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Oggi,
in Italia, l'infibulazione è un reato che può costare anni di carcere e i medici
che la praticano rischiano la cancellazione dall'ordine per un massimo di 10
anni.
Il Senato ha dato il via libera alla legge che proibisce questa mutilazione
genitale femminile che, nei suoi vari aspetti, è una sorta d'iniziazione
ereditata dall'Egitto dei grandi faraoni e dai nuba (attuali sudanesi).
E' una tradizione che stringe in una morsa tutta la fascia dell'Africa
Subsahariana. I paesi dove si pratica il maggior numero di mutilazioni sessuali
sono il Gibuti e la Somalia, seguiti dall'Etiopia, Sierra Leone, Eritrea, Sudan
ed Egitto.
In Italia, le vittime di queste pratiche sarebbero tra le 30mila e le 50mila.
Ogni anno almeno 6 mila bambine di età tra i 4 e i 12 anni sono sottoposte a
questo trattamento, soprattutto immigrate di origine somala e nigeriana. Nel
mondo le donne che hanno subito una mutilazione genitale si calcola che siano
intorno ai 130 milioni.
Con le nuove regole, chi praticherà l'infibulazione, sarà punito con la
reclusione da 4 a 12 anni di carcere. La pena potrà arrivare ai 16 anni di
reclusione nel caso in cui la mutilazione viene effettuata su una minorenne e in
tutti i casi in cui viene eseguita per fini di lucro.
La legge italiana prevede anche lo svolgimento di campagne di informazione e una
serie di azioni di carattere culturale e formativo dirette alle comunità che
ancora praticano le mutilazioni e che sono residenti nel nostro paese; essa,
inoltre, colpirà anche quei medici che metteranno in pratica il reato
all'estero.
La senatrice della Margherita Marina Magistrelli afferma: "Un grande passo
avanti, uno strumento importante per le tante donne extracomunitarie che vivono
in Italia".
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