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Va presa sempre a piccole dosi. L’aspirina previene le malattie
cardiovascolari nelle persone con disturbi al cuore, ma non è detto
che faccia bene a chi è sano. La conferma arriva da uno studio
presentato all’ultimo congresso dell’European Society of Cardiology,
tenutosi a Barcellona. Secondo Gerry Fowkes e colleghi, assumere la
molecola senza avere disturbi cardiovascolari non solo non riduce in
maniera significativa il rischio di attacchi di cuore, ma
aumenta anche la possibilità di avere emorragie interne.
“In realtà – spiega il professor Francesco Fedele, presidente della
società italiana di cardiologia – che l’aspirina non vada
somministrata come farmaco per prevenire attacchi di cuore in chi è
sano non è una novità. Da molti anni si susseguono pubblicazioni
scientifiche che, pur riconoscendo l’azione della molecola nel
prevenire la formazione di coaguli di sangue nelle persone con
disturbi cardiovascolari, ribadiscono la necessità di assumere il
farmaco solo se il beneficio risulta superiore al rischio di
emorragia gastrointestinale”.
Insomma l’aspirina va presa con cautela, ha i suoi effetti
collaterali e, poiché si tratta di un farmaco che ha reazioni
diverse a seconda dell’organismo di chi la assume, va
assunta sempre di comune accordo con il proprio medico.
GLI STUDI
Lo studio della Wolfson Unit for Prevention of Peripheral Vascular
Disease di Edimburgo, presentato a Barcellona, è solo l’ultimo in
ordine di tempo. “L’abuso di aspirina – spiegano i ricercatori – non
solo non offre alcun vantaggio, ma in realtà c'è il rischio che una
dose quotidiana a lungo termine causi emorragie interne che possono
essere anche mortali”. Sempre nel 2009, su Annals of Internal
Medicine, i ricercatori invitavano tutti a usare il farmaco in
modo più specifico, considerando età, sesso e fattori di rischio
cardiovascolari, cioè diabete, colesterolo alto, pressione alta,
obesità e tabagismo. Secondo Valentin Fuster, direttore
dell'istituto cardiovascolare dell'ospedale Mount Sinai di New York,
e i colleghi autori dello studio: “Più sono i fattori
coinvolti, più è alta la necessità di assumere il farmaco”.
E ancora, sempre nel 2009 ad aprile, uno studio olandese pubblicato
su Archives of Neurology online, ha analizzato il
collegamento tra piccoli episodi emorragici cerebrali e l’assunzione
regolare di aspirina e altre prodotti antipiastrinici. Su 1062
persone esaminate, tra coloro che assumevano aspirina o calcio
carbasalato c’era il 70% in più di incidenza di microemorragie.
UNA FORMA DI PREVENZIONE PER CHI HA DISTURBI
“Usare l’aspirina come farmaco per prevenire disturbi
cardiovascolari è inutile. Ma va detto – continua il professor
Fedele – che moltissimi studi dimostrano che la molecola è
raccomandata come anticoagulante in pazienti con disturbi
cardiovascolari. L’aspirina è un caposaldo della terapia
antiaggregante. È consigliabile assumere 100 – 150
milligrammi al giorno, per la prevenzione secondaria”.
Ma ogni paziente ha il suo dosaggio, che va concordato con il medico
curante. Se c’è un danno d’organo, può essere necessario assumerne
una dose minima. Se c’è una patologia più seria o una resistenza al
farmaco, allora può essere consigliato assumere anche un altro
aggregante. “Può essere utile per chi ha arteriosclerosi diffusa, a
chi ha già avuto un infarto”. Insomma, bisogna sempre evitare il
fai-da-te, concordare con il medico la somministrazione in base alle
esigente del paziente malato, ma la molecola non deve essere la
soluzione dei problemi di chi è sano. Piuttosto che prendere
l’aspirina è consigliabile l'abbandono di comportamenti malsani, e
l’adozione di uno stile di vita sano. |