L'infiammazione cronica associata al tessuto adiposo
nell'uomo è ritenuta attualmente un fattore di rischio
per la salute e caratterizza una gamma di disturbi e
condizioni patologiche che vanno dall'obesità al
diabete, fino alle malattie cardiovascolari.
Ora una ricerca pubblicata sulla rivista “Cell
Metabolism” ha trovato una molecola che riveste un
ruolo chiave per tale legame, aprendo la strada a nuove
strategie terapeutiche in un campo della medicina che
attualmente desta molta preoccupazione per l'epidemia di
patologie metaboliche che si prospetta per i prossimi
decenni.
Il gruppo di ricerca della
Kumamoto University, in Giappone,
guidato da Yuichi Oike ha infatti riscontrato come nei
tessuti, in particolare quelli adiposi, dei topi vi
siano livelli molto elevati della proteina di tipo
angiopoietina 2 (angiopoietin-like protein 2, o
Angptl2). Tali livelli aumentano in condizioni di
deprivazione di ossigeno, tipiche dei tessuti adiposi
dei soggetti obesi.
Inoltre, si è osservato come nei topi mancanti di
Angptl2, il grado d'infiammazione dei tessuti adiposi
fosse minore rispetto al normale, così come il loro
livello di insulino - resistenza.
Nell'articolo, i ricercatori descrivono i dettagli dei
processi a cui partecipa la Angptl2: essa dà inizio alla
cascata infiammatoria, facendo sì che i vasi sanguigni
si rimodellino e attraggano al contempo i macrofagi. Ciò
porterebbe così a individuare nella proteina un
mediatore chiave dei meccanismi biochimici che legano
l'obesità all'insulino - resistenza.
"Negli animali e negli esseri umani sani, il ruolo
preciso della Angptl2 non è ancora stato chiarito”, ha
spiegato Oike. "Tuttavia, i topi in cui era silenziato
il gene corrispondente nascono e si sviluppano in modo
normale rispetto ai topi geneticamente non modificati.
Per questo ipotizziamo che sia limitata la possibilità
di gravi effetti collaterali in risposta a trattamenti
che ne diminuiscano l'espressione negli animali o negli
esseri umani.” (fc)


