Visita a Castellabate
Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano

Partendo da punta Tresino, nel Parco del Cilento e del Vallo del Diano (Patrimonio Mondiale UNESCO), si nota subito quali bellezze naturali e storiche si incontreranno lungo il cammino.
La piccola punta si mostra subito interessante per il suo antico muro in blocchi di arenaria, forse terrazzamento di sostegno della piattaforma di un tempio. Il nome della piana viene da Trisino o Teresino citati nel Codex Diplomaticus Cavensis e probabilmente corrisponde alle Trezene d’Italia menzionate dai Bizantini.
Poi, si arriva alla città capoluogo, m. 278 sul livello del mare, che si estende intorno al borgo medievale dove si erge il castello che inizialmente fu denominato di S. Angelo o del Cilento per divenire nel 1173 Castrum Abbatis - Castello dell’Abate - in ricordo del suo promotore, l’abate Costabile Gentilcore che nel 10 ottobre del 1123 ne posò la prima pietra.
Con quattro torri rotonde a presidio dei punti cardinali, la fortezza si presentava possente in modo da incutere timore ad eventuali nemici, in particolare ai pirati saraceni.
Nel 1124, i lavori furono terminati dal
successore, il benedettino Beato Simeone.
All’interno delle mura furono costruite abitazioni, magazzini, forni e vaste cisterne, secondo l’antico schema del castro. Successivamente, l’edificio durante un periodo di maggiore floridezza economica, fu abbellito da un cortile, una scalea, archi e colonne per trasformarlo in residenza signorile abbandonando, parzialmente, la funzione di fortezza.
Allontanandosi, si passeggia attraverso stradine, archi, gradinate, palazzi, slarghi, corridoi colleganti case in pietra grigia del centro storico che si rincorrono prima verso la luce intensa proveniente dai promontori e poi affacciandosi verso il mare suggestivo.
Alle
due estremità del borgo, troviamo Villa Principe di Belmonte e Villa Matarazzo
(sede del Parco Naturale) nella frazione costiera di Santa Maria.
Dalla fortezza si raggiunge in breve la Basilica di Santa Maria de Giulia. Consacrata nel 1138 per intervento dell’abate Simeone divenne pontificia nell’anno giubilare 1982. Esternamente dotata di una facciata cinquecentesca e di una torre campanaria modulata su quattro piani. Dopo una serie di interventi architettonici fu verso la fine del 1500 che assunse la forma attuale a tre navate, da due serie di quattro archi, con la destra più ampia della sinistra. Si possono anche ammirare un pregevole dipinto di anonimo del XVI secolo raffigurante San Michele Arcangelo vittorioso su Satana e un Polittico con la Vergine in trono col Bambino, San Pietro Apostolo, San Giovanni Evangelista, del Pavanino da Palermo (1472), situato in alto alle spalle dell’altare.
Nella Basilica si ha un luogo dedicato alla devozione per Costabile il cui Busto di San Costabile, realizzato nel 1662 da Aniello Treglia in rame dorato, racchiude nel petto la reliquia del santo.
Lasciato il borgo del castello e
percorrendo la Statale 267 che segue il litorale, offrendo un’ampia vista
sull’arco costiero di Santa Maria e, alle sue spalle, la Costiera Amalfitana, si
rasenta una vasta pineta fino al borgo di San Marco. Dotata di un porticciolo
situato alla base del promontorio di Punta Licosa dove si distinguono
pescherecci attrezzati per la pesca del tonno; qui giacciono semisommersi i
resti di un molo romano.
Percorrendo la caratteristica mulattiera che costeggia la penisoletta, verso sud-est in direzione per Ogliastro Marina, si tocca Punta Licosa, con l’omonima torre e nel mare si scorge l’isola di Licosa.
Qui vi sono un faro e mura di ruderi antichi (probabilmente di un edificio pubblico).
Dalla penisola, si vedono prima la torre
dimezzata e poi la semi distrutta torre di Ogliastro. Per la strada ricavata nel
largo istmo di Licosa che si addentra in campagne coltivate a vigneti ed uliveti
fino alla diramazione si giunge a Ogliastro Marina. Questa località balneare
offre belle spiagge e attrezzature sportive per i turisti. Poi, occorre superare
la foce del rivo dell’Arena per prima salire fino all’agglomerato abitato di
Case del Conte e poi ridiscendere attraverso una strada con i caratteristici
pini marittimi: qui, il viaggiatore si affaccia sull’insenatura di
Ogliastro, una vasta distesa di area
chiusa a ovest dalle irregolari dorsali del M. Licosa.
Adesso, possiamo affermare che sia terminata la nostra passeggiata perché subito dopo si incontrano Monteorice e Acciaroli, altri due interessanti luoghi del Cilento.
Sicuramente, il visitatore incontrerà una scenografia incantevole, nata dall’incontro delle valli floride e del mare, parte integrante del Parco del Cilento e del Vallo del Diano (Patrimonio Mondiale UNESCO), insieme alla storia, il clima mite, alla natura, la laboriosità e la cortesia degli operatori che con i sapori della cucina locale costituiscono gli ingredienti essenziali per trasformare Castellabate ideale luogo di villeggiatura e ristoro spirituale.
Mare Aperto.
L’esposizione raccoglie i reperti
archeologici che erano precedentemente custoditi presso l’Antiquarium : si
tratta di una
piccola
raccolta di materiale archeologico restituiti dal mare antistante, costituita
per lo più da anfore e ancore di epoca etrusca, greca romana e bizantina: segno
delle dominazioni e delle culture che si incrociarono in questi luoghi.
Di recente l’allestimento è stato arricchito da reperti che provengono anche da altri luoghi del cilentano che è esposto con un approfondito sistema esplicativo.
Scuole di Vela.
AMDEMAR
Club Nautico Castellabate Ass.ne Dilettantistica C.so Vittorio Emanuele
Giacaranda Contrada Cenito.
Scuole di Immersione.
Cesub Via Lungomare De Simone Santa Maria
Cilento Sub Corso Matarazzo Santa Maria
Galatea Diving Via Porto San Marco
Club Nautico Via Porto San Marco.
Gastronomia.
Il territorio del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano può vantare il maggior numero di produzioni tipiche recentemente riconosciute dal Ministero dell'Agricoltura. Ai marchi DOC e IGT dei vini di produzione locale, si aggiunge la produzione di olio extravergine di oliva DOP e di liquori di vario genere.
Quanto agli altri prodotti tipici della zona, oltre alla Mozzarella di Bufala Campana DOP, alla mozzarella vaccina "co' a mortedda" e al "caciocavallo" tipico, vanno ricordati il miele, il carciofo tondo di Paestum IGP, il cece di Cicerale, il fagiolo di Controne, il fico bianco del Cilento; rinomatissima anche la produzione dolciaria di fichi secchi e di fichi al cioccolato.
Tra i salumi meritano menzione la pancetta o "Longarella" e la "soppressata" di Gioi, tra le specie ittiche le Engraulis encrasicolus di "menaica".