I Campi Flegrei
A cura di Ciro Cozzolino

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Immagini dei campi Flegrei

Osservatorio Vesuviano: I vulcani campani 

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Miti e Leggende  

 

I Campi Flegrei sono un campo vulcanico all’interno del quale, negli ultimi 39.000 anni, sono stati attivi numerosi centri eruttivi differenti. Si hanno tracce di due grandi eruzioni: una detta dell’Ignimbrite Campana (avvenuta 39.000 anni fa) e l’altra detta del Tufo Giallo Napoletano (avvenuta 15.000 anni fa). Esse sono connesse ad altrettanti episodi di sprofondamento che, sovrapponendosi, hanno generato una caldera complessa che rappresenta la struttura più evidente del Vulcanico Flegreo. Quest'ultimo comprende i Campi Flegrei, la città di Napoli, le isole vulcaniche di Procida ed Ischia, e la parte nord-occidentale del Golfo di Napoli. 

Foto da satellite del Distretto Vulcanico Flegreo ( Approfondimento).

Le rocce più antiche dell'Ignimbrite Campana sono esposte solo lungo le scarpate che bordano i Campi Flegrei e in una cava ubicata lungo il versante che delimita a nord-est la piana di Quarto, dove sono ben esposti i depositi piroclastici di almeno dieci diverse eruzioni. Solo alcuni dei centri eruttivi che hanno originato tali depositi sono oggi ancora visibili. 

L'Ignimbrite Campana è il prodotto della maggiore eruzione esplosiva avvenuta nell'area mediterranea negli ultimi 200.000 anni. Tale eruzione, avvenuta in un centro ubicato nei Campi Flegrei, ha seppellito gran parte della Campania sotto una spessa coltre di tufi.

L'eruzione del Tufo Giallo Napoletano è la seconda per importanza nell'area campana. Nel corso dell'eruzione furono emesse, da un centro ubicato nei Campi Flegrei, alcune decine di km3 di magma che ricoprirono un'area di circa 1.000 km2. I depositi connessi con l'eruzione del Tufo Giallo Napoletano si rinvengono nell'area napoletano-flegrea e nella Piana Campana fino ai rilievi dell'Appennino. L’eruzione del Tufo Giallo Napoletano fu accompagnata dalla formazione di una caldera che determinò lo sprofondamento di un’area che comprende parte dei Campi Flegrei e della baia di Pozzuoli.

Il vulcanismo più recente del Tufo Giallo Napoletano è concentrato in tre epoche di intensa attività, alternate a periodi di quiescenza. Secondo gli studi più recenti nella prima epoca (periodo tra 15.000 e 9.500 anni fa) hanno avuto luogo 34 eruzioni con una media di una ogni 70 anni. Nella seconda epoca (periodo tra 8.600 e 8.200 anni fa) si sono verificate 6 eruzioni esplosive, con una media di una ogni 65 anni.

 Il cratere di Monte Nuovo, generatosi durante l'eruzione del 1538, visto dall'alto.

La terza epoca (periodo tra 4.800 e 3.800 anni fa) è stata caratterizzata da 16 eruzioni esplosive e 4 eruzioni effusive, che si sono succedute con una frequenza media di una eruzione ogni 50 anni. 

Il vulcanismo attivo in questo periodo ha generato numerosi edifici vulcanici, molti dei quali ancora ben conservati ed esposti nei Campi Flegrei

L'ultima eruzione è stata quella del Monte Nuovo nel 1538 dopo un periodo di quiescenza durato circa 3.000 anni ed è tra le eruzioni di minore intensità avvenute ai Campi Flegrei

Il bradisismo
Nei periodi di tempo compresi tra il 1969-72 ed il 1982-84 gli abitanti dell’area flegrea, e di Pozzuoli in particolare, sono stati testimoni e vittime di un fenomeno di sollevamento del suolo che, in pochi mesi, ha portato quest’ultimo ad un livello, complessivamente, di circa 3.5 m più alto. Questo fenomeno è noto con il nome di bradisismo (letteralmente movimento lento del suolo, in contrapposizione con il movimento veloce che si realizza nel corso di un terremoto). Il luogo, più di ogni altro, testimonianza nei secoli del bradisismo flegreo è il macellum  (mercato di epoca romana, meglio conosciuto con il nome di Tempio di Serapide) situato in prossimità del Porto di Pozzuoli. Le rovine di tale costruzione (che risale alla fine del I sec. d. C.) sono state di grande utilità per la ricostruzione dell'andamento del bradisismo grazie ai fori prodotti dai litodomi (i cosiddetti datteri di mare, ovvero molluschi marini che vivono in ambiente costiero al limite tra l'alta e la bassa marea) sulle colonne che, a partire dal IV sec. d.C. in poi, testimoniano le variazioni del suolo rispetto al livello marino. 

Il tempio di Serapide a Pozzuoli nella seconda metà degli anni '60. Il pavimento è sotto il livello del mare a testimoniare un abbassamento del suolo successivo alla sua costruzione in epoca romana.

 Il Tempio di Serapide a Pozzuoli oggi. Il pavimento è sopra il livello del mare ad indicare un sollevamento del suolo rispetto agli anni '60.

Perchè avviene. Le deformazioni connesse sono dovute a variazioni chimico-fisiche legate all'evoluzione del sistema vulcanico, che producono un aumento di temperatura e di pressione nelle rocce sovrastanti il serbatoio magmatico. L'aumento di pressione si traduce in una variazione degli sforzi nelle rocce che determina il caratteristico sollevamento del suolo in superficie.