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“Scrivere un libro che parla di suo padre è stato per la Principessa
Liliana De Curtis un passo fondamentale per la sua vita”.
E’ con queste incisive parole che si è aperta la chiacchierata tra
Liliana de Curtis, figlia del Principe Antonio de Curtis al secolo
Toto’ e Antonio Starnaiolo presentatore e attore.
La de Curtis è giunta a Castellana in occasione del Presidio del
Libro Il Libro Possibile per presentare il suo libro Totò, mio padre
una biografia del grandissimo attore integrata al racconto di cosa
vuol dire essere figlia di un tale personaggio.
“Io ho deluso molto mio padre. Questo libro glielo dovevo e lo
dovevo a me stessa per mettere in chiaro delle cose che nascondevo
dentro di me”.
“Ho conosciuto Totò il 10 maggio 1933 (data della sua nascita n.d.r.)
e da allora è iniziato tra di noi un rapporto conflittuale eppure
stupendo.
L’ho fatto veramente soffrire, soprattutto quando mi sono sposata a
18 anni. Lui si era da qualche mese separato da mamma e andando via
con mio marito l’ho lasciato solo. Lui ed il cane” Liliana parla con
voce serena, sorride e a tratti ha movenze uguali a quelle del
padre. “Abbiamo ancora un bel rapporto, anche da lassù” conclude poi
a voce tenue.
Nella vita privata, Totò era diverso dal comico e dall’attore.
Ossessionato dall’idea di proteggere la sua famiglia ha nascosto sua
figlia fino al suo matrimonio, appena 18enne, sotto una campana di
vetro, non permettendole di frequentare una scuola pubblica (ha
studiato con professori in casa e dato gli esami di maturità da
privata) e controllandola ogni volta che ne avesse la possibilità.
“Andavamo in vacanza ogni anno a Capri. Lui affittava sempre una
bella casetta sulla spiaggia, così, diceva, poteva controllarmi con
il cannocchiale quando ero sulla spiaggia”.
“Si considerava un uomo da marciapiede, in quanto cresciuto sulla
strada. Sapeva le bruttezze e le bellezze del mondo ed ha sempre
tentato di proteggermi”. Fa una pausa la Principessa e dice ancora
“Ora posso dire che aveva ragione lui. Se l’avessi ascoltato molte
cose mi sarebbero andate diversamente”.
Si tratta di argomenti di cui ha parlato e riparlato in giro tra
televisioni e conferenze, ma la sua voce, seppur sicura, lascia
intravedere il sentimento con cui narra la sua vita e quella di suo
padre.
<Si ritiene risarcita di quello che le è stato tolto durante la sua
vita?
"Sì. Ho imparato da un insegnamento di mio padre. Diceva sempre che
non bisogna mollare, mai, anche quando si son fatti tanti errori o
quando la vita pare remarci contro.
Così ho affrontato la fine del mio matrimonio, la partenza per il
Sudan dove mi sono risposata ed ho avuto la terza figlia.
Ho avuto la forza di ottenere quello che volevo, seppur con
sacrifici, ma senza demordere mai”.
La Principessa Liliana de Curtis ha fondato un’Associazione in nome
del padre che organizza mostre e manifestazioni culturali e da
qualche tempo lavora alla realizzazione di un museo-archivio su
Totò, che si aprirà nel quartiere Sanità di Napoli.
Quest’anno inoltre è stato dedicato al Principe anche il Festival
del Cinema di Montpellier.
A proposito dei film, Liliana de Curtis, riferisce che il padre non
leggeva mai i commenti dei critici, si interessava solo
all’affluenza di pubblico ed agli incassi.
“I critici non servono a nulla, è il pubblico che decide se il film
è buono o no, se piace o no. E’ il pubblico che stabilisce chi sei e
che fama hai”.
Di certo però, nonostante il successo cinematografico, il grande
amore di Totò era il teatro. Ha continuato a recitare in teatro fino
a quando la cecità che lo stava colpendo non è diventata talmente
grave da impedirgli di vedere la scena.
Cosa ci racconta della sua nascita?
“Sono nata in albergo durante uno spettacolo teatrale di mio padre.
Lui si era categoricamente opposto al parto ospedaliero: riteneva
che l’ospedale era un posto pieno di malati e quindi poco adatto ad
un neonato. Fece sterilizzare tutto. Poi andò a lavoro, perché il
lavoro era sacro.
Mentre era a teatro, arrivò la notizia della mia nascita. Lui
interruppe lo spettacolo e disse al pubblico: E’ nata mia figlia,
vado e torno. E venne in albergo da mamma. Quando mi vide la prima
cosa che disse fu: Madonna quanto è brutta, non è figlia mia. E poi
andò via, tornò al suo spettacolo, da gran signore.”
Continua Liliana parlando delle tormentate vicende amorose di Totò
prima con Liliana Castagnola, poi con Diana Rogliani Serena di Santa
Croce, da cui ha avuto Liliana, e infine con Franca Faldini. Tra
queste anche il sospetto di flirt con la Pampanini e con altre dive
dello spettacolo.
“Con mia madre erano felici perché si amavano. Lui l’ha conosciuta
che era giovanissima, aveva solo 16 anni e dopo averla sposata l’ha
forgiata a suo piacimento. Quando si sono lasciati, lui le ha
dedicato la canzone Malafemmina, a differenza di quello che si è
detto per anni, ovvero che fosse dedicata alla Pampanini. Alla SIAE
la canzone fu depositata con la dedica A Diana”.
Quando ha capito di essere la figlia di Totò?
“Da bambina non me ne rendevo conto. La sua notorietà mi toccava, ma
marginalmente. Mi proteggeva molto.
Quando mi sono sposata, invece, ho capito la sua personalità.
Ricordo che non mi ha parlato per sei mesi, perché era arrabbiato
con me”.
E’ contenta di chiamarsi Liliana o avrebbe preferito chiamarsi come
sua nonna, Anna?
“Sì, sono contenta così. E’ il mantenimento di una promessa. E mio
padre le manteneva sempre le promesse”.
Liliana è il nome della prima fidanzata di Totò, Liliana Castagnola,
morta suicida per amore del Principe.
Cosa ne pensa del rapporto con Franca?
(Franca Faldini, compagna di Totò dopo la separazione con Diana
n.d.r.)
“Franca era adatta a lui. Amava la vita discreta, poca mondanità.
Erano molto simili nonostante la grande differenza di età. Penso sia
stato amore anche quello”.
A casa schivo e silenzioso, geloso della sua intimità. Davanti al
grande pubblico estroso e impeccabile. Totò faceva fino a 6 film
l’anno. “Di solito sceglieva le sceneggiatura secondo l’impeccabile
giudizio della famiglia. Accoglieva in casa gli sceneggiatori,
leggeva ad alta voce il testo e se noi ridavamo dall’altra stanza
andava bene, altrimenti dopo averli fatti parlare anche per ore li
rimandava a casa secco” dice la de Curtis “lui affermava sempre: far
ridere un parente vuol dire che si è proprio bravi”.
“Il rapporto con Peppino era di perfetta sintonia, anche se lui ne
era un po’ succube. La lettera alla Malafemmina è nata a braccio,
durante un caffè dei due presso il bar di Cinecittà. Papà voleva
ravvivare il film e così organizzò con Peppino l’espediente”
continua a raccontare Liliana “Aveva un buon rapporto anche con Aldo
Fabrizi, a volte veniva anche a trovarci a casa. Il suo discepolo
più fedele fu comunque Nino Taranto.”
La morte di suo padre. Inaspettata e sconvolgente per tutta la massa
dei suoi ammiratori.
“Ricordo che il giorno prima stava bene, era sul set. La mattina
dopo si sentì poco bene e restò a casa. Si fece la barba e mangiò la
pastina. Poi si rimise a letto. Fu una sera dura, in cui peggiorò e
stette male. La notte, alle 3.00, ci lasciò.
Sono stati celebrati tre funerali. Il primo a Roma, il secondo a
Napoli e il terzo sempre a Napoli, ma qualche tempo dopo, nel
quartiere Sanità per richiesta esplicita del boss della zona.
Lui andava spesso nel suo quartiere. Di notte soprattutto. Conosceva
bene le famiglie di lì, ed allora lasciava dei soldi sotto le porte.
Ha sempre fatto del bene.”
Per lei cosa ha significato la sua morte?
“Quando è morto è finito il mio mondo. Mi sono resa conto che il mio
più grande sostegno non c’era più”.
Un artista inimitabile, che non ha trovato discendenti dello stesso
livello in questo secolo. Totò ha inventato la satira dell’animo che
non ha lasciato nessuno indifferente.
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Liliana de Curtis
Come si sente a Napoli, città che
ha dato i natali a Suo padre?
Trovo sempre una grandissima emozione quando mi trovo in questa
città; prima di tutto ci sto spessissimo perché mi reco sulla tomba
di mio padre al cimitero del Pianto ed ogni volta avverto sempre
maggiori emozioni in quanto vi trovo numerose lettere di persone che
gli scrivono, considerandolo come un amico in vita chiedendogli
consigli, aiuti o di stargli vicino. Questa è una cosa meravigliosa
che, aggiunta al fatto che non c'è negozio, che non abbia una
fotografia di mio padre, mi fa comprendere il totale amore del
popolo napoletano alla sua figura, anzi mi da quasi la sensazione di
sentirlo camminare per le strade ed i vicoli di questa città.
Enzo CANNAVALE ha detto che ricordare Totò suscita sempre
commozione, in quanto appartiene a quegli uomini che non dovrebbero
mai morire; cosa ne pensa?
Anche per me è la stessa cosa, ma io lo considero, comunque sempre
vivo.
Cosa ha ereditato da Suo padre?
In verità non sono un'attrice, in quanto faccio semplicemente la sua
controfigura in uno spettacolo che penso presto sarà portato in
giro. Tale rappresentazione ripercorre dalla nascita fino alla sua
ultima rivista "A PRESCINDERE" la grande passione di mio padre; io
mi ritrovo a calcare le scene recitando alcune sue poesie e cantando
la sua famosa "Malafemmina", su cui poi mi dilungo dando spiegazioni
particolareggiate circa la nascita di questa canzone e la sua
ispirazione di cui possiedo anche lo spartito originale con la
dedica a mia madre, sua Musa ispiratrice. Mi dedico a questo
spettacolo perché lo ritengo molto delicato, pulito, carino e
soprattutto un ennesimo omaggio alla figura di mio padre; anzi colgo
l'occasione e l'opportunità di scusarmi, a nome di tutta la
Compagnia di cui faccio parte, di aver usato come spunto per questo
percorso, proprio il titolo della rivista di Totò. Ho accettato di
far parte di questa Compagnia - che si chiama "IL PUNGOLO" - perché
sono tutti giovani che conosco da otto anni ed ho cercato di
apportare il mio contributo alla loro volontà di espressione.
Qual è il Suo ruolo in questo spettacolo?
Il mio ruolo ha la funzione precisa di convalidare tutto ciò che si
dice in questo racconto che va dalla nascita fino all'ultima
rivista; quindi la mia presenza testimonia che tutto ciò che si dice
è vero. Inoltre , ho un breve dialogo con due attrici, dando alcune
spiegazioni sulla "la bombetta", le donne, etc.; mio intervento
finale è la recitazione della poesia "a livella". Lo spettacolo poi,
si chiude con la fuoriuscita di Pinocchio da un baule ed il suo papà
che gli parla e gli fa la preghiera del Clown, che è tratta dal film
"il più comico spettacolo".
Lei ricopre in questo spettacolo sia il ruolo di attrice che
produttrice?
Direi di no escludendo categoricamente quello di produttrice, in
quanto non c'è nulla da produrre, essendo scene di avanspettacolo e
poi, devo aggiungere, da questo punto di vista non sono al corrente
di come funzionino le cose; è la Compagnia "del Pungolo" che
provvede all'organizzazione.
Qual è il ricordo più caro che conserva di Totò come attore e come
padre?
L'ho seguito molto, anche da piccolissima, perché fino all'età in
cui non sono andata a scuola, ho sempre viaggiato molto con "Lui" e
con mia madre; quest'odore di palcoscenico l'ho avvertito
completamente, basti pensare che mia madre, addirittura mi allattava
in camerino. Poi ho seguito anche successivamente mio padre, sia nel
Palcoscenico che nel Cinema, andando spessissimo sul set. Come
attore penso che mio padre sia stato il più grande in tutti i sensi;
un grande attore drammatico ed un comico, la cui definizione di
comico può apparire persino limitativa. "Lui" è stato ed è
inimitabile, e non c'è da obiettare in alcun modo che sia solo un
fenomeno della comicità. Come uomo era poi di straordinaria umanità,
bontà, signorilità, generosità ed aveva un forte senso morale che
oggi raramente si trova negli uomini. Mi ha insegnato molto:
l'onestà nei confronti di tutti e, soprattutto, l'attenzione per chi
ha bisogno di aiuto morale e materiale; insomma l'interesse verso
tutti gli esseri viventi.
C'è qualcosa che vorrebbe fare o che pensa si possa fare ancora per
la memoria di Suo padre?
In particolare i Napoletani, tutti ma anche gli altri Italiani, da
Bolzano all'ultima punta della Sicilia, hanno contribuito a rendere
sempre viva la memoria di mio padre con l'intitolazione di una
piazza, di una statua, di una scuola (Roma), di questo teatro
denominato "Totò" (Napoli); dunque ciò dimostra che il popolo, il
pubblico, è con "Lui" in tutti i modi. Io ho cercato, nel mio
piccolo, di fare qualcosa - anche se non è facile fare qualcosa in
Italia; comunque ho scritto cinque libri su di "Lui" e adesso né sto
preparando un altro. Spero, poi, di aprire un museo nel '98 (nel
centenario della nascita) proprio in piazza dei Vergini, al Palazzo
dello Spagnuolo; la Regione Campania ci ha offerto questo Palazzo
per allestire il museo ed il Comune di Napoli si sta occupando della
ristrutturazione per renderlo efficiente; quindi mi pare che anche
le Istituzioni si stiano muovendo per la realizzazione di tale opera
che sarà completamente innovativo. In questo museo, infatti, vi sarà
una parte dedicata esclusivamente al carteggio ed alla filmografia,
cui si aggiungerà una sezione informatica, molto interessante, dove
la gente si potrà recare per studiare o fare certe cose di un
livello molto alto, orientati al modello di museo londinese.
Infatti, ci sarà anche un piccolo teatro, dove poter fare
rappresentazioni e poter ospitare pittori, artisti, cantanti,
musicisti ed una piccola scuola di recitazione per le scuole, i
bambini, i ragazzi, contribuendo così alla loro formazione e creando
posti di lavoro.
La mia scelta di fare questo a Napoli, ed in particolare nel
quartiere Sanità - che era il quartiere natio di mio padre e da
"Lui" profondamente amato - sembra un modo per rendere omaggio a
questa città che dette i natali a mio padre.
Quindi, cercando di completare l'opera benefattrice di Suo padre, si
considera impegnata anche nel sociale?
"Lui", comunque sta continuando a fare beneficenza. Infatti, nel
carcere minorile di Roma, ad esempio, vi è un laboratorio in cui dei
giovani realizzano magliette che io, vendo nel mio negozio di
oggettistica - Bisanzio - in Filippo Carli, 17 Roma - Pignastelluti.
La vendita di queste magliette serve ad aiutare questi ragazzi per
un possibile e futuro reinserimento nella società; quindi, comunque
mio padre continua ad offrire il suo aiuto ai bisognosi.
Dove vorrebbe sia collocata la statua di Totò?
Senza alcun dubbio nella piazza dei Vergini, nel quartiere Sanità in
Napoli, perché è lì che "Lui" ha vissuto.
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