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“Il 7 e l’8”: record d’incassi del weekend
di Rosanna Gattuso

 

Ficarra e Picone li abbiamo conosciuti tramite la televisione con la trasmissione Zelig. Nonostante il vecchio insuccesso di “Nati stanchi” del 2001, adesso stanno sbancando i botteghini del grande schermo con il nuovo film diretto da loro insieme a Giambattista Avellino, con la partecipazione di diversi volti importanti del cinema italiano: Tony Sperandeo, Arnoldo Foà, Andrea Tidona, Remo Girone ed Eleonora Abbagnato.

“Il 7 e l’8” è un film che tocca il tema “caldo” dell’identità familiare, un argomento che in questo periodo è molto “sentito”. La storia ha inizio nel gennaio del 1975 in una clinica palermitana, dove un infermiere, solo per il gusto di farsi beffe del destino avverso, decide di scambiare i neonati delle culle 7 e 8. Dopo trent’anni, durante i quali i due protagonisti hanno svolto vite separate e molto differenti, Daniele (interpretato da Picone) e Tommaso (impersonato da Ficarra) s’incontrano incidentalmente per le strade di Palermo. Da quel momento cominceranno a frequentarsi fino a scoprire la vera identità di entrambi.

Alla conferenza Stampa di presentazione del film, Ficarra ha dichiarato: "Quello dello scambio delle culle è un’idea che abbiamo preso da «C’era una volta in America» di Sergio Leone. Ci chiedevamo sempre: chissà se fosse capitato a noi? Abbiamo girato il film in una Palermo in cui si ride, ci s’innamora e si vive come in tante altre città, e dove le gente può anche permettersi di morire nel proprio letto, non solo sparata da qualcuno. Ci tenevamo a rappresentare una Palermo normale e non legata ai soliti cliché, per questo non abbiamo imposto a nessuno di esasperare il dialetto siciliano. Imitare se stessi è la cosa peggiore. Abbiamo fatto leva sulla sana stupidità dei personaggi. Per noi è impossibile un raffronto con i nostri corregionali comici, come Franchi e Ingrassia: sarebbe un paragone irriverente, anche se le loro battute ce le abbiamo nel dna. Come quelle di Pino Caruso, che sono entrate nel linguaggio quotidiano. Il lavoro di regia a tre è stato divertente ma non privo di qualche frizione. Si è trattato di un’esperienza drammaticamente vera. Più che a tre, spesso era addirittura a sei mani. Litigavamo perché eravamo in contraddizione con noi stessi e d’accordo con quello che sosteneva l’altro".

Quello che più ha colpito il pubblico, dei due attori siciliani, è proprio la loro capacità di far ridere senza alcuna volgarità, una dote ormai molto rara se analizziamo lo scenario artistico degli ultimi tempi.

Il film, uscito il 16 marzo, è record d’incassi del weekend. Dopo tre giorni dalla programmazione nelle sale cinematografiche, “Il 7 e l’8” ha incassato 1.326.468 euro, posizionandosi al terzo posto dopo “Ho voglia di te” e “Ghost Rider”, aggiudicandosi, inoltre, la migliore media per sala (4.441 euro in 298 sale monitorate da Cinetel).

Picone commenta: “Proprio non ce l'aspettavamo questo successo, ma siamo soddisfatti del film che abbiamo realizzato. Per questo una piccola speranza c'era. Il punto forte? Non solo si ride, ma il film è un'opera corale con la partecipazione di grandi attori”. Interviene Ficarra: “Spesso si criticano i film comici, ma non è poi così semplice far ridere. E senza volgarità, parolacce, donne nude: quasi un diktat che ci siamo autoimposti da sempre. La nostra comicità deve arrivare anche ai bambini, gli unici senza sovrastrutture”.

Nel film sono spesso presenti citazioni di grandi comici del passato; a questo proposito i due attori affermano: “Sì è vero. Del resto noi facciamo questo mestiere perché i grandi ci hanno trasmesso la passione. In particolare Totò che è una vera enciclopedia della comicità, tra controsensi e mimica”.

Entrambi sono consapevoli di essere stati lanciati dal piccolo schermo e per questo motivo non hanno alcuna intenzione di rinnegare la televisione: “È un veicolo forte e ognuno usa i suoi strumenti: il chirurgo il bisturi, noi la televisione” dicono. Poi, parlando di Zelig, Picone aggiunge: “Ci ha insegnato il ritmo, a proporre una gag in 3 minuti e mezzo. Zelig è la casa delle libertà, ognuno fa quello che gli pare. Siamo pronti a tornare, se troviamo cose nuove però. Per rifare le cose di tre anni fa, allora no!”. Conclude Ficarra: “Il precedente nostro film Nati stanchi, onesto e carino, non ha avuto un grande successo perché non avevamo il supporto mediatico attuale, la gente non ci conosceva. Però i nostri due film non sono una raccolta di sketch, rubati alla tv, e questo la gente lo apprezza. Siamo artigiani, facciamo tutto a mano. Abbiamo provato a imbastire una storia. In Nati stanchi eravamo più ingenui, qui ne Il 7 e l'8 stiamo cercando di migliorare. Il quinto o sesto film sarà perfetto!”.

( 20 marzo 2007 )
Pubblicato sul giornale on line "www.iniziativa.info"