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Londra: Blair congela il referendum?
di Rosanna Gattuso

 

     Dopo il no di Francesi e Danesi, il governo di Londra ha sospeso la seconda lettura del disegno di legge per il Referendum di ratifica della Costituzione Europea della primavera del 2006, ed ha deciso di non fissare una data di prosecuzione dell'iter che avrebbe aperto la strada al voto britannico, fino a che non saranno chiarite le conseguenze del doppio no di Francia e Olanda.
     La notizia è stata comunicata dal Ministro degli esteri Jack Straw alla Camera dei Comuni: "non spetta al solo Regno Unito decidere il futuro del trattato" ed ha aggiunto che la decisione spetta ai leader dei 25 membri dell'Unione Europea.
     "La Gran Bretagna però resta impegnata sulla via comunitaria. Rimaniamo dell'idea che la Costituzione rappresenti un insieme di regole sensate per l'Unione allargata" ha detto Straw ai deputati.
"Ci riserviamo il diritto di riportare all'ordine del giorno la legge che permetterà il referendum se le circostanze dovessero mutare, ma non vediamo il senso di procedere in questo momento. L' Unione europea rimane un successo cruciale al benessere britannico", ha concluso Straw, sottolineando l'importanza del mercato comune per l'economia britannica: "L'Unione europea è un meccanismo vitale per la pace, la democrazia e le riforme, non dobbiamo agire in modo tale da mettere a rischio la stabilità dell'Unione e non lo faremo".
Ma la sospensione è quindi un' "inevitabile pausa di riflessione" o un terzo colpo basso alla Costituzione Europea dopo i no di Francia e Olanda? Secondo i commentatori britannici, Tony Blair ha trovato una forma molto leggera per dichiarare morto il trattato, poiché in questo modo potrà concludere senza impedimenti la fine del suo terzo mandato, che era stato messo a rischio, considerando i dati statistici (stando agli ultimi sondaggi, ben 72 inglesi su cento voterebbero oggi contro la Costituzione), proprio da una possibile perdita del referendum che lo avrebbe costretto a dimettersi.
     Le prime reazioni al congelamento della procedura di ratifica sono state molto critiche.
     La dichiarazione del presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, è stata: "Mi appello agli Stati membri affinché non prendano decisioni definitive: la prudenza lo consiglia". Per il neo-ministro francese per gli Affari europei, Cathèrine Colonna, si tratta di una mancanza di rispetto verso i paesi che si sono già espressi, e non è accettabile che un paese decida per tutti. I capi di stato di Francia e Olanda sono molto irritati poiché, nel fine settimana, avevano lanciato un appello allo scopo di mandare avanti il processo di ratifica. Infine, al summit del 16 giugno a Bruxelles, qualcuno glielo rinfaccerà. Ma Blair tutto questo l'aveva già messo nel conto e lo considera un'amara situazione che è pronto a subire, anche perché è consapevole che alcuni paesi europei come Polonia, Estonia e Repubblica Ceca, sono a questo punto alquanto contrari all'idea di andare a votare per un trattato già condannato in partenza.

( 9-11-2006 )
Pubblicato sul giornale on line "www.iniziativa.info"