scale, gridando: “Va al diavolo, falso scribacchino!”. I giornali riferirono la clamorosa scenata.

Infine, il terzo testimone, Ernest Renan, l’ex-seminarista che -con la sua Vie de Jésus, uno dei maggiori best seller dell’Ottocento- si propose egli pure si smascherare la credulità cristiana.

 

Vittorio Messori

Il film su Lourdes della regista Atea Hausner......
Perché Lourdes ha fatto cambiare idea a tanti positivisti
Storia delle Apparizioni

prima apparizione, 11 febbraio 1858

 

Accompagnata dalla sua sorella e da un'amica, Bernardette Soubirous si reca a Massabielle, lungo il Gave, per raccogliere ossa e legna secca. Mentre si sta togliendo gli zoccoli per attraversare il fiume, sente un rumore che somigliava ad un colpo di vento, essa alza la testa verso la Grotta: “Io scorsi una signora vestita di bianco. indossava un abito bianco, un velo bianco, una cintura blu ed una rosa gialla su ogni piedi”. Fa il segno della Croce e recita il Rosario con la Signora. Terminata la preghiera, la Signora scompare bruscamente.

 

14 febbraio

 

Bernardette sente una forza interna che la spinge a tornare alla Grotta nonostante il divieto dei suoi genitori. Su sua insistenza, la madre glielo permette; dopo la prima decina del Rosario, vede apparire la stessa Signora. Le getta dell'acqua benedetta. La Signora sorride ed inchina la testa. Finita la preghiera del Rosario, scompare.

 

18 febbraio

 

Per la prima volta, la Signora parla. Bernardette le presenta una penna e un pezzo di carta e le chiede di scrivere il suo nome. Lei le risponde: “Non è necessario”, ed aggiunge: “Non ti prometto di renderti felice in questo mondo ma nell'altro. “ Potete avere la gentilezza di venire qui durante quindici giorni?”.

 

19 febbraio

 

Bernardette va alla Grotta con una candela benedetta ed accesa. È da questo gesto che è sorta l'abitudine di portare candele ed accenderle dinanzi alla Grotta.

 

20 febbraio

 

La Signora le ha insegnato una preghiera personale. Alla fine della visione, una grande tristezza invade Bernardette.

 

21 febbraio

 

La Signora si presenta a Bernardette la mattina presto. Un centinaio di persone l’accompagna. In seguito è interrogata dal commissario di polizia Jacomet. Vuole farsi dire ciò che ha visto. Bernardette gli parla soltanto di “Aquero” (Quella).

 

23 febbraio

 

Circondata da cento cinquanta persone, Bernardette si reca alla Grotta. L’Apparizione le rivela un segreto “solamente per se stessa”.

 

24 febbraio

 

Messaggio della Signora: “Penitenza! Penitenza! Penitenza! Pregate Dio per i peccatori! Bacerete la terra in espiazione per i peccatori!”.

 

25 febbraio

 

Trecento persone sono presenti. Bernardette dice: “Lei mi ha detto di andare a bere alla fonte (...) trovai soltanto un po' di acqua fangosa.” alla quarta prova potei bere. Lei mi ha fatto anche mangiare dell’erba che si trovava vicino alla sorgente. Quindi la visione scomparve. e poi me ne andai.” Dinanzi alla folla che le dice: “Sai che ti credono pazza facendo cose simili?” risponde soltanto:” “È per i peccatori.”

 

27 febbraio

 

Ottocento persone sono presenti. L’Apparizione è silenziosa. Bernardette beve l'acqua della fonte e compie i gesti abituali di penitenza.

 

28 febbraio

 

Più di mille persone assistono all’estasi. Bernardette prega, bacia la terra e cammina con le ginocchia in segno di penitenza. È subito condotta a casa del giudice Ribes che minaccia di metterla in prigione.

 

1 marzo

 

Più di millecinquecento persone sono raccolte e fra esse, per la prima volta, un sacerdote. Nella notte, Caterina Latapie, di Loubajac, si reca alla Grotta, immerge il suo braccio slogato nell'acqua della fonte: il suo braccio e la sua mano ritrovano la loro mobilità.

 

2 marzo

 

La folla aumenta sempre di più. La Signora le dice: “Dite ai sacerdoti che si venga qui in processione e che si costruisca una cappella”. Bernardette ne parla al sacerdote Peyramale, parroco di Lourdes. Quest'ultimo non vuole sapere che una cosa: il nome della Signora. In più esige una prova: veder fiorire il roseto (o rosa canina) della Grotta in pieno inverno.

 

3 marzo

 

Bernardette si reca alla Grotta già alle 7 del mattino, in presenza di tremila persone, ma la visione non viene! Dopo la scuola, sente l'invito interiore della Signora. Si reca alla Grotta e le chiede il suo nome. La risposta è un sorriso. Il parroco Peyramale le ripete: “Se la Signora desidera realmente una cappella, che dica il suo nome e che faccia fiorire il roseto della Grotta”.

 

4 marzo

 

La folla sempre più numerosa (circa ottomila persone) attende un miracolo alla fine di questa quindicina. La visione è silenziosa Il parroco Peyramale resta sulla sua posizione. Per venti giorni, Bernardette non si recherà più alla Grotta, non sentendo più l'invito irresistibile.

 

25 marzo

 

La Visione rivela infine il suo nome, ma il roseto (o rosa canina) sul quale la Visione pone i piedi nel corso delle sue apparizioni, non fiorisce. Bernardette dice: “Lei alzò gli occhi al cielo, unendo, in segno di preghiera, le sue mani che erano tese ed aperte verso la terra, mi disse: “Io sono l’Immacolata Concezione».

La giovane veggente parte correndo e ripete continuamente, durante il cammino, parole che non comprende. Queste parole impressionano il burbero parroco. Bernardette ignorava quest'espressione teologica che descrive la Santa Vergine. Quattro anni prima, in 1854, il papa Pio IX ne aveva fatto una verità della fede cattolica (dogma).

 

7 aprile

 

Durante questa Apparizione, Bernardette tiene la sua candela accesa. La fiamma circondò lungamente la sua mano senza bruciarla. Questo fatto è immediatamente constatato dal medico, il medico Douzous.

 

ultima apparizione, 16 luglio

 

Bernardette sente il misterioso appello della Grotta, ma il suo accesso è vietato e chiuso da una inferiata. Si reca dunque di fronte, dell'altro lato del Gave. “Mi sembrava di essere dinanzi alla Grotta, alla stessa distanza delle altre volte, io vedevo soltanto la Vergine, non l’ho mai vista così bella!”

Le Apparizioni raccontate da Bernadette Soubirous

Prima apparizione - 11 febbraio 1858

 

La prima volta che fui alla grotta era il giovedì 11 febbraio. Andavo a raccogliere la legna con due altre ragazzine. Quando fummo al mulino io domandai loro se volevano vedere dove l'acqua del canale andava a congiungersi col Gave. Esse mi risposero di sì. Di là noi seguimmo il canale e ci trovammo davanti a una grotta, non potendo andare più lontano. Le mie due compagne si misero in condizione di attraversare l'acqua che era davanti alla grotta. Esse attraversarono l'acqua. Si misero a piangere. Domandai loro perché piangessero. Mi dissero che l'acqua era fredda. Io le pregai di aiutarmi a gettare delle pietre nell'acqua per vedere se potessi passare senza scalzarmi. Mi dissero di fare come loro, se volevo. Io andai un po' più lontano a vedere se potevo passare senza scalzarmi ma non potei. Allora ritornai davanti alla grotta e mi misi a scalzarmi. Avevo appena tolto la prima calza che sentii un rumore come se ci fosse stato un colpo di vento. Allora voltai la testa dalla parte del prato (dal lato opposto alla grotta). Vidi che gli alberi non si muovevano. Allora ho continuato a scalzarmi. Sentii ancora lo stesso rumore. Appena alzai la testa guardando la grotta, scorsi una signora in bianco. Aveva un vestito bianco, un velo bianco e una cintura azzurra e una rosa su ogni piede, del colore della catenella del suo rosario. Allora fui un po' impressionata. Credevo di sbagliarmi. Mi strofinai gli occhi. Guardai ancora e vidi sempre la stessa signora. Misi la mano in tasca; vi trovai il mio rosario. Volevo fare il segno della croce. Non potei arrivare con la mano fino alla fronte. La mano mi cadeva. Allora lo sbigottimento s'impadronì più fortemente di me. La mia mano tremava. Tuttavia non fuggii. La signora prese il rosario che teneva tra le mani e fece il segno della croce. Allora provai una seconda volta a farlo e potei. Appena ebbi fatto il segno di croce scomparve il grande sbigottimento che provavo. Mi misi in ginocchio. Ho recitato il rosario in presenza di quella bella signora. La visione faceva scorrere i grani del suo, ma non muoveva le labbra. Quando ebbi finito il mio rosario, mi fece segno di avvicinarmi, ma non ho osato. Allora disparve all'improvviso. Mi misi a togliere l'altra calza per attraversare quel po' d'acqua che si trovava davanti alla grotta (per andare a raggiungere le mie compagne) e ci siamo ritirate. Cammin facendo ho domandato alle mie compagne se non avevano visto niente. “No”, mi risposero. L'ho domandato loro ancora. Mi dissero che non avevano visto niente. Allora aggiunsero: “E tu hai visto qualcosa?”. Allora dissi loro: “Se non avete visto niente, neppure io”. Credevo di essermi sbagliata. Ma ritornando, lungo la strada mi domandavano ciò che avevo visto. Ritornavano sempre su quello. Io non volevo dirlo loro, ma mi hanno talmente pregata che mi sono decisa a dirlo: ma a condizione che non ne parlassero a nessuno. Mi promisero di mantenere il segreto. Ma appena arrivate a casa, niente di più urgente che dire ciò che avevo visto. Ecco per la prima volta.

 

Seconda apparizione - 14 febbraio 1858

 

La seconda volta era la domenica seguente. Ci ritornai perché mi sentivo spinta interiormente. Mia madre mi aveva proibito di andarci. Dopo la messa cantata, le altre due ragazzine e io fummo ancora a chiederlo a mia madre. Non voleva. Mi diceva che temeva che cadessi nell'acqua. Temeva che non sarei tornata per assistere ai vespri. Le promisi di sì. Mi diede allora il permesso di andare. Fui alla parrocchia a prendere una bottiglia d'acqua benedetta per gettarla alla visione quando fossi alla grotta, se la vedevo. Arrivate là, ciascuna prese il suo rosario e ci mettemmo in ginocchio per dirlo. Avevo appena detto la prima decina che scorsi la stessa signora. Allora mi misi a gettarle l'acqua benedetta dicendole, se veniva da parte di Dio di restare, se no di andarsene; e mi affrettavo sempre a gettargliene. Si mise a sorridere, a inchinarsi e più io annaffiavo, più sorrideva e piegava la testa e più la vedevo fare quei segni... e allora presa da timore mi affrettavo ad aspergerla e lo feci finché la bottiglia fu terminata. Quando ebbi finito di recitare il mio rosario, scomparve. Ecco per la seconda volta.

 

Terza apparizione - 18 febbraio 1858

 

La terza volta, il giovedì seguente: vi furono alcune persone importanti che mi consigliarono di prendere della carta e dell'inchiostro e di domandarle, se aveva qualcosa da dirmi, di avere la bontà di metterlo per scritto. Ho detto le stesse parole alla signora. Si mise a sorridere e mi disse che ciò che aveva da dirmi non era necessario scriverlo, ma se volevo avere la compiacenza di andarci per quindici giorni. Le risposi di sì. Mi disse anche che non mi prometteva di farmi felice in questo mondo, ma nell'altro.

 

Le apparizioni - dal 19 febbraio al 4 marzo 1858

 

Vi ritornai quindici giorni. La visione apparve tutti i giorni ad eccezione di un lunedì e di un venerdì. Un giorno mi disse che dovevo andare a bere alla fontana. Non vedendola, andai al Gave. Mi disse che non era là. Mi fece segno col dito mostrandomi la fontana. Ci andai. Non vidi che un po' d'acqua che assomigliava a del fango. Vi portai la mano; non potei prenderne. Mi misi a scavare; poi potei prenderne. Per tre volte l'ho gettata. Alla quarta volta potei. Mi fece anche mangiare un'erba che si trovava dove io fui a bere (una volta solamente). Poi la visione scomparve e io mi ritirai.

 

Dal signor curato - 2 marzo 1858

 

Mi disse di andare a dire ai preti di far costruire là una cappella. Fui a trovare il signor curato per dirglielo. Mi guardò un momento e mi disse con un tono non molto gentile: “Che cosa è questa signora?”. Gli risposi che non lo sapevo. Poi m'incaricò di domandarle il suo nome. Il giorno dopo glielo chiesi. Ma ella non faceva che sorridere. Al ritorno fui dal signor curato e gli dissi che avevo fatto la commissione, ma che non avevo avuto altra risposta. Allora mi disse che si prendeva gioco di me e che farei bene a non più ritornarci; ma io non potevo impedirmi di andarci.

 

L'apparizione del 25 marzo 1858

 

Ella mi ripeté più volte che dovevo dire ai preti che li si doveva fare una cappella e d'andare alla fontana per lavarmi e che dovevo pregare per la conversione dei peccatori. Nello spazio di questi quindici giorni mi diede tre segreti che mi proibì di dire. Sono stata fedele fino ad ora. Dopo i quindici giorni le ho domandato di nuovo chi fosse. Sorrideva sempre. Infine mi azzardai una quarta volta. Allora, tenendo le due braccia aperte, alzò gli occhi guardando il cielo, poi mi disse, giungendo le mani all'altezza del petto, che era l'Immacolata Concezione. Sono le ultime parole che mi ha rivolto. Aveva gli occhi azzurri...

La vita di Santa Bernadette Soubirous

Marie Bernarde Soubiroux è nata a Lourdes il 7 gennaio 1844 da François Soubirous (1807-1871) e Louise Castérot (1825-1866). È stata battezzata il 9 gennaio, primo anniversario di matrimonio dei suoi genitori, nella chiesa parrocchiale di San Pietro.

 

Dopo di lei i due coniugi, che gestivano il mulino di Boly, hanno avuto altri 6 figli.

 

Anche la sua famiglia risente della crisi che colpìsce la Francia agricola, e si trova costretta a vivere in estrema povertà.

 

Bernadette è una giovane malaticcia, anche a causa del colera avuto durante l'infanzia e soffre di asma, per questo dimostra meno anni di quelli che ha. I suoi sentimenti religiosi sono già forti, nonostante lei non conosce il Catechismo, perché analfabeta. Lei stessa dirà in seguito: “Se la Santa Vergine mi ha scelto, è perché sono la più ignorante”.

 

Per contribuire al mantenimento della famiglia Bernadette viene affidata ad una famiglia di amici presso Bartrès, impiegata nella sorveglianza e nel pascolo delle greggi e come cameriera presso la loro taverna.

 

I Soubirous si trasferiscono in una malsana cella dell'antica prigione de la rue Haute, chiamata Le Cachot. Nel 1857, nell'anno che precede le apparizioni, il padre viene accusato ingiustamente di furto.

 

Il giorno 11 febbraio 1958, quattordicenne, le appare la Santa Vergine per la prima volta.

 

Dopo le apparizioni,  per evitare l'attenzione che sta attirando su di sé, Bernadette si trasferìsce nella scuola-ospizio tenuta dalle Suore della Carità di Nevers, dove impara a leggere e scrivere.

 

Si ritira poi presso il convento delle stesse suore il 7 luglio 1866, a 22 anni, lavorando come assistente nell'infermeria e poi come sacrestana, creando bellissimi ricami per abiti d'altare e vesti.

 

Emette la professione religiosa il 3 ottobre 1867.

 

Durante un grave attacco d'asma, chiede l'acqua della sorgente di Lourdes, e i suoi sintomi regrediscono per non tornare più. Bernardette non ripete la stessa cosa, quando si ammala di tubercolosi ossea al ginocchio destro.

 

Segue dal convento lo sviluppo di Lourdes come santuario per i pellegrinaggi, ma non è presente per la consacrazione della basilica, nel 1876.

 

Muore a Nevers il 16 aprile 1879 all'età di 35 anni.

 

Il suo corpo è stato esumato, per la prima volta, il 22 settembre 1909, 30 anni dopo la sua morte, ed è apparso inspiegabilmente incorrotto.

Anche nelle altre esumazioni avvenute nel 1919 e nel 1925, il suo corpo non ha mostrato ancora segni di corruzione.

I medici presenti nelle tre esumazioni hanno giudicato il fenomeno "non naturale", anche a causa della pelle aderente e dei muscoli ancora attaccati alle ossa.

Sembra che la Santa non sia morta, ma stia dormendo. La catena del Rosario che ha tra le mani è rovinata, segno di una penetrazione dell’aria, ma il suo corpo è tuttora totalmente incorrotto. La sua pelle è distesa. Proprio come quella di chi sta solo riposando.

 

Dal 1925 il corpo di Bernadette è esposto alla devozione dei fedeli. presso il convento di Nevers. Le è stato posto solo un leggero strato di cera sul volto.

 

Bernadette ha ricevuto la Beatificazione nel 1925 e la Canonizzazione dalla Chiesa Cattolica nel 1933, sotto Papa Pio XI, non tanto per il contenuto delle sue visioni, ma piuttosto per la sua semplicità e la santità della sua vita.

 

È la santa protettrice degli ammalati e la patrona di Lourdes. Viene ricordata il 16 aprile.

Di una umanità ferita

Durante le preghiere di guarigione, a Lourdes o a Paray, il miracolo più bello non sono quelli che si alzano dalla loro carrozzella per camminare, ma quelli che vi rimangono… e cantano. In un momento nel quale si annunciavano diverse guarigioni, mi trovavo tra due paralitici: essi non erano del numero… Ma la loro gioia pura, per la guarigione dei loro fratelli, era più contagiosa di tutte, la più sconvolgente. Io so che non domandavano nulla, se non la guarigione degli altri…

Francesco, uno dei tanti malati gravissimi a Lourdes: “Non pensavo di ottenere la guarigione; non andavo a Lourdes per guarire, cosa che mi pareva impossibile, ma per avere la fede, per poter portare la mia malattia… Non dico che non avrei desiderato guarire, ma che non l’ho chiesto... Non dubiterò dunque né della sua volontà di guarire né della sua potenza; ma poiché non sono certo che egli lo voglia qui e adesso, aggiungerò sempre: come tu sai e come tu vuoi!. Gli lascerò disporre liberamente della mia preghiera:  unanime e insistente, so che essa non è mai perduta, mai vana; so che egli vuole in questo modo conservarmi povero davanti a un mistero di gratuità che in ogni caso mi supererà, senza per questo cessare di stupirmi. Attraverso le mie delusioni umane, imparerò a rispettare la totale libertà dell’Amore, cioè a fidarmi di essa."

Le mani di Francesco continuano a guarire, ma il suo corpo è ridotto a uno straccio. Ogni giorno viene un medico a curare i suoi occhi. “Preparategli un buon pranzo”, dice ai frati di Rieti.

Una notte, il Signore lo visita: “La tua infermità è caparra del mio Regno”.

 

padre Daniel Ange, Balsamo è il Tuo nome

C’ero anch’io a Lourdes 2001

Così, in quei momenti di preghiera, cosa che difficilmente riusciamo a fare a casa frastornati da mille impegni, da mille luci e da mille suoni, riusciamo a dialogare con noi stessi e a sentire Dio vicino a noi come mai in altre occasioni. Riusciamo a capire quanto importante sia la vita e quanto sia bella quella che Dio ci ha donato indipendentemente dai problemi che possiamo avere e ci rendiamo conto, dopo aver visto handicappati sorridere. E qui capisci che, forse, i veri handicappati siamo noi che non sappiamo valutare le nostre piccole-grandi fortune: poter camminare e mangiare da soli. Se il riavvicinamento di un’anima a Dio può essere considerato un miracolo, allora posso affermare di essere stato testimone di tanti miracoli. Poi arriva il momento di partire, pochi giorni volati. Si salutano tutti e ci si accorge di quanti giorni di tutta Europa hanno fatto la nostra stessa scelta e ci si accorge che non siamo gli unici giovani cristiani come alcuni vogliono farci credere.
Il treno parte, ma Lourdes non è finito, questa esperienza non finisce così, ce la porteremo sempre dentro, ormai vediamo con altri occhi, vivremo con gli altri in altro modo, abbiamo quasi la consapevolezza di conoscere cose che altri non conoscono.

 

Romeo, C’ero anch'io Lourdes 2001

“Pieter, alzati e cammina!”

I1 miracolo che prendiamo in esame risale al 7 aprile 1875 ed ebbe un’eco fuori dal comune, almeno per l’epoca. Naturalmente allora non esistevano i mezzi di comunicazione di oggi, ma il tam tam fu di tale e tanta portata che la notizia si sparse subito in gran parte del1’Europa occidentale. Inoltre il fatto prodigioso che stiamo osservando è senz'altro anomalo (ammesso che in questi casi si possa parlare di “normalità”) perché è considerato un miracolo di Lourdes, sebbene non si verificò nella famosissima località pirenaica e nemmeno venne utilizzata quell’cqua prodigiosa. Avvenne invece nel santuario fiammingo di Oostacker, vicino a Gent, dedicato alla Madonna di Lourdes. Ma veniamo alla nostra storia. Pieter de Rudder, nato il 2 luglio 1822 a Jabecke, tra Bruges e Ostenda, si maciullò la gamba sinistra a causa della caduta di un tronco. A quel tempo era giardiniere del visconte Du Bus a Gisignies e aveva 44 anni. Il danno era talmente grave che un mozzicone di osso fuoriusciva da una piaga, le piaghe erano purulente e i focolai di necrosi erano a stento circoscritti. Davvero impressionante fu il referto del suo medico curante, il dottor Afenaer di Oudenbourg: “ieter de Rudder ha subito a causa di un incidente sul lavoro una frattura distruttiva della tibia e del perone [...]. La frammentazione dell’osso (frattura comminuta) fu così grave che, scuotendo l’rto, si sentivano tutte le ossa urtare le une contro le altre come noci in un sacco. Non si poté mai ottenere che le ossa si rinsaldassero e il conte Du Bus ha fatto curare inutilmente il malato per sei anni. È inutile una lunga descrizione: la parte inferiore della gamba con il piede penzolava letteralmente avanti e indietro dal ginocchio, in modo tale che io potevo fare con il polpaccio più di un arco sull'asse dell'arto. Questo movimento era bloccato solo dalla resistenza dei tessuti molli” Una descrizione straordinariamente impressionante, realistica, tremenda, che ben rivela carne era ridotta la gamba del povero Pieter. Non essendoci alcuna possibilità che il periostio, che normalmente dovrebbe assicurare la formazione del callo osseo, si ricostruisse, non rimaneva che una sola possibilità: 1’mputazione. Ma Pieter de Rudder rifiutava ostinatamente questa soluzione e per otto lunghi anni non nascose la speranza che, un giorno, la sua gamba si potesse sanare, per tornare a maneggiare i suoi attrezzi nel giardino del visconte Du Bus. Il 6 e 7 aprile 1875 rinnovò la propria medicazione davanti a testimoni i quali constatarono che le estremità necrotiche delle ossa rotte spuntavano fra la carne in cancrena. Pieter non si rassegnò: chiese le stampelle per andare in pellegrinaggio alla Grotta di Oostacker, santuario costruito in onore della Madonna di Lourdes, e per chiedere la grazia della guarigione. Durante il viaggio, il fondo della carrozza si macchiò di sangue e pus provocando la reazione irata del cocchiere. Una volta arrivato a destinazione. Pieter prese le grucce, compì per due volte il giro del santuario e, sedutosi, incominciò a pregare chiedendo perdono a Dio e alla Madonna dei peccati commessi. II miracolo accadde in quel momento. Pieter, senza 1’usilio delle stampelle, si alzò, vacillò e incominciò a camminare barcollando. Dalla gamba spappolata si era rigenerata una gamba del tutto sana: le ossa si erano saldate, le bende erano cadute spontaneamente, perché venuta meno ogni forma di gonfiore, le piaghe si erano cicatrizzate, addirittura si erano ricomposti quei centimetri di pelle usurati dalle schegge ossee che fuoriuscivano dall’rto. Al ritorno a Jabbecke, il paese in cui viveva, Pieter fu accolto in maniera trionfale. Persino il visconte Du Bus, il padrone per cui lavorava, fu costretto dall’videnza ad abbandonare il suo ateismo. Prima del pellegrinaggio di Pieter, testimoni attendibili lo sentirono pronunciare queste parole: “olo se lo vedrò camminare davanti a me, crederò ai miracoli” Facile immaginare il suo stupore e poi la conseguente conversione. Qui abbiamo riportato alcuni spunti tratti da numerosi documenti medici. Questa documentazione scientifica raccoglie la testimonianza di ciò che avvenne. Il dottor Affenaer, il medico che aveva curato Pieter de Rudder per tutto il tempo dell’nfermità e che aveva redatto 1’mpressionante referto che abbiamo sopra riportato, affermò il giorno dopo la miracolosa guarigione: “ei è guarito radicalmente. Tutti i rimedi umani erano impotenti” Al dottor Van Hoestenberghe, il medico dei poveri di Jabbecke, che difese la propria incredulità di fronte al fatto, toccò eseguire 1’utopsia in seguito al decesso di Pieter de Rudder, avvenuto 23 anni dopo 1’vento prodigioso, e prelevò le ossa “miracolate” Verificò l’sistenza della cicatrice nelle ossa, e questo permise alla Commissione Medica di Lille, composta da oltre 100 medici, di dichiarare che “e Rudder è proprio stato guarito istantaneamente da una ferita purulenta e la saldatura ossea, messa in luce dall’utopsia, non è potuta avvenire per via naturale” Furono, inoltre, eseguite delle misurazioni esatte dell’rto e delle riprese fotografiche che documentarono l’vvenuta guarigione. A dimostrazione dell’utenticità storica del’evento miracoloso, tutti i notabili di Jabbecke (sindaco, gendarmi, giudici, medici, sacerdoti) firmarono un documento ufficiale, messo agli atti del Comune, dove si riferiscono le condizioni del contadino prima e dopo il miracolo.

 

Enrico Salomi, dal mensile Il Timone

Parto per Lourdes

Lunedì, 27 parto per Lourdes (spero) dopo due mesi di sofferenza e di paura di non poterci andare. Vado col PELLEGRINAGGIO NAZIONALE UNITALSI e il gruppo dell’Umbria con tante “briciole” sul treno attrezzato, perché la Liguria va in pullman e io non potevo.

Parto con te e con tutte le persone che ho conosciuto nella mia vita, ognuna ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà per me,  un incontro voluto da Dio per farci compagne di viaggio nel cammino della vita. Con noi c’è Maria, lo sento, è Lei la Mamma che raduna i suoi figli per condurci a suo Figlio, quel suo figlio malato, povero, isolato da tutti, incapace di tenere unita una famiglia, carcerato, drogato, abbandonato in casa di riposo, quel suo figlio bisognoso di affetto, di pane, di medicine, bisognoso di perdono. È Lei che ci dà l’esempio di come si ama, di come si perdona, con suo Figlio ha perdonato chi l’ha crocefisso.

Lourdes è la città del perdono, della riconciliazione, della misericordia, della carità. Il più grande e invisibile miracolo di Lourdes è la conversione del cuore. Da peccatore, da assassino, da truffatore, da bugiardo e ladro, da sfascia famiglie, da traditore, da pedofilo e vizioso, posso diventare santo. E ciò accade a Lourdes. Ripeto, questo è il più grande miracolo.

Chiedo a Maria per tutti e per ogni briciola, di portare Lourdes in casa nostra,  in tutto il mondo. 

Vado a Lourdes per tutti quelli che nel mondo si fanno sue mani e curano, abbracciano, accarezzano; suoi piedi e corrono dove c’è bisogno di ricostruire la casa dello spirito e del corpo, per tutti quelli che eroicamente fanno del bene anche a chi fa loro del male. 

Anche tu sei fra quelli o lo vorresti essere. Cominciamo da adesso.

 

Carla Zichetti, 21 settembre 2010

Bernadette e il Segno della Croce

 

Verso la fine dell’estate un gruppo di cari amici è andato a Lourdes a fare servizio agli ammalati. Io, non potendo andare con loro, ho pensato di portare un po’ di Lourdes a casa mia, e così ho estratto dalla pila dei libri da leggere la biografia di Bernadette che era posizionata al numero centosessantuno della lista d’attesa (continuo a comprarli e a impilarli, nella speranza di rompermi una o due gambe: allora finalmente potrò dedicarmi alla lettura, stesa sul divano).

Così ho scoperto che subito dopo la prima apparizione, la pastorella, poverissima e ignorante, mostrò di avere capito alcune cose che solo la Madonna poteva averle spiegato, tanto più che Bernadette non poteva andare neppure a catechismo, era analfabeta.

Come prima cosa iniziò a farsi il Segno della Croce con un’attenzione e una solennità tutte diverse da prima. “Quando dico: Nel nome del Padre e del Figlio - spiegava - con le mani vado dalla testa al cuore: l’amore, che noi collochiamo nel cuore, deve essere accompagnato dalla forza e dalla razionalità. Amare Dio con tutto il cuore e con tutta la mente. Invece il gesto di andare da una spalla all’altra significa - diceva la pastorella - avere la forza di prendere sulle nostre spalle la realtà”. Sulle spalle, ma con la fiducia di chi sa che lo Spirito Santo farà per noi ciò che noi non riusciremo a portare a compimento.

In un gesto, dunque, si può esprimere il cuore della nostra fede: la misteriosa unità delle tre persone della Trinità, e la nostra partecipazione a questo mistero, che solo possiamo vagamente intuire; il nostro desiderio di essere docili alla realtà che ci viene consegnata; l’impegno di dire sì alla Croce. Una fede, dunque, che esprime insieme il desiderio di farsi carico, ma anche la fiducia di sapere, come ha insegnato la Madonna a Bernadette, che a quello a cui non arriviamo noi penserà lo Spirito Santo.

Un gesto bellissimo che nasconde dunque un tesoro di fede, tramandatoci dai Santi, dai Martiri, dagli Apostoli, dai fratelli maggiori; un gesto da insegnare ai figli. Pensiamoci la prossima volta che lo facciamo, magari distrattamente.

 

Costanza Miriano

fonte: Credere

Nevers, l’altra Lourdes dove riposa il corpo incorrotto di Bernadette

L’aspetto della Santa colpisce per la dolcezza della postura

 

Ogni anno, cinque milioni di persone si recano in pellegrinaggio a Lourdes, ma “solo” mezzo milione lo fa anche - o solo lì - al convento delle Suore della Carità e dell’Istruzione Cristiana, a Nevers, nel cuore geografico della Francia.

In questo convento, Bernadette cercò di allontanarsi dal protagonismo che avrebbe circondato la sua vita nel villaggio in cui era nata e dove, tra l’11 febbraio e il 16 luglio 1858, vide diciotto volte la Madonna.

Pur essendo già il secolo delle ferrovie, nell’Ottocento i 700 chilometri di distanza tra Lourdes e Nevers aiutavano chi cercava la solitudine dell’amore di Dio. Malgrado ciò, migliaia di persone sono andate a far visita a Bernadette in vita nella sua nuova condizione di consacrata.

Bernadette arrivò a Nevers nel 1866 e non tornò mai nella sua terra, morendo il 16 aprile 1879 ad appena 35 anni. Redigendo la biografia della Santa partendo da testimonianze e scritti, la scrittrice cattolica Marcelle Auclair ha composto quello che è noto come il suo testamento spirituale.

Lo è nella misura in cui riflette la sua anima semplice e le tracce della sofferenza lasciata in lei dalla miseria e dalla fame, dagli affronti e dalle incomprensioni, non inferiori tra alcune compagne di convento rispetto a quelle che aveva conosciuto quando aveva annunciato che le era apparsa la Santissima Vergine.

Santa Bernardette, già come Suor Maria Bernarda, parlò solo una volta delle apparizioni davanti alle sue consorelle, e la superiora non permise che il tema tornasse a uscire tra le conversazioni del chiostro per non distrarre la vita conventuale e soprattutto per permettere alla giovane novizia di portare avanti in pace il suo cammino verso il Signore.

Nel 1867 professò come religiosa, e trascorse gli anni della sua vocazione svolgendo ogni tipo di lavori, a volte più duri come nel caso di quelli di pulizia e infermeria, minata dall’asma e dalla tubercolosi.

 

La riesumazione

Quando è stato riesumato il feretro nel 1909, trent’anni dopo la sua morte, è stato trovato incorrotto. È accaduto lo stesso nel 1919 e nel 1929.

Il Rosario che stringeva tra le mani si era ossidato, e l’abito sembrava disfatto, tuttavia il fegato, uno degli organi che si deteriorano per primi, era intatto a tre decenni dalla morte, così come apparivano intatti i denti e le unghie. Nel suo organismo sono stati trovati anche liquidi.

I medici David e Jordan hanno descritto in questo modo quello che hanno trovato nella prima riesumazione:

“Il feretro è stato aperto. Non abbiamo percepito alcun odore. Il corpo era vestito con gli abiti dell’ordine, piuttosto umidi. Solo il volto, le mani e parte degli avambracci erano scoperti. La testa era inclinata a sinistra, il volto era di un bianco pallido. La pelle era attaccata ai muscoli, e i muscoli attaccati alle ossa. Le palpebre coprivano gli occhi. Il naso era incartapecorito e affilato.

La bocca, leggermanete aperta, lasciava intravedere i denti. Le mani, incrociate sul petto e perfettamente conservate insieme alle unghie, stringevano un Rosario consumato dall’ossido. Sugli avambracci si vedeva il rilievo delle vene. Anche i piedi, come le mani, avevano conservato totalmente le unghie.

Dopo averle tolto l’abito e il velo dalla testa, si è visto tutto il corpo incartapecorito, rigido e sonoro in tutte le sue parti. Si è constatato che i capelli, corti, erano ancora attaccati al cranio e uniti al cuoio capelluto, che le orecchie erano in perfetto stato di conservazione e che il lato sinistro del corpo, dai fianchi, era più alto di quello destro. Le parti inferiori del corpo erano un po’ scurite. Sembra dovuto al carbonio, trovato in grande quantità nel feretro”.

Nel 1925 si è iniziato a esporre pubblicamente il corpo, prima in un giardino del convento e in seguito nella cappella. Le mani e il volto appaiono coperte da un sottile strato di cera, che le è stato applicato in quell’anno per limitare la decolorazione.

L’aspetto della santa colpisce per la dolcezza della postura e la similitudine con un’immagine di Maria, sua compagna ora che la sua anima ha colloqui quotidiani con la Signora, come quelle 18 volte di 157 anni fa.

 

http://unacasasullaroccia.com/2015/04/16/nevers-laltra-lourdes-dove-riposa-il-corpo-incorrotto-di-bernadette/

Pellegrinaggio alla tomba di Santa Bernardette

 

…Ci siamo diretti a Nevers, dove ha vissuto ed ora riposa, incorrotta, Santa Bernardette: Anche qui l’emozione e stata indescrivibile: non si riusciva a staccarsi da quel volto sorridente, bellissimo, che riposa in Dio. Questa e l’impressione, che diventa certezza assoluta fissando la Santa. La storia della veggente di Lourdes mi ha contristato perche e una storia particolarmente dolorosa, che noi tutti conosciamo, ma vi assicuro che li si respira questa sofferenza grande e questa sua santita, questa accettazione della volonta del Signore, che si scostava molto da quello che era inizialmente il suo desiderio, da quella che riteneva fosse la sua missione di vita. E qui… tutti noi ci siamo chiesti a che punto siamo, fino a che punto siamo disposti a rinunciare a noi stessi per fare la volonta di Dio; grande interrogativo… e la risposta?… difficile, la docilita, la sottomissione… molto difficile. Nell’infermeria dove Bernardette e spirata, era tangibile la sua santa presenza, era una sensazione veramente forte. Lei prima di chiudere gli occhi al mondo, ha assicurato preghiere per tutti coloro che sarebbero passati, ha dato la sua garanzia che non si sarebbe dimenticata di nessuno...

 

Tratto Pellegrinaggio in Francia, Testimonianza pubblicata sulla Mailing List “Discepoli di Gesù e di Maria”

Da Dives in Misericordia,

Rivista dell’A.D.I.M. (Alleanza Dives In Misericordia) di diritto pontificio, 

ottobre 2010, pag. 9

Il regno degli ultimi divenuti primi

 

Al di là del mare e delle bianche vette dei monti, oltre i confini delle terre conosciute, posto al centro di una ridente valle irrigata da un fiume dalle acque limpide e cristalline, sorge un regno governato da una regina bellissima. La fama della di lei beltà si spande per tutto il mondo e ognuno desidera vederla almeno per una volta nella vita. I suoi abiti sono bianchi e splendenti più del sole, una cintura color del cielo le cinge i fianchi e sui piedi ha delle rose dorate.

Il regno di questa dolce regina, tuttavia, non è come gli altri.

La sovrana, infatti, ha come trono la dura roccia di una caverna utilizzata come discarica e, pur possedendo un castello maestoso, visibile da tutte le estremità della valle, oltre che dalle cime delle montagne, lei preferisce passare le notti all’addiaccio, in mezzo ai suoi sudditi più miserabili. Cosa ancor più bizzarra, la regina non dispone di un esercito di soldati scelti, bensì di galeotti disarmati e vestiti di tutto punto. Il loro capo, Quasimodo, è basso e deforme, oltremodo scontroso ma dall’animo gentile e, con i suoi compagni, si prende cura di un popolo di gobbi, storpi e malati che parlano e cantano in una varietà infinita di lingue e dialetti. Nonostante l’apparente confusione, peraltro, essi sembrano comprendersi e non avere tanta difficoltà nell’aiutarsi l’uno con l’altro.

In questo strano regno non vi è un unico principe né una sola principessa, poiché la sovrana è madre di tutti i suoi sudditi e, di conseguenza, ognuno di loro è erede al trono e di stirpe regale. Tutti, infatti, viaggiano su carri e carrozze che, pur non essendo zucche trasformate magicamente nel cocchio più bello mai esistito, fanno la loro figura. Davanti alla regina ed a suo figlio, i principi e le principesse vengono portati trionfalmente in processione, scortati da paggi, sbandieratori, scudieri e lacché, dinanzi ad una folla festante che si inchina al loro passaggio. Non sono belli, i principi e le principesse: non agli occhi dei viaggiatori di altri regni, almeno. Io stesso, povero viandante giunto per vedere la regina dopo un estenuante viaggio attraverso valli, fiumi, monti e praterie, indignato perché non mi era stata data la possibilità di servirmi del tappeto volante che conduce ognuno di noi, sulle ali della fantasia, in mondi fantastici e lontani, ero stupito di fronte a ciò che avveniva di fronte a me: una moltitudine di gente vecchia, brutta, storpia, deforme, gli scarti dell’umanità e del nostro mondo così selettivo e meritocratico, veniva servita e riverita, celebrata con tutti gli onori, quasi quanto la regina, quasi quanto il re! Com’era possibile? Quale scandalo era mai questo?

Il mio cuore oppresso, stanco e deluso ha trovato consolazione solo quando, davanti al lurido e umido trono della regina, specchiandomi nelle acque del fiume che scorre lì accanto, mi sono visto identico a quella moltitudine: vecchio e affaticato, sporco e deforme, brutto e malato. È allora che, magicamente, sulla mia testa è apparsa una corona; è allora che mi sono sentito anch’io un principe, il figlio di un re.

Caro amico viaggiatore, se vorrai giungere in questo regno strano ed incantato, sappi che dovrai sostenere mille fatiche; sappi che dovrai piangere, affrontare le tue mille paure, il tuo perfezionismo e le tue manie di grandezza, il tuo senso d’inadeguatezza; dovrai accettare di essere amato per ciò che sei e non per ciò che sai fare, né per la bellezza del tuo corpo, né per la possanza delle tue membra o per la vitalità del tuo intelletto. Ti troverai nudo, povero e bisognoso. Vorrai scappare, gridare, ribellarti, ma non potrai andare da nessuna parte, poiché quel paese è lontano da tutto e l’unico posto in cui potrai fuggire sarà l’ultimo che vorresti vedere: te stesso. Allora capirai.

Saprai che, per uscirne, dovrai gettare la tua inutile corona d’oro e perle preziose, i tuoi abiti di seta e gli accessori firmati da qualcuno il cui nome sarà, presto o tardi, dimenticato. Tu, non temere! Abbi fede e sii umile! Rivestiti degli stracci che ti daranno, accetta di essere come loro e, abbi fede, tu regnerai! Sì, regnerai per sempre!

Un’ultima cosa: casomai non l’avessi ancora capito, questo regno non si chiama Disneyland, Isola che non c’è, Fantàsia… Non è un’invenzione né la ricostruzione di qualcosa che non esiste e che mai esisterà. No, questo regno è un posto vero, con gente che ha carne ed ossa, cuore, limiti e peccati. Chiedi in giro, ti sapranno indicare la strada: si chiama Lourdes ed è il luogo dove gli ultimi sono già i primi.

 

Gerardo Ferrara

http://lacapannadellozioblog.wordpress.com/2012/09/05/il-regno-degli-ultimi-divenuti-primi/

 

 

Lourdes

 

…“O mia colomba che stai

nelle fenditure della roccia…”,

le bianche tue piume

si sono trasformate

in morbida veste

candida e leggera

che lenta muove al vento

al scender delle ombre della sera,

o Tu, che qui giungesti,

dal profondo del tempo…

“Je vous salue, Marie,

pleine de grâce…” ripetono

innumerevoli voci all’infinito

mentre tremuli scintillano insieme

i ceri accesi sopra l’impiantito.

Cercano, vòlti in alto, gli occhi

nel cavo oscuro della roccia

per decifrare il senso del mistero,

intanto si scioglie goccia a goccia

con lacrime afflitte il nuovo cero…

“A Te ricorriamo, noi

esuli figli…” ripetono sgranando

la corona, mentre argentina

nel tramonto risuona “la squilla fedel”

che il dolce canto intona.

A Te sono rivolti tutti i cuori:

attese, speranze, grazie e guarigioni

chiedono a Te i figli tuoi fedeli,

perché Tu sola essi chiamano

col nome di: “Janua Coeli”!

Nel buio antro del cavo

di una roccia può forse mai

apparire un sole? Sì… e fu così,

o Madre amata, là Tu scendesti

in quel freddo mattino

e regalasti alla piccola veggente

ai piedi della grotta

una sorgente. E poi, durante

un’apparizione, le rivelasti:

“Io sono l’Immacolata Concezione”.

O amata Madre del nostro Salvatore

ancora oggi al calar della sera

i figli tuoi innalzan la preghiera

e cantan “Bella Tu sei qual sole…”

guardando verso quel punto nero

dove apparisti bianca di luce

a illuminare della nostra vita

quel grande e profondo suo mistero.

…Che nostalgia di Cielo,

che desiderio arcano…

“Andrò a vederla un dì…” giunge

la voce di un coro che si muove

da lontano …ed anche in canto

a me ripete il cuore

“Al Ciel, al Ciel…”, pur se si bagna

il viso mio di pianto, “al Ciel”

nella mia Patria vera. La

incontrerò quel dì quando

pure sulla mia vita…

sarà discesa ormai la sera.

 

D. S.

maggio 2015

per gentile concessione dell’autrice
 
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