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Le apparizioni di Fatima
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" Il Cuore Immacolato di Maria e i primi 5 sabato del mese "
A cura di Angela Magnoni
 
 
 

Le apparizioni di Fatima furono riconosciute il 13 ottobre 1930,

dal vescovo di Leiria, mons. José Alves Correia da Silva (1872-1957)

Giacinta e Francesco Marto… Santi!

 

Il 13 maggio 2017, Giacinta e Francesco Marto, beatificati il 13 maggio 2000 da Giovanni Paolo II, saranno proclamati Santi da Papa Francesco in visita in Portogallo per il centenario delle apparizioni.

La canonizzazione è prevista durante la Santa Messa celebrata nel piazzale davanti al Santuario di Fatima.

Nella storia della Chiesa sono i primi due bambini canonizzati a non essere passati attraverso la via del martirio.

 
 
Presentazioni in Power Point
 
Preghiere
 
 
 
I Veggenti
 
Cenni sul Beato Francesco Marto
 

 

Il Beato Francesco Marto è nato ad Alijustrel, nella parrocchia di Fatima, l'11 giugno 1908; è il penultimo degli undici figli di Emanuele Pietro Marto e Olimpia di Gesù.

Con la sorellina Giacinta e la cugina Lucia è protagonista delle apparizioni del 1917.

Il 23 dicembre 1918, 14 mesi dopo l’ultima apparizione della Madonna, Francesco e Giacinta sono irrimediabilmente colpiti dall'epidemia di broncopolmonite, la terribile "spagnola", che semina tanti morti in tutta l'Europa.

La malattia lo rende così debole da non aver più la forza di recitare il Rosario.

"Vorrei chiedervi di portarci in Cielo", aveva domandato Lucia alla Vergine, a nome suo e dei cugini. "Sì, Giacinta e Francesco li porterò presto", era stata la risposta, "ma tu devi restare qui ancora un po' di tempo".

Durante la malattia Francesco si mostra sempre allegro e contento. Quando Lucia gli domanda se soffre molto, lui risponde: "Abbastanza, ma non fa niente, soffro per consolare il Signore, e poi tra poco vado in Cielo!".

Nel febbraio 1919 le sue condizioni peggiorarono visibilmente e si decide di farlo rimanere a letto, assistito quasi sempre da Giacinta. Un giorno i due bambini mandano a chiamare Lucia che, appena entra da loro, dice: "La Madonna è venuta a trovarci e dice che presto tornerà a prendere Francesco per condurlo in Cielo".

Il 2 aprile lo stato di salute di Francesco si aggrava al punto che viene chiamato il parroco per confessarlo. Egli teme di morire senza poter ricevere la prima Comunione e questo pensiero gli causa una grande pena. Ma il parroco lo accontenta somministrandogli per la prima volta l'Eucarestia la sera stessa.

L'indomani Francesco dice alla sorellina Giacinta: "Oggi sono più felice di te, perché ho Gesù nel mio cuore". E insieme recitano il Rosario. A notte saluta Lucia, dandosi un arrivederci in Cielo. Poi dice alla madre: "Guarda, mamma, che bella luce là, vicino alla porta!... Adesso non la vedo più...". Il suo volto si illumina di un sorriso angelico e, senza agonia, senza contrazione, senza un gemito, muore dolcemente alle 10 di sera.

Non aveva ancora 11 anni.

La fama di santità, già goduta in vita, si consolida e cresce dopo la sua morte. Molti fedeli e devoti, dopo averlo invocato, dichiarava di essere stati esauditi. Nel 1949 inizia ufficialmente il processo canonico per la beatificazione di Francesco e Giacinta. Il 13 maggio 1989 (72° anniversario di Fatima) il Papa proclama l'eroicità delle virtù di Francesco e Giacinta e successivamente approva e promulga l'autenticità di un miracolo attribuito alla loro intercessione.

Giovanni Paolo II li proclama Beati, proprio a Fatima, il 13 maggio del 2000.

Viene ricordato il giorno 4 aprile.

 
 
Cenni sulla Beata Giacinta Marto
 
 

La Beata Giacinta Marto nasce ad Alijustrel, nella parrocchia di Fatima, l'11 marzo 1910.

Con il fratellino Francesco e la cugina Lucia è protagonista delle apparizioni del 1917.

Il 23 dicembre 1918, 14 mesi dopo l’ultima apparizione della Madonna, Giacinta e Francesco sono irrimediabilmente colpiti dall'epidemia di broncopolmonite, la terribile "spagnola", che semina tanti morti in tutta l'Europa ma mentre quest’ultimo si spegne in pochi mesi, per Giacinta il calvario è più tormentato perché sopraggiunge una pleurite purulenta, da lei sopportata e offerta “per la conversione dei peccatori e per riparare gli oltraggi che si fanno al Cuore Immacolato di Maria”.

Un ultimo grande sacrificio le viene chiesto: staccarsi dai suoi e soprattutto dalla cugina Lucia, per un ricovero nell’ospedale di Lisbona, dove si tenta di tutto, anche un intervento chirurgico senza anestesia per tentare di strapparla dalla morte.

La Madonna viene serenamente a prenderla il 20 febbraio 1920, come le aveva promesso.

Aveva quasi 10 anni.

 

Nel 1949 inizia ufficialmente il processo canonico per la beatificazione di Francesco e Giacinta.

Il 13 maggio 1989 (72° anniversario di Fatima) il Papa proclama l'eroicità delle virtù di Francesco e Giacinta e successivamente approva e promulga l'autenticità di un miracolo attribuito alla loro intercessione.

Giovanni Paolo II li proclama Beati, proprio a Fatima, il 13 maggio del 2000.

Viene ricordata il giorno 20 febbraio.

 
Cenni sulla vita di suor Lucia dos Santos

Lucia nasce il 22 marzo del 1907 ad Aljustrel, nella diocesi di Fátima, sesta figlia di Antonio e Maria Rosa dos Santos.

È protagonista delle apparizioni della Madonna, assieme ai cuginetti Francesco e Giacinta. All'epoca delle apparizioni ha solo 10 anni.

Nonostante sia la più grande dei tre pastorelli, Lucia non sa né leggere né scrivere, perché il suo compito è quello di portare il gregge a pascolare.

Dopo le apparizioni, studia aver presso il Collegio di Vilar, a Porto.

Veste l’abito religioso con il nome di Maria Lucia dell’Addolorata, a Tuy in Spagna.

Emette la Professione Temporanea il 3 ottobre 1928.

Il 3 ottobre 1934 emette la Professione Perpetua.

Il 25 marzo 1948 si trasferisce a Coimbra, dove entra nel Carmelo di Santa Teresa di Gesù con il nome di suor Maria Lucia del Cuore Immacolato.

Muore il 13 febbraio 2005 a Coimbra, all'età di 98 anni.

Il suo corpo venne traslato vicino a quella della cugina Giacinta.

Il 13 Febbraio 2008, giorno del terzo anniversario della morte di Suor Lucia, il cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione per la Causa dei Santi, rende pubblico il decreto del Vaticano per l'apertura immediata del processo di beatificazione.

Prima Apparizione Angelica (1916)
 

Un bel giorno andammo con le nostre pecorelle nella proprietà dei miei, situata ai piedi del monte di cui ho parlato, dalla parte rivolta verso levante. Questa proprietà si chiama Chousa Velha. Verso metà mattina, cominciò a cadere una pioggerellina fine, poco più che una rugiada. Risalimmo il pendio del monte, seguiti dalle nostre pecorelle, in cerca di una roccia che ci servisse da riparo. Fu allora che per la prima volta entrammo in quella benedetta grotta. Si trova in mezzo a un uliveto e appartiene al mio padrino Anastácio. Da lì si vede il piccolo paesetto dove sono nata, la casa dei miei genitori, i paesini di Casa Velha e Eira da Pedra. L'uliveto ha parecchi proprietari e si estende fino a confondersi con questi piccoli paesetti.
Lì passammo la giornata, anche se aveva smesso di piovere ed era apparso un sole bello e splendente. Facemmo lo spuntino e recitammo il nostro Rosario e chissà forse uno di quelli che noi usavamo dire per la fretta di poter giocare, come ho già raccontato a V.E., passando i grani e dicendo solo le parole: Ave, Maria e Padre nostro! Finito di pregare, cominciammo a giocare con i sassolini.
Si stava giocando da qualche momento ed ecco che un vento forte scuote gli alberi e ci fa alzare gli occhi per vedere cosa succedeva, perché il giorno era sereno. Vediamo allora che sopra l'uliveto viene verso di noi quella figura di cui ho già parlato. Giacinta e Francesco non l'avevano mai vista e io non gliene avevo mai parlato. A mano a mano che si avvicinava, riuscivamo a scorgerne le fattezze: un giovane di 14 o 15 anni, più bianco che se fosse stato di neve, e il sole lo rendeva trasparente come se fosse stato di cristallo e di una grande bellezza. Arrivato vicino a noi ci disse:
“Non abbiate paura. Sono l'angelo della pace. Pregate con me”.
E, inginocchiatosi per terra, curvò la fronte fino al suolo e ci fece ripetere tre volte queste parole:
“Mio Dio, io credo, adoro, spero e vi amo! Vi domando perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non vi amano”.
Poi, alzandosi disse:
“Pregate così. I Cuori di Gesù e di Maria stanno attenti alla voce delle vostre suppliche”.
Le sue parole s'impressero talmente nel nostro spirito, che noi non le scordammo mai più. E da allora noi trascorrevamo lunghi periodi di tempo, così prosternati, ripetendole a volte fino a cadere dalla stanchezza. Raccomandai subito che era necessario mantenere il segreto e, questa volta, grazie a Dio, fecero come volevo io. 

Seconda Apparizione Angelica (1916)

Passò un bel po' di tempo e un giorno d'estate, che eravamo andati a passare la siesta a casa, stavamo giocando in cima a un pozzo, che i miei avevano in fondo al giardino e che si chiamava Arneiro. (Nello scritto su Giacinta, ho già parlato anche di questo pozzo). Improvvisamente, vediamo vicino a noi la stessa figura, o angelo, come mi pare che doveva essere e dice:
“Che fate? Pregate! Pregate molto! I Cuori di Gesù e di Maria hanno sopra di voi disegni di misericordia. Offrite costantemente all'Altissimo preghiere e sacrifici”.
“Come dobbiamo sacrificarci?”, domandai.
“Di tutto quello che potrete, offrite un sacrificio in atto di riparazione dei peccati con cui Lui è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori. Attirate così sopra la vostra patria la pace. Io sono il suo angelo custode, l'angelo del Portogallo. Soprattutto accettate e sopportate con sottomissione le sofferenze che il Signore vi manderà”.

 
 
 Terza Apparizione Angelica (1916)
 

Scritto da Lucia di Fatima (Suor Maria del Cuore Immacolato) nel 1937 per ordine del vescovo di Leiria, che le ordinò di scrivere la storia della sua vita e delle apparizioni, esattamente come erano avvenute.
Passò parecchio tempo e andammo a pascolare il gregge in una proprietà dei miei genitori situata sul pendio del monte di cui ho parlato, un po' sopra Valinhos. È un uliveto chiamato Pregueira. Finito lo spuntino, decidemmo di andare a pregare nella grotta che restava dall'altra parte del monte. Perciò si fece un mezzo giro sul pendio e dovemmo arrampicarci su per alcune rocce, situate proprio in cima alla Pregueira. Le pecore riuscirono a passare con molta difficoltà.
Appena arrivati ci mettemmo in ginocchio con la faccia a terra e cominciammo a ripetere la preghiera dell'angelo:

“Mio Dio, io credo, adoro, spero e vi amo ecc.”.

Non so quante volte avevamo ripetuto questa preghiera, quando vediamo che sopra di noi brilla una luce sconosciuta. Ci alziamo per vedere che cosa stava succedendo e vediamo l'angelo che aveva nella mano sinistra un calice, sopra il quale stava sospesa un'ostia, dalla quale cadevano alcune gocce di sangue dentro al calice. L'angelo lascia sospeso il calice per aria, s'inginocchia vicino a noi e ci fa ripetere tre volte:
“Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito santo, vi adoro profondamente e vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi e indifferenze con cui Egli stesso è offeso. E per i meriti infiniti del suo Santissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, vi domando la conversione dei poveri peccatori”.
Poi si alzò, prese nelle mani il calice e l'ostia. Diede a me l'ostia e il calice lo divise tra Giacinta e Francesco, dicendo nello stesso tempo:
“Prendete e bevete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati. Riparate i loro crimini e consolate il vostro Dio”.
E, prostrandosi nuovamente in terra, ripeté con noi altre tre volte la medesima preghiera: “Santissima Trinità ecc.”, e scomparve.
Noi rimanemmo nella stessa posizione, ripetendo sempre le stesse parole e quando ci alzammo, vedemmo che s'era fatto sera e perciò era ora che ce ne andassimo a casa.
Scritto da Lucia di Fatima (Suor Maria del Cuore Immacolato) nel 1937 per ordine del vescovo di Leiria, che le ordinò di scrivere la storia della sua vita e delle apparizioni, esattamente come erano avvenute.

 
 
Le Apparizioni della Madonna

Lucia di Fatima (Suor Maria del Cuore Immacolato)

 

 
 
Prima Apparizione (13 maggio 1917)
 

Mentre stavo per giocare con Giacinta e Francesco, in cima al pendio della Cova da Iria, a fare un muretto intorno a una macchia, vedemmo, all’improvviso, qualcosa come un lampo.
“È meglio che ce n’andiamo a casa - dissi ai miei cugini - perché sta lampeggiando. Potrebbe venire un temporale”.

“Sì, andiamo”.

E cominciammo a scendere il pendio, spingendo le pecore verso la strada. Arrivati all'incirca a metà pendio, quasi vicino a un grande leccio che c'era lì, vedemmo un altro lampo e, fatti alcuni passi più avanti, vedemmo sopra un’elce una Signora, tutta vestita di bianco, più brillante del sole che diffondeva luce più chiara e intensa di un bicchiere di cristallo pieno di acqua cristallina, attraversata dai raggi del sole più ardente. Sorpresi dall’apparizione, ci fermammo. Eravamo così vicini, che ci trovammo dentro alla luce che la circondava o che Lei diffondeva. Forse a un metro e mezzo di distanza, più o meno. Allora la Madonna ci disse:

“Non abbiate timore. Io non vi faccio del male”.

“Di dove siete?”, le domandai.

“Sono del Cielo”.

“E che cos’è che volete da me?”.

“Sono venuta a chiedervi che veniate qui sei mesi di seguito, il giorno 13 a questa stessa ora. Poi dirò chi sono e che cosa voglio. Poi tornerò ancora qui una settima volta”.

“E anch’io andrò in Cielo?”.

“Sì, ci andrai”.

“E Giacinta?”.

“Anche lei”.

“E Francesco?”.

“Pure, ma deve recitare molti Rosari”.

Mi ricordai allora di chiedere di due ragazze che erano morte da poco. Erano mie amiche e stavano in casa mia per imparare a tessere con la mia sorella più vecchia.

“Maria das Neves è già in Cielo?”.

“Sì”. (Mi pare che avrà avuto più o meno sedici anni).

“E Amelia?”.

“È in Purgatorio fino alla fine del mondo”. (Mi pare che avrà avuto da diciotto a vent’anni).
“Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze ch’Egli vorrà inviarvi, in atto di riparazione dei peccati con cui Egli è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori?

“Sì, vogliamo”.

“Avrete dunque molto da soffrire, ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto”.

Fu al pronunciare queste parole (“la grazia di Dio, ecc.”), che aprì per la prima volta le mani, comunicandoci una luce molto intensa, come un riflesso che da esse usciva, che ci penetrava nel petto e nel più intimo dell’anima, facendoci vedere noi stessi in Dio, che era quella stessa luce, più chiaramente di quanto non ci vediamo nel migliore degli specchi. Allora, per un impulso intimo, anch’esso comunicato, cademmo in ginocchio e ripetemmo intimamente: “O Santissima Trinità, io vi adoro. Mio Dio, mio Dio, io vi amo nel Santissimo Sacramento”.

Passati i primi momenti, la Madonna aggiunse:

“Recitate il Rosario tutti i giorni per ottenere la pace per il mondo e la fine della guerra”.

Subito dopo, cominciò a elevarsi serenamente, salendo verso levante, fino a scomparire nell’immensità della distanza. La luce che la circondava apriva come un sentiero tra la massa degli astri, motivo per cui alcune volte abbiamo detto di aver visto il cielo aprirsi.

 
 
Seconda Apparizione (13 giugno 1917)
 

Dopo aver recitato il Rosario con Giacinta e Francesco ed altre persone presenti, vedemmo di nuovo il riflesso della luce che si avvicinava (e che noi chiamavamo “lampo”); e, subito dopo, la Madonna sopra l’elce, tutto come nel mese di maggio.

“Che cosa volete da me?”, domandai.

“Voglio che veniate qui il 13 del prossimo mese, che recitiate il Rosario tutti i giorni e che impariate a leggere. Poi dirò quello che voglio”.

Chiesi la guarigione di un malato.

“Se si converte, guarirà durante l’anno”.

“Vorrei chiedervi di portarci in Cielo”.

“Sì, Giacinta e Francesco li porterò presto. Ma tu resterai qua ancora per un po’. Gesù vuol servirsi di te per farmi conoscere e amare. Lui vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato”.

“Resto qui sola?”, domandai afflitta.

“No, figlia. E tu soffri molto per questo? Non ti scoraggiare. Io mai ti lascerò. Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e il cammino che ti condurrà fino a Dio.

Fu nell’istante in cui disse queste ultime parole, che aprì le mani e ci comunicò per la seconda volta il riflesso di quella luce immensa. In essa noi ci vedevamo come immersi in Dio. Giacinta e Francesco pareva che stessero nella parte di quella luce che si elevava verso il cielo e io in quella che si diffondeva sulla terra. Davanti al palmo della mano destra della Madonna c’era un cuore circondato di spine, che pareva vi stessero conficcate. Comprendemmo che era il Cuore Immacolato di Maria, oltraggiato dai peccati dell’umanità, che voleva riparazione.

Ecco, Eccellenza Reverendissima, a che cosa ci riferivamo quando dicevamo che la Madonna ci aveva rivelato un segreto in giugno. La Madonna non ci ordinava ancora, questa volta, di mantenere il segreto. Ma sentivamo dentro che Dio a questo ci spingeva.

 
 

Terza Apparizione (13 luglio 1917)

 

Alcuni momenti dopo essere arrivati alla Cova da Iria, vicino all’elce, tra una numerosa folla di popolo, mentre dicevamo il Rosario, vedemmo il riflesso della luce familiare e, subito dopo, la Madonna sopra l’elce.

“Che cosa volete da me?”, domandai.

“Voglio che veniate qui il 13 del prossimo mese, che continuiate a recitare il Rosario tutti i giorni in onore della Madonna del Rosario per ottenere la pace del mondo e la fine della guerra, perché solo Lei vi potrà aiutare”.

“Vorrei chiedervi di dirci chi siete, e di fare un miracolo con il quale tutti credano che Voi ci apparite”.
”Continuate a venire qui tutti i mesi. In ottobre dirò chi sono, quello che voglio e farò un miracolo che tutti vedranno per credere”.

A questo punto feci alcune richieste, che non ricordo bene quali furono. Quel che mi ricordo è che la Madonna disse che era necessario recitare il Rosario per ottenere le grazie durante l’anno.

E continuò:

“Sacrificatevi per i peccatori e dite molte volte, specialmente quando fate qualche sacrificio: “O Gesù, è per vostro amore, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria”. Mentre diceva queste ultime parole, aprì di nuovo le mani come nei due mesi passati. Il riflesso parve penetrare la terra e vedemmo come un mare di fuoco, immersi in questo fuoco i demoni e le anime come se fossero braci trasparenti e nere o abbronzate, con forma umana, che fluttuavano nell'incendio, sollevate dalle fiamme che da loro stesse uscivano insieme a nuvole di fumo, e ricadevano da tutte le parti, simili al cadere di faville nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e di disperazione, che terrorizzava e faceva tremare di paura. (Dev’essere stato l’impatto con questa visione che mi fece pronunciare quell’«ahi» che dicono di aver sentito da me). I demoni si distinguevano per forme orribili e schifose di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti come neri carboni accesi.
Spaventati e come per invocare soccorso alzammo gli occhi verso la Madonna, che ci disse con bontà e tristezza:

“Avete visto l’inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se faranno quello che io vi dirò, molte anime si salveranno e ci sarà pace. La guerra sta per finire, ma, se non smetteranno di offendere Dio, sotto il regno di Pio XI, ne comincerà un'altra peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà che sta per punire il mondo dei suoi crimini per mezzo della guerra, della fame e di persecuzioni alla Chiesa e al santo Padre. Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se ascolteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e ci sarà pace; se no, diffonderà i suoi errori nel mondo promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa; i buoni saranno martirizzati; il Santo Padre avrà molto da soffrire; varie nazioni saranno distrutte. Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia che si convertirà e sarà concesso al mondo un periodo di pace. In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede. Ecc. Questo non lo dite a nessuno. A Francesco, sì, potete dirlo.

Quando recitate il Rosario, dite dopo ogni mistero: “O mio Gesù, perdonateci, liberateci dal fuoco dell'inferno, portate in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose”.

Seguì un istante di silenzio e domandai:

“Non volete più nulla da me?”.

“No, oggi non voglio più nulla”.

E, come al solito, cominciò a elevarsi verso levante fino a scomparire nell’immensa distanza del firmamento.
(Ecc. è il terzo segreto affidato da Maria)

 
 
Quarta Apparizione (15 agosto 1917)
 

Andando con le pecore in compagnia di Francesco e di suo fratello Giovanni, in un luogo chiamato Valinhos e intuendo che qualche cosa di soprannaturale si stava avvicinando e ci avvolgeva, supponendo che la Madonna sarebbe venuta ad apparirci, e dispiacendomi che Giacinta restasse senza vederla, chiedemmo al suo fratello Giovanni che andasse a chiamarla. Siccome non voleva andarci, gli diedi due ventini e così partì correndo.

Nel frattempo, vidi insieme a Francesco il riflesso della luce, che noi chiamavamo lampo e, arrivata Giacinta, un istante dopo, vedemmo la Madonna sopra un’elce.

“Che cosa volete da me?”.

“Voglio che continuiate ad andare alla Cova da Iria il 13 e che continuiate a recitare il Rosario tutti i giorni. L’ultimo mese farò il miracolo perché tutti credano”.

“Che cosa volete che si faccia con i soldi che il popolo lascia alla Cova da Iria?”.

“Facciano due bussole: una portala tu insieme a Giacinta e ad altre due bambine vestite di bianco; l’altra che la porti Francesco con altri tre bambini. I soldi delle bussole sono per la festa della Madonna del Rosario e quello che avanza è per la costruzione di una cappella che mi faranno fare”.

“Vorrei chiedervi la guarigione di alcuni malati”.

Sì, alcuni li guarirò durante l’anno”.

E, assumendo un aspetto più triste:

“Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori, perché molte anime vanno all'inferno perché non hanno chi si sacrifichi e preghi per loro”.

E, come al solito, cominciò ad elevarsi verso levante.

 
 
Quinta Apparizione (13 settembre 1917)
 

Quando l’ora fu vicina, andai con Giacinta e Francesco, tra numerose persone, che a malapena ci lasciavano camminare. Le strade erano piene zeppe di gente perché tutti volevano vederci e parlarci. Lì non c'era rispetto umano. Numerose persone, e perfino signore e signori, riuscendo ad aprirsi un varco tra la folla che si stringeva attorno a noi, venivano a prostrarsi in ginocchio davanti a noi, chiedendo che presentassimo alla Madonna le loro necessità. Altri, non riuscendo ad arrivare vicino a noi, gridavano da lontano: Per amor di Dio chiedete alla Madonna che mi guarisca il figlio che è zoppo. Un altro: che guarisca il mio che è cieco. Un altro: il mio che è sordo. Che mi riporti mio marito, mio figlio che è in guerra; che mi converta un peccatore; che mi dia la salute, perché sono tisico, ecc. ecc.

Lì apparivano tutte le miserie della povera umanità e alcuni gridavano perfino dalla cima degli alberi e dai muretti, dove salivano al fine di vederci passare. Dicendo agli uni di sì, dando la mano agli altri per aiutarli ad alzarsi dalla polvere della terra, andavamo avanti grazie ad alcuni signori che ci aprivano un passaggio tra la folla.

Quando leggo adesso nel Nuovo Testamento certe scene così affascinanti di quando Nostro Signore passava attraverso la Palestina, mi ricordo di queste a cui ancora così piccina, Nostro Signore mi ha fatto presenziare, nei poveri sentieri e strade da Aljustrel a Fatima e alla Cova da Iria. E rendo grazie a Dio, offrendogli la fede del nostro buon popolo portoghese. E penso: “Se questa gente si umilia così davanti a tre poveri bambini, solo perché ad essi è concessa misericordiosamente la grazia di parlare con la Madre di Dio, che cosa non farebbero se vedessero davanti a sé Gesù Cristo in persona?”.

Comunque tutto questo non c'entra niente qui; è stata più che altro una distrazione della penna che mi è andata dove io non volevo. Pazienza! Una cosa inutile in più; non la tolgo per non sciupare il quaderno.
Arrivammo finalmente alla Cova da Iria, vicino all'elce e cominciammo a dire il Rosario con il popolo. Poco dopo vedemmo il riflesso della luce e, subito dopo, la Madonna sull’elce.
“Continuate a recitare il Rosario per ottenere la fine della guerra. In ottobre verrà anche Nostro Signore, la Madonna Addolorata e del Carmine, S. Giuseppe col Bambino Gesù per benedire il mondo. Dio è contento dei vostri sacrifici, ma non vuole che dormiate con la corda, portatela solo durante il giorno”.

“Mi hanno chiesto di chiedervi molte cose: la guarigione di alcuni malati, di un sordomuto”.

“Sì, alcuni li guarirò, altri no. In ottobre farò il miracolo perché tutti credano”.

E cominciando a elevarsi scomparve, come al solito.

 
 

Sesta Apparizione (13 ottobre 1917)

 

Uscimmo di casa abbastanza presto, tenendo conto dei ritardi dell’andata. Il popolo era presente in massa. La pioggia, torrenziale. Mia madre, temendo che quello fosse l’ultimo giorno della mia vita, con il cuore a pezzi per l’incertezza di quello che sarebbe successo, volle accompagnarmi. Durante il cammino, le scene del mese passato, più numerose e commoventi. Nemmeno il fango dei sentieri impediva a quella gente d'inginocchiarsi nell'atteggiamento più umile e supplichevole. Arrivati alla Cova da Iria vicino all'elce, spinta da un movimento interiore, chiesi al popolo di chiudere gli ombrelli per recitare il Rosario. Poco dopo vedemmo il riflesso della luce e subito dopo la Madonna sull’elce.
“Che cosa volete da me?”.

“Voglio dirti che si faccia qui una cappella in mio onore, che sono la Madonna del Rosario, che si continui sempre a recitare il Rosario tutti i giorni. La guerra sta per finire e i soldati torneranno presto alle loro case”.

“Io avevo molte cose da chiedervi: se guarivate alcuni malati, se convertivate alcuni peccatori, ecc.”.

“Alcuni sì, altri no. È necessario che si correggano, che domandino perdono dei loro peccati”.

E assumendo un aspetto più triste:

“Non offendano più Dio Nostro Signore, che è già molto offeso”.

E aprendo le mani le fece riflettere sul sole e, mentre si elevava, continuava il riflesso della sua luce a proiettarsi sul sole. Ecco, Eccellenza Reverendissima, il motivo per cui gridai di guardare verso il sole. Il mio scopo non era richiamare da quella parte l’attenzione del popolo, perché non mi rendevo nemmeno conto della sua presenza. Lo feci solo perché trasportata da un movimento interiore che a ciò mi spinse.

Scomparsa la Madonna nell’immensa distanza del firmamento, vedemmo accanto al sole San Giuseppe col Bambino e la Madonna vestita di bianco con un manto azzurro. San Giuseppe e il Bambino parevano benedire il mondo, con i gesti che facevano con la mano, in forma di croce.
Poco dopo, svanita questa apparizione, vidi Nostro Signore e la Madonna che mi dava l'impressione d’essere la Madonna Addolorata. Nostro Signore pareva benedire il mondo come aveva fatto san Giuseppe. Svanì questa apparizione e mi parve di vedere ancora la Madonna nelle vesti della Madonna del Carmine.

 

Scritto da Lucia di Fatima (Suor Maria del Cuore Immacolato) nel 1941 per ordine di sua ecc. mons. José Alves Correia da Silva, che le ordinò di scrivere qualsiasi altra cosa che ricordasse sugli avvenimenti di Fatima.

 
 
Il miracolo del sole (13 ottobre 1917)
 

La Madonna, per il 13 Ottobre, aveva promesso ai veggenti di Fatima un grande miracolo, affinché tutti credessero: man mano che si avvicinava il giorno fatidico, l’attesa diventava sempre più impaziente e mobilitava folle mai viste precedentemente.

Riferisce il giornale portoghese ‘O Dia’ in un reportage del 19 Ottobre 1917, che oggi sappiamo essere stato citato da Dona Madalena de Martel Patricio: “Si erano spopolati paesi, villaggi e città vicine. Fin dalla vigilia sulle strade gruppi di pellegrini si avviavano a Fatima…”.

E il giornale ‘O Seculo’, per la penna di Averlino de Almeida, dà questa descrizione: “Sulla strada s’incontrano i primi gruppi di pellegrini che vanno verso il luogo santo, distante ben più di venti chilometri. Uomini e donne sono quasi tutti scalzi. Al sorger dell’alba, nuovi gruppi si avviano intrepidi e attraversano l’abitato, il cui silenzio viene rotto dall’armonia dei loro canti. Il sole nasce, ma la volta del cielo minaccia la pioggia. Le nubi nere si ammucchiano proprio verso Fatima, ma nulla può arrestare coloro che, da tutte le strade e con tutti i mezzi di locomozione, confluiscono al paese. A mezzogiorno del 13 Ottobre 1917 la vallata era un mare di gente: era piovuto durante tutta la notte e continuava a piovere, ma l’attesa era grande…, anche se qualcuno era venuto per deridere e assistere allo spettacolo del grande fiasco”.

Il momento fissato era il mezzogiorno solare. La pioggia cessò e alcuni istanti dopo i tre bambini vedono il lampo e Lucia grida:

“Silenzio! Silenzio! Viene la Madonna, viene la Madonna!”.

E la Madonna, per l’ultima volta, viene a posare i suoi piedi verginali sopra l’elce dei giorni precedenti. Lucia entra in comunicazione diretta con lei e non sente la mamma che le dice:

“Guarda bene, figlia; guarda di non ingannarti!”.

Una nube argentea avvolge il candido gruppo come una tenue voluta di incenso.

Lucia si rivolge con la semplicità di sempre alla Vergine che le appare:

“Che volete da me?”.

“Voglio dirti che si costruisca qui una Cappella in mio onore. Io sono la Madonna del Rosario. Continuate a recitare il Rosario tutti i giorni. La guerra sta per finire e i soldati torneranno presto alle proprie case”.

“Ho molte grazie da chiederVi. Le esaudirete?”, esclama Lucia.

“Alcune sì, altre no”, risponde la Vergine. E aggiunge:

“È necessario che i peccatori si convertano, che chiedano perdono dei loro peccati”.

E, assumendo un’aria di tristezza, continua:

“Non offendano più Gesù che è già troppo offeso”.

“Non volete più niente da me?”, domanda infine Lucia.

“Non voglio altro”, risponde la bianca Signora.

“Io pure non Vi chiedo più nulla”, conclude Lucia.

E la Madonna del Rosario si accomiata, per l’ultima volta, dai suoi tre confidenti. La visione è più splendente del sole! Mentre i fanciulli contemplavano estatici, ha inizio il miracolo annunziato: stupendo come nessuno avrebbe osato sperare. E furono testimoni del “miracolo del sole” circa sessantamila persone.

Dicono i testimoni

Riprendendo il discorso del numero precedente sul “miracolo del sole” a Fatima, il 13 Ottobre 1917, ascoltiamo la narrazione di alcuni testimoni oculari. “Noi guardavamo senza difficoltà il sole – ci racconta il padre di Giacinta - e non accecava. Pareva che si spegnesse e si accendesse un po’ in un modo, un po’ in un altro. Gettava raggi di luce da un lato e dall’altro e colorava ogni cosa di differenti colori: gli alberi e il popolo, la terra e l’aria. Ma la cosa più stupefacente è che il sole non faceva male alla vista. Tutto era quieto e tranquillo. Tutti tenevano gli occhi rivolti verso il cielo, quando ad un certo punto il sole si fermò e poi cominciò a danzare e a saltare: si fermò un’altra volta e un’altra volta cominciò a danzare, fino al punto che sembrò staccarsi dal cielo e venire sopra di noi. Fu un momento terribile!…”.

Maria da Capelinha ha dichiarato: “Il sole assumeva diversi colori: giallo, azzurro, bianco; e tremava, tremava tanto che pareva una ruota di fuoco che venisse a cadere sul popolo! Tutti gridavano: “Ahi, Gesù, qui moriamo tutti! Gesù, qui moriamo tutti!”.

Altri urlavano: “O Madonna, aiuto!” e recitavano l’atto di contrizione. Ci fu persino una signora che fece la confessione generale, e ad alta voce diceva: “Io ho fatto questo e quest’altro peccato…”.
Infine, il sole si fermò e tutti diedero un gran sospiro di sollievo. Erano ancora vivi ed era quello il miracolo che i tre fanciulli avevano annunziato: sessantamila persone là radunate, credenti e non credenti, testimoniavano il fatto singolare”.

L’incredulo che se la rideva

Interessantissima è pure la descrizione rilasciata da P. Ignazio Lourenco: “Avevo allora appena nove anni e frequentavo la Scuola elementare del mio paese, che dista da Fatima 18 o 19 chilometri. Si era verso mezzogiorno, quando fummo sorpresi dalle grida ed esclamazioni di uomini e donne che passavano per la strada, davanti alla Scuola. La maestra fu la prima a correre sulla strada, senza poter impedire che noi ragazzi le corressimo dietro. Nella strada il popolo piangeva e gridava, indicando il sole: era il miracolo, il grande miracolo che si vedeva distintamente dall’alto del monte, ove è posto il mio paese. Mi sento incapace di descriverlo come anch’io lo vidi e sentii allora […].Vicino a me stava un incredulo che aveva passato la mattinata a ridersi dei creduloni che facevano tutto quel viaggio a Fatima “per vedere una ragazza”. Lo guardai: era come paralizzato, assorto, spaventato, con gli occhi fissi al sole. Poi lo vidi tremare da capo a piedi e, levando le mani al cielo, cadere in ginocchio nel fango, gridando: “Nostra Signora! Nostra Signora!” […].
Passati dieci minuti di fenomeni straordinari e terribili, il sole tornò al suo posto, nello stesso modo con cui era disceso, pallido e quasi senza splendore… Quando la gente si persuase che il pericolo era scampato, fu un’esplosione di gioia. Tutti proruppero in un coro di ringraziamento: “Miracolo, miracolo! Sia benedetta la Madonna!”. Terminato il fenomeno solare, avvenne un fatto naturalmente inspiegabile: tutta quella gente, inzuppata d’acqua com’era, si ritrovò completamente asciutta.
La Vergine Santa aveva moltiplicato i suoi prodigi per confermare la verità delle affermazioni dei piccoli veggenti e, in definitiva, la verità del Vangelo di Gesù. Perché la preoccupazione di Maria è una sola: farci capire che quel che ha detto Gesù è tutto vero, anzi: è la Verità!

(tratto da: "Madre di Dio", novembre 2003)

 
 

Articolo del 15 Ottobre 1917 sul quotidiano "O Seculo"

M. Avelino di Almeida

 

 Ourém, 13 Ottobre

Ieri, verso le 16, scendendo dal treno, dopo un lungo viaggio, sulla stazione di Chao de Macas, dove arrivavano anche delle pie genti venute da lontano per assistere al “Miracolo”, ho domandato a bruciapelo ad un ragazzo dell’omnibus se avesse già visto la Madonna. Con un sorriso sardonico ed uno sguardo di sbieco, non ha esitato a rispondermi: “Per quel che mi riguarda, io non ho visto che pietre, carri, automobili, bestie e persone!”. Per un comprensibile equivoco, l’automobile che doveva condurci (con la signorina Judah Ruah) fino alla città non arriva, così ci decidiamo a percorrere coraggiosamente a piedi circa due miglia, dal momento che la carrozza non ha più posti e che tutte le carrette in attesa di viaggiatori sono da tempo prenotate. Strada facendo incontriamo i primi gruppi diretti verso il luogo santo, a più di 20 chilometri. Quasi tutti, uomini e donne, avanzano a piedi nudi – le donne portano le loro calzature in un sacco sopra la testa, gli uomini si appoggiano a grossi bastoni tenendo prudentemente a portata di mano il loro ombrello.

Sembrerebbero tutti stranieri, stando a ciò che accade attorno ad essi, infatti si disinteressano completamente del paesaggio come degli altri viaggiatori, persi in un sogno, recitando il loro rosario in una triste melopea. Una donna recita la prima parte dell’ “Ave Maria”; i suoi compagni, in coro, recitano la seconda parte della supplica. Con un passo sicuro e cadenzato, percorrono la strada polverosa che si snoda fra boschetti di abeti e di olivi. Vogliono arrivare prima che cali la notte al luogo dell’apparizione, dove sperano di poter dormire sotto un cielo sereno e sotto la fredda luce delle stelle, accanto al leccio benedetto, così che oggi possano vedere meglio.

All’ingresso della città, donne del popolo, che l’ambiente ha già reso atee, commentano, con toni sarcastici, il fatto del giorno: Allora, domani andrete a vedere la Santa? Io no. Se almeno venisse lei qui! E ridono di gusto, mentre i devoti proseguono il loro cammino, indifferenti a tutto ciò che non riguarda l’obiettivo del loro pellegrinaggio. È solamente grazie ad un’estrema gentilezza che  possiamo alloggiare ad Ourém. Per tutta la notte si riuniscono sulla piazza della città i più disparati veicoli, trasportando credenti e curiosi. Non mancano vecchie donne vestite di nero, ricurve già sotto il peso degli anni, ma con negli occhi sfavillanti la luce ardente della fede che le ha coraggiosamente indotte ad abbandonare per un giorno intero il piccolo focolare domestico.

Sin dall’alba nuovi gruppi sorgono, intrepidi; attraversano, senza fermarsi, il paese, di cui infrangono il silenzio con i loro canti, intonati da graziose voci femminili, in un violento contrasto con la rude tempra di quella gente…

Appare il sole, ma l’aspetto del cielo è presagio di tempesta. S’addensano nuvole nere, precisamente dalla parte di Fatima. Nulla, tuttavia, trattiene coloro che, attraverso tutte le strade e con ogni sorta di mezzi di locomozione, affluiscono lassù. Le lussuose automobili sfrecciano ad una velocità vertiginosa, facendo suonare i loro clacsons; i carri trainati da buoi si portano su un lato della strada; i landò, le carrozze signorili, i calessi chiusi, i carri nei quali sono stati improvvisati dei sedili, sono pieni fino quasi a sfasciarsi…

Quasi tutti, con il proprio sacco delle provviste più o meno ben guarnito per le bocche cristiane, portano con sé del cibo per quelli che il “Poverello” chiamava nostri fratelli, e così ognuno adempie coraggiosamente al proprio dovere…

Si odono dei sonagli, si vede un carro con dei buoi; eppure l’aria di festa è discreta, i modi contenuti, l’ordine assoluto… Gli asinelli trottano sul bordo della strada, e i ciclisti, molto numerosi, compiono delle vere e proprie evoluzioni per non schiantarsi contro i carri.

Verso le dieci il cielo si copre completamente e una bella pioggia non si fa attendere. L’acqua, sbattuta da un vento selvaggio graffia il viso, danneggiando la massicciata e penetrando fino alle ossa i viaggiatori sprovvisti di ombrelli o di altre protezioni. Nessuno perde la pazienza; ognuno continua il proprio cammino, e se alcuni si riparano sotto gli alberi, accanto ai muri di case coloniche o nelle case isolate che sporgono sulla strada, altri proseguono la loro marcia con una determinazione sorprendente; si possono osservare alcune donne, i cui abiti, incollati al corpo – in ragione della violenza e dell’insistenza della pioggia – ne disegnano le forme come se fossero appena uscite da un bagno.

La zona di Fatima dove si dice che la Vergine sia apparsa ai pastorelli del villaggio d’Aljustrel, è dominata in gran parte dalla strada di Leiria, lungo la quale hanno parcheggiato le automobili dei pellegrini e dei turisti. Qualcuno ha contato più di cento auto e più di cento biciclette, e sarebbe impossibile contare i diversi carri che ingombrano la strada. In mezzo ad essi, il carro di Torres Novas, nel quale fraternizzano persone di tutte le condizioni sociali.

La massa dei pellegrini, delle migliaia di persone giunte da numerose zone limitrofe, alla quale si sono aggiunti i fedeli di diverse regioni, si riunisce attorno al piccolo leccio che, a dire dei pastorelli, durante la visione funge da piedistallo. Lo si può considerare come il centro di un largo cerchio, sulle cui pendenze prendono posto gli spettatori e i devoti. A vederlo dalla strada, l’insieme è semplicemente fantastico. Dei lungimiranti contadini, accampati sotto i loro enormi ombrelli, accompagnano la vendita delle loro magre provviste con canti religiosi e decine del Rosario. Nessuno teme di sprofondare i piedi nella terra fangosa, pur di vedere da vicino l’albero al di sopra del quale fu costruito un grosso portico dove si bilanciano due lucerne…I gruppi si alternano nell’intonare le lodi alla Vergine ed ecco qui che una lepre, stordita, che si salva fuggendo in direzione di un bosco, riesce a distogliere l’attenzione di una mezza dozzina di piccoli pastori che la raggiungono e l’abbattono a colpi di bastoni…

E i nostri pastorelli?...Lucia, di dieci anni, la veggente, e i suoi piccoli amici, Francesco, di nove, e Giacinta, di sette, non sono ancora arrivati. La loro presenza è annunciata probabilmente per la mezz’ora che precede l’apparizione. Le fanciulle, coronate di fiori, vengono condotte verso il punto in cui sorge il portico. La pioggia continua senza sosta, ma nessuno dispera. Giungono sulla strada dei carri in ritardo. Gruppi di fedeli s’inginocchiano nel fango e Lucia li invita, ordina loro di chiudere gli ombrelli. L’ordine arriva e subito viene eseguito, senza che nessuno si lamenti. Ci sono persone, molte persone in estasi, si direbbe: sono commosse, le loro labbra disseccate non pregano più; alcune cadono in deliquio, con le mani in atto di preghiera e gli occhi inumiditi dalle lacrime; sembrano toccare il soprannaturale…

Il bambino afferma che la Signora gli ha parlato ancora una volta e il cielo, costantemente coperto, d’un tratto inizia a schiarirsi dall’alto; la pioggia s’arresta e lo si capisce quando il sole va ad inondare di luce il paesaggio, reso ancor più triste da quel mattino d’inverno…

L’ultima ora è quella che conta per questa gente, che calcoli spassionati di persone colte e del tutto estranee alle influenze mistiche, valutano attorno alle 30 o 40 mila unità.

L’evento miracoloso, il segno visibile annunciato è sul punto di manifestarsi – assicurano dei pellegrini…E si assiste allora ad uno spettacolo unico ed incredibile allo stesso tempo per chi non ne è stato testimone. Dall’alto della strada, dove si ammucchiano i carri e dove si trovano centinaia e centinaia di persone, comprese quelle cui è mancato il coraggio di gettarsi nella terra fangosa, si vede l’immensa folla voltarsi verso il sole sgombro di nuvole, in pieno giorno. Il sole ricorda un disco d’argento sbiadito ed è possibile guardarlo in faccia senza subire il minimo disagio. Non scotta, non acceca. Si direbbe un’eclisse. Ma ecco qui che si alza un grandissimo clamore e sentiamo gridare agli spettatori più vicini: “Miracolo, miracolo! Meraviglia, meraviglia!”

Agli occhi stupiti di questa gente, il cui atteggiamento ci riporta ai tempi biblici e che, piena di spavento, con la testa scoperta guarda l’azzurro del cielo, il sole ha come iniziato a vacillare, a fare movimenti bruschi, mai visti sino allora, e al di fuori di tutte le leggi cosmiche – il sole “ha danzato”, per usare l’espressione tipica dei contadini…Salito sul predellino del carro di Torres Novas, un vecchio, di cui la statura e la fisionomia, allo stesso tempo dolce ed energica, ricordano quelle di Paul Déroulède, recita gridando, girato verso il sole, il Credo, dall’inizio alla fine.

Gli domando il suo nome; lui è M. Jean-Marie Aimé de Melo Ramalho da Cunha Vasconcellos. Lo vedo poi che si rivolge a quelli che lo circondano e che hanno tenuto il loro cappello in testa, supplicandoli con veemenza di toglierselo davanti ad una così straordinaria dimostrazione dell’esistenza di Dio. Scene simili si ripetono in altri posti. Una signora gridando scoppia in lacrime, quasi soffoca: Quale pietà! Vi sono ancora uomini che non si scoprono davanti ad un miracolo così stupefacente! Subito le persone si domandano l’una con l’altra se hanno visto qualcosa e che cosa hanno visto. La maggior parte confessa di aver visto il tremore del sole, la sua danza: altre, invece, affermano di aver visto il volto sorridente della Vergine stessa; giurano che il sole abbia girato su se stesso, proprio come una ruota di fuochi d’artificio; che si è abbassato fino a bruciare la terra con i suoi raggi…Un'altra racconta che l’ha visto cambiare successivamente di colore…

Sono quasi le tre. Il cielo è limpido e il sole segue il suo corso con l’abituale fulgore che nessuno osa contemplare direttamente. E i pastorelli?... Lucia, colei che parla alla Vergine, annuncia, con modi teatrali, ad un uomo che la trasporta di gruppo in gruppo, che la guerra sta per finire e che i soldati sono sul punto di far ritorno… Una tale notizia, tuttavia, non rende più felici coloro che l’ascoltano. Il Segno celeste è tutto. Molta curiosità, nondimeno, per vedere le due bambine con le loro ghirlande di rose; vi è chi cerca di baciare le mani dei “piccoli santi”, e una delle due, Giacinta, è sul punto di venir meno piuttosto che di danzare;  ma ciò a cui tutti aspirano,  - il Segno del Cielo – è sufficiente a soddisfarli, a radicarli nella loro fede di Bretoni. Degli strilloni offrono cartoline con i ritratti dei fanciulli ed altre raffiguranti un soldato del “Corpo spedizioniere portoghese” che pensa all’aiuto della sua protettrice per la salvezza della Patria, - ed anche un’immagine della Vergine rappresentata così come appare nella visione…

Facevano buoni affari e certamente caddero più soldi nelle tasche di questi venditori e nella cassetta delle elemosine che nelle mani tese e aperte dei lebbrosi e dei ciechi che, passando accanto ai pellegrini, lanciavano le loro grida strazianti… La dispersione è rapida e senza incidenti, senza disordine, senza che si renda necessario l’intervento di pattuglie di polizia. I pellegrini che partono subito, correndo sulla strada, sono quelli che arrivarono per primi, con i loro cappelli sulla testa o appoggiati ai loro bastoni. Con l’animo festante, diffondono la buona notizia nei villaggi che non si sono del tutto spopolati per giungere sin qui. E i sacerdoti? Alcuni si erano visti sui luoghi, sistemati accanto agli spettatori curiosi piuttosto che ai pellegrini desiderosi di favori celesti. Gli uni o gli altri non riescono a nascondere la soddisfazione che appare di solito sul viso dei trionfatori… Resta alle autorità pronunciarsi sulla macabra danza del sole, che oggi, a Fatima, ha fatto esplodere gli Osanna dal petto dei fedeli ed ha naturalmente impressionato – testimoni degni di fiducia me l’assicurano – i liberi - pensatori ed altre persone che non si preoccupano di cose religiose e che erano giunti in questa terra ormai famosa.

Questo articolo, scritto sabato 13, pubblicato lunedì 15, fece grande scalpore. Fu una soddisfazione per i cattolici vedere che questo empio, obbligato a ritrattare ciò che aveva scritto il giorno prima, riconobbe i fatti. I massoni, suoi antichi amici, lo punirono per la sua lealtà – del resto così naturale – ingiuriandolo negli organi rimasti fedeli e in un violento libello che ora analizzeremo.

Note sulla manifestazione sacrilega di Santarem e sulle sue conseguenze

Gli avvenimenti formidabili del 13 Ottobre, immediatamente conosciuti in ogni nazione come dei fatti indiscutibili che avevano lasciato sulla strada di Damasco un nuovo Saulo nella persona di M. Avelino di Almeida, colpivano in pieno al cuore gli empi del Portogallo.

La massoneria, come stordita dal colpo, conservò un silenzio assoluto per dieci giorni: a Ourém, a Leiria, a Lisbona, a Santarem, nessuno si mosse. In quest’ultima città tuttavia, alcuni fanatici si ripresero e organizzarono il sacrilego attentato che abbiamo raccontato. Il capo della banda era proprio il sindaco di uno dei comuni che costituiscono la citta di Santarem, M. Antonio Fialho.

Egli si fece aiutare, per il saccheggio della Cova d’Iria, da Antonio Ganto e Francisco do Cemiterio. La burlesca manifestazione nelle vie della città fu organizzata dal “Gruppo locale della massoneria di Santarem”. Ci fu un centinaio di manifestanti. La reazione dell’opinione pubblica contro questa parodia sacrilega è sintomatica del cambiamento operato negli spiriti dal “Segno di Dio”. Il giornale O Seculo, sebbene legato alle Logge, si fece inviare un articolo dal suo corrispondente di Santarem, dove i fatti vengono relazionati sotto il titolo suggestivo: Un Crimine! (Numero del 25 Ottobre).

  Anche il Diario de Noticias, importante e “rosso” alla stessa maniera di O Seculo, pubblicò un articolo censurando i settari di Santarem (26 Ottobre).

Il 28 Ottobre A Ordem racconta lo stesso fatto sotto il titolo: Un nuovo crimine. Lo stesso giorno O Seculo accettava di pubblicare una protesta indirizzata all’opinione pubblica dal visconte di Montalo, a nome dei cattolici di Santarem. Lo stesso Montalo indirizzò una protesta direttamente al ministro dell’Interno, il Dott. Almeida Ribeiro. Vi diceva segnatamente: “Questo atto è contrario alla legge della Repubblica che vuole la separazione della Chiesa dallo Stato e non la persecuzione… Il mattino del 23, il prefetto di Santarem, il Dott. José Antonio dos Reis, veniva avvertito di ciò che stava accadendo ma lui non ha fatto niente per impedire l’attentato…”. Tuttavia, l’incasso della festa burlesca doveva essere versato nelle casse delle scuole di Santarem. La direzione delle scuole rifiutò questo denaro.Lunedì 29 Ottobre, un giornale satirico illustrato, Seculo Comico, pubblicò delle immagini e degli articoli ridicolizzando le apparizioni. I massoni non desistevano. Infatti, un manifesto dai contenuti molto violenti fu distribuito in tutto il Portogallo dall’Associazione del Registro Civile e quella dei Liberi - Pensatori. Vi si protesta contro la “speculazione” di Fatima.

Le leggi della Repubblica proteggono la libertà di coscienza e i Reazionari ce la vogliono togliere. Essi rialzano la testa. I clericali criticano il regime; tornano a formarsi le Congregazioni; dall’alto del pulpito e nelle lettere pastorali il Clero si scaglia contro i Liberi - Pensatori e contro La Repubblica…Per colmo, si è adesso ricorsi al miracolo per istupidire il popolo e immergerlo di nuovo nella superstizione medievale…Fatima, vergognosa commedia, parodia reazionaria, autosuggestione delle folle…Dei bambini che vedono una persona che nessun altro vede! In pieno XX secolo! Otto anni dopo l’assassinio di Ferrer!...(ndr: qui vi sono allusioni molto nette a M. Avelino de Almeida): ed egli trova anche chi è ancora disposto a pubblicizzare un tale ignobile inganno e che, così facendo, si assume la responsabilità di questo crimine!... Per rispetto alla loro formazione, alla loro intelligenza, a questo passato poco lontano in cui risplendevano come delle vere “lanterne”, essi non hanno il diritto di calarsi in un ruolo così ripugnante. Non cercheremo di sapere quanto denaro abbiano riscosso per questa storia… Cittadini! Tutto ciò è un tentativo deplorevole di farvi tornare indietro…etc.

Diffuso a profusione per mezzo di volantini e manifesti, un pamphlet del genere non fece che sollevare il disgusto di coloro che avevano visto! Intanto, il primo Dicembre, i Liberi - Pensatori tengono degli incontri a Ourém e alla Cova da Iria, protetti dal gruppo. Nonostante un’intensa campagna diffamatoria, falliscono completamente. La gente insulta anche i pochi manifestanti; per proteggerli, una scorta li prese e li tenne sollevati da terra. Quale debole e disastrosa replica alla grande adunata popolare del 13 Ottobre, senza convocazione, senza carabinieri e senza…il minimo disordine! La battaglia della Loggia e dei Poteri pubblici contro Fatima fu sempre più accanita, ma i risultati sempre più deboli…finché, nel 1926, il Libero-Pensiero fu allontanato dal potere.

 
 

Testimonianza del Prof. José Maria Proença de Almeida Garret,

docente all'Università di Coimbra e testimone oculare dell'episodio

 

I miei occhi hanno visto così

Arrivai in sul mezzo giorno. La pioggia che da mattino cadeva minuta, e persistente, spinta ora da un vento rabbioso, continuava irritante, minacciando tutto sommergere. Mi fermai sulla strada che sovrasta un poco il luogo che dicevano esser quello dell'apparizione. Era a poco più di cento metri. Adesso la pioggia si rovesciava sulle teste e scorrendo a rigagnoli giù per gli abiti ne li infracidava. Erano quasi le due pomeridiane (poco dopo il mezzogiorno astronomico). Il sole qualche istante prima aveva rotto radioso il denso strato di nube che lo velava: tutti gli sguardi furono a lui, quasi attirati da calamita. Anche io a fissarlo e lo vidi somigliante a un disco a netti contorni, fulgente ma senza barbaglio. Non mi sembrò esatto il confronto che sentii fare proprio lì a Fatima, con un disco di argento appannato. No, il suo aspetto era di un chiarore così nitido e cangiante da sembrare come una perla d'Oriente.

Appariva come un disco piatto e lucido che si sarebbe detto ricavato dalle valve di una conchiglia. Non si poteva nemmeno confondere col sole visto attraverso la nebbia, di cui non c'era traccia, poiché non era né confuso né velato, bensì aveva il bordo nettissimo. Le nubi che leggere correvano da est verso ovest non nascondevano la luce dell'astro, cosicché si aveva l'impressione che passassero dietro il sole e non davanti. È sorprendente che per un tempo così lungo sia stato possibile fissare l'astro senza il minimo fastidio per gli occhi. 

Questo disco varieggiato e splendente parea avesse la vertigine del moto. Non era lo scintillio della luce viva di stella. Girava su se stesso con una velocità travolgente. Il sole prese ad emettere in rapida successione, getti di luce blu, rossa, violetta, gialla e verde". Divenuto rosso sangue e come staccato dal firmamento  il sole sembrò, come lanciato da una mano invisibile e onnipotente, rimbalzare nel cielo e cadere con una serie di salti verso terra, mentre la temperatura si elevava rapidamente. Ad un tratto risuona da tutto quel popolo un clamore, come un grido d'angoscia. Il sole, conservando la velocità della sua rotazione, si stacca dal firmamento e sanguigno avanza verso terra, minacciando schiacciarci sotto il peso della sua ignea ed ingente mole. Sono secondi di impressione terrificante. Tutti questi fenomeni che ho citato e descritto, li ho osservati io freddo, sereno, senza commozione alcuna. Ad altri tocca spiegarli o interpretarli.

 
 
I segreti di Fatima
 

La terza apparizione occorsa il 13 luglio aveva per contenuto la comunicazione del segreto, le cui parti conosciute dicono:

“Avete visto l’inferno dove vanno a finire le anime dei poveri peccatori. Per salvarli il Signore vuole stabilire nel mondo la devozione al mio cuore immacolato.

Se si farà quello che vi dirò, molte anime si salveranno e vi sarà pace. La guerra sta per finire; ma se non cessano di offendere il Signore, nel regno di Pio XI ne incomincerà un'altra peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che quello è il grande segno che vi dà Dio che prossima è la punizione del mondo per i suoi tanti delitti, mediante la guerra, la fame e le persecuzioni contro la Chiesa e contro il santo Padre.

Per impedire ciò, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio cuore immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati del mese. Se si darà ascolto alle mie domande, la Russia si convertirà e si avrà pace. Altrimenti diffonderà nel mondo i suoi errori, suscitando guerre e persecuzioni alla chiesa, molti buoni saranno martirizzati, il santo Padre avrà molto da soffrire: varie nazioni saranno annientate. Finalmente il mio cuore immacolato trionferà. Il santo Padre mi consacrerà la Russia. Questa convertirà ed una pausa di pace sarà concessa al mondo. Il Portogallo si manterrà sempre nella dottrina della fede (…). Non dite questo a nessuno. A Francesco potete dirlo”.

Quelle di Fatima sono sicuramente le apparizioni più profetiche dell’epoca moderna.

La prima e la seconda riguardano la spaventosa visione dell’inferno, la devozione al Cuore Immacolato di Maria, la seconda guerra mondiale e la previsione dei danni immani che la Russia, nella sua defezione dalla fede cristiana e nell’adesione al totalitarismo comunista, avrebbe recato all’umanità.

La terza parte del segreto fu scritta per ordine del Vescovo di Leiria e consegnato allo stesso in busta chiusa per essere meglio custodito.

Lo stesso Vescovo trasmise poi la busta nel 1957 all'Archivio segreto del Sant’Uffizio. Nel 1959 il Commissario del Sant’Uffizio Padre Pierre Paul Philippe portò a Giovanni XXIII la busta contenente la terza parte del segreto, ma il papa decise di non renderla pubblica.

Medesima cosa fece qualche anno dopo Papa Paolo VI.

Giovanni Paolo II dopo l’attentato in cui fu coinvolto il 13 maggio 1981 chiese subito la busta contenente il segreto e nel 2000 vi fu la comunicazione ufficiale, autorizzata dal santo Padre, della terza parte del segreto.

Il testo di questa rivelazione dice:

“Scrivo in atto di obbedienza a Voi mio Dio, che me lo comandate per mezzo di Sua Eccellenza Reverendissima il Signor Vescovo di Leiria e della Vostra e mia Santissima Madre.

Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: penitenza, penitenza, penitenza!

E vedemmo in una luce immensa che è Dio qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti un Vescovo vestito di bianco abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre.

Vari altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c'era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezzo in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino, giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i vescovi sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i bracci della Croce c’erano due angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio”.

 
Santuario
 
 
Intervista a monsignor Capovilla sul “Quarto Segreto” di Fatima

Pubblichiamo di seguito la trascrizione dell’intervista a monsignor Loris Capovilla, già Segretario di Papa Giovanni XXIII, realizzata in video e proiettata a Roma, il 21 settembre, in occasione della presentazione del libro del Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, “L’ultima veggente di Fatima. I miei colloqui con suor Lucia”, pubblicato da Rai Eri-Rizzoli. L’intervista è stata raccolta dal Vaticanista del Tg1, Giuseppe De Carli.

 

Eccellenza, Papa Giovanni seppe subito del “Terzo Segreto di Fatima”?

Veramente del “Terzo Segreto” si parlava già prima dell’elezione di Papa Giovanni XXIII. Il 13 maggio 1956 l’allora cardinale Roncalli andò a Fatima per presiedere una grande celebrazione e per alimentare la grande devozione che aveva per il Cuore Immacolato di Maria. Andò su invito del nunzio Fernando Cento e del patriarca di Lisbona, il cardinale Emanuele Concalves Cezejeira. “Amo dirle – scriverà Roncalli al confratello lusitano il 12 giugno 1956 – che il mistero di Fatima ha suggellato nel mio spirito questa devozione al Cuore Immacolato della grande Madre di Gesù e Madre nostra: e confido che Essa mi terrà buona compagnia durante questo lumen vespere della mia vita”. Papa Giovanni sale al soglio di Pietro il 28 ottobre 1958. In dicembre, Cento, divenuto nel frattempo cardinale, gli parlò di questo plico e gli accennò del segreto di Fatima che era stato mandato a Pio XII.

 

Come reagì Papa Roncalli?

Non aveva fretta nel leggerlo. Aveva altre priorità. Avviare il servizio petrino e indire il Concilio Vaticano II. Nell’agosto 1959 si trova a Castelgandolfo. È un momento di calma, di tranquillità. Alla residenza estiva arriva il domenicano padre Pierre Paul Philippe col testo del “Terzo Segreto”. È ansioso di conoscerne il contenuto. Non così il Papa: “Lo vedrò venerdì col mio confessore”.

 

Il primo Papa che viene a conoscenza del “mistero del secolo” sceglie un contesto quasi sacramentale. Chi era il confessore?

Era Alfredo Cavagna, ottantenne, teologo e giurista. Insieme aprono il plico. Il Papa suona e mi fa chiamare. Dice: “Stiamo dando un’occhiata al testo di suor Lucia ma non ci raccapezziamo. Può darci una mano?”. In quel momento sentii di essere un privilegiato, e lo affermo con molta umiltà. Io però non conoscevo la lingua portoghese. Devo aggiungere che, a volte, ho detto e scritto che nel testo c’erano espressioni dialettali. In realtà non lo erano. Il fatto è che io non conoscevo la lingua, ho interpretato male. Viene chiamato un minutante della Segreteria di Stato, il portoghese Paolo Tavares, un bravissimo e santo sacerdote. Lo chiamano dopo uno, due giorni. Fa una traduzione. Il Papa vede, legge, considera, prega.

 

Lei ha letto anche la traduzione dal portoghese all’italiano?

Sì, certamente.


 

 

Monsignor Capovilla, questo è un punto estremamente importante. Il testo che lei ha letto corrisponde a quello che è stato presentato al mondo nel giugno 2000 dal cardinale Joseph Ratzinger e da monsignor Tarcisio Bertone?

Ma certo! L’ho detto e lo ripeto volentieri adesso: quello è il testo. Parola per parola non lo ricordo, ma il nucleo centrale è il medesimo.

 

Nel testo da lei letto nel 1959 si parla di un “vescovo vestito di Bianco” che cade ammazzato ai piedi di una grande croce?

Sì, si parla di questo; questo è parso a noi il nucleo di quella rivelazione privata ricevuta dai bambini di Fatima.

 

E perché, secondo lei, si continua a scrivere che Giovanni XXIII avrebbe letto non questo testo ma un altro testo, il cosiddetto “Quarto Segreto” che la Chiesa avrebbe tenuto finora nascosto?

Come si può dire che è stato nascosto? Il “Terzo Segreto lo ha letto Giovanni XXIII; lo ha letto il suo confessore; lo ha visto il suo piccolo segretario; lo vede il cardinale Tardini; i due personaggi più importanti della Segreteria di Stato, monsignor Antonio Samorè e monsignor Angelo Dell’Acqua; tutti capi dei dicasteri a cominciare dal cardinale Ottaviani. In villeggiatura, al collegio di Propaganda Fide, c’è il cardinale Agagianian. Lo vede il segretario della Congregazione Sigismondi.

 

E la conclusione di questa lettura collettiva?

Che nessuno di quelli che avevano letto il testo aveva chiesto al Papa di pubblicarlo; di parlarne. Il Papa esita, poi decide: “L’ho visto, l’ho fatto leggere, lo richiudiamo”. Detta a me un testo da scrivere sulla busta. Non dà un giudizio. Rimanda ad altri e può voler dire: a una commissione, a una congregazione oppure al suo successore.

 

Eccellenza, da quante righe poteva essere composta la terza parte del messaggio che lei ha letto con Papa Giovanni XXIII?

Con esattezza non lo so.

 

Erano quattro pagine?

A me sembrava un messaggio abbastanza lungo, scritto in piccolo. Probabilmente quattro paginette. Non so se pagine o fogli. Ma è un particolare sul quale non mi sono soffermato.

 

Non vorrei forzarle la mano e giungere a conclusioni affrettate, né suscitare altre polemiche. Possiamo affermare, dopo quello che ha detto, che il segreto letto da Giovanni XXIII non è il “Quarto Segreto” ma è, semplicemente, il segreto pubblicato e commentato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede?

Le dirò di più. Quando ho sentito parlare di “Quarto Segreto” sono rimasto strabiliato. Non mi era mai passato per la testa che esistesse un quarto segreto. Nessuno me lo ha detto né io ho affermato una cosa del genere. Ho sempre sostenuto che non sarà l’ultima volta che il Signore si rivela attraverso la Madre di Gesù o i santi. Per quanto riguarda Fatima, ho letto con molta gioia ciò che è stato puntualizzato dall’allora cardinale Ratzinger e che è stato egregiamente raccolto in un volume del cardinale Bertone. Ho avuto dal magistero della Chiesa l’insegnamento di cui ho bisogno. Quello che è stato detto rappresenta veramente un cibo spirituale per tutti noi.

 

Eccellenza, lei ha seguito anche i primi anni di pontificiato di Paolo VI. Papa Montini lesse due volte lo stesso messaggio. È così?

Sì, è così. La prima volta a pochi giorni dalla sua elezione, il 27 giugno 1963; la seconda volta il 27 marzo 1965. Anche questo l’ho dimostrato. Il 27 giugno 1963 ero, la sera, presso le suore delle Poverelle in via Casilina. Mi telefona monsignor Dell’Acqua. Non si trova il plico di Fatima. Replico che probabilmente si trova nello scrittoio denominato “Barbarigo”, perché appartenuto a San Gregorio Barbarigo e regalato a Papa Giovanni dal Conte della Torre. Papa Giovanni lo teneva caro, nella camera da letto, come una reliquia. Sia a destra che a sinistra c’erano cinque o sei cassetti. Più tardi Dell’Acqua mi telefona e mi comunica che il plico è stato ritrovato. Il 28 giugno Papa Paolo mi chiama e mi chiede chi ha dettato le righe sulla busta. Spiego che è stato il Papa stesso a voler segnalare le persone che hanno conosciuto il testo. “Papa Giovanni non le ha detto altro?”, mi domanda Paolo VI. “No, Santo Padre, ha lasciato ad altri la decisione”. “Anche io farò altrettanto”, risponde Papa Montini. Si richiude la busta e non se è più parlato. Il 13 maggio 1967 Paolo VI andò a Fatima. Si racconda che suor Lucia incontrò a lungo il Papa, il che non risulta dalle immagini che abbiamo. Io ero presente a Fatima, feci da cerimoniere al Papa. Prima di iniziare la Messa, il Papa, già con la mitria in testa e il suo pastorale in mano, mi chiama: “Senta, alla fine della Messa suor Lucia verrà al seggio papale. Lei sia presente e ascolti quello che dico io e quello che mi dice la suora”. Ho fatto questo. Il Santo Padre fu di una grande benevolenza e delicatezza verso la religiosa. Suor Lucia domandava una conversazione privata. Ma il Papa non parlava portoghese né Lucia l’italiano. “Suor Lucia dica tutto al suo vescovo: sarà come lo dicesse a me”, fu la conclusione di Paolo VI. In seguito si sparse la notizia che la carmelitana avesse visto a lungo il Papa. Telefonai a monsignor Angelo Marchi, segretario particolare di Paolo VI, che per scrupolo interpellò il vescovo Paul Marcinkus, allora in America, e organizzatore dei viaggi pontifici. Marcinkus confermò che l’incontro tra Paolo VI e suor Lucia non avvenne. Il colloquio non ci fu, neppure nel pomeriggio a Fatima. Ciò non significa che sia stata una mancanza di riguardo di Paolo VI nei confronti di suor Lucia. Paolo VI pronunciò a Fatima un discorso mirabile, completato dai Papi che sono venuti dopo. E oggi sono felice di aver letto il libro del cardinale Bertone che, a mio avviso, corrisponde perfettamente a quello che la semplicità di questa suora ci ha voluto rivelare, attraverso la sua vita e attraverso Maria. Dice la Madonna: “Fate quello che vi dice Gesù”. Oggi ci direbbe: “Fate quello che vi dice il vicario di Gesù e sarete tutti più tranquilli e nella pace”.

 

ROMA, 23 settembre 2007 (ZENIT.org)