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Appennino Matese |
| a cura di Ciro Cozzolino |
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Seguiremo un itinerario che avrà per meta il lago del Matese.
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Esso è raggiungibile seguendo la dorsale appenninica meridionale e lo incontreremo incastonato in paesaggi meravigliosamente vari e storicamente interessanti appartenenti all’omonimo massiccio, uno dei più imponenti della catena dell’Appennino Meridionale. Questa dorsale montuosa nasce convenzionalmente a Bocca di Forlì, valico (m. 891) dell'Appennino che segna il limite da quello Centrale ed è sul confine tra Molise ed Abruzzo, anche luogo di rinomate stazioni sciistiche e percorsi di trekking e ogni attività preferita dagli amanti della montagna. L’Appennino Meridionale è di configurazione arcuata, è costituito da due catene di monti che corrono parallele una da nord-ovest e l’altra da sud-est formando un altopiano aspro e scosceso. Questo altopiano, di natura carsico, è il più caratteristico di questa catena. La sua cima più alta è il Monte Miletto (m. 2050), in territorio di Campobasso. Ad ovest si affaccia sulla valle del medio Volturno in vista dei monti Trebulani, a est sulla preappenninica molisana, a nord è limitato dai monti delle Mainarde e dalla Maiella a sud sui monti di Camposauro e Taburno. Vi si trova un lago di origine glaciale (il lago di Matese), due laghi artificiali (di Gallo Matese e di Letino, formato dalla diga sul fiume Lete) e gli impianti sciistici di Bocca della Selva e Campitello Matese, che ospita una stazione tra le più importanti del meridione. L’Appennino Campano è sotto la giurisdizione di due regioni (Molise e Campania) e quattro province Campobasso, Isernia, Benevento e Caserta ed i suoi monti fanno parte del parco regionale del Matese.
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Il Matese è tra i più importanti massicci calcarei dell’Italia peninsulare, sia per l’estensione, oltre 1.000 chilometri quadrati e per altezza, sia per la ricchezza delle acque. Le cime più importanti sono quelle del M. Miletto e del M. Gallinola che si stagliano come vere cattedrali intorno al lago. Il Monte Miletto è raggiungibile percorrendo la strada per km. 12,8 e poi tre ore per la mulattiera. Così si arriva all’altopiano della Palazzina, anche questo carsico, in riva al lago e seguendo una mulattiera verso nord-ovest che contorna la Serra delle Macchietelle si giunge al Campo dell’Arco a m. 1.536 che è un altopiano con un inghiottitoio, vicino al quale vi è un arco naturale che segue l’antico passaggio delle acque, con vicino un arco naturale che segue l’antico tragitto delle acque, le quali dopo un percorso sotterraneo passano attraverso l’inghiottitoio e sfociano nel sottostante vallone Cannella. Il panorama è di eccezionale grandiosità: in basso il lago, in lontananza buona parte del Molise e della Campania, dalla Penisola Sorrentina al Vesuvio, da Ischia al M. di Roccamonfina e alla Valle del Volturno. Poi i gruppi delle Mainarde, della Meta e della Maiella, il Gran Sasso fino all’Adriatico. |
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La Gallinola è la terza vetta del gruppo; di forma tozza, sul versante meridionale è formato da piccole gobbe e piani che salgono verso cima e sul settentrionale da anfratti nudi e rotti. Esso si raggiunge dopo km. 7,5 di strada, fino al Passo Miralago, poi circa 200 minuti per una mulattiera. Giunti al passo, si inizia una nuova mulattiera verso nord, che tocca la Masseria Defenza a 1.059 metri. Si prosegue verso ovest costeggiando il lago e risalendo la fiancata dell’Esule fino al sentiero detto di S. Michele, che porta alla vetta. Dalla Masseria Defenza si può camminare per un percorso alternativo; dirigendosi verso est e superate le località di Concone, di Rose e Pianellone con Piano della Corte ultima. Dalla cima lo sguardo del visitatore si posa su un panorama vastissimo che comprende i due mari, il Vesuvio ed il Gargano. |
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Per raggiungere il bacino del Lago Matese abbiamo varie possibilità. Il percorso più breve ma più originale e faticoso consiste nel transitare una mulattiera (si calcola un tragitto di copertura della distanza di 140 minuti). Questa sale verso nord, fiancheggiata a sinistra da pilastri con figure della Via Crucis, fino alla Cappella della Croce, poi attraversa la Statale e si arrampica a sinistra attraverso numerose svolte ed arriva alla costa rocciosa di Serra S. Croce. Si raggiunge da prima la fonte Bannera situata a 1.100 metri, poi si supera un fossato e si giunge ad un bivio a breve distanza dalla vetta del M. Raspalo (m. 1.248); continuando a destra per un altopiano boscoso da cui si gode una bella vista del M. Miletto e del gruppo cui appartiene, si scende verso nord al lago del Matese (m. 1.011). La Statale della Valle del Volturno prosegue in una ripida salita, con vista aperta a destra, passando sotto la Serra di S. Croce a 878 metri di altitudine fiancheggiando il profondo vallone dell’Inferno; poi contorna le pendici meridionali del M. Maio (m. 1.302) e giunge, dopo Km. 19,7, il passo di Miralago (m. 1.096), detto un tempo ‘Passo di Prete Morto’, valico aperto tra la Bufolara ad ovest e il M. Giumenti ad est, che fa da tramite a Piedimonte, Castello e S. Gregorio con il lago e il Piano del Matese. A pochi metri dal passo vi è il Rifugio del Miralago, aperto tutto l’anno, con ristorante e servizio di alloggio. Dalla vicina terrazza si ha una stupenda vista sull’altopiano del Matese con il lago e, di fronte, sull’imponente gruppo del Matese; da sinistra a destra si vedono il M. Miletto, l’Esule, la Gallinola ed il M. Mutria.
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Con una superficie di kmq. 6, lo specchio d’acqua si raccoglie nel fondo di una grande fossa, lunga km. 8 e larga km. 2, ai piedi della più imponente cortina di alture del massiccio del massiccio del Matese, comprendente le vette del Miletto e della Gallinola (m. 1.923). Il bacino del lago è per origine una dolina – termine per definire più precisamente una valle carsica – cui si oppone uno sbarramento artificiale per tenerla colma d’acqua, rendendola sfruttabile per la produzione dell’energia elettrica. Il lago è ricco di tinche, trote, carpe, anguille ed inoltre lo frequentano palmipedi e trampolieri. Abbondante e differenziata è la fauna terrestre. Gli allevamenti di maggiore importanza sono di bovini, ovini, e caprini che pascolano allo stato brado nelle altitudini meno elevate, nei pressi di monte Miletto e la Gallinola. Si hanno anche allevamenti di equini ma spesso sono legati all’attività turistica. La fauna boschiva è composta prevalentemente da volatili di vario genere: falchi, sirenelle e qualche esemplare di aquila. Di recente anche il lupo dopo decenni è tornato a popolare i boschi. La vegetazione del massiccio è anch’essa ricca e varia in base all'altitudine. In alta quota abbiamo l'abete e a quota media largheggia il faggio. Scendendo verso le valli incontriamo betulle, ginepri, querce e castagni. Più a sud sono presenti boschi di leccio. Vi sono anche ulivi, vigneti e campi di grano che danno vita ad un’industria agricola locale rinomata per l’ottima qualità del prodotto, tutelate anche da marchi sulla genuinità e l’origine.
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Attività turistica. Per la ricchezza della natura si è avviata anche una bene organizzata attività turistica. La campagna con i piccoli borghi del Parco Regionale del Matese rappresentano un ambiente naturale particolarissimo, soprattutto perché ha un’industrializzazione dal basso tenore ed il turismo è in numero contenuto. Incastonati in questa cornice di colline e montagne incontaminate si trovano piccolissimi borghi di castelli longobardi dove si ripetono manifestazioni di giostre medioevali, chiese millenarie, rovine romane e sannite numerose grotte esistenti nel sottosuolo dove si veneravano i Santi e vengono ancora tenute funzioni secondo la tradizione. Strutture agrituristiche. Le strutture agrituristiche, gli hotel e i ristoranti sono buoni cultori dei molti sapori della gastronomia locale. Stimolano la fantasia ed il gusto dell’avventore attraverso i sapori decisi propri della selvaggina, dell'agnello, dei formaggi, dei salumi, la pasta tirata a mano condita con varianti di sughi di cinghiale e di salsiccia ed intingoli a base di noci, castagne, funghi e tartufo nero. Le strutture ricettive si sono date un regolamento che garantisce la qualità della loro ospitalità ed espongono il marchio “ La Locanda del Parco”.
Cenni storici. La storia del massiccio montuoso è testimone di segni di civiltà remote. Essa inizia oltre 25 secoli fa con i primi insediamenti di abitanti di origine italica. I coloni greci poco influirono sugli abitanti del Matese sebbene tanto peso ebbero sui popoli della pianura, imponendo usi e tradizioni che bene si mescolarono con le locali. Famoso il caso del termine Aglianico che viene dalla parola ellenica dialettizzata. Nel 216 a.C. questo territorio fu vittima anche dell’invasione dei soldati cartaginesi guidati da Annibale. Dopo il V secolo si diffuse il monachesimo che diede origine a molti centri abitati come San Gregorio, San Salvatore Telesino e così via. Nel 1800 il Matese servì da rifugio ai partigiani realisti che lottavano contro Murat ed i Francesi, diventando anch’esso, come molti luoghi di montagna campani, la tana dei cosiddetti ‘briganti’ siccome in quei luoghi aspri e dalla vegetazione fitta si sentivano più sicuri che altrove. Questa strategia di nascondiglio fu seguita anche nel periodo dal 1861-65, quando trovarono rifugio uomini della più disparata provenienza ideologica: soldati borbonici renitenti di leva con l'aggiunta di veri deliquenti, comandati dall' ex cavalleggero borbonico Cosimo Giordano di Cerreto con bande che raggiungevano oltre i 500 componenti e che furono spina nel fianco del Regno d’Italia fino agli inizi del Novecento.
Riferimenti ed indirizzi attraverso il web per le strutture ricettive del Matese.
http://www.campaniatour.it/caserta/agriturismi_caserta.htm
http://www.agriturismi.caserta.campaniatour.it/
si consiglia di effettuare una ricerca con la stringa di query ‘strutture ricettive Matese’ o ‘strutture ricettive + (luogo)’ per un luogo in particolare.
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