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| MALATTIE REUMATICHE: PERSE OGNI ANNO 46 MILIONI DI GIORNATE LAVORATIVE |
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Sono 46 milioni all' anno, le giornate di lavoro perse in Italia per problemi legati alle malattie reumatiche ( 5 milioni di persone) sopratutto artrite reumatoide (400 mila casi) e spondiloartrite. E' sopratutto un problema di diagnosi precoce. Se la si effettua entro sei mesi dalla comparsa dei disturbi ( dolori articolari bilaterali alle ginocchia, alle mani, ai polsi, ai gomiti, della durata di qualche ora) si può bloccarne la progressione clinica nel 50% dei pazienti e l' 85% di loro può continuare a lavorare. Lo si è detto a Roma in un convegno promosso dall' Università Cattolica del Sacro Cuore e promosso dal Senato della Repubblica.
Il punto dolente riguarda la mancanza di efficienti reti operative sia a livello regionale che nazionale. Si tratta d' organizzare un percorso che ponga il malato al centro di un sistema assitenziale continuo, in accordo con il medico di famiglia, l' ambulatorio ed il centro clinico di zona. Secono la presidente dell' ANMAR (Associazione Nazionale Malati Reumatici ), Antonella Celano, è una situazione delicata e grave.
"Infatti - ha precisato - le variabili esterne, che inevitabilmente creano problemi di carattere oggettivo, riguardano non solo le barriere architettoniche, ma anche l' accesso alle terapie, differente fra le diverse regioni italiane, le commissioni d' invalidità e l' esenzione dai tickets, le liste d' attesa troppo lunghe, la scarsa esistenza di strutture per la prevenzione, la diagnosi e la cura delle malattie reumaticuhe, le poche strutture riabilitative e così' visa".
"Prendere coscienza della propria condizione può essere d' aiuto per una migliore gestione della propria situazione. Non si possono alleggerire le problematiche che una malattia cronica comporti - ha così continuato - se non ci si ponesse con un atteggiamento matutro e responsabile. In tal senso diventa allora centrale il confronto con il Sistema Sanitario Nazionale e con i relativi limiti e disservizi."
"Molti progressi sono stati compiuti, ma il paziente avverte ancora troppo il distacco con l' altro attore del sistema sanitario, cioè il medico e si sente inoltre ben lontano dall' essere il protagonista attivo nel processo di cura che lo riguarderà, anche perchè tarda ancora a diffondersi una piena cultura che collochi il malato al centro dell' intero sistema sanitario." |
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