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L'articolo 9 della Convenzione europea sulla biomedicina, sottoscritta anche
dall'Italia e tradotta in legge in 46 paesi come l'Inghilterra, la Svezia, la
Norvegia, la Finlandia, la Danimarca, l'Olanda e il Belgio, fissa i principi del
testamento biologico. Di che si tratta? L'individuo, con questo tipo di
testamento, può dichiarare per iscritto se vuole o meno essere curato nel caso
in cui la malattia gli impedisca di esprimere il proprio pensiero.
Il ministro della Salute Livia Turco afferma: "Nel programma dell'Unione c'è
l'adozione del testamento biologico nel quale il cittadino esprime la sua
massima espressione di responsabilità. Sui temi etici c'è grande sensibilità e
bisogna costruire larghe alleanze".
In Italia se ne discute da anni, ma l'argomento si è arenato principalmente su
un punto: Può il paziente in coma vegetativo permanente far prevalere la sua
decisione di bloccare i trattamenti di idratazione e alimentazione artificiali?
A questa domanda rispondono in maniera differente il mondo cattolico e quello
laico. Il primo ha sempre respinto l'ipotesi, considerandola come l'anticamera
dell'eutanasia; il secondo lo giudica invece un diritto di chi soffre senza
speranze di guarire.
Nella legislatura del dicembre 2005, il Comitato Nazionale di Bioetica ha
presentato alla Commissione affari sociali della Camera una proposta di testo di
legge, ma proprio sulla "controversia" si è spaccato fra chi era a favore
dell'ipotesi di staccare la spina nei casi ritenuti estremi e chi, invece, era
in pieno disaccordo. Il risultato è che alla fine non si è concluso più nulla.
Nel marzo 2006, il professor Umberto Veronesi ha lanciato il registro nazionale
per il Testamento Biologico, gestito dalla Fondazione che porta il suo nome, e
seguito da un comitato di giuristi in veste di garanti. Nel giro di poche ore
sono arrivate centinaia di richieste per e-mail sul sito della Fondazione.
Veronesi afferma: "Non è altro che l'espressione di direttive anticipate, ovvero
la dichiarazione di cosa una persona vorrebbe o non vorrebbe avere in termini di
assistenza medica nel caso in cui non fosse in futuro capace di esprimere la
propria volontà. Non sarà facile fare una legge ma credo che tra la gente sia
diffuso il bisogno di poter decidere del proprio futuro, compreso il termine
della vita".
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