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Liliana de Curtis

 

 

I Ricordi di Liliana

 

Il ricordo del funerale

 

"allucinante come mangia sta bimbetta"

Liliana de Curtis, figlia del grande Totò, ha curato assieme a Matilde Amorosi, un libro su un aspetto di suo padre ai più sconosciuto: Totò cuoco.
In "Fegato qua, fegato là, fegato fritto e baccalà" Liliana presenta le ricette di suo padre inframmezzando il tutto con le celebri battute estrapolate dai suoi film.
Uno dei suoi primi ricordi legati al cibo è ambientato nella magica terra versiliana.

Ho un ricordo molto simpatico delle mie vacanze in Versilia.
Avevo gli amichetti, giocavo con la sabbia, facevo il bagno. Poi papà mi portava al bar. E diceva: “Il conto per mia figlia è aperto”. Ero piccola, ma facevo la gradassa. Offrivo a tutti: bibite, caramelle. Poi arrivò la fine della vacanza. Mio padre chiese il conto… e disse “allucinante come mangia sta bimbetta”.
I miei ricordi di quelle vacanze sono legati ai duri di menta, ai bomboloni che facevano in un posto meraviglioso: rotolavano dall'alto e si tuffavano in un mare di zucchero. E poi i brigidini. Quelli classici, certo. Ma anche un altro tipo di dolce. Era come una specie di cialda incartata: sotto con carta d'argento, sopra con una specie di ostia blu cobalto trasparente e la scritta in oro. Ne andavo pazza.
Non li ho più trovati. Ma papà, quando passava da queste parti per una tournée, me li portava sempre a casa.

 

TOTO’. LA SATIRA DELL’ANIMO

 



“Scrivere un libro che parla di suo padre è stato per la Principessa Liliana De Curtis un passo fondamentale per la sua vita”.
E’ con queste incisive parole che si è aperta la chiacchierata tra Liliana de Curtis, figlia del Principe Antonio de Curtis al secolo Toto’ e Antonio Starnaiolo presentatore e attore.
La de Curtis è giunta a Castellana in occasione del Presidio del Libro Il Libro Possibile per presentare il suo libro Totò, mio padre una biografia del grandissimo attore integrata al racconto di cosa vuol dire essere figlia di un tale personaggio.
“Io ho deluso molto mio padre. Questo libro glielo dovevo e lo dovevo a me stessa per mettere in chiaro delle cose che nascondevo dentro di me”.
“Ho conosciuto Totò il 10 maggio 1933 (data della sua nascita n.d.r.) e da allora è iniziato tra di noi un rapporto conflittuale eppure stupendo.
L’ho fatto veramente soffrire, soprattutto quando mi sono sposata a 18 anni. Lui si era da qualche mese separato da mamma e andando via con mio marito l’ho lasciato solo. Lui ed il cane” Liliana parla con voce serena, sorride e a tratti ha movenze uguali a quelle del padre. “Abbiamo ancora un bel rapporto, anche da lassù” conclude poi a voce tenue.
Nella vita privata, Totò era diverso dal comico e dall’attore. Ossessionato dall’idea di proteggere la sua famiglia ha nascosto sua figlia fino al suo matrimonio, appena 18enne, sotto una campana di vetro, non permettendole di frequentare una scuola pubblica (ha studiato con professori in casa e dato gli esami di maturità da privata) e controllandola ogni volta che ne avesse la possibilità.
“Andavamo in vacanza ogni anno a Capri. Lui affittava sempre una bella casetta sulla spiaggia, così, diceva, poteva controllarmi con il cannocchiale quando ero sulla spiaggia”.
“Si considerava un uomo da marciapiede, in quanto cresciuto sulla strada. Sapeva le bruttezze e le bellezze del mondo ed ha sempre tentato di proteggermi”. Fa una pausa la Principessa e dice ancora “Ora posso dire che aveva ragione lui. Se l’avessi ascoltato molte cose mi sarebbero andate diversamente”.
Si tratta di argomenti di cui ha parlato e riparlato in giro tra televisioni e conferenze, ma la sua voce, seppur sicura, lascia intravedere il sentimento con cui narra la sua vita e quella di suo padre.
<Si ritiene risarcita di quello che le è stato tolto durante la sua vita?
"Sì. Ho imparato da un insegnamento di mio padre. Diceva sempre che non bisogna mollare, mai, anche quando si son fatti tanti errori o quando la vita pare remarci contro.
Così ho affrontato la fine del mio matrimonio, la partenza per il Sudan dove mi sono risposata ed ho avuto la terza figlia.
Ho avuto la forza di ottenere quello che volevo, seppur con sacrifici, ma senza demordere mai”.
La Principessa Liliana de Curtis ha fondato un’Associazione in nome del padre che organizza mostre e manifestazioni culturali e da qualche tempo lavora alla realizzazione di un museo-archivio su Totò, che si aprirà nel quartiere Sanità di Napoli.
Quest’anno inoltre è stato dedicato al Principe anche il Festival del Cinema di Montpellier.
A proposito dei film, Liliana de Curtis, riferisce che il padre non leggeva mai i commenti dei critici, si interessava solo all’affluenza di pubblico ed agli incassi.
“I critici non servono a nulla, è il pubblico che decide se il film è buono o no, se piace o no. E’ il pubblico che stabilisce chi sei e che fama hai”.
Di certo però, nonostante il successo cinematografico, il grande amore di Totò era il teatro. Ha continuato a recitare in teatro fino a quando la cecità che lo stava colpendo non è diventata talmente grave da impedirgli di vedere la scena.
Cosa ci racconta della sua nascita?
“Sono nata in albergo durante uno spettacolo teatrale di mio padre. Lui si era categoricamente opposto al parto ospedaliero: riteneva che l’ospedale era un posto pieno di malati e quindi poco adatto ad un neonato. Fece sterilizzare tutto. Poi andò a lavoro, perché il lavoro era sacro.
Mentre era a teatro, arrivò la notizia della mia nascita. Lui interruppe lo spettacolo e disse al pubblico: E’ nata mia figlia, vado e torno. E venne in albergo da mamma. Quando mi vide la prima cosa che disse fu: Madonna quanto è brutta, non è figlia mia. E poi andò via, tornò al suo spettacolo, da gran signore.”
Continua Liliana parlando delle tormentate vicende amorose di Totò prima con Liliana Castagnola, poi con Diana Rogliani Serena di Santa Croce, da cui ha avuto Liliana, e infine con Franca Faldini. Tra queste anche il sospetto di flirt con la Pampanini e con altre dive dello spettacolo.
“Con mia madre erano felici perché si amavano. Lui l’ha conosciuta che era giovanissima, aveva solo 16 anni e dopo averla sposata l’ha forgiata a suo piacimento. Quando si sono lasciati, lui le ha dedicato la canzone Malafemmina, a differenza di quello che si è detto per anni, ovvero che fosse dedicata alla Pampanini. Alla SIAE la canzone fu depositata con la dedica A Diana”.
Quando ha capito di essere la figlia di Totò?
“Da bambina non me ne rendevo conto. La sua notorietà mi toccava, ma marginalmente. Mi proteggeva molto.
Quando mi sono sposata, invece, ho capito la sua personalità. Ricordo che non mi ha parlato per sei mesi, perché era arrabbiato con me”.
E’ contenta di chiamarsi Liliana o avrebbe preferito chiamarsi come sua nonna, Anna?
“Sì, sono contenta così. E’ il mantenimento di una promessa. E mio padre le manteneva sempre le promesse”.
Liliana è il nome della prima fidanzata di Totò, Liliana Castagnola, morta suicida per amore del Principe.
Cosa ne pensa del rapporto con Franca?
(Franca Faldini, compagna di Totò dopo la separazione con Diana n.d.r.)
“Franca era adatta a lui. Amava la vita discreta, poca mondanità. Erano molto simili nonostante la grande differenza di età. Penso sia stato amore anche quello”.
A casa schivo e silenzioso, geloso della sua intimità. Davanti al grande pubblico estroso e impeccabile. Totò faceva fino a 6 film l’anno. “Di solito sceglieva le sceneggiatura secondo l’impeccabile giudizio della famiglia. Accoglieva in casa gli sceneggiatori, leggeva ad alta voce il testo e se noi ridavamo dall’altra stanza andava bene, altrimenti dopo averli fatti parlare anche per ore li rimandava a casa secco” dice la de Curtis “lui affermava sempre: far ridere un parente vuol dire che si è proprio bravi”.
“Il rapporto con Peppino era di perfetta sintonia, anche se lui ne era un po’ succube. La lettera alla Malafemmina è nata a braccio, durante un caffè dei due presso il bar di Cinecittà. Papà voleva ravvivare il film e così organizzò con Peppino l’espediente” continua a raccontare Liliana “Aveva un buon rapporto anche con Aldo Fabrizi, a volte veniva anche a trovarci a casa. Il suo discepolo più fedele fu comunque Nino Taranto.”
La morte di suo padre. Inaspettata e sconvolgente per tutta la massa dei suoi ammiratori.
“Ricordo che il giorno prima stava bene, era sul set. La mattina dopo si sentì poco bene e restò a casa. Si fece la barba e mangiò la pastina. Poi si rimise a letto. Fu una sera dura, in cui peggiorò e stette male. La notte, alle 3.00, ci lasciò.
Sono stati celebrati tre funerali. Il primo a Roma, il secondo a Napoli e il terzo sempre a Napoli, ma qualche tempo dopo, nel quartiere Sanità per richiesta esplicita del boss della zona.
Lui andava spesso nel suo quartiere. Di notte soprattutto. Conosceva bene le famiglie di lì, ed allora lasciava dei soldi sotto le porte. Ha sempre fatto del bene.”
Per lei cosa ha significato la sua morte?
“Quando è morto è finito il mio mondo. Mi sono resa conto che il mio più grande sostegno non c’era più”.
Un artista inimitabile, che non ha trovato discendenti dello stesso livello in questo secolo. Totò ha inventato la satira dell’animo che non ha lasciato nessuno indifferente.

 

 

 

Liliana de Curtis
 

Come si sente a Napoli, città che ha dato i natali a Suo padre?

Trovo sempre una grandissima emozione quando mi trovo in questa città; prima di tutto ci sto spessissimo perché mi reco sulla tomba di mio padre al cimitero del Pianto ed ogni volta avverto sempre maggiori emozioni in quanto vi trovo numerose lettere di persone che gli scrivono, considerandolo come un amico in vita chiedendogli consigli, aiuti o di stargli vicino. Questa è una cosa meravigliosa che, aggiunta al fatto che non c'è negozio, che non abbia una fotografia di mio padre, mi fa comprendere il totale amore del popolo napoletano alla sua figura, anzi mi da quasi la sensazione di sentirlo camminare per le strade ed i vicoli di questa città.

Enzo CANNAVALE ha detto che ricordare Totò suscita sempre commozione, in quanto appartiene a quegli uomini che non dovrebbero mai morire; cosa ne pensa?

Anche per me è la stessa cosa, ma io lo considero, comunque sempre vivo.

Cosa ha ereditato da Suo padre?

In verità non sono un'attrice, in quanto faccio semplicemente la sua controfigura in uno spettacolo che penso presto sarà portato in giro. Tale rappresentazione ripercorre dalla nascita fino alla sua ultima rivista "A PRESCINDERE" la grande passione di mio padre; io mi ritrovo a calcare le scene recitando alcune sue poesie e cantando la sua famosa "Malafemmina", su cui poi mi dilungo dando spiegazioni particolareggiate circa la nascita di questa canzone e la sua ispirazione di cui possiedo anche lo spartito originale con la dedica a mia madre, sua Musa ispiratrice. Mi dedico a questo spettacolo perché lo ritengo molto delicato, pulito, carino e soprattutto un ennesimo omaggio alla figura di mio padre; anzi colgo l'occasione e l'opportunità di scusarmi, a nome di tutta la Compagnia di cui faccio parte, di aver usato come spunto per questo percorso, proprio il titolo della rivista di Totò. Ho accettato di far parte di questa Compagnia - che si chiama "IL PUNGOLO" - perché sono tutti giovani che conosco da otto anni ed ho cercato di apportare il mio contributo alla loro volontà di espressione.

Qual è il Suo ruolo in questo spettacolo?

Il mio ruolo ha la funzione precisa di convalidare tutto ciò che si dice in questo racconto che va dalla nascita fino all'ultima rivista; quindi la mia presenza testimonia che tutto ciò che si dice è vero. Inoltre , ho un breve dialogo con due attrici, dando alcune spiegazioni sulla "la bombetta", le donne, etc.; mio intervento finale è la recitazione della poesia "a livella". Lo spettacolo poi, si chiude con la fuoriuscita di Pinocchio da un baule ed il suo papà che gli parla e gli fa la preghiera del Clown, che è tratta dal film "il più comico spettacolo".

Lei ricopre in questo spettacolo sia il ruolo di attrice che produttrice?

Direi di no escludendo categoricamente quello di produttrice, in quanto non c'è nulla da produrre, essendo scene di avanspettacolo e poi, devo aggiungere, da questo punto di vista non sono al corrente di come funzionino le cose; è la Compagnia "del Pungolo" che provvede all'organizzazione.

Qual è il ricordo più caro che conserva di Totò come attore e come padre?

L'ho seguito molto, anche da piccolissima, perché fino all'età in cui non sono andata a scuola, ho sempre viaggiato molto con "Lui" e con mia madre; quest'odore di palcoscenico l'ho avvertito completamente, basti pensare che mia madre, addirittura mi allattava in camerino. Poi ho seguito anche successivamente mio padre, sia nel Palcoscenico che nel Cinema, andando spessissimo sul set. Come attore penso che mio padre sia stato il più grande in tutti i sensi; un grande attore drammatico ed un comico, la cui definizione di comico può apparire persino limitativa. "Lui" è stato ed è inimitabile, e non c'è da obiettare in alcun modo che sia solo un fenomeno della comicità. Come uomo era poi di straordinaria umanità, bontà, signorilità, generosità ed aveva un forte senso morale che oggi raramente si trova negli uomini. Mi ha insegnato molto: l'onestà nei confronti di tutti e, soprattutto, l'attenzione per chi ha bisogno di aiuto morale e materiale; insomma l'interesse verso tutti gli esseri viventi.

C'è qualcosa che vorrebbe fare o che pensa si possa fare ancora per la memoria di Suo padre?

In particolare i Napoletani, tutti ma anche gli altri Italiani, da Bolzano all'ultima punta della Sicilia, hanno contribuito a rendere sempre viva la memoria di mio padre con l'intitolazione di una piazza, di una statua, di una scuola (Roma), di questo teatro denominato "Totò" (Napoli); dunque ciò dimostra che il popolo, il pubblico, è con "Lui" in tutti i modi. Io ho cercato, nel mio piccolo, di fare qualcosa - anche se non è facile fare qualcosa in Italia; comunque ho scritto cinque libri su di "Lui" e adesso né sto preparando un altro. Spero, poi, di aprire un museo nel '98 (nel centenario della nascita) proprio in piazza dei Vergini, al Palazzo dello Spagnuolo; la Regione Campania ci ha offerto questo Palazzo per allestire il museo ed il Comune di Napoli si sta occupando della ristrutturazione per renderlo efficiente; quindi mi pare che anche le Istituzioni si stiano muovendo per la realizzazione di tale opera che sarà completamente innovativo. In questo museo, infatti, vi sarà una parte dedicata esclusivamente al carteggio ed alla filmografia, cui si aggiungerà una sezione informatica, molto interessante, dove la gente si potrà recare per studiare o fare certe cose di un livello molto alto, orientati al modello di museo londinese. Infatti, ci sarà anche un piccolo teatro, dove poter fare rappresentazioni e poter ospitare pittori, artisti, cantanti, musicisti ed una piccola scuola di recitazione per le scuole, i bambini, i ragazzi, contribuendo così alla loro formazione e creando posti di lavoro.
La mia scelta di fare questo a Napoli, ed in particolare nel quartiere Sanità - che era il quartiere natio di mio padre e da "Lui" profondamente amato - sembra un modo per rendere omaggio a questa città che dette i natali a mio padre.

Quindi, cercando di completare l'opera benefattrice di Suo padre, si considera impegnata anche nel sociale?

"Lui", comunque sta continuando a fare beneficenza. Infatti, nel carcere minorile di Roma, ad esempio, vi è un laboratorio in cui dei giovani realizzano magliette che io, vendo nel mio negozio di oggettistica - Bisanzio - in Filippo Carli, 17 Roma - Pignastelluti. La vendita di queste magliette serve ad aiutare questi ragazzi per un possibile e futuro reinserimento nella società; quindi, comunque mio padre continua ad offrire il suo aiuto ai bisognosi.

Dove vorrebbe sia collocata la statua di Totò?

Senza alcun dubbio nella piazza dei Vergini, nel quartiere Sanità in Napoli, perché è lì che "Lui" ha vissuto.

 

 
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