Nel corso degli ultimi 10 anni sono stati
identificati diversi geni che concorrono
all'insorgenza della malattia di Parkinson. Si è
anche scoperto che fattori di crescita nervosa come
il GDNF sono in grado di ridurre il tasso di
distruzione di cellule dopaminergiche nelle aree
cerebrali colpite dalla malattia. Queste scoperte
sono state rese possibile in buona parte grazie allo
studio della patologia su modelli animali, tuttavia
la stragrande maggioranza di essi non manifesta la
caratteristica accelerazione nella perdita delle
cellule nervose che caratterizza la patologica
nell'uomo, rendendo complessa l'interpretazione dei
risultati.
Ora, grazie a la messa a punto di un particolare
modello murino della malattia, Rüdiger Klein e
colleghi del Max-Planck-Institut per la
neurobiologia a Martinsried e delle Unversità di
Monaco e di Amburgo sono stati in grado di mostrare
che una morte cellulare accelerata si verifica
quando si ha la concorrenza di tre fattori: la
presenza di un gene difettivo, nel caso in esame il
geneDJ-1; una deficienza nella risposta a un fattore
di crescita; l'invecchiamento dell'animale. La
ricerca è illustrata in
un articolo pubblicato sulla rivista on line
PLoS Biology.
In altre parole, le cellule nervose che sono
deficitarie per il gene DJ-1 e che inoltre non sono
in grado di reagire ai segnali di sopravvivenza
mediati dal fattore di crescita sono particolarmente
predisposte a morire quando aumenta l'età del topo,
ossia con lo sviluppo di caratteristici processi di
invecchiamento. "Per quanto ne avessimo il sospetto,
finora non esisteva la prova reale di questo
legame", ha osservato Liviu Aron, primo firmatario
dell'articolo. Purtroppo, osservano i ricercatori,
data la loro complessità, la dettagliata analisi dei
meccanismi di invecchiamento specificamente
coinvolti richiederà probabilmente molto tempo.
"La scoperta del collegamento fra la risposta al
fattore di crescita e il gene DJ-1 è estremamente
interessante", osserva Klein. "Fattori ambientali
influenzano il rifornimento di fattori di crescita e
le loro interazioni con i fattori genetici possono
aiutarci a comprendere meglio la malattia di
Parkinson."
Uno studio parallelo e complementare condotto sulla
drosofila ha ulteriormente chiarito il legame fra
risposta al fattore di crescita e gene DJ-1, la cui
interazione secondo i ricercatori si è sviluppata in
una fase molto antiche della storia evolutiva degli
animali e da allora si è sempre conservata. La
scoperta di questa correlazione, osservano i
ricercatori, può peraltro portare allo sviluppo di
una nuova terapia almeno per i pazienti portatori di
alcuni difetti genetici che li rendono
particolarmente suscettibili alla malattia; in esi
infatti la somministrazione di GDNF potrebbe
risultare più efficace nel rallentamento della
progressione della patologia che in altri soggetti.
(gg)

