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Giovanni Battista Della Porta.
 
a cura ci Ciro Cozzolino
Vico Equense (Napoli) 1535 - Napoli 1615.

 

 

 

     Studioso di filosofia e magia naturale, chimica e alchimia, fisiognomica, fu anche commediografo. Viaggiò in Europa, conobbe Sarpi, Campanella, Galilei e Peiresc. Contribuì a fondare l'Academia Secretorum Naturae e fu membro dell'Accademia dei Lincei. Il suo Magiae naturalis sive de miraculis rerum naturalium (prima edizione 1558) gli procurò fama internazionale.

     Si racconta che le due attrazioni turistiche più grandi di Napoli, circa l'anno 1600 fossero i bagni termali a Pozzuoli e Giambattista Della Porta. Certamente, Della Porta era uno degli uomini più famosi in Italia.

     Il mondo letterato ha conosciuto i risultati delle indagini di Della Porta, esperimenti e speculazioni attraverso le sue pubblicazioni eterogenee, dalla sua edizione di Magiae (Neapoli, 1558) al Transmutationibus del De aeris (Roma, 1610), ultima delle sue ricerche scientifiche stampate nel corso della vita. Ha scritto sulla crittografia, sull'orticoltura, sull'ottica, sulla mnemonica, sulla meteorologia, sulla fisica, sull'astrologia, sulla fisiognomica, la matematica e fortificazione. Quando è morto ad ottanta anni, stava preparando un trattato a sostegno di un suo reclamo all'invenzione del telescopio.

     Giovanni Battista era il terzo di quattro figli di Nardo Antonio Della Porta ed il secondo dei tre sopravvissuti all'infanzia. La madre del ragazzo era una patrizia napoletana. Lui fu istruito dallo zio materno Adriano Guglielmo Spadafora (o Spatafora) responsabile degli archivi di Napoli dal 1536.

     Della Porta ha un albero di famiglia risalente al periodo di Annibale. È giunto in seguito al principe Adalferio dei Longobardi, i cui discendenti hanno tenuto posizioni importanti a Salerno, Vico Equense e Napoli. Il ramo principale della famiglia, stabilito in Salerno, è stato considerato nobile per decisione degli Angioini nel XIII secolo e furono la terra e le navi le fonti della ricchezza considerevole di Nardo Antonio. Da Carlo V ottennero nel 1548 l'esenzione da tutti i tribunali.

     Come molti piccoli nobili di quel tempo, anche i Della Porta persero parte delle loro fortune nel 1551 sostenendo l’infruttuosa ribellione anti-Spagnola di Ferrante Sanseverino, principe di Salerno anche se il vicerè spagnolo mai revocò a Nardo Antonio i suoi privilegi e neanche fu privata la famiglia dell'ufficio che Gian Vincenzo ha tenuto per molti anni di scrivano di mandamento. La carica fu prima del padre e poi del fratello maggiore Gian Vincenzo a partire dal 1541.

     Il ramo napoletano Della Porta ha avuto tre domicili. Una casa in città in via Toledo, ossia vicino quell'alveare aromatico conosciuto oggi come la vecchia Napoli che formava allora la sezione centrale più elegante della città; una villa alle Due Porte, un villaggio molto piccolo nelle colline immediatamente al nord-ovest di Napoli, attualmente denominato quartiere Arenella limitrofe al più elegante e famoso Vomero di oggi; ed un altro, più magnifico, nella villa a Vico Equense. La cittadina si trova a dodici miglia a sud della città; a partire dai re Angioini fu luogo favorito in estate degli esponenti Aristocratici napoletani e la residenza delle Pradelle a Vico Equense è stato il luogo di nascita di Giambattista ed i suoi fratelli. Anche se si è firmato sempre “napolentano„ sembra che Della Porta abbia esercitato i diritti nelle politiche della chiesa di Vico Equense consentite soltanto ai latifondisti nati in quel luogo.

     Per molti anni la data della nascita di Della Porta era oggetto discutibile. L'introduzione alla prima edizione dei Naturalis di Magiae dà un'impressione di esperienza e di saggezza, ma nell'introduzione alla seconda edizione del 1589, Della Porta dichiarava a cinquant’anni che aveva pubblicato la prima volta il libro a quindici anni. L'edizione conosciuta più in anticipo, tuttavia, è quella di 1558.

Anche la data della sua morte è rimasta in dubbio per un errore del fabbricante della lapide nell'iscrizione della tomba risolto poi con lettere della famiglia. Tali discrepanze riguardo Della Porta sono responsabili dell’errore rispettivamente dei ricercatori Gabrieli e Duchesne e poi di Guiscardi che data la sua morte nel 1610. Con Gioacchino Paparelli si è portata definitivamente la nascita di Della Porta fra il 3 ottobre e 15 novembre 1535.

     Della Porta era una persona multiforme con una formazione meravigliosamente vasta.

     Suo padre, Nardo Antonio, ebbe gusto di apprendere e lasciare apprendere al figlio trasformando la sua casa in un laboratorio composto da filosofi, matematici, dei poeti e musicisti fino a divenire un'accademia vera.

     In questo ambiente intellettuale Gian Vincenzo, Giambattista e Gian Ferrante sono stati elevati all’Arte e alle Scienze, con stimoli provenuti dagli ospiti illustri.

     La devozione per tutta la vita di Giambattista allo zio materno e la somiglianza fra le loro menti e metodi suggeriscono che Spadafora abbia seguito la formazione del nipote, cui abbia incluso il programma di studi umanistici solito e dato risalto alla matematica ed alla medicina. Il primo biografo di Della Porta, Pompeo Sarnelli, rileva che il commediografo e lo scienziato furono luminari negli studi letterari, componendo in eccellente Latino orazioni.

     Erano tanti gli ospiti della famiglia Della Porta, fra questi Domenico Pizzimenti, classicista ed alchimista, Donato Antonio Altomare e Giovanni Antonio Pisano, filosofi e medici attivi a Napoli durante la gioventù di Della Porta. L'ultimo di questi, che era inoltre conferenziere pubblico nella medicina applicata da 1557 a 1585, è elogiato da Della Porta nella dedica di De refractione (1593) al figlio del Pisano, Ottavio. Probabilmente Della Porta avrebbe assistito alle conferenze dal medico avventuroso Girolamo Cardano, che ha vagato la penisola, esponendo le sue teorie brillanti ad ogni università che lo ha ricevuto. Anche se l'università di Napoli non è stata stabilita ufficialmente fino al 1581, c'era la Scuola pubblica che promuoveva la scienza, fra i suoi docenti c’era Giovanni Domenico di Lega che era l'autore di una tragedia sacra ai primordi del genere. Questi erano fra i primi esempi della drammaturgia per il giovane Della Porta. La prima delle sue commedie, L'Olimpia, è stata pubblicata nel 1589. La data possibile della prima stesura per la scrittura è del 1550.

     Anche se il Magiae non è stato stampato fino a che Della Porta non è divenuto ventitreenne, è molto probabile che a quindici già stava sperimentando con i prodotti chimici, le erbe ed i magneti e raccoglieva le voci occulte che compongono la prima versione di questo lavoro notevole.

     Gian Vincenzo ha seguito l'esempio del loro zio per la collezione di libri, di statue e di marmi antichi.  Il suo interesse era più nella biblioteca e allora diede a disposizione il laboratorio al fratello più giovane. Suo fratello maggiore era più competente nell'arte dell'astrologia, che li ha affascinati entrambi ed è molto probabile che abbia insegnato a Giambattista molte delle conoscenze e particolarmente i metodi classici di ricerca. Il più giovane, Gian Ferrante, si è ripartito in altri interessi, ma prima che la fama toccasse lui e la famiglia è morto, lasciando una collezione eccellente di cristalli e gli esemplari geologici come monumento ai suoi intenti da studioso. Nel periodo della sua morte le fortune dei Della Porta sono diminuite tanto da rendere necessaria la vendita della raccolta mineraria e geologica.

     La crisi finanziaria può essere precipitata per i dispendi in nome dell'imparare. L'accademia era indubbiamente costosa.

     Della Porta aveva fondato L'Accademia Secretorum Naturae ("Accademia dei Segreti"), per appartenere alla quale era necessario dimostrare di aver effettuato una nuova scoperta scientifica, sconosciuta al resto dell'umanità, nell'ambito delle Scienze naturali; l'accento veniva tuttavia posto più sul "meraviglioso" che sul metodo scientifico. L'Accademia fu sospettata di occuparsi di argomenti occulti e Della Porta fu indagato dall'Inquisizione nel 1579 e l'Accademia fu chiusa per ordine papale: a Della Porta fu tuttavia concesso di continuare gli studi di scienze naturali. Tra il 1579 e il 1581 fu ospitato a Roma e quindi a Venezia e a Ferrara dal cardinale Luigi d'Este.

     Tuttavia, l'orgoglio del fondatore per la sua accademia è stato giustificato, dato che gli esperimenti uniti dei relativi membri hanno prodotto molte delle osservazioni valide dei fenomeni in fisica, ottica e botanica che compaiono nella seconda edizione notevolmente aumentata di Magiae.  Non è conosciuto se o non l'Accademia Segreti è stata organizzata prima del 1558, in tempo per contribuire alla prima edizione, che potpourri più corto e meno scientifico di magia.

     Giovanni Battista Della Porta (Vico Equense (NA) 1535 - Napoli 4 febbraio 1615), fu filosofo naturale, alchimista e commediografo.

  

Le opere.

 

     Nel 1558 pubblicò il Magiae naturalis sive de miraculis rerum naturalium: come dice lo stesso autore nella prefazione, l'opera, originariamente in quattro volumi, era stata scritta all'età di quindici anni. Successivamente ebbe nuove edizioni, nelle quali la mole si accrebbe fino a venti volumi, e fu compendiata in un volume unico nel 1584: questo compendio fu largamente diffuso e fu tradotto dal latino nelle principali lingue europee.

     L'opera si occupa di scienza popolare, cosmologia, geologia, ottica, prodotti delle piante, medicine, veleni, cucina, cambiamenti chimici dei metalli, distillazione, colorazione del vetro, smalti e ceramiche, proprietà magnetiche, cosmetici, polvere da sparo, crittografia. Vi si citano autori antichi, come Aristotele e Teofrasto, ma ugualmente le conoscenze contemporanee. Si tratta tuttavia di una compilazione scolastica, non basata su una propria attività di ricerca, ma sullo studio degli autori antichi e moderni. In una delle edizioni successive alla prima descrisse una camera oscura dotata di una lente convessa e sebbene non ne fosse l'inventore, la popolarità della sua opera ne accrebbe la conoscenza.

     Nel 1563 pubblicò un'opera di crittografia, il De Furtivis Literarum Notis, nel quale descrive il primo esempio di sostituzione poligrafica cifrata con accenni al concetto di sostituzione polialfabetica. Per quest'opera è ritenuto il maggiore crittografo del Rinascimento.

     In questo periodo, quando già la sua fama si era consolidata, presentò il suo libro sulla crittografia al re Filippo II di Spagna e viaggiò anche in Francia e in Italia.

     Del 1566 è una pubblicazione sull'Arte del ricordare, ripubblicato poi nell'originario latino nel 1602.

     Nel 1583 pubblicò il trattato Pomarium sulla coltivazione degli alberi da frutta e l'anno seguente un Olivetum, più tardi inclusi nella sua enciclopedia sull'agricoltura. Nel 1586 pubblicò presso l'editore J. Cacchi di Vico Equense l'opera De humana physiognomonia in 4 libri sulla Fisiognomica, dedicato al cardinale Luigi d'Este, che influenzerà poi l'opera dello svizzero Johann Kaspar Lavater (1741-1801). Nel 1599 presso l'editore Tarquinio Longo di Napoli pubblicò la seconda edizione allargata a 6 libri con ampio rimaneggiamento della materia. La sua opera Fitognomica (1588) elenca le piante a seconda della localizzazione geografica.

     Nel 1589 la sua casa fu frequentata da Tommaso Campanella e nel 1592 rinnovò in un nuovo soggiorno a Venezia l'amicizia con Paolo Sarpi e forse conobbe anche Giordano Bruno prima del suo incarceramento. Da questa data per ordine dell'inquisitore veneziano Della Porta dovette richiedere il permesso per le sue pubblicazioni a Roma. Nel 1593 si incontrò a Padova con Paolo Sarpi e con Galileo. Nel 1601 ricevette a Napoli il nobiluomo francese Nicolas Claude Fabri de Peiresc. Nel 1603 incontrò il giovane Federigo Cesi e fu invitato a Praga dall'imperatore Rodolfo II, al quale dedicò il trattato sulla Taumatologia, ora perduto.

     Scrisse ancora di 'ottica (De refractione optices, del 1589), di agricoltura (Villae, del 1592), di astronomia (Coelestis physiognomoniae del 1601), di idraulica e matematica (Pneumaticorum, del 1602), di arte militare (De munitione, del 1606), di meteorologia (De aeris transmutationibus, del 1609), e di chimica (De distillatione del 1610). L'opera sulla lettura della mano (Chirofisonomia), scritta nel 1581 sarà pubblicata solo molto dopo la sua morte nel 1677.

     Nel 1610 fu invitato a far parte dell'Accademia dei Lincei, appena fondata da Federico Cesi. Rivendicò senza troppa convinzione una paternità sull'invenzione del telescopio, resa nota in quegli anni da Galileo, anch'egli membro dell'Accademia dal 1611. Fece forse parte anche di un'accademia letteraria dedicata alla letteratura dialettale napoletana (Schirchiate de lo Mandracchio e 'Mprovesante de lo Cerriglio), che sappiamo attiva nel 1614, e dell'Accademia degli Oziosi, di drammaturghi, iniziata ufficialmente nel 1611, di cui faceva parte anche il vicerè spagnolo (Pedro Fernando deo Castro, conte di Lemos).

     Avanti con gli anni raccolse esemplari rari del mondo naturale e coltivò piante esotiche. Il suo museo privato era visitato dai viaggiatori e fu uno dei primi esempi di Museo di storia naturale, ispirando il gesuita Athanasius Kircher a radunare una simile collezione a Roma. Anche il fratello Gian Vincenzo aveva raccolto una collezione di libri, marmi e statue, mentre l'altro fratello Gian Ferrante, morto in giovane età, aveva lasciato una collezione di cristalli ed esemplari geologici, più tardi venduta.

     Fu anche commediografo e scrisse 14 commedie in prosa e 2 tragedie, che divennero fonte di numerose opere del successivo XVII secolo. Sei titoli di Della Porta erano presenti nella biblioteca di Sir Thomas Browne.

 

De humana physiognomonia libri III, Naples, 1586